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CNA Padova
25Mag

CNA rinnova i vertici dell’alta e bassa padovana

25/05/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 85
Alta padovana

Cittadella, San Martino di Lupari, Piombino Dese, Cadoneghe: prosegue il percorso di CNA Padova di rinnovo dei vertici territoriali in tutta la provincia. Nell’area dell’Alta Padovana le assemblee si sono chiuse nei giorni scorsi con l’elezione dei nuovi presidenti di sede, tutti riconfermati per un nuovo mandato: Walter Guzzo a Cittadella, Giandomenico Gasparin a San Martino di Lupari, Walter Meneghello a Piombino Dese, Marco Beggiato a Cadoneghe. Nei prossimi giorni si concluderà il percorso congressuale, rinnovando così tutti i vertici delle 14 sedi della provincia di Padova.

Nuovi presidenti e nuovi direttivi dunque, ma non solo: quello del rinnovo delle cariche è il momento più importante della vita associativa di CNA, che avviene in una fase difficile ancora segnata dalla pandemia e dai suoi effetti economici e sociali. Per questo motivo le assemblee sono state precedute da indagini tra le imprese, lanciate dall’Ufficio Studi CNA nelle scorse settimane, che hanno fotografato la congiuntura economica dei territori dopo un anno di Covid e hanno raccolto le aspettative e le richieste degli artigiani alla politica e ai propri referenti sindacali. L’area dell’Alta Padovana si conferma la zona più dinamica della provincia da un punto di vista economico: caratterizzata da una presenza di imprese nei settori della produzione e dei servizi avanzati, ha fatto registrare, nell’anno della pandemia, un calo medio di fatturato inferiore a quello provinciale, con segnali di ripresa più consistenti e con circa il 40% delle imprese che si dichiarano fiduciose di risollevarsi già entro il 2021.

Cittadella

Walter Guzzo, imprenditore del settore del trasporto merci, è stato confermato Presidente della sede di Cittadella. L’area conferma un buon dinamismo economico e imprenditoriale: nonostante gli effetti della crisi siano evidenti, soprattutto per alcune categorie, la ripresa sembra vicina, e coinvolge oltre il 40% delle imprese localizzate in questo territorio. La presenza di imprese strutturate nel settore della produzione e la crescita nel settore dei servizi avanzati stanno favorendo la ripresa economica con tempi più rapidi rispetto alla media provinciale. «Potenziare i rapporti con le scuole e la pubblica amministrazione saranno le priorità di questo nuovo mandato» ha commentato Guzzo. Guiderà un direttivo composto da: Giovanni Basso, Patrizia Palo, Bortolami Paolo, Peruzzo Carlotta, Vecchiato Rosanna.

San Martino di Lupari

Giandomenico Gasparin, imprenditore del settore moda, è stato riconfermato Presidente della sede di San Martino di Lupari. Un territorio caratterizzato da una forte presenza di imprese del settore della produzione, diminuite però dell’8% negli ultimi 5 anni, e che devono fare i conti con una crisi economica che ha investito anche l’area più produttiva della nostra provincia. «Il territorio è stato messo a dura prova, ma circa il 40% delle aziende pensa di risollevarsi nei prossimi mesi – ha commentato il presidente – Una sempre maggiore efficienza della pubblica amministrazione e risorse umane qualificate da inserire nelle nostre aziende possono essere la chiave per la ripartenza». Guiderà un direttivo composto da: Mirko Antonello, Fabiola Bergamin, Filippo Briotto, Nadia Martini, Marta Muraro, Giovanni Salvalaggio, Matteo Smania.

Piombino Dese

Valter Meneghello, imprenditore del settore della meccanica, è stato riconfermato Presidente della sede di Piombino Dese. Un territorio in cui sono insediate oltre 7.800 imprese che danno lavoro a 36.000 addetti, e che ha tra i suoi punti di forza una specializzazione nei settori della produzione e dei servizi alle imprese, anche avanzati. Questo ha permesso a quest’area della provincia di contenere gli effetti della crisi: il calo medio del fatturato è stato del 15%, ma 4 imprese su 10 pensano di recuperare già nel 2021 i livelli di produttività esistenti prima della crisi economica provocata dalla pandemia. Meneghello guiderà un direttivo composto da Giancarlo Scattolin e Adriano Pertile.

Cadoneghe

Marco Beggiato, imprenditore del settore della manutenzione del verde, è stato eletto Presidente della sede di Cadoneghe. L’area rappresenta da sempre un traino per l’economia di tutta la provincia, ma la crisi non ha risparmiato neppure questo territorio, anche se con intensità minore. La perdita media del fatturato registrata è del 13%, ma i segnali di ripartenza qui sono più evidenti: il 2021 registra una previsione di calo del 5%, ma sono il 40% le imprese che ritengono di poter rientrare in corsa da già da quest’anno. «Dialogare di più e meglio con le pubbliche amministrazioni e continuare il percorso di avvicinamento tra sistema scolastico e sistema delle imprese intrapreso negli anni scorsi – ha dichiarato Beggiato – Queste sono le priorità del nostro programma di lavoro». Il neopresidente guiderà un direttivo composto da: Enrica Negrisolo, Oscar Scapoccin, Sandro Gardin, Catia Levorato, Matteo Massarotto, Mauro Brazzo.

Il percorso del rinnovo delle cariche interne di CNA Padova prosegue in questi giorni con il rinnovo di tutte le cariche territoriali e di categoria e culminerà il 17 giugno con l’Assemblea provinciale 2021: un vero e proprio evento, una occasione per l’intera associazione di dialogare e confrontarsi con gli imprenditori, per costruire insieme percorsi e soluzioni utili a superare la difficile fase della pandemia e ripartire insieme.

Bassa padovana

Montagnana, Conselve, Solesino, Monselice, Este: il percorso congressuale di CNA Padova ha portato in queste settimane al rinnovo dei vertici territoriali nell’area della Bassa Padovana. Diverse le riconferme per i presidenti di sede, segno del buon lavoro svolto fino ad ora nel dare voce alle richieste degli associati: Thomas Gallian a Montagnana, Fabio Moro a Monselice, Mauro Perdon a Conselve, Sante Venturato a Solesino e infine Cristian Gallian per la sede di Este. Nei prossimi giorni saranno rinnovati tutti i vertici delle 14 sedi della provincia di Padova.

Nuovi presidenti e nuovi direttivi dunque, ma non solo: quello del rinnovo delle cariche è il momento più importante della vita associativa di CNA, che avviene in una fase difficile ancora segnata dalla pandemia e dai suoi effetti economici e sociali. Per questo motivo le assemblee sono state precedute da indagini tra le imprese, lanciate dall’Ufficio Studi CNA nelle scorse settimane, che hanno fotografato la congiuntura economica dei territori dopo un anno di Covid e hanno raccolto le aspettative e le richieste degli artigiani alla politica e ai propri referenti sindacali. E dalle indagini emerge che le imprese chiedono all’Associazione innanzitutto di far sentire la loro voce, portando gli interessi della categoria ai tavoli istituzionali, ma anche maggiore assistenza sulle opportunità di ottenimento di agevolazioni e contributi nonché creando occasioni di incontro e scambio di vedute tra le imprese.

Montagnana

Thomas Gallian, imprenditore del settore delle costruzioni, è stato riconfermato Presidente della sede di Montagnana di CNA Padova. Guiderà un direttivo composto da: Francesco Bin, Roberto Gioga, Emanuele Marcolongo. Un’area, quella di Montagnana, che ha vissuto un anno difficile, con una perdita di fatturato in media del 26% e prospettive ancora difficili, soprattutto per il comparto produttivo. «Per rilanciare l’area – ha commentato Gallian – è necessario soprattutto colmare il gap delle infrastrutture stradali e digitali».

