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CNA Padova
14Apr

INCENTIVI E STRUMENTI PER LA CRESCITA DELLE IMPRESE, CNA INCONTRA IL SOTTOSEGRETARIO AL MIMIT MASSIMO BITONCI

14/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 80

L’indagine CNA: nel 2024 l’ufficio bandi ha accolto 220 domande: per 2,7 milioni di euro arrivati alle aziende ci sono stati investimenti per oltre dieci milioni, spesi per il 48% in innovazione e tecnologie green

Montagnin: “Chiediamo finanziamenti a misura di artigiano: gli incentivi ci sono ma spesso si rivelano difficilmente accessibili per le piccole e medie imprese”.

Bitonci: “Incentivi alle imprese superati. Dobbiamo puntare a un sistema che stimoli gli investimenti delle imprese e la loro competitività”.

«La leva generativa dei contributi alle imprese è enorme: basti pensare che nel 2024, solo nel territorio di Padova e Rovigo, le 220 domande accolte dal nostro ufficio bandi hanno portato sul territorio 2.698.270 milioni di euro. E questo ha generato ulteriori investimenti per 10,2 milioni di euro, di cui il 48% di tipo innovativo o green». Così Catia Ventura, Vice Direttore di CNA Padova e Rovigo, che in occasione dell’incontro di oggi ha esposto alcuni dati sulla propensione all’investimento da parte delle imprese artigiane di Padova e Rovigo.

Nel 2025 cresce la quota di chi sceglie di investire in formazione e consulenza. Secondo i dati raccolti dal Centro Studi di CNA Padova e Rovigo su un campione di 138 aziende associate, si passa dal 22% al 25% per quanto riguarda la formazione, mentre la consulenza sale dal 4% al 6%.

In calo, invece, gli investimenti in macchinari e attrezzature, che scendono dal 60% al 50%. Aumenta anche il numero di imprese che dichiara di non voler effettuare alcun investimento nel 2025, con una crescita dal 14% al 18%. Quanto agli strumenti per il credito, il 77% degli intervistati ha utilizzato prestiti bancari, il 62% di leasing e il 23% ha investito con mezzi propri. Inoltre il 71% delle aziende artigiane che hanno partecipato al sondaggio ha usufruito del credito d’imposta, il 57% della legge Sabatini, il 41% di bandi regionali e il 32% di bandi nazionali.

L’indagine CNA ha approfondito anche il tema della sostenibilità, evidenziando che molte imprese artigiane faticano ancora a integrare in modo strutturale pratiche green all’interno della propria attività. Il 64,3% delle aziende non ha mai redatto un bilancio di sostenibilità. Tuttavia, crescono le sollecitazioni da parte di attori esterni: il 15,4% delle imprese ha ricevuto richieste di indicatori ambientali da parte dei clienti, mentre il 17,1% ha avuto richieste simili dalle banche. Solo il 3,2% delle imprese ha già adottato questa prassi.

«Sappiamo bene – dichiara il presidente di CNA Padova e Rovigo, Luca Montagnin – che il contesto economico attuale, tra incertezze internazionali e rincari strutturali, non è dei più semplici. Eppure, ancora una volta, le imprese artigiane del nostro territorio dimostrano una straordinaria capacità di resilienza. Non solo tengono duro: trovano il coraggio e la visione per investire, per formarsi, per chiedere consulenza. Ed è proprio questa voglia di futuro che dobbiamo saper sostenere con azioni concrete».

«Il punto, però – continua Montagnin – è che non sempre i bandi e gli incentivi messi a disposizione riescono davvero a rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese. Spesso faticano ad accedere per tempo alle informazioni sui bandi, o ad interpretarli correttamente. Le piccole imprese, poi, non sono strutturate per affrontare la corposa documentazione che può essere necessario produrre. È qui che si crea il vero divario: tra chi può permettersi di cogliere le opportunità e chi, pur avendo idee e volontà, resta escluso.

Per questo serve un cambio di passo. Servono strumenti pensati davvero per le micro e piccole imprese: più semplici, più accessibili, più vicini al territorio. Penso, ad esempio, al piano Transizione 5.0: un’occasione importante, ma che rischia di restare sulla carta se non si interviene con una semplificazione reale e con percorsi di accompagnamento chiari.

E poi c’è il tema della sostenibilità. Le nostre indagini parlano chiaro: solo una minima parte delle aziende ha adottato strumenti di rendicontazione ambientale. Non per mancanza di interesse, ma per carenza di mezzi e supporto. Oggi la sostenibilità è una condizione per lavorare con le filiere, per accedere al credito, per restare competitivi. Ma non può restare un obiettivo solo teorico: servono strumenti operativi, formazione, affiancamento.

Come CNA Padova e Rovigo continueremo a lavorare su entrambi i fronti: da un lato aiutare le imprese a cogliere le opportunità, dall’altro sollecitare con forza istituzioni e governi affinché le politiche per lo sviluppo siano davvero a misura delle nostre imprese. I nostri artigiani non chiedono scorciatoie: chiedono strumenti adeguati. E noi saremo al loro fianco per garantirli».

