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CNA Padova
14Mar

Materie prime introvabili e prezzi alle stelle

14/03/2022 lucas Comunicati stampa, In evidenza 85

Rassegna stampaIl Gazzettino di PadovaIl Mattino di PadovaCorriere del VenetoPadova OggiIl presidente di CNA Padova Luca Montagnin: «Il mercato c’è ed è in ripresa, ma le aziende non sono in grado di sostenerlo a queste condizioni. Serve un intervento pubblico che freni la speculazione in atto e che calmieri i prezzi, anche utilizzando fondi del PNRR»

Padova, 12 marzo 2022 – Prezzi delle materie prime, aumento vertiginoso del costo dei carburanti, forniture che iniziano ad essere contingentate. Il manifatturiero padovano sta facendo i conti con gravi difficoltà di approvvigionamento e con l’aumento dei prezzi di materie prime e componentistica: dal grano e mais, aumentati del 70% rispetto al periodo pre-Covid, ai beni energetici aumentati del 63% in un anno, mentre l’alluminio fa segnare un +56%. Un problema che riguarda tutti i comparti, meccanica ed alimentari in primis, quest’ultimo colpito anche dalle conseguenze della guerra tra Ucraina e Russia, dato che l’importazione di grano da questi paesi rappresenta per l’Italia una risorsa importante.

«Il governo deve intervenire subito – dichiara Luca Montagnin, Presidente di CNA Padova – anche rivedendo i fondi del PNRR che, almeno in parte, devono essere destinati a calmierare l’aumento dei prezzi che le aziende stanno subendo. Il mercato c’è ed è in ripresa, ma le aziende non sono in grado di sostenerlo a queste condizioni. Un intervento pubblico che freni la speculazione in atto e che calmieri i prezzi consentirebbe alle nostre imprese di tornare a lavorare in serenità, con i giusti margini di costo, e permetterebbe al nostro territorio di riprendere il volano di crescita che finalmente si era innescato negli ultimi mesi».

CNA Padova, che sta monitorando l’andamento dei prezzi e il grave impatto che gli aumenti stanno avendo sull’operatività delle imprese, lancia l’allarme: a causa della carenza di materie prime, un grave problema che si sta verificando è l’azzeramento dei listino dei prezzi dei fornitori, che viene aggiornato quotidianamente in base al prezzo di mercato del bene primario. Se oggi le aziende vogliono fare un acquisto di forniture non sanno a quanto lo pagheranno. Un sondaggio realizzato da Cna Padova su alcuni imprenditori che fanno parte del gruppo dei dirigenti della produzione dell’alimentare conferma la gravità del problema: l’aumento delle materie prime è stato avvertito da tutti, indistintamente, e il tema aggrava ulteriormente la tenuta delle imprese, messa già a dura prova dai rincari di gas e energia elettrica.

«Ci stanno arrivando telefonate e mail dai nostri fornitori che ci avvertono che da lunedì 14 il listino non è più valido. Per avere i prodotti bisogna prima fare l’ordine e poi aspettare i prezzi» spiega Giovanni Salvalaggio, presidente del comparto meccanica di Cna Veneto e titolare di un’azienda di macchine alimentari a San Martino di Lupari. «Alcuni fornitori hanno avvisato che non consegneranno i materiali richiesti. Un nostro cliente negli USA ha chiesto di avere quattro ventilatori industriali: per averli ora è necessario attendere un anno e mezzo. È un momento veramente difficile e nessuno sa cosa potrà accadere ancora nel giro di 10-15 giorni».

Prezzi delle materie prime ad inizio anno

Non solo il gas naturale, ma tutte le principali commodities necessarie alla produzione dei beni ed all’erogazione dei servizi sono schizzati in alto tra la fine del 2021 e in particolare nei primi due mesi del 2022. CNA Padova ha esaminato le attuali quotazioni sui mercati internazionali mettendole a confronto con la “ripresa” dopo la fase emergenziale da Covid (febbraio 2021) e con l’ultimo anno di “stabilità” economica pre-Covid (febbraio 2019). Se i beni energetici registrano una crescita del +63% rispetto ad un anno fa e del +67% rispetto al pre-Covid, trascinati in particolare dall’aumento “fuori scala” del gas naturale nell’ultimo anno (+342%, che per intenderci vuol dire pagare la materia prima 4 volte e mezzo rispetto a febbraio 2021), va un po’ meglio per i materiali metalliferi nell’ultimo periodo (+23%) ma solo perché la spinta dei prezzi era stata anticipata al 2019 (+64%). Qui l’aumento dell’ultimo anno è differenziato, con l’allumino a +56%, il rame a +17% e il ferro in diminuzione: va sottolineato che per gli ultimi due beni si tratta in realtà di una stabilizzazione, perché fortissimi aumenti si registravano già prima del 2019.