Monselice

Fabio Moro, imprenditore del settore impiantistica, è stato riconfermato Presidente della sede di Monselice. Il direttivo sarà composto da: Alessandro Olivato, Cristian Perin, Samanta Rossin, Gian Marco Tessari. La pandemia colpisce un territorio in cui il fatturato delle aziende si è ridotto mediamente di oltre il 20%, e solo un terzo di queste prevede di ritornare a livelli del 2019 entro la fine dell’anno. Un territorio che ha perso negli ultimi 5 anni il 14% degli addetti nella manifattura, ma ne ha guadagnati in settori come la ristorazione (+25%) la logistica (+23%) e i servizi (+42%). «Infrastrutture materiali e digitali sono gli elementi su cui è necessario investire – ha dichiarato Moro – per permettere a questa parte della provincia di recuperare competitività e tornare a generare benessere».

Este

Cristian Gallian, imprenditore del settore dell’autoriparazione, è stato eletto Presidente della sede di Este. Un territorio colpito pesantemente dalla crisi economica legata alla pandemia, che ha ridotto il fatturato medio delle aziende localizzate in quest’area del 26%, rispetto ad una media provinciale del -19%; anche le aspettative per il futuro non sono positive poiché solo il 20% delle aziende pensa di poter ripartire nel 2021. In difficoltà molti settori produttivi, tra cui trasporti, produzione e commercio. «Investire di più su infrastrutture stradali e digitali, e ristori adeguati per le imprese – ha dichiarato Gallian – Sono queste le priorità che devono essere portate ai tavoli istituzionali per consentire a questo territorio di non rimanere indietro». Il neopresidente guiderà un direttivo composto da: Michele Andreose, Federico Fattore, Mauro Piccolo, Michela Pieressa, Fabio Vascon.

Conselve

Mauro Perdon, imprenditore del settore dell’impiantistica, è stato riconfermato Presidente della sede di Conselve. Un’area che negli ultimi cinque anni ha perso il 13% delle imprese delle costruzioni e il 10% del settore del commercio, su cui la crisi economica ha ulteriormente insistito. Ma in cui resistono, anche in termini occupazionali, agricoltura, trasporti e logistica. «La rappresentanza dell’associazione di categoria ai tavoli istituzionali locali è fondamentale per il rilancio di questo territorio» ha commentato Perdon. Il neopresidente guiderà un direttivo composto da: Fabrizio Biancato, Monica Bodon, Nicola Marin, Mara Zenna.

Solesino

Sante Venturato, imprenditore del settore della meccanica, è stato riconfermato Presidente della sede di Solesino. «Ora è necessario investire su ICT e risorse professionali qualificate», ha commentato il neopresidente. La pandemia colpisce un territorio in cui negli ultimi 5 anni la perdita di imprese è stata doppia rispetto alla media provinciale, con una perdita di fatturato nel 2020 del 28%, molto più alta rispetto al 19% di media provinciale. Ma un territorio in cui si stanno anche sviluppando le imprese di servizi avanzati. Nella sede il direttivo sarà composto da: Gianpaolo Longhin, Patrizio Navarin, Sabrina Nessi.

Il percorso del rinnovo delle cariche interne di CNA Padova prosegue in questi giorni con il rinnovo di tutte le cariche territoriali e di categoria e culminerà il 17 giugno con l’Assemblea provinciale 2021: un vero e proprio evento, una occasione per l’intera associazione di dialogare e confrontarsi con gli imprenditori, per costruire insieme percorsi e soluzioni utili a superare la difficile fase della pandemia e ripartire insieme.

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13Mag

Materie prime, prezzi alle stelle e bassa qualità

13/05/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 83

JTNDaWZyYW1lJTIwd2lkdGglM0QlMjI1NjAlMjIlMjBoZWlnaHQlM0QlMjIzMTUlMjIlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnd3dy55b3V0dWJlLmNvbSUyRmVtYmVkJTJGaHVlWkFoOEVzY28lMjIlMjB0aXRsZSUzRCUyMllvdVR1YmUlMjB2aWRlbyUyMHBsYXllciUyMiUyMGZyYW1lYm9yZGVyJTNEJTIyMCUyMiUyMGFsbG93JTNEJTIyYWNjZWxlcm9tZXRlciUzQiUyMGF1dG9wbGF5JTNCJTIwY2xpcGJvYXJkLXdyaXRlJTNCJTIwZW5jcnlwdGVkLW1lZGlhJTNCJTIwZ3lyb3Njb3BlJTNCJTIwcGljdHVyZS1pbi1waWN0dXJlJTIyJTIwYWxsb3dmdWxsc2NyZWVuJTNFJTNDJTJGaWZyYW1lJTNFGuarda il video a cura di Telepadova 7goldRassegna stampaIl Gazzettino di PadovaInformazione.itVenetoeconomia

Il segretario provinciale degli artigiani Matteo Rettore: «Non basta avere imprese che sono piccoli gioielli nella lavorazione se poi i componenti sono scadenti e scarsi. Nei futuri piani di sviluppo nazionale, come il Recovery plan, non si deve dimenticare la dimensione manifatturiera di questo paese»

Padova, 6 maggio 2021 – Acciaio, rame, plastica, alluminio, legno, semiconduttori: non si ferma, anzi si aggrava il problema relativo al reperimento e ai costi delle materie prime. Aumenti di prezzo che rischiano di azzoppare la ripresa: se il rame da aprile ha visto raddoppiare il prezzo, passando da cinquemila a diecimila euro a tonnellata, così il rincaro dell’alluminio ha toccato il 30%, quello dell’acciaio addirittura il 70%. Una nuova tegola si abbatte dunque su imprese manifatturiere che, nonostante il Covid, il calo dei consumi e le crisi internazionali, erano riuscite fino ad ora a reggere, ricavandosi nicchie di mercato e mantenendo stabili i livelli occupazionali. Ma che ora faticano a trovare materie prime a costi accessibili o a trovarle del tutto.

L’allarme viene da CNA Padova, che sta raccogliendo in questi giorni numerosissime segnalazioni di artigiani e piccoli imprenditori associati e che chiede al Governo di attivarsi affinché, grazie allo strumento del Recovery Plan, la dimensione manifatturiera dell’Italia non sia dimenticata.

«È una situazione trasversale a tutte le materie prime: acciaio, plastica, legno, rame. Sembra che tutto sia stato razionato, si faticano a trovare e i loro costi sono schizzati alle stelle. Lo scorso anno assistevamo al prezzo negativo del petrolio e oggi ci confrontiamo con il raddoppio dei prezzi di mercato di novembre», afferma Matteo Rettore, segretario provinciale della CNA di Padova. «Il problema non è solo il prezzo, ma anche la qualità dei semilavorati. La lavorazione viene spesso fatta all’estero: alcune tipologie di materiali hanno qualità inferiori e quindi male si adattano agli standard che permettono alle nostre aziende di stare sul mercato. Quello della filiera della manifattura italiana è un tema importante – aggiunge il segretario provinciale – non basta avere imprese che sono piccoli gioielli nella lavorazione se poi i componenti sono scadenti e scarsi. Nei futuri piani di sviluppo nazionale, come il Recovery Plan, non si deve dimenticare la dimensione manifatturiera di questo paese».

Le testimonianze degli imprenditori padovani

«Nel nostro settore elettromeccanico, anche con il Covid avevamo avuto crescite importanti di fatturato. Ma ora ci troviamo in una situazione disperata» spiega Guerrino Gastaldi, co-fondatore di Tecnoplastic, azienda di Saonara (Padova). «Il rame da aprile è raddoppiato, passando da 5mila a 10mila euro a tonnellata. Il polipropilene non si trova più perché viene prodotto all’estero, gli acciai crescono del 70%, l’alluminio del 30%. Chiediamo al Governo di tornare ad avere il controllo della produzione di queste materie prime, come avviene in paesi come Francia e Germania. Si potrebbero rimettere in campo strumenti come Cassa Depositi e Prestiti o la vecchia e tanto maltrattata IRI, ma si faccia qualcosa per sostenere le imprese manifatturiere».