A chiudere l’incontro il viceministro Bitonci. «Siamo in un periodo difficile – ha detto Bitonci – e il debito pubblico ha superato i 3 mila miliardi di euro. Un periodo reso ancora più complesso dalle tensioni commerciali tra Cina e Usa e dalle incertezze sui dazi all’Europa. In questo contesto così difficile questo Governo è riuscito a riportare l’avanzo primario (la differenza cioè tra le entrate e le uscite dello stato al netto degli interessi passivi) in positivo. Siamo convinti che gli incentivi al consumo, tipo quelli per l’acquisto di auto o di elettrodomestici, siano superati.

Dobbiamo puntare a un sistema che stimoli gli investimenti delle imprese e la loro competitività. In Italia gli incentivi sono erogati per circa i due terzi dalle Regioni e solo per un terzo dallo Stato. Spesso si preferisce distribuire i fondi che ci sono e che credo siano sufficienti per dare supporto allo sviluppo delle micro e piccole imprese, come pure alle medie e alle grandi, in micro interventi che non sempre si rivelano inefficaci. Nel nostro sistema, che vede il 95% di Pmi spesso integrate in filiere e distretti, dobbiamo puntare su interventi che supportino altri modelli: lo faremo con lo sportello per l’autoproduzione di energia finanziato con 320 milioni di euro, lo facciamo continuando a rifinanziare la Nuova Sabatini per altri 1,7 miliardi dal 2025 al 2029, con i fondi di Net Zero, con il Pnrr e con il supporto alle imprese colpite dalla crisi di questi mesi, riorientando quella parte della spesa del Pnrr destinata a progetti che non riusciranno mai ad essere pronti per il 2026. Lo abbiamo fatto con Industry 4.0 e con Transizione 5.0, che pure fatica a funzionare per una serie di vincoli previsti in sede Ue. Ma in una situazione di emergenza così concreta, come annunciato dal presidente Meloni, siamo pronti a riorientare alcuni fondi e quella parte della spesa del Pnrr destinata a progetti che non riusciranno mai ad essere pronti per il 2026 verso un supporto concreto alle imprese: 32 miliardi di euro che saranno sbloccati molto presto».

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10Apr

CHIUSURA UFFICI: VENERDI’ 18 APRILE

10/04/2025 Nicolo Ruffin In Evidenza, In evidenza, News 85

Per gli associati con Servizi Paghe (o senza dipendenti con titolare assicurato Inail, che abbia delegato CNA di Padova o di Rovigo)

Informazione importanti sugli infortuni

Come noto, il termine per presentare la denuncia di infortunio è di due giorni lavorativi dal momento in cui il datore di lavoro ha informazione diretta del fatto o da quando il datore di lavoro riceve il certificato di infortunio.
Pertanto, qualora l’azienda venisse a conoscenza di un infortunio accaduto ad un proprio dipendente e/o collaboratore nella giornata di venerdì 18/04/2025, dovrà aver cura di contattare tempestivamente l’ufficio paghe di riferimento, nella
giornata di martedì 22/04/2025 in modo che vengano svolti tutti gli adempimenti di legge.
In caso invece di infortunio mortale o con pericolo di morte, il datore di lavoro dovrà obbligatoriamente segnalare l’evento alla sede INAIL competente entro ventiquattro ore con qualunque mezzo che consenta di comprovarne l’invio, fermo restando comunque l’obbligo di inoltro della denuncia/comunicazione nei termini e con le modalità di legge (art. 53, comma 1 e 2, Testo unico 1124/1965).
Nel sito www.cnapadova.it – Servizi alle Imprese -Comunicazioni Urgenti è disponibile il modulo di denuncia sintetica di infortunio con le relative istruzioni da inviare a cura del datore di lavoro via PEC o raccomandata A/R alla sede INAIL competente.
INAIL PADOVA via Nancy 2 – 35131 Padova PADOVA@POSTACERT.INAIL.IT
INAIL ROVIGO viale Delle Industrie 1 – 45100 Rovigo ROVIGO@POSTACERT.INAIL.IT
Per le aziende site in territori diversi dalla provincia di Padova e Rovigo, si prega di fare riferimento alla sede INAIL competente (esempio: azienda sita a Venezia – INAIL VENEZIA via della Pila 51, 30175 – VENEZIATERRAFERMA@POSTACERT.INAIL.IT)
Nella compilazione del modulo sarà sufficiente inserire solo i dati certi e di cui si è assolutamente sicuri, anche se fossero i soli riferimenti sommari del lavoratore e dell’infortunio: ricordiamo infatti che viene sanzionato con una multa di oltre
1.000,00 euro il mancato invio nei termini della denuncia di infortunio, ma non l’incompleta compilazione del modulo.
Alla ripresa dell’attività nella giornata di martedì 22/04/2025 andrà contattato tempestivamente l’ufficio paghe di riferimento in modo che vengano svolti tutti gli adempimenti di legge inerenti all’infortunio sul lavoro. Grazie.