Incrementi meno importanti si sono verificati per i beni agricoli, interessati mediamente da una crescita di poco inferiore al 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (ma in ogni caso +48% rispetto al 2019); in realtà se si vanno a vedere due dei prodotti più importanti per i prodotti alimentari italiani trattati sui mercati internazionali e ad alta importazione, quali grano e mais, gli aumenti superano abbondantemente il 70% rispetto al pre-Covid, con in particolare il grano salito del 35% in un anno.

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01Mar

Giovani e lavoro, a Padova è boom di richieste

01/03/2022 lucas Comunicati stampa, In evidenza 71

Il presidente di CNA Padova Luca Montagnin: «In questo momento di ripresa delle attività economiche si sente molto forte l’emergenza della mancanza di figure qualificate, di giovani preparati per affrontare con competenze adeguate le nuove sfide. Fondamentale il ruolo degli ITS».

Padova, 18 febbraio 2022 – A gennaio 2022 le imprese padovane sono alla ricerca di circa 9.300 collaboratori, in crescita di oltre il 50% rispetto allo stesso mese del 2021 (erano infatti poco più di 6 mila). Tra le professionalità più richieste ci sono conduttori di mezzi di trasporto (+74% sul 2021), cuochi e camerieri (più del doppio rispetto ad un anno fa), operai metalmeccanici specializzati (un terzo in più), lavoratori nelle imprese di pulizia. Molte dei profili richiesti sono rivolti a giovani: per quasi un posto di lavoro su 4 le aziende preferirebbero infatti inserire Under 30, con punte di oltre il 40% nelle professioni turistiche e nella grande distribuzione. Per venire incontro a queste esigenze Cna Padova sta avviando un percorso di approfondimento con le imprese per capire le necessità che vanno oltre la semplice definizione delle mansioni, anche attraverso un confronto con le scuole in termini di percorsi formativi e affinamento delle competenze di base.

«In questo momento di ripresa delle attività economiche si sente molto forte l’emergenza della mancanza di figure qualificate, di giovani preparati per affrontare con competenze adeguate le nuove sfide – commenta il presidente di CNA Padova Luca Montagnin – Quello che dobbiamo far capire è che l’impresa artigiana di oggi non è più quella di una volta. Ci sono tante potenzialità legate ai temi dell’innovazione, del digitale, delle nuove tecnologie. Ai giovani diciamo che le imprese cercano persone creative soprattutto, non solo tecnici, e che ci sono tante possibilità per intraprendere carriere ricche di soddisfazioni. In questo senso per noi è fondamentale il ruolo degli ITS, che sono il luogo in cui si avvicina scuola e mondo del lavoro. E poi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro va mantenuto un legame con il territorio. E quindi potenziare la rete territoriale dei centri per l’impiego, su cui bisogna investire con il PNRR, e puntare su un ruolo centrale delle amministrazioni locali».

Gian Domenico Gasparin è titolare di un’azienda di abbigliamento a San Martino di Lupari fondata nel 1979, che produce capi sportivi per l’equitazione e il golf. «Nel nostro settore non c’è offerta di lavoro, si trovano soprattutto persone dai 40 anni in su che per qualche motivo sono usciti da altre aziende e cercano di ricollocarsi» spiega Gasparin. «I giovani di 18-20 anni hanno magari studiato da modellisti, ma non si trova personale per tagliare o lavorare in macchina. I giovani hanno una marcia in più, hanno lo sguardo rivolto al futuro e capacità utili nel mondo attuale, si sanno muovere meglio con internet, con i social, conoscono il mercato giovane e possono immaginare prodotti nuovi e alternativi. Nella nostra azienda facciamo prototipia, campionario e rifiniture, le persone che lavorano qui lo fanno volentieri perché ci sono anche soddisfazioni economiche: per quanto ci riguarda abbiamo avuto una crescita costante, anche in questi due anni di difficoltà, anche se in questi ultimi mesi i costi di energia e trasporti si stanno moltiplicando e le difficoltà aumentano».

Matthew Nicoletto, 30 anni, è titolare di un’attività di autoriparazione a Brugine (Pd) e delegato padovano del gruppo giovani imprenditori di CNA Veneto. «Ci sono ragazzi che frequentano gli stage estivi nel nostro settore convinti che quello di autoriparatore sia un lavoro sporco e stancante, che si potrebbe guadagnare di più e più facilmente magari diventando influencer sui social» commenta Nicoletto. «Ma che crescita personale può dare un’attività di quel tipo? Che futuro può garantire? Eppure non si può solo criticare i giovani, dobbiamo toglierci dal piedistallo, bisogna capire che la società è cambiata, bisogna convincere i ragazzi che la realtà non è quella virtuale in cui sono cresciuti, che c’è molto altro. Dobbiamo anche sfatare l’idea che fare il meccanico sia un ripiego per chi non ha studiato. Non è vero. A me non piaceva andare a scuola, ma per assurdo studio di più ora, perché questa attività necessita di una formazione continua per stare al passo con il concentrato di tecnologia presente sulle automobili. Questo va spiegato ai giovani, che possono così trovare nuove strade in linea con i loro interessi e le loro passioni».

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17Feb

Caro-energia, imprese artigiane a rischio. Nell’ultimo semestre costi triplicati

17/02/2022 lucas Comunicati stampa, In evidenza 77

Il presidente di CNA Padova Luca Montagnin: «Margini di guadagno sempre più ridotti e fiducia in calo. Per molti artigiani il rischio è di arrivare alla sospensione dell’attività. Servono soluzioni efficaci e strutturali»

Un salone di acconciatura che a settembre 2021 pagava bollette per €800 mensili, a gennaio 2022 è arrivato a pagarne 2.000. Una piccola impresa meccanica ha visto i costi passare da €4.560 a 11.000. Un’impresa del settore alimentare da €1.600 a 3.500. Sono tre esempi di imprese artigiane padovane che stanno combattendo quotidianamente di fronte al grave rincaro dei costi dell’energia, che negli ultimi mesi sono schizzati a livelli ormai insostenibili.

Dalla scarsità di scorte, alle forniture provenienti dalla Russia, alla riduzione della produzione nazionale di gas, le cause sono molteplici. Il Governo è intervenuto nelle scorse settimane con alcune misure ad hoc, in particolare impegnando 1,7 miliardi per annullare, per il primo trimestre 2022, le aliquote relative agli oneri generali di sistema applicate alle utenze con potenza disponibile pari o superiore a 16,5 Kw e prevedendo contributi straordinari sotto forma di credito d’imposta per chi ha subito incrementi dei costi superiori al 30%. Ma questo, nell’attuale congiuntura, non basta. Ecco perché CNA Padova richiama l’attenzione sulla necessità di una riforma strutturale della bolletta e su ulteriori misure di sostegno economico finanziabili attraverso i fondi del PNRR. Ma mette anche in campo soluzioni come i gruppi di acquisto di energia elettrica (Consorzio APE), che consentono di accedere a risparmi consistenti sulle tariffe grazie alla forza aggregativa delle tante imprese aderenti.

«Il caro-energia rischia di causare una brusca frenata della ripresa economica – commenta il presidente di CNA Padova Luca Montagnin – Le piccole imprese stanno vedendo i margini di guadagno sempre più ridotti e la loro fiducia è in calo. Per molte di loro il rischio è di arrivare alla sospensione dell’attività. Il Governo ha dimostrato di muoversi nella giusta direzione, ma i provvedimenti presi sono solo un piccolo segnale, servono soluzioni efficaci e strutturali. Innanzitutto chiediamo di avviare un tavolo con tutte le componenti del sistema produttivo perché se non si coinvolgono le piccole imprese le soluzioni sono destinate ad essere insufficienti e parziali. Ma serve anche una politica energetica comune a livello di Unione Europea».

La situazione più critica riguarda proprio le piccole imprese e le imprese artigiane, che subiscono una distribuzione iniqua del sistema degli oneri generali, a cui contribuiscono per il 49% (circa 4,7 miliardi di euro) e con i quali finanziano anche, paradossalmente, le agevolazioni per le aziende energivore alle quali non accedono. Un problema che CNA denuncia da tempo, e che nell’attuale contingenza sta compromettendo quotidianamente l’operatività delle piccole imprese. La distribuzione sperequata aggrava i “normali” costi energetici di un ulteriore 35%, mettendo le PMI ai margini di un mercato in cui le imprese industriali hanno il vantaggio competitivo di pagare l’energia quattro volte di meno. Rispetto al primo trimestre del 2021 le piccole imprese pagano l’energia elettrica il 75,6% in più ed il gas addirittura il 133,5% in più rispetto alle grandi imprese che ricevono forniture su misura (dati Eurostat).

Costi dell’energia: alcuni dati

Secondo i dati riportati dal Consorzio Ape di CNA Padova, per quanto riguarda l’energia elettrica la media dei prezzi dal primo semestre al secondo semestre del 2021 mostra un aumento pari al triplo: da 0,0669 euro a KW a 0,1830 euro a KW, con una differenza del 500% rispetto al prezzo minimo e al prezzo massimo tra i due semestri (da 0,0565 euro/KW a 0,2812 euro/KW). E per il gas naturale la situazione non è certo migliore: valore triplicato tra primo e secondo semestre 2021 (da una media prezzi di 0,2095 a metro cubo, a 0,6520 euro a metro cubo); dal 2020 al 2021 il prezzo del gas naturale è quadruplicato (da 0,1005 euro per mc a 0,4147 per mc) con una differenza tra prezzo minimo 2020 e prezzo minimo 2021 pari al 2.000%.

L’impennata delle bollette riguarda l’intero sistema produttivo, non solo le imprese energivore, ma anche e soprattutto le micro e piccole imprese che sopportano la maggior parte degli oneri generali di sistema. I settori sui quali questa situazione è particolarmente importante sono il settore meccanico, la filiera del comparto casa, la filiera agroalimentare, l’artigianato artistico con in particolare le vetrerie veneziane e i laboratori di ceramica tutte imprese particolarmente energivore.

Il consorzio APE: mettersi insieme per abbassare i prezzi

Una soluzione per abbassare il corso dell’energia è acquistarla insieme. Da molti anni la CNA assiste le aziende associate attraverso il consorzio APE-Imprese per l’energia che garantisce supporto amministrativo e acquisto comune al minor prezzo disponibile sul mercato, ma offre anche protezione di fronte al rischio di possibili truffe.
Grazie ad APE si può arrivare a risparmiare circa il 30% sul costo dell’energia.Iscriviti al webinar di APE in cui parleremo di quali sono gli strumenti a tutela delle imprese 

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15Feb

Indagine CNA: calo del fatturato del 40% con il blocco della cessione dei crediti