«Tra un paio di mesi, se si andrà avanti così, ci saranno imprese costrette a fermarsi per mancanza di materiali» spiega Giovanni Salvalaggio, direttore generale di Sarp, azienda produttrice di macchinari per la produzione di pasta, e vice-presidente di CNA Padova. «Il futuro degli approvvigionamenti è offuscato da numerose incertezze. Per esempio l’ex Ilva, l’azienda più grande in Europa a produrre laminati, sta lavorando a basso regime. FCA a Melfi sta fermando la produzione perché manca materiale elettrico ed elettronico. Il problema di questi mesi è che la Cina non solo sta trattenendo tutto per sé, ma è diventata anche importatrice facendo man bassa sul mercato. Anche gli Stati Uniti stanno ripartendo, facendo acquisti sui mercati internazionali. L’Europa sembra tagliata fuori, per questo è importante che i governi intervengano subito».

«Negli ultimi tre mesi le quotazioni del legname sui mercati europei sono salite del 30-40%, ma il valore è analogo anche per i compensati» conferma Umberto Zampieri, titolare della Imballaggi Zampieri di Ronchi di Villafranca Padovana. «Si tratta di aumenti considerevoli, accompagnata ad una cronica carenza di materiale nei magazzini dei fornitori. Il rischio concreto a cui si va incontro è la difficoltà di rispettare i tempi di consegna, e inevitabilmente una riduzione della marginalità, perché questi aumenti saranno difficilmente riversabili sui clienti, che nel nostro caso esportano in tutto il mondo e hanno contratti di lunga durata. C’è quindi grande preoccupazione – conclude Zampieri – ma anche la speranza che si intervenga per contenere questi aumenti che, in questa misura, non si erano mai visti negli ultimi anni».

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21Apr

Gli artigiani rinascono con il digitale

21/04/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 83

JTNDaWZyYW1lJTIwd2lkdGglM0QlMjI1NjAlMjIlMjBoZWlnaHQlM0QlMjIzMTUlMjIlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnd3dy55b3V0dWJlLmNvbSUyRmVtYmVkJTJGaFJLUUxDcGpnemMlMjIlMjB0aXRsZSUzRCUyMllvdVR1YmUlMjB2aWRlbyUyMHBsYXllciUyMiUyMGZyYW1lYm9yZGVyJTNEJTIyMCUyMiUyMGFsbG93JTNEJTIyYWNjZWxlcm9tZXRlciUzQiUyMGF1dG9wbGF5JTNCJTIwY2xpcGJvYXJkLXdyaXRlJTNCJTIwZW5jcnlwdGVkLW1lZGlhJTNCJTIwZ3lyb3Njb3BlJTNCJTIwcGljdHVyZS1pbi1waWN0dXJlJTIyJTIwYWxsb3dmdWxsc2NyZWVuJTNFJTNDJTJGaWZyYW1lJTNFGuarda il video a cura di Cedric Boniolo – Presidente categoria Terziario Avanzato CNA PadovaRassegna stampaPadovaoggiVenetoeconomiaTelenuovoCedric Boniolo, CNA Padova: «Necessario superare i limiti infrastrutturali del territorio e portare a compimento i tanti progetti contro il digital divide, in troppi casi rimasti ancora sulla carta».

Padova, 20 aprile 2021 – Sono parrucchieri, rivenditori di moto, calzolai e restauratori di capi in pelle. Artigiani padovani che nell’anno del Covid hanno deciso di intraprendere la strada della digitalizzazione, trovando nuove opportunità di crescita e di cambiamento per le loro piccole imprese. Una tendenza che nel 2020 ha visto una forte accelerazione: oltre la metà delle aziende padovane dispone oggi di una connessione ad internet veloce, mentre erano un terzo solo tre anni fa, e sono oramai 9 su 10 le Pmi che possiedono un proprio sito internet. Più di 4 aziende su 10 vendono indirettamente via web i propri prodotti e servizi (meno della metà nel 2017), e oltre la metà vorrebbe farlo in futuro. Tutto questo si scontra, però, con limiti ancora da superare, primo tra tutti la carenza di infrastrutture digitali.

I dati emergono da una indagine che l’Ufficio Studi di CNA Padova ha condotto nel mese di febbraio su oltre 300 imprese per sondarne lo stato della digitalizzazione, mettendone a confronto i risultati con quanto emerso da una rilevazione analoga condotta nel 2017. E proprio per rispondere all’esigenza sempre più sentita di attrezzarsi con strumenti digitali e con competenze adeguate CNA è in campo per accompagnare le imprese in questo percorso offrendo un ampio ventaglio di soluzioni nell’ambito del progetto Punto Impresa Digitale (PID), una rete di sportelli, gestita in collaborazione con la CCIAA, che informa, assiste e orienta le piccole imprese verso i nuovi strumenti digitali. Il PID offre una serie di servizi e opportunità come corsi base di avviamento al digitale su Impresa 4.0 e Agenda Digitale. Ma anche formazione “cucita su misura”, affiancamento di figure competenti o assistenza diretta.

«Tante aziende, che nell’anno della pandemia hanno visto ridotto fortemente il loro fatturato, hanno trovato nel digitale un’opportunità di crescita e cambiamento» dichiara Cedric Boniolo, Ceo della softwarehouse Triskel e presidente della categoria Terziario Avanzato di CNA Padova. «Ora la parola d’ordine dev’essere continuità. Passata l’emergenza bisognerà consolidare questa trasformazione in atto e renderla strutturale: il ruolo delle istituzioni e delle associazioni di categoria in questo senso sarà fondamentale. CNA, insieme alla Camera di Commercio, ha tanti strumenti a disposizione delle imprese e sta lavorando molto per diffondere la cultura digitale soprattutto attraverso la formazione. Ma per riuscire in questo è necessario anche superare i limiti infrastrutturali del territorio e portare a compimento i tanti progetti contro il digital divide, in troppi casi rimasti ancora sulla carta».

Artigiani che scommettono sul digitale
Sono diversi i casi di artigiani e piccoli imprenditori padovani che nell’anno del Covid hanno colto la sfida della digitalizzazione. Come Luca Gobbi, titolare di Gobbi Moto, rivenditore e officina moto di Campolongo Maggiore, che dopo aver partecipato ad un bando per la digitalizzazione e aver seguito una serie di eventi di formazione tenuti da CNA ha deciso di puntare sulla comunicazione social e di rivisitare del tutto il proprio sito internet con l’aiuto di un consulente. «È importante capire che in questo tipo di comunicazione serve una strategia e un obiettivo. Non hai un riscontro immediato ma ti fai conoscere dando informazioni e trasmettendo la tua passione per quello che fai, non puntando a vendere» spiega Gobbi. «Ora però stiamo raccogliendo i frutti di questo lavoro e sempre più clienti ci stanno contattando perché ci conoscono attraverso i social. E i risultati, anche in termini di fatturato, si vedono».

Cosimo Leo, co-fondatore della Premiata Barberia, un’attività storica di Padova che esiste da quasi 40 anni, ha deciso di investire nella formazione per aumentare le competenze digitali di tutte le persone che lavorano nel salone. «Le mie collaboratrici mi hanno detto “dovresti aggiornarti, occuparti dei social”» racconta Leo. «Grazie a questa spinta abbiamo deciso tutti di seguire un corso di web marketing con CNA che prenderà il via proprio in questi giorni. Inoltre mi farò dare una mano da un responsabile per l’attività social».

Espandere la rete dei clienti e aprire un servizio di ritiro e consegna a domicilio su prenotazione via web. Questo il progetto che ha permesso invece a Sciuscià, bottega del centro di Padova che si occupa di riparazione, cura e manutenzione di capi in pelle, di ottenere buoni risultati anche nel 2020. «Avevo aperto il sito già in periodo pre-Covid. Ma nell’ultimo anno, grazie all’aiuto di un professionista, abbiamo messo a punto un servizio a domicilio, con un corriere che ritira e consegna i capi in pelle» spiega Maria Grazia Agostini, titolare di Sciuscià. «Le persone ora mi contattano sul sito, tramite Facebook o Instagram, su Whatsapp. È stato utile, perché clienti che non abitano nel quartiere ora mi conoscono, possono vedere come lavoro, avere un preventivo, ricevere i loro capi direttamente a casa».

Casi in linea con i risultati dell’indagine di CNA che confermano la predisposizione, per necessità o strategia, anche delle Pmi ad utilizzare i “nuovi” canali di lavoro nell’ambito della comunicazione e vendita virtuale: quasi raddoppia, rispetto al 2017, la percentuale di aziende che comunica con clienti e fornitori tramite App, oggi al 59%, ed è evidente anche come del sito web, da semplice vetrina virtuale dei prodotti e servizi dell’azienda, si stia facendo un utilizzo “evoluto”, cioè come strumento di comunicazione in&out (63%) o per la vendita diretta (32%, in crescita di oltre 13 punti rispetto al 2017). È chiaro che su quest’ultimo aspetto la pandemia abbia giocato un ruolo importante, se si considera anche che oltre 4 aziende su 10 vendono indirettamente via web i propri prodotti e servizi (meno della metà nel 2017), e che oltre la metà vorrebbe farlo in futuro.

In un mercato, anche locale, che cambia rapidamente e che nell’ultimo anno è stato stravolto la digitalizzazione non è più un’opzione, ma ancora alcuni ostacoli ne frenano uno sviluppo più rapido: le imprese segnalano innanzitutto carenze di risorse economiche e finanziarie per l’innovazione digitale (75%) anche per un sistema del credito poco agevole (55%). Non mancano le carenze infrastrutturali (58%) in particolare per quanto riguarda l’indisponibilità in varie aree della provincia della banda larga.

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31Mar

Prezzi alle stelle e poche materie prime – Penalizzati artigiani e piccole imprese

31/03/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 86

Il vice-presidente degli artigiani Giovanni Salvalaggio: «Stiamo lavorando di concerto con i vertici regionali e nazionali perché portino a Roma la voce delle imprese penalizzate da questa situazione. Bisogna intervenire subito, ed è soprattutto l’Europa a doverlo fare»

Padova, 30 marzo 2021 – Acciaio, rame, alluminio, legno, semiconduttori, materie plastiche: da alcuni mesi il manifatturiero padovano, così come nel resto d’Italia, sta facendo i conti con gravi difficoltà di approvvigionamento e con l’aumento dei prezzi di materie prime e componentistica. Aumenti che toccano punte del 60% per il ferro, dal 30 al 50% per la lamiera di acciaio inossidabile, del 10% per plastiche e componenti elettrici. Un problema che riguarda tutti i comparti, meccanica ed edilizia su tutti, a cui si è aggiunta la recente crisi della nave portacontainer incagliatasi nel Canale di Suez, che ha provocato ulteriori rallentamenti nell’interscambio con l’Oriente. La provincia di Padova dipende infatti direttamente da merci provenienti dall’Asia per circa il 22% del totale (1,3 miliardi di euro), ma una buona parte delle merci fornite dalla Germania (22%) arrivano in ogni caso da Paesi asiatici. Almeno un terzo delle merci che arrivano nel padovano sono dunque legate, direttamente o indirettamente, all’Asia, con la gran parte di esse che viaggiano via nave.

«Mancano prodotti perché, dopo la pandemia, Stati Uniti e Cina hanno ripreso a marciare velocemente e tengono per sé le materie prime» spiega Giovanni Salvalaggio, direttore generale di Sarp, azienda produttrice di macchinari per la produzione di pasta, e vice-presidente di CNA Padova. «Il problema è grave soprattutto per artigiani e piccole imprese, che avevano avuto gli ordini bloccati in periodo Covid ed erano in attesa di tempi migliori. CNA vuole farsi portavoce di queste difficoltà: stiamo lavorando di concerto con i vertici regionali e nazionali perché portino al Governo la voce delle imprese penalizzate da questa situazione. Bisogna intervenire subito, ed è soprattutto l’Europa a doverlo fare».

A causa della carenza di materie prime, un primo problema è quello di rispettare i tempi di consegna. I tempi delle forniture si sono infatti molto allungati per la scarsa reperibilità dei materiali e il rischio è quello di vedere un rallentamento – o nella peggiore delle ipotesi anche un fermo – della produzione. La scarsità di materie prime comporta l’aumento dei loro prezzi, e questo fattore si ripercuote sui prodotti finali. Il tutto si inserisce in un contesto in cui – a causa delle limitazioni anti-Covid – spostamenti e trasporti sono già fortemente condizionati.

«Il problema del Canale di Suez è solo la punta dell’iceberg: sono già almeno 3 mesi che soffriamo questa scarsità di materie prime» commenta Sante Ruben Venturato, titolare di Vemec, azienda produttrice di impianti in acciaio inox e membro della presidenza di CNA Padova. «Oggi come oggi le aziende non riescono più a fare magazzino, le scorte sono minime, si è obbligati ad approvvigionarsi di mese in mese. Un tempo si facevano accordi con i fornitori a prezzi bloccati anche per 6 mesi, ora è pura utopia. Il margine imprenditoriale sta arrivando al limite, ma la cosa che pesa di più è non riuscire a completare la produzione per soddisfare gli ordini».

Padova: dati sull’interscambio con l’estero
Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi CNA Padova su dati Coeweb – Istat il commercio con l’estero della provincia di Padova nel 2020, pur avendo subito gli effetti della pandemia da Covid, ha volumi importanti: il valore delle merci esportate è stato pari a oltre 9 miliardi di euro, in flessione del 12% rispetto al 2019, mentre le importazioni di merci da oltre confine sono diminuite di meno (-7,7%) attestandosi poco sotto ai 6 miliardi di euro, per un saldo attivo della bilancia commerciale di circa 3 miliardi di euro. Il surplus commerciale con l’Estero rappresenta dunque oltre l’11% della ricchezza prodotta nella provincia.

Oltre un quarto delle esportazioni padovane si concentra nelle macchine per impieghi generali e speciali (poco meno di 2,5 miliardi di euro), ma nelle primissime posizioni troviamo anche strumenti e forniture mediche e dentistiche (659 milioni di euro), articoli in materie plastiche (435 milioni) e macchine per l’agricoltura (383 milioni).
Le importazioni sono invece maggiormente diversificate, trattandosi sia di beni “finiti” che di materie prime o di componentistica: al primo posto troviamo gli autoveicoli (463 milioni di euro), poi prodotti della siderurgia (430 milioni), strumenti e forniture mediche e dentistiche (383 milioni), prodotti chimici di base (364 milioni), calzature (267 milioni), metalli di base preziosi (224 milioni), pasta-carta e cartone (207 milioni).

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23Mar

Campagna contro l’abusivismo nel settore del benessere – Coinvolti più di 40 comuni

23/03/2021 lucas Acconciatori, Estetiste, Tatuatori, Comunicati stampa, In evidenza, News 85

Si è tenuto lunedì 22 marzo l’incontro tra la categoria e i sindaci

Il presidente degli artigiani Luca Montagnin: «Servono da subito azioni concrete volte a contrastare un fenomeno che rischia di dilagare. Ora, grazie al supporto delle istituzioni, potremo raggiungere ottimi risultati»

Padova, 22 marzo 2021 – L’immagine di Biancaneve di fronte allo specchio, il riflesso della strega che le offre la famigerata mela. E uno slogan che recita: «Quante regole infrangeresti per essere la più bella del reame?». Un invito a “non credere alle fiabe”, a “restare in buone mani”. È questa l’immagine simbolo scelta da CNA Padova per lanciare la sua campagna di sensibilizzazione e di contrasto al fenomeno dell’abusivismo nel settore benessere. Un fenomeno che non solo penalizza estetiste e parrucchieri in regola, ma che, in periodo di Covid, potrebbe creare problemi di ordine sanitario, contribuendo potenzialmente alla diffusione del virus.