 

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07Apr

DAZI: “ANCHE ARTIGIANI INSERITI IN FILIERE INTERNAZIONALI, DA GOVERNO E UE RISPOSTE A IMPRESE”

07/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 79
In merito alle politiche protezionistiche di Donald Trump il presidente di Cna Padova e Rovigo Luca Montagnin esprime tutta la sua preoccupazione per un sistema artigiano che è pienamente inserito nelle filiere internazionali del valore, quando non esporta direttamente i propri prodotti negli Usa.
“Anche nel mondo artigiano la preoccupazione per le politiche protezionistiche di Trump è molto forte – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna di Padova e Rovigo –  Se da un lato non sono poche le imprese direttamente esportatrici verso gli Stati Uniti, sono molte di più quella della produzione che operano nelle filiere italiane ed europee colpite dai dazi decisi dal presidente Usa. inoltre l’inevitabile recessione che si profila ai due lati dell’Atlantico ridurrà i consumi interni, il reddito e la capacità di spesa anche dei cittadini del nostro territorio. Tutto ciò aumentando ulteriormente le difficoltà nel medio termine delle nostre Pmi. 
A differenza della Pandemia e della Guerra in Ucraina questa ultima crisi è determinata chiaramente dalla sola volontà del nuovo governo Statunitense”.
 
Per il presidente di Cna Padova e Rovigo ora sta alle istituzioni europee, al Governo italiano e alla Regione del Veneto dare supporto, ciascuno con le proprie prerogative e i propri mezzi, al proprio sistema economico di riferimento.
 
“Ora starà alla Ue provare a concordare una riduzione dei dazi – aggiunge Montagnin – e dove ciò non fosse possibile è il nostro Governo e la Regione del Veneto a dover intervenire, come annunciato in Spagna, in Francia e in Germania, per supportare le imprese in questa nuova crisi che si assomma ad uno scenario geopolitico sempre più incerto e ad un prezzo dell’energia che rimane troppo alto rispetto ai competitor. Auspichiamo che la Ue e i suoi stati membri accelerino un processo di coesione necessario a dare risposte concrete ad un sistema economico che rischia altrimenti di soffrire ancora di più le incertezze di un periodo senza precedenti”. 
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07Apr

Chiude l’anno termico 2024-25: record intossicazioni da monossido di carbonio Il Centro Iperbarico di Padova quest’inverno ha trattato 34 casi, contro i 16 dello scorso anno.

07/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 80

L’allarme di CNA e del Centro Iperbarico: pesano le temperature rigide e la povertà crescente. I sintomi da non sottovalutare e i consigli per la manutenzione annuale

Sale a 34 – di cui il 20% con intossicazione severa – il numero di trattamenti registrati quest’inverno presso il Centro di Medicina Iperbarica di Padova, in via Cornaro: un triste record, la cui drammaticità emerge con ancora più forza se confrontiamo il dato con quello dell’inverno 2023-24, quando i casi trattati sono stati 16, meno della metà.

L’allerta è alta e, secondo gli specialisti del Centro Iperbarico, la causa principale è da ricercare nella combinazione di due elementi: da un lato le temperature rigide degli ultimi mesi, dall’altro la presenza di una significativa fascia di popolazione socialmente ed economicamente fragile, costretta talvolta a riscaldarsi con bracieri domestici. I dati evidenziano inoltre un’elevata incidenza di caldaie obsolete o non sottoposte a regolare manutenzione, che rappresentano la principale origine delle intossicazioni. Nella maggior parte dei casi trattati, infatti, l’intossicazione è stata provocata da un cattivo funzionamento degli impianti di riscaldamento nelle abitazioni.

A questo proposito ricordiamo che, secondo una stima di Cna Padova e Rovigo a partire dai dati del catasto regionale degli impianti termici (Circe) in questo 2025 sono presenti almeno 46mila caldaie “di vecchia generazione”, quelle per cui la manutenzione è particolarmente importante perché quello che il tecnico va a verificare è, di fatto, la sicurezza dell’impianto. Si tratta di circa il 10% del totale degli impianti attualmente attivi negli edifici ad uso residenziale, negli uffici e negli stabilimenti produttivi della provincia. Non solo: tra il 2020 e il 2022 la Provincia di Padova ha condotto, attraverso la società in house Padova Attiva, uno studio sull’efficienza degli impianti termici. Nel periodo di riferimento, la società ha effettuato 493 ispezioni in loco e rilevato 181 avvisi di impianti non idonei (oltre il 36,7% del totale). Da successivi controlli, 52 impianti sono risultati realmente non a norma.

L’IMPORTANZA DELLA MANUTENZIONE

Con l’arrivo della primavera e la conclusione della stagione termica, diventa essenziale dedicare attenzione al cuore dell’impianto di riscaldamento domestico: la caldaia. «La manutenzione degli impianti di riscaldamento – spiega Daniele Donà, fresco di rielezione come presidente della categoria Installatori di CNA Padova – è fondamentale non solo perché prevista dalