Autisti, cuochi, camerieri, operai specializzati.
Per un posto su 4 si cercano under 30 ma le aziende non trovano candidati
Il presidente di CNA Padova Luca Montagnin: «In questo momento di ripresa delle attività economiche si sente molto forte l’emergenza della mancanza di figure qualificate, di giovani preparati per affrontare con competenze adeguate le nuove sfide. Fondamentale il ruolo degli ITS».
Padova, 18 febbraio 2022 – A gennaio 2022 le imprese padovane sono alla ricerca di circa 9.300 collaboratori, in crescita di oltre il 50% rispetto allo stesso mese del 2021 (erano infatti poco più di 6 mila). Tra le professionalità più richieste ci sono conduttori di mezzi di trasporto (+74% sul 2021), cuochi e camerieri (più del doppio rispetto ad un anno fa), operai metalmeccanici specializzati (un terzo in più), lavoratori nelle imprese di pulizia. Molte dei profili richiesti sono rivolti a giovani: per quasi un posto di lavoro su 4 le aziende preferirebbero infatti inserire Under 30, con punte di oltre il 40% nelle professioni turistiche e nella grande distribuzione. Per venire incontro a queste esigenze Cna Padova sta avviando un percorso di approfondimento con le imprese per capire le necessità che vanno oltre la semplice definizione delle mansioni, anche attraverso un confronto con le scuole in termini di percorsi formativi e affinamento delle competenze di base.
«In questo momento di ripresa delle attività economiche si sente molto forte l’emergenza della mancanza di figure qualificate, di giovani preparati per affrontare con competenze adeguate le nuove sfide – commenta il presidente di CNA Padova Luca Montagnin – Quello che dobbiamo far capire è che l’impresa artigiana di oggi non è più quella di una volta. Ci sono tante potenzialità legate ai temi dell’innovazione, del digitale, delle nuove tecnologie. Ai giovani diciamo che le imprese cercano persone creative soprattutto, non solo tecnici, e che ci sono tante possibilità per intraprendere carriere ricche di soddisfazioni. In questo senso per noi è fondamentale il ruolo degli ITS, che sono il luogo in cui si avvicina scuola e mondo del lavoro. E poi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro va mantenuto un legame con il territorio. E quindi potenziare la rete territoriale dei centri per l’impiego, su cui bisogna investire con il PNRR, e puntare su un ruolo centrale delle amministrazioni locali».
Gian Domenico Gasparin è titolare di un’azienda di abbigliamento a San Martino di Lupari fondata nel 1979, che produce capi sportivi per l’equitazione e il golf. «Nel nostro settore non c’è offerta di lavoro, si trovano soprattutto persone dai 40 anni in su che per qualche motivo sono usciti da altre aziende e cercano di ricollocarsi» spiega Gasparin. «I giovani di 18-20 anni hanno magari studiato da modellisti, ma non si trova personale per tagliare o lavorare in macchina. I giovani hanno una marcia in più, hanno lo sguardo rivolto al futuro e capacità utili nel mondo attuale, si sanno muovere meglio con internet, con i social, conoscono il mercato giovane e possono immaginare prodotti nuovi e alternativi. Nella nostra azienda facciamo prototipia, campionario e rifiniture, le persone che lavorano qui lo fanno volentieri perché ci sono anche soddisfazioni economiche: per quanto ci riguarda abbiamo avuto una crescita costante, anche in questi due anni di difficoltà, anche se in questi ultimi mesi i costi di energia e trasporti si stanno moltiplicando e le difficoltà aumentano».
Matthew Nicoletto, 30 anni, è titolare di un’attività di autoriparazione a Brugine (Pd) e delegato padovano del gruppo giovani imprenditori di CNA Veneto. «Ci sono ragazzi che frequentano gli stage estivi nel nostro settore convinti che quello di autoriparatore sia un lavoro sporco e stancante, che si potrebbe guadagnare di più e più facilmente magari diventando influencer sui social» commenta Nicoletto. «Ma che crescita personale può dare un’attività di quel tipo? Che futuro può garantire? Eppure non si può solo criticare i giovani, dobbiamo toglierci dal piedistallo, bisogna capire che la società è cambiata, bisogna convincere i ragazzi che la realtà non è quella virtuale in cui sono cresciuti, che c’è molto altro. Dobbiamo anche sfatare l’idea che fare il meccanico sia un ripiego per chi non ha studiato. Non è vero. A me non piaceva andare a scuola, ma per assurdo studio di più ora, perché questa attività necessita di una formazione continua per stare al passo con il concentrato di tecnologia presente sulle automobili. Questo va spiegato ai giovani, che possono così trovare nuove strade in linea con i loro interessi e le loro passioni».