Il piano d’azione, che vedrà insieme l’associazione e le imprese del settore, è stato presentato nell’incontro che si è tenuto oggi 22 marzo, al quale hanno aderito più di quaranta comuni del Padovano. Tra i partecipanti anche il presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, l’assessore al commercio del Comune di Padova Antonio Bressa, oltre ai tanti sindaci, vice-sindaci, assessori e consiglieri comunali che si sono detti pronti a sostenere l’iniziativa. Tra gli altri quelli di Cittadella, Campodarsego, Abano, Albignasego, Selvazzano, ma anche Saonara, Stanghella e Noventa Padovana.

CNA metterà a disposizione il suo “kit anti-abusivismo” da condividere sui siti web e sui canali social degli enti locali, ma lancia anche un indirizzo e-mail (abusivismo@pd.cna.it) appositamente pensato per la raccolta di segnalazioni che saranno poi opportunamente girate alle autorità competenti.

«Oggi abbiamo avviato con le amministrazioni comunali un serio confronto sul tema. E siamo felici che tanti sindaci abbiano voluto condividere con noi questo percorso. Non posso che ringraziarli, anche per i loro spunti e suggerimenti davvero preziosi», ha dichiarato il presidente di CNA Padova Luca Montagnin. «Purtroppo il lockdown ha fatto riemergere il sommerso mostrando tutta la sua pericolosità in termini di salute dei cittadini e di danni economici al settore. Servono da subito azioni concrete volte a contrastare un fenomeno che rischia di dilagare. Ora, grazie al supporto delle istituzioni, potremo raggiungere ottimi risultati».

La zona rossa e la conseguente chiusura dei saloni di estetica, parrucchieri e tatuatori rischia di portare le persone a rivolgersi a chi svolge queste attività in modo abusivo, a casa del cliente o nella propria abitazione, senza rispettare le adeguate norme igienico-sanitarie. Ma soprattutto vanificando il senso della restrizione richiesta agli artigiani, che sono chiusi per contribuire con il loro sforzo economico alla importante azione di contenimento del virus. Da qui la necessità, secondo CNA, di intervenire con azioni dirette e concrete, chiamando gli enti locali a fare fronte comune.

«Sono numerosi i casi di trattamenti estetici con prodotti non idonei eseguiti da operatori non qualificati, che spesso sono causa di danni, a volte anche irreversibili, alla salute dei clienti» ha ricordato Gian Carla Tasso, presidente del settore benessere di CNA Padova. «Ecco perché un’azione coordinata a livello locale di controllo dei casi dubbi può essere un efficace modo per dissuadere dall’operare in modo non regolare. Ma il coinvolgimento degli enti locali è anche utile per trasmettere alle imprese sane un segnale tangibile della vicinanza delle istituzioni».Uscite stampaPadovaoggi.itTelenuovoVenetoEconomia

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18Mar

Rischio abusivismo nel settore del benessere, CNA lancia un fronte comune con i sindaci

18/03/2021 lucas Acconciatori, Estetiste, Tatuatori, Comunicati stampa, In evidenza, News 101

Il presidente degli artigiani Luca Montagnin: «Dopo mesi di incertezze, i nostri associati sono ormai in ginocchio. Serve una deroga alle aperture per parrucchieri e centri estetici. Ristori immediati e proporzionati alle perdite subite»

Padova, 17 marzo 2021 – Con il Veneto in zona rossa centri estetici e saloni di acconciatura sono costretti nuovamente alla chiusura. Una situazione che rischia di lasciare campo libero all’odioso fenomeno dell’abusivismo e che penalizza i tanti operatori del settore, già prostrati per le difficoltà economiche e per il mancato arrivo di adeguati ristori e indennizzi, e che rischiano ora di subire il definitivo “colpo di grazia”.
Ma che potrebbe creare problemi anche di ordine sanitario: con le attività legali chiuse, e gli abusivi lasciati liberi di operare senza adeguate misure di sicurezza, il virus potrebbe diffondersi con più facilità.

Proprio per questo CNA Padova ha deciso di invitare le amministrazioni locali a fare fronte comune, convocando i sindaci dei comuni padovani ad un incontro pubblico online, che si terrà lunedì 22 marzo alle ore 12. L’obiettivo è la condivisione di un piano d’azione per il contrasto all’abusivismo nel settore dei servizi alla persona. CNA vuole in questo modo essere vicino ai propri associati, rendendosi disponibile a fare da intermediario nella raccolta di segnalazioni che potranno essere riportate a sindaci, assessori, responsabili di Pubblica Sicurezza dei diversi comuni della provincia. Ma anche lanciando una campagna di informazione e sensibilizzazione per indicare ai consumatori i pericoli in cui si può incorrere nel rivolgersi ad operatori irregolari che sfuggono ai controlli delle autorità.

«Il settore, dopo mesi e mesi di continue incertezze, è in ginocchio. È necessario quanto prima considerare una deroga alle aperture di estetiste e parrucchiere anche in zona rossa», dichiara il presidente di CNA Padova Luca Montagnin. «Centri estetici e parrucchieri si sono sempre dimostrati rispettosi delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie, a tutela di clienti e dipendenti. Non possiamo permettere che chi opera abusivamente metta a rischio la salute di tante persone. Inoltre la concorrenza sleale si verrebbe ad aggiungere alla drammatica situazione economica di tante imprese del settore. Facciamo appello al Governo perché intervenga con ristori immediati, e adeguati alle perdite subite».

In provincia di Padova sono attive 2.082 imprese di acconciatura ed estetica, che impiegano 4.700 addetti. Secondo una recente indagine a campione dell’Ufficio Studi provinciale di CNA il settore ha registrato nel 2020 una perdita media di fatturato del 20% rispetto all’anno precedente. Mentre tra gli artigiani coinvolti nell’indagine l’83% ha dichiarato di considerare insufficienti o nulli i ristori messi in campo fino ad ora da Stato ed enti locali.Uscite stampaPadovaoggi.itPadovando.com

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09Mar

Padova, il 73% delle imprese in crisi di liquidità

09/03/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 94

Il presidente degli artigiani Luca Montagnin: «Governo dia priorità assoluta al nuovo Decreto Ristori. Se calcolati sulla base delle perdite di fatturato notizia positiva che va nella direzione da noi auspicata»

Padova, 06 marzo 2021 – Con il Veneto che torna in zona arancione le restrizioni alla circolazione, pur necessarie per arginare la diffusione del virus, rischiano di abbattersi ancora una volta sui consumi e di limitare fortemente l’attività economica delle imprese. La crisi di liquidità, per molte di loro, diventa insostenibile e minaccia l’esistenza di interi settori. Nel Padovano solo un’impresa su quattro, nel 2020, è riuscita a gestire senza difficoltà il pagamento di stipendi, fornitori, utenze e tasse, mentre quasi la metà ha dovuto fare i conti con casse aziendali al limite della disponibilità o addirittura in rosso. Ma i ristori arrivano col contagocce: otto imprese su dieci dichiarano che i ristori messi in campo da Stato ed Enti Locali sono stati insufficienti o addirittura nulli, con valori superiori al 90% nell’autoriparazione, nell’autotrasporto, nell’edilizia e nell’alimentare.