15/02/2022 lucas Comunicati stampa, Costruzioni, In evidenza 86

Il blocco della cessione dei crediti per i bonus dell’edilizia avrà un impatto molto pesante sull’intera filiera. Le imprese del settore costruzioni stimano una caduta del fatturato che sfiora il 40% per l’anno in corso, i serramenti prevedono una contrazione del 32,4% mentre le imprese di impiantistica del 30%. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dall’indagine promossa dalla CNA attraverso circa 2mila imprese che rappresentano un campione significativo della filiera delle costruzioni che conta oltre 500mila imprese e
quasi 1,5 milioni di addetti.
Le forti limitazioni alla cessione dei crediti introdotte dal decreto Sostegni ter rischiano pertanto di vanificare la robusta ripresa del comparto registrata l’anno scorso. Quasi l’80% delle imprese intervistate prevede una riduzione dei ricavi per effetto del raffreddamento della domanda, dal 70% nel comparto delle costruzioni all’81,8% dei serramenti. Nelle costruzioni il 12% indica che ridurrà l’organico. L’effetto volano del Superbonus 110% e degli altri incentivi minori è stata la possibilità dello sconto in fattura e successiva cessione del credito a terzi. Il sostanziale blocco della cessione dei crediti rende di fatto impraticabile lo sconto in fattura per il 42,5% del campione. Il 18% indica che applicherà lo sconto in fattura nei limiti della propria capienza fiscale. Dopo l’entrata in vigore del decreto Sostegni ter, il 50% del campione rileva la totale indisponibilità di soggetti terzi ad acquisire i crediti derivanti dallo sconto in fattura, e il 13% delle imprese ha ricevuto la richiesta di rinegoziazione delle condizioni. All’entrata in vigore del provvedimento, oltre un’impresa su due era nella condizione di dover smobilizzare crediti per lavori effettuati con lo sconto in fattura al cliente. Crediti che molto difficilmente potranno essere ceduti. Oltre 100mila imprese pertanto corrono il serio rischio di non poter incassare il corrispettivo delle fatture emesse con la prospettiva di trovarsi in grave squilibrio finanziario.
I canali più utilizzati per la cessione dei crediti sono gli istituti di credito (55,6% nelle
costruzioni, 23% serramenti e 20% impianti), seguiti da Poste con oltre il 30%.
L’anno scorso il fatturato realizzato dalle imprese con la formula dello sconto in fattura è
stato molto rilevante, oltre il 50% per l’edilizia, 40,2% per imprese installazione impianti e
42,3% per le imprese dei serramenti. Tre imprese su quattro hanno offerto lo sconto in
fattura ai clienti.
Il Presidente della CNA, Dario Costantini, ha osservato che “occorre intervenire con urgenza per non fermare la riqualificazione del patrimonio immobiliare in linea con gli obiettivi di transizione energetica concordati con la Commissione UE e spegnere il motore della filiera delle costruzioni. Le imprese sane non temono criteri più rigidi per le asseverazioni. La cessione dei crediti d’imposta è un meccanismo di grande utilità e per assicurare che i crediti immessi sul mercato siano veri devono essere certificati a monte dall’Agenzia delle Entrate. È necessario intensificare i controlli. Strumenti come i bollini invece sono inefficaci”.La dichiarazione del presidente CNA, Dario CostantiniIl servizio del Tg5Il servizio di Tgcom24

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08Feb

Costruzioni: gli imprenditori rischiano di perdere la loro liquidità

08/02/2022 lucas Comunicati stampa, Costruzioni, In evidenza 84

«Vincolare ad un solo passaggio la cessione del credito è una scelta scellerata e pericolosa. Primo perché per stanare chi froda si va a colpire e penalizzare proprio gli imprenditori onesti, secondo perché si sta colpendo uno strumento che stava trainando la ripresa.
Continuiamo a registrare tra gli imprenditori una forte preoccupazione, una tensione che non sentivamo da tempo, anche perché il mercato è già bloccato dall’effetto annuncio. Alcuni di loro hanno anche 30mila, 50mila o 100mila euro di crediti bloccati, rischiano di perdere gran parte della loro liquidità, con ricadute negative sulla programmazione dell’attività aziendale e sulla tenuta occupazionale. Ci rivolgiamo alla politica: si agisca in fretta, se non si modifica subito questa misura l’impatto per l’economia dei territori sarà devastante».Questa la dichiarazione rilasciata alla stampa dal Presidente della CNA Luca Montagnin

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31Gen

Un solo passaggio per la cessione del credito sui bonus edilizi

31/01/2022 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 77

Scarica la rassegna stampa«Il tema dei bonus edilizi era stato gestito bene nella Legge di Bilancio, ma le novità contenute nel nuovo decreto ci fanno fare un passo indietro. In un momento così delicato per il Paese, si rischia di bloccare il funzionamento di una misura determinante per la ripresa economica» commenta il presidente di CNA Padova Luca Montagnin. «Riteniamo giusto intervenire per contrastare le frodi, ma queste nuove regole non fanno altro che penalizzare l’intero sistema, senza concentrarsi là dove si possono verificare davvero attività fraudolente. Limitare ad un solo passaggio la cessione del credito significa comprimere la concorrenza andando di fatto a creare un oligopolio, penalizzando artigiani e piccole imprese che hanno una ridotta forza contrattuale. Il rischio reale è di bloccare, anche retroattivamente, le anticipazioni bancarie e quindi i cantieri, creando malcontento tra consumatori, imprese, tecnici e istituti di credito. Per questo chiediamo al Governo – conclude Montagnin – di rivedere quanto prima la norma superando queste restrizioni».

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27Gen

“La formazione sia al centro del PNRR”

27/01/2022 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 76

Scarica la rassegna stampaI NEET (Not in Employment, Education and Training) sono i giovani, tipicamente tra i 15 ed i 29 anni, che sono contemporaneamente disoccupati e che non sono inseriti in percorsi di istruzione formale (scuola / università) o di formazione. La definizione ed il monitoraggio di questa “categoria” di soggetti è stato introdotto dalla Commissione Europea per monitorare quello che può rappresentare uno dei principali focolai di disagio ed esclusione sociale.
Il gruppo dei NEET, in Italia, rappresenta nel 2020 il 23,3% della popolazione giovanile. Questo dato è il risultato di una componente “strutturale” e di una componente dinamica. La componente strutturale è determinata dal cronico ritardo del mercato del lavoro e dell’occupabilità dei giovani nel Mezzogiorno rispetto al Nord: le differenze sono infatti notevoli, 32,6% contro 16,8%.
C’è però anche la componente dinamica, i cui effetti sono determinati dagli shock dell’economia e del mercato del lavoro e che sono già visibili nel 2020, primo anno di impatto della pandemia da Covid-19. Se i dati di numerosità delle imprese non sono ancora, fortunatamente, particolarmente negativi, salvo alcuni settori maggiormente in difficoltà (ristorazione e turismo in primis), nei territori a maggiore capacità occupazionale ed inserimento lavorativo l’effetto sui giovani è già visibile: mentre a livello medio nazionale i NEET sono aumentati rispetto al 2019 del +4,8%, nel Nord il valore sale a+17%.
In Veneto va anche peggio: nel 2020 si stimano in circa 105 mila i giovani NEET, in crescita del +18,5% nell’ultimo anno (+16 mila), dopo che dal picco del 2013 (129 mila) erano sempre stati in diminuzione. 15 giovani veneti under 30 su 100, dunque, rientrano in questa categoria “a rischio”. A livello provinciale, il numero più elevato è stimato nel Veronese (oltre 28 mila) ma il tasso più elevato rispetto alla popolazione giovanile si registra a Rovigo (21,8%). Padova, con poco meno di 21 mila giovani, è seconda per valori assoluti, ma sia come tasso relativo (15,1%) che per crescita rispetto al 2019 (+19,6%) si pone sui livelli medi regionali. L’aumento più elevato di NEET nell’ultimo anno si stima a Belluno e Rovigo, province che hanno registrato nel 2020 una crescita importante dell’inattività giovanile, più contenuto a Vicenza e Venezia, in cui il tasso di disoccupazione giovanile nonostante tutto è diminuito.
I NEET veneti non sono scoraggiati nella ricerca di lavoro ma sicuramente in difficoltà: prova ne è che 6 su 10 sono o disoccupati (ovvero in ricerca attiva di lavoro) o appartenenti alle forze di lavoro potenziali (inattivi non disponibili a lavorare immediatamente per vari motivi). La platea dei veri e propri “scoraggiati”, quelli che non cercano lavoro perché convinti di non poterlo trovare, è dunque molto più ridotta, intorno alle 42 mila unità. L’identikit del giovane NEET veneto è prevalentemente di genere femminile (59%) anche se nel 2020 sono aumentati in misura maggiore i maschi (+22%); da rilevare poi la crescita molto più ampia (+25%) dei giovani dai 25 ai 29 anni, quelli che in linea teorica dovrebbero avere maggiori chance di trovare lavoro poiché tendenzialmente con titolo di studio più elevato o esperienze di lavoro pregresse. Aumenta, infatti, proporzionalmente di più la quota dei giovani che hanno un titolo di studio medio / alto (diploma o laurea, +26%) che insieme costituiscono oltre due terzi dei NEET.
L’aumento dei NEET registrato in maniera così netta già nel primo anno di pandemia mette in evidenza come lo scollamento tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro, e tra domanda ed offerta di lavoro, sia elevato anche in un territorio a forte vocazione occupazionale e con un tessuto economico variegato come quello Veneto.
Osserva il presidente di CNA Padova, Luca Montagnin, “Questi dati devono far riflettere: è impensabile che in un territorio ricco di opportunità come quello veneto, e padovano in particolare, tanti giovani rimangano per troppo tempo alle porte del mondo lavoro senza riuscire ad entrarvi. A maggior ragione nel periodo storico che stiamo vivendo, e i dati Unioncamere – Excelsior ce lo confermano. Le imprese padovane sono disponibili ad assumere, e faticano a trovarli, circa 17 mila giovani, in tanti settori che stanno vivendo un momento di ripresa importante: ad esempio, la metalmeccanica (oltre 2 mila), il sistema delle costruzioni e dell’impiantistica (almeno mille), il commercio e le autoriparazioni (3.600), i servizi di supporto alle imprese (1.400). È necessario uno sforzo di tutti, anche culturale, a partire dai giovani stessi e dalle loro famiglie, ma anche del sistema dell’istruzione e delle imprese. Non è più un problema di garanzie economiche o contrattuali, ma di indirizzare le competenze dove servono: a questo proposito, sarebbe bene destinare una parte delle risorse del PNRR e della nuova programmazione dei fondi strutturali alla formazione di competenze utili al mercato del lavoro artigiano. Le piccole e medie imprese del nostro territorio sono pronte ad accogliere a braccia aperte i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco.”

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21Gen

CNA Padova interviene sull’introduzione dell’obbligo di Green pass base nelle attività del settore benessere

21/01/2022 lucas Acconciatori, Estetiste, Tatuatori, Comunicati stampa, Covid-19, In evidenza 128

Rassegna stampaIl GazzettinoIl Mattino di Padova«Siamo una delle categorie che per fortuna continua a lavorare, e questo è già un aspetto positivo. Il Green Pass è uno strumento utile, serve a tutelarci maggiormente, in più nella versione base consente l’accesso anche a chi non è vaccinato ma magari ha già un tampone fatto per motivi di lavoro. In ogni caso può essere utile per continuare ad incentivare chi non l’ha ancora fatto a vaccinarsi.

I problemi più pressanti per la categoria in questo momento sono legati alle assenze di personale, per malattia soprattutto, ma anche perché molte colleghe hanno i figli in quarantena. Tutto questo mentre i costi di gestione delle attività invece continuano a farsi sentire, e questo sta mettendo in sofferenza molte imprese. Il problema vale anche per i clienti, che in questi giorni sono costretti a casa per gli stessi motivi, ma in questo momento non abbiamo percezione di una riduzione significativa negli appuntamenti, più che altro si tratta di cambiamenti repentini.

Dobbiamo però sottolineare il fatto che servono più controlli per impedire il fenomeno dell’abusivismo, che in queste fasi di confusione rischia di aumentare. È importante che le autorità mettano in campo controlli adeguati, in modo che anche i clienti si sentano più tutelati e sicuri. E bisogna ragionare su misure di ristoro economico per le attività che sono costrette alla chiusura per malattia o perdono per lungo tempo parte dei dipendenti».

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18Gen

Introduzione del Green Pass base per le pulitintolavanderie

18/01/2022 lucas Comunicati stampa, Covid-19, In evidenza, Pulitintolavanderia 137

«Siamo sempre stati favorevoli a qualsiasi provvedimento che possa limitare la diffusione dei contagi, e il Green Pass è uno strumento sicuramente utile» spiega Ida Nembi, presidente della categoria pulitintolavanderie di CNA Padova. «Il problema è che le lavanderie sono sempre state considerate attività essenziali, al pari di negozi di alimentari o farmacie: giustamente, perché la cura della persona è un bisogno primario a cui non si può derogare. L’obbligo di presentazione del Green Pass viene a contrastare questo principio, e quindi crea un cortocircuito. Inoltre la permanenza dei clienti all’interno dell’attività è a bassissimo rischio, sia per i tempi ridotti che per il contingentamento degli ingressi. Ma questo obbligo rischia di creare soprattutto complicazioni alle attività, che per lo più sono condotte dallo stesso titolare dell’esercizio, che lavora sia a contatto col cliente che nel retrobottega. Il controllo dei Green Pass diventa quindi un adempimento in più che rischia di complicare seriamente lo svolgimento del servizio».