Questo il quadro che emerge dall’indagine condotta da CNA Padova su oltre 300 piccole medie imprese della provincia. Nel campione esaminato il 30% delle imprese ha attivato finanziamenti a garanzia statale, e circa il 22% ne farà richiesta a breve. Solamente un’azienda su quattro (quelle che non riscontrano problemi di liquidità) non intende esporsi ulteriormente sul piano finanziario. Tra i ristori previsti per alcune categorie anche quelli messi in campo dalla Regione del Veneto con un fondo da 18,3 milioni di euro.

«Iniziative come quelle messe in campo dalla Regione sono un buon segnale, ma ora serve uno sforzo in più perché la situazione sta diventando insostenibile» dichiara il presidente di CNA Padova Luca Montagnin. «Il Governo deve dare priorità assoluta al nuovo decreto Ristori: diversi annunci fanno pensare che saranno finalmente calcolati sulla base delle perdite di fatturato e non sui codici Ateco. Una notizia positiva che va nella direzione da noi auspicata già da diversi mesi. Ma serve anche una nuova tranche di prestiti garantiti fino a 30mila euro, se possibile immaginando anche un innalzamento del tetto massimo. Le imprese hanno bisogno di liquidità per ripartire».

Un problema che ha colpito molti artigiani che, pur non essendo stati costretti alla chiusura dalle misure anti-Covid, si sono trovati a dover affrontare bruschi cali di fatturato a causa della ridotta circolazione dei clienti e della contrazione dei consumi.

Come Cristina Checchin, titolare dal 2018 con Alessandra Vandello e la sorella Chiara di un negozio dolciario a Padova specializzato in bomboniere e oggettistica per la casa. Lo stop alle cerimonie ha fatto crollare gran parte del giro d’affari: «Le vendite dei prodotti food sono andate avanti – spiega Cristina – ma sulle bomboniere abbiamo avuto un calo del 70-80% del fatturato. A settembre abbiamo ottenuto il finanziamento garantito, anche se la trafila è stata lunga. Ora abbiamo aderito al bando della Regione, un buon segno. La situazione però è difficile, servirebbe una tregua della fiscalità».

Mentre il ritorno in zona arancione andrà a penalizzare chi, come Michela Fabris, opera nel settore benessere e conta su una clientela sparsa su diversi comuni. Il suo centro a Rustega di Camposampiero offre solarium, bagno turco, massaggi, trattamenti viso. «È un piccolo paese, con un bacino di clientela di 900 abitanti» racconta Michela. «Ma conservo molte clienti di Massanzago, dove lavoravo fino a 3 anni fa. Da martedì dovrò disdire diversi appuntamenti». Con perdite di fatturato di circa il 50% nel 2020 a ottobre Michela ha avuto un ristoro di 2.200 euro, da allora più niente. «Bisogna andare avanti con caparbietà, ma ce la fai solo perché hai passione, non perché vieni aiutato».

Finanziamenti garantiti: i dati padovani
I dati dell’indagine CNA sono in linea con quelli più aggiornati del Fondo Centrale di Garanzia relativamente alle richieste pervenute, e deliberate, dei finanziamenti a sostegno della liquidità a garanzia statale istituiti con il Decreto dell’8 aprile 2020 e prorogati dall’ultima Legge di Bilancio fino al 30 giungo 2021: all’inizio di marzo sono state oltre 35 mila le operazioni attivate per circa 3 miliardi e 300 milioni di euro complessivi, pari ad una media di 95 mila euro per impresa: in sostanza, quattro imprese su dieci in provincia di Padova hanno attinto ai finanziamenti per la liquidità. Di queste operazioni, oltre la metà (19.274) hanno riguardato le operazioni tipicamente richieste dalle microimprese, ovvero finanziamenti fino a 30 mila euro di importo, per una media erogata ad imprese di circa 20.500 euro.

La Regione del Veneto ed Unioncamere Veneto hanno cercato di dare un aiuto diretto alle imprese, mettendo a disposizione un fondo di oltre 18,3 milioni di euro per ristori a fondo perduto destinati alle filiere degli eventi e degli ambulanti “fieristi”, del trasporto persone, dello sport e intrattenimento, della attività culturali e dello spettacolo, del commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature, libri e articoli di cartoleria, e degli esercizi sospesi all’interno dei centri commerciali. Lo sportello si è chiuso mercoledì 3 marzo, facendo registrare una partecipazione rilevante, dato che sono oltre 20 mila le imprese venete che “statisticamente” (guardando ai codici di attività ammessi) avrebbero potuto inviare la domanda.Uscite stampaPadovando.comNordest24Padovaoggi.itVenetoEconomiaVeneto Report

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26Feb

Nel padovano un’azienda su cinque è rosa

26/02/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 74

Gian Carla Tasso, CNA Padova: «Dalla Regione opportunità per chi decide di cogliere la sfida della digitalizzazione, o di introdurre innovazioni che vanno nella direzione della sostenibilità ambientale»

Padova, 25 febbraio 2021 – Da Arianna, che presto aprirà un salone di parrucchiera tutto suo, a Sandy, che coglierà l’occasione per investire sull’e-commerce e vendere online i suoi prodotti di alta pasticceria. Giovani imprenditrici e artigiane padovane che, in un momento tanto difficile, si mettono in gioco, scommettono sulla crescita della propria attività e sull’innovazione, trasmettendo un segnale positivo di fiducia.

Sono tante le opportunità aperte dal bando della Regione Veneto dedicato all’imprenditoria femminile, che destina 1,5 milioni di euro per sostenere le imprese rosa che operano nei settori dell’artigianato, dell’industria, del commercio e dei servizi, con l’obiettivo di rafforzare e arricchire il tessuto imprenditoriale veneto. Un bando che concede contributi a fondo perduto per l’acquisto di macchinari, hardware e software, attrezzature, arredi, opere edili e impiantistiche, brevetti e licenze, fino ad un massimo del 40% della spesa sostenuta.

CNA Padova, in una provincia in cui sono presenti oltre 17.600 imprese con titolare donna (un’impresa attiva su cinque), si è impegnata nelle ultime settimane per seguire un gran numero di domande di adesione al bando, chiusosi il 24 febbraio, mettendo a disposizione le proprie risorse per supportare le imprenditrici associate.

«Nello scenario attuale, difficile per tutti, le imprese femminili soffrono in modo particolare» spiega Gian Carla Tasso, presidente della categoria benessere di CNA Padova e membro del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio padovana. «In questo senso il bando regionale rappresenta una grande opportunità e un supporto per le donne, soprattutto per tutte coloro che vogliono mettersi in gioco e sviluppare un’idea innovativa. Non solo, quindi, per chi vuole rinnovare i propri locali o semplicemente acquistare macchinari, ma soprattutto per chi decide di cogliere la sfida della digitalizzazione, o introdurre innovazioni che vanno nella direzione della sostenibilità ambientale».

Arianna e Sandy, giovani artigiane che scommettono sul futuro
Anche Arianna Simioni, giovane parrucchiera di 27 anni, ha deciso di aderire al bando regionale. Dopo 9 anni come dipendente presso un salone vuole finalmente cogliere l’opportunità di aprire un’attività tutta sua a S. Giorgio in Bosco, dove poter mettere a frutto la sua creatività. Un progetto che coltivava da tempo e che ora, dopo aver ottenuto a dicembre l’abilitazione di acconciatore, è pronta a vedere realizzato. «Mi sto preparando per aprire il nuovo negozio ai primi di maggio» spiega Arianna. «Tutti mi dicono che il momento non è dei migliori, ma sembra che ogni volta ci sia un motivo valido per non aprire. Quello che mi spinge è il desiderio di indipendenza, la voglia di cercare una mia strada personale. Essere liberi in questo mestiere, che è molto creativo, per me è fondamentale. Il finanziamento regionale potrebbe essere un aiuto in più per coprire le spese degli arredi del nuovo salone».

Sandy Astrali, 33 anni, da diversi anni partecipa con successo a concorsi e competizioni in cui si sfidano i migliori pasticceri e cioccolatieri italiani. Dal 2017 è titolare di una pasticceria caffetteria a San Martino di Lupari. Un’attività che sin dall’inizio ha puntato ad offrire prodotti classici ma anche innovativi, a sperimentare con gusti nuovi. Già premiata nel 2019 da CNA Padova come migliore giovane imprenditrice, per lei il prossimo passo è la sfida del digitale. «Aver aperto un laboratorio e un’attività mia è stato un modo per esprimermi liberamente» racconta Sandy. «Per me il bando regionale è un’opportunità per stare al passo coi tempi, un input in più per avere un sostegno che mi permetta di evolvermi. La mia intenzione è quella di investire per potenziare la vendita online, creando una piattaforma di e-commerce. Ma sto valutando anche altri ambiti di crescita».

Imprese femminili nel Padovano
In base alle elaborazioni dell’Ufficio Studi CNA Padova su dati della CCIAA provinciale, alla fine del 2020 nel Padovano una impresa attiva su cinque è condotta da donne: sono oltre 17.600 le imprese individuali con titolare donna o società in cui la maggior parte della compagine è femminile, che danno lavoro a circa 50 mila addetti. Una quota in linea con la media regionale e con le altre province venete, con l’unica eccezione della provincia di Rovigo in cui la proporzione sale a circa 1 impresa femminile su 4.

I settori a maggiore “vocazione” femminile sono il commercio, (circa 4.600 attività, in grandissima parte al dettaglio, prevalentemente nell’abbigliamento, nei tabacchi, e nell’ambulante in genere), mentre nei servizi alla persona quasi 6 imprese su 10 sono guidate da donne: sono infatti poco meno di 1.700 i saloni di parrucchiera ed i servizi di trattamenti estetici. Quasi il 30% del totale delle imprese padovane nella ristorazione sono guidate da donne, 565 tra pasticcerie, gelaterie, ristoranti e pizzerie e circa 700 bar e caffetterie. Elevata è anche l’incidenza nei servizi di supporto alle imprese (28%), in particolare nei servizi di pulizia. Molto consistente anche la presenza delle donne nell’agricoltura, (circa 2.800 imprese, il 24% del totale).

Anche per le imprese femminili il 2020 è stato un anno complicato, con una riduzione di attività di circa un punto percentuale, che si traduce in circa 150 attività in meno. Non tutte le attività, però, stanno soffrendo allo stesso modo: anzi, tutto il comparto dei servizi “al femminile”, sia quelli più tradizionali (estetica, benessere, servizi alle imprese) che quelli professionali (comunicazione, finanza, immobiliare, studi professionali) sono stabili o in crescita, mentre i contraccolpi si stanno già facendo sentire nella ristorazione, nel commercio e nelle attività agricole, con perdite che anche se non elevate in termini assoluti stanno facendo suonare il campanello d’allarme su quello che potrebbe il prossimo futuro con il perdurare della crisi economica.Uscite stampaPadovaoggi.itPadovando.comVeneto EconomiaImpresenordest.net

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09Feb

Covid, a Padova persi tre miliardi di euro

09/02/2021 lucas Comunicati stampa, In evidenza, News 73

Scarica la report dell’Ufficio studi CNA PadovaJTNDaWZyYW1lJTIwd2lkdGglM0QlMjI1NjAlMjIlMjBoZWlnaHQlM0QlMjIzMTUlMjIlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnd3dy55b3V0dWJlLmNvbSUyRmVtYmVkJTJGN0VKS3hwRGJTaG8lMjIlMjBmcmFtZWJvcmRlciUzRCUyMjAlMjIlMjBhbGxvdyUzRCUyMmFjY2VsZXJvbWV0ZXIlM0IlMjBhdXRvcGxheSUzQiUyMGNsaXBib2FyZC13cml0ZSUzQiUyMGVuY3J5cHRlZC1tZWRpYSUzQiUyMGd5cm9zY29wZSUzQiUyMHBpY3R1cmUtaW4tcGljdHVyZSUyMiUyMGFsbG93ZnVsbHNjcmVlbiUzRSUzQyUyRmlmcmFtZSUzRQ==Il presidente degli artigiani Luca Montagnin: «Al nuovo governo chiediamo sostegni economici forti, ristori basati su perdite di fatturato e non sui codici Ateco, oltre ad un piano di infrastrutturazione digitale del Paese»

Padova, 06 febbraio 2021 – L’anno del Covid lascia in eredità un quadro negativo per l’economia padovana: è del 10,7% la perdita di ricchezza rispetto all’anno precedente, più di 3 miliardi di euro “bruciati”, con un saldo di imprese attive pari a 600 aziende in meno. Mentre si prevede un rimbalzo del 7,2% nel 2021, un recupero solo parziale che metterebbe a disposizione del territorio poco meno di 1,9 miliardi di euro (il 60% di quanto perso nel 2020). Le prospettive tuttavia non sono rosee: solamente il 7% delle imprese si aspetta un 2021 di crescita, ed il 28% un recupero ai livelli pre-crisi. In sintesi appena una impresa su tre pensa, o spera, di recuperare nel 2021 il terreno perso nel 2020.

È quanto emerge dall’indagine condotta dall’ufficio studi di CNA Padova su circa 300 aziende della provincia, lanciata in queste settimane per tastare il polso delle imprese sulla situazione attuale e sulle prospettive future. L’indagine, che ha raccolto una partecipazione molto ampia, evidenzia la grande volontà da parte delle imprese di farsi sentire e chiedere ai propri organi di rappresentanza di farsi portavoce delle proprie difficoltà.

«Dai dati emerge una situazione di grave difficoltà per il tessuto imprenditoriale padovano, soprattutto per alcuni settori come costruzioni e industria» dichiara il presidente di CNA Padova Luca Montagnin. «C’è grande preoccupazione poi per le piccole imprese dell’artigianato artistico, un patrimonio di creatività per il nostro territorio che rischia letteralmente di essere spazzato via. Ora serve unità d’intenti e servono interventi rapidi e decisi – aggiunge Montagnin – Dal nuovo governo, che speriamo possa contare sull’appoggio di gran parte delle forze politiche, ci aspettiamo sostegni economici forti, ristori basati su perdite di fatturato e non sui codici Ateco, oltre ad un piano di infrastrutturazione digitale del Paese e un ammodernamento della Pubblica Amministrazione. Bisogna proteggere le nostre imprese e i posti di lavoro per evitare a tutti i costi una grave emergenza sociale».

I dati dell’indagine CNA

Nel quadro negativo generale, che emerge dall’elaborazione di CNA Padova su dati Istat e Prometeia, solo pochi settori si salvano. L’agricoltura cresce dell’1,5%, mentre particolarmente pesanti sono le contrazioni delle costruzioni (-13,9%) e dell’industria (-13,3%), con i servizi che perdono il 9,8%. Se per il primo comparto gioca un ruolo importante sia il blocco delle attività dei cantieri imposto nella prima fase dell’emergenza, ma anche un successivo rallentamento derivante dalle incertezze e dalle difficoltà di far partire il meccanismo del Superbonus, nel caso della produzione industriale va posto l’accento anche sul rallentamento globale dell’economia.

Nonostante i dati macroeconomici appaiano sconfortanti, i riflessi sulla struttura imprenditoriale sono, fortunatamente, ancora limitati: il saldo delle imprese attive in provincia di Padova segna infatti un -0,7%, pari a poco meno di 600 imprese, un dato che ci si sarebbe aspettati essere più elevato. In realtà ciò è determinato anche dal fatto che alcuni settori del terziario mostrano dei segni positivi che riescono a mitigare le flessioni non banali ad esempio delle attività manifatturiere (-1,6%) o del commercio (-1,3%).