Dati di settore
In provincia di Padova ci sono 300 pulitintolavanderie, che impiegano 873 addetti (dati CCIAA Padova e InfoCamere). Negli ultimi 5 anni il numero di attività ha subito una contrazione del 12,3% (-42 in termini assoluti). Nel 2020 il settore ha subito una perdita di fatturato del 35%, e nel 2021 la stima si aggira attorno al -20%. In base ad un’indagine di CNA Padova solo il 19% delle imprese del settore pensa di tornare ai livelli del 2019.

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19Nov

Allerta sui bonus edilizi

19/11/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza 89

Rassegna stampa

Padova oggiPadova, 19 novembre 2021. “Depotenziare i bonus edilizi significa frenare la ripresa! Già oggi le aziende del settore si trovano di fronte ad un blocco della cessione dei crediti che rischia di ingessare il mercato e rendere di fatto ancora più complicato l’accesso alle detrazioni!”. L’appello arriva dai presidenti delle principali associazioni di rappresentanza dell’artigianato Roberto Boschetto (Confartigianato) e Luca Montagnin (CNA).
“In sede di conversione in legge del testo del D.L. Controlli, è indispensabile venga previsto che, per gli interventi sotto un determinato valore, non sia necessario il visto di conformità e l’asseverazione della congruità della spesa – proseguono. Senza le necessarie modifiche al provvedimento si rischia di minare un’opportunità che sta contribuendo a dare lavoro a tantissime imprese, ma che si traduce anche in vantaggi per i cittadini e in una spinta decisiva sulla strada della transizione energetica”.
Nei giorni scorsi la Commissione europea ha ritoccato verso l’alto le previsioni di crescita dell’Italia che nel 2021 vedrà il PIL salire del 6,2% e nel 2022 del 4,3%.
Nel dettaglio nel 2021, l’impulso maggiore sulla ripresa arriva dagli investimenti, in salita dal 15,8% – anche grazie al sostegno degli incentivi fiscali – e in particolare dal boom degli investimenti in costruzioni, in salita del 21,4%, il tasso di crescita più elevato di tutta l’Ue.
Rispetto ai livelli pre Covid-19 gli investimenti in costruzioni in Italia recuperano il 13,2%, a fronte del +2,8% dell’Ue, sopravanzando Germania (+3,9%), Francia (+1,3%) e Spagna (in flessione del 12%).
Gli effetti della forte ripresa degli investimenti in costruzioni si diffondono lungo la filiera del comparto casa che, in provincia di Padova, è composto da 11.774 imprese con 24.107 addetti.

“Un altro tema è rappresentato dal listino prezzi unico delle opere, valido in tutta Italia, previsto dal Decreto – aggiungono Boschetto e Montagnin – Sarà reso noto dopo un mese dalla conversione in legge del provvedimento. E fino ad allora cosa succederà?”.

Nel contesto dei bonus edilizi il Superbonus 110% cresce in tutta la Regione a ritmi elevatissimi: in Veneto, il numero di interventi ammessi ai fini del super ecobonus 110% è aumentato negli ultimi cinque mesi del 286%, passando da 1.873 (17 maggio) a 7.237 (31 ottobre). Nel complesso sono stati 504 gli interventi asseverati per i condomìni per 288,5 milioni di euro; 3.152 per gli edifici unifamiliari per 330,2 milioni di euro; 3.581 per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti per 334,7 milioni di euro, che rappresentano circa il 50% del numero degli interventi ammessi. I condomìni assorbono solo il 30% del valore degli investimenti attualmente ammessi in Veneto, nonostante l’importo medio dei lavori (572 mila euro) sia nettamente superiore a quello delle altre tipologie di edifici. Il panorama totale restituisce 7.237 interventi asseverati per investimenti complessivi pari a 953,4 milioni di euro, che hanno portato il Veneto ad essere tra le prime regioni nel Paese. Alla data del 31 ottobre 2021, il Veneto figura tra le regioni con le percentuali di lavori conclusi più elevate: degli investimenti ammessi al Superbonus, il 73,8% risulta già completato, a fronte di una media nazionale del 69,1%, per un investimento di 703,9 milioni di euro.

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