Dall’indagine a campione sulle imprese intervistate da CNA emerge che la diminuzione di fatturato nel 2020 appare anche più elevata della stima della flessione del valore aggiunto, arrivando al -19%, con punte del -53% nell’artigianato artistico, del -38% nel commercio, del -28% nel tessile e nell’abbigliamento, del -20% per estetica e acconciatura. Limitano i danni solo meccanica, impiantistica e settore ICT, con perdite al di sotto del -10%.

Prospettive per il 2021

Le prospettive, tra le aziende prese a campione, non sono rosee: solamente il 7% delle imprese si aspetta un 2021 di crescita, ed il 28% un recupero ai livelli pre-crisi, mentre il 42% dichiara che non recupererà quanto perso: in sintesi, dunque, solo poco più di una impresa su tre pensa, o spera, di recuperare nel 2021 il terreno perso nel 2020. Al contrario, quasi una impresa su quattro rischia di chiudere se la situazione attuale dovesse continuare ancora a lungo. Ovviamente le più “positive” sono le aziende che hanno maggiormente limitato le perdite nel 2020, mentre sono mosche bianche le imprese dell’artigianato artistico (nessuna azienda del campione prevede di tornare ai livelli del 2019), del commercio e del tessile e abbigliamento, ma anche nell’autotrasporto, tra gli autoriparatori e nel legno e arredo siamo al di sotto di una impresa su quattro che prevede un recupero.

Le aspettative per la situazione economica italiana nel complesso sono un po’ più ottimistiche, con la grande maggioranza degli imprenditori (72%) a ipotizzare almeno un parziale recupero: questo se, a detta degli intervistati l’Italia continua a rispettare misure di cautela (divisione in zone di colore 34%, allineamento alle misure degli altri Paesi 24%) piuttosto che una ripartenza “libera” e generalizzata (41%).

Naturalmente perché il sistema Paese riparta ci vogliono azioni forti per sostenere le imprese che sono necessariamente il motore di questa ripresa. Qui l’opinione è plebiscitaria: devono essere garantiti innanzitutto sostegni economici forti, duraturi e diffusi a tutte le imprese (72%), accompagnati da un piano di infrastrutturazione digitale del Paese (11%) e dall’ammodernamento della Pubblica Amministrazione (5%), ma anche tutelando i posti di lavoro (5%) e dunque evitando pericolose emergenze sociali.Uscite stampaPadova OggiPadova OggiRovigooggi.itNordest24TgPadovaPolesine24VenetoReportIl Mattino di PadovaVenetoEconomia

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24Gen

«Le nostre attività si basano su un legame di fiducia molto forte. Applicati tutti i protocolli di sicurezza»

24/01/2021 lucas Acconciatori, Estetiste, Tatuatori, Comunicati stampa, In evidenza, News 81

In quattro comuni su dieci le attività presenti non bastano a soddisfare le richieste

SERVIZI ALLA PERSONA, PIÙ DOMANDA CHE OFFERTA NEL PADOVANO DUE NEGOZI OGNI MILLE ABITANTI
CNA: «CONSENTIRE SPOSTAMENTI IN ZONA ARANCIONE, SERVE DEROGA PER SALVARE LA CATEGORIA»

La presidente della categoria benessere di CNA Padova Gian Carla Tasso: «Le nostre attività si basano su un legame di fiducia molto forte. Applicati tutti i protocolli di sicurezza»

Padova, 23 gennaio 2021 – In 4 comuni su 10 della provincia di Padova il numero di imprese ed addetti dell’acconciatura e dell’estetica è insufficiente a soddisfare le potenziali esigenze della popolazione residente, in 2 comuni su 10 è addirittura scarsa se non quasi assente. Solo nel 19% dei casi i residenti nei comuni padovani possono essere abbastanza tranquilli di poter trovare risposta alle proprie esigenze, pur limitando la scelta ai confini del proprio comune. Ecco perché il divieto, imposto alle regioni in zona arancione, di uscire dal comune di residenza per usufruire dei servizi del proprio parrucchiere o estetista di fiducia è «tecnicamente insostenibile».

A sostenerlo è CNA Padova, il cui Ufficio Studi ha recentemente raccolto una serie di dati ed elaborato alcune simulazioni con la collaborazione degli operatori del settore.

Dati che evidenziano quanto sia necessario aprire alla possibilità di spostarsi dal proprio comune di residenza almeno in presenza di un “rapporto fiduciario” tra cliente ed operatore e venire in questo modo incontro alle richieste di un settore già pesantemente colpito dalla crisi causata dal Covid, che ha già causato perdite di fatturato nell’ordine del 20%.

«Le nostre attività da sempre hanno la particolarità di basarsi su un legame di fiducia molto forte e difficilmente rinunciabile» spiega Gian Carla Tasso, presidente della categoria benessere di CNA Padova. «Per questo crediamo che sia necessario, per venire incontro ad un settore in grave sofferenza, consentire gli spostamenti verso il proprio parrucchiere o estetista di fiducia, almeno nell’ambito della propria provincia.

Non dobbiamo dimenticare – aggiunge Tasso – che i nostri operatori si sono impegnati costantemente nell’applicazione di tutti i protocolli di sicurezza. Auspichiamo tutti i controlli necessari, noi non ci sottraiamo. Ma le attività devono poter lavorare e ricevere i loro clienti. Anche perché, in questo periodo di diffusa stanchezza per le restrizioni, c’è una crescente attenzione alla cura di sé, anche da parte di una clientela maschile, e la domanda di questi servizi è molto alta».

Acconciatori ed estetisti: i dati nella provincia di Padova

In provincia di Padova sono attive 2.082 imprese di acconciatura ed estetica, con 4.700 addetti che vi lavorano, e che forniscono i propri servizi ad oltre 700 mila persone considerando quelle nell’età maggiormente interessata, dai 14 ai 74 anni. Si tratta dunque di 2,2 negozi e 5 professionisti ogni 1.000 abitanti.

Pur essendo le attività in questione non interessati da provvedimenti di chiusura o limitazione nell’orario o nei giorni di apertura, la loro operatività è comunque ridotta nelle capacità di accoglienza, poiché le misure di prevenzione dal contagio da Covid obbligano gli esercenti a limitare il numero di persone presenti nei locali, e dunque la possibilità di servire simultaneamente più clienti. Il DPCM in vigore per la zona arancione, però, non consente ad un cliente di scegliere liberamente il proprio operatore di fiducia. La legge permette infatti di recarsi dal parrucchiere solo rimanendo all’interno del proprio comune, o di poterne varcare i confini solo se non è presente in quel comune alcuna attività.

Nelle simulazioni effettuate da CNA sono stati considerati: il numero di imprese attive e gli addetti impiegati alla fine del 2020, il numero medio di appuntamenti fissabili, tenendo conto della riduzione determinata dalla minore capienza dei locali. Questi dati sono stati raffrontati con la popolazione residente nei singoli comuni e la frequenza media dell’utilizzo annuale dei servizi. Il rapporto tra la quantità di domanda e la quantità di offerta ha fornito un indicatore che, se inferiore a 1, evidenzia l’impossibilità di soddisfare la domanda, e che cresce via via fino ad essere uguale o superiore a 2 (domanda pienamente soddisfatta).

In tutti i 102 comuni della provincia sono dunque 19 quelli con un buon rapporto domanda-offerta, 25 quelli in cui il rapporto è medio, 40 quelli in cui è basso e 18 quelli in cui l’offerta è bassissima o del tutto assente.

Indicatore di copertura del servizio di acconciatura ed estetica nei comuni della Provincia di Padova

Rapporto tra appuntamenti disponibili e appuntamenti potenziali

n. comuni

Percentuale sul totale provinciale

ELEVATO

19

18,6

MEDIO

25

24,5

BASSO

40

39,2

BASSISSIMO

18

17,6

TOTALE

102

100,0

Elaborazioni e stime Ufficio Studi CNA Padova su dati CCIAA PD e Istat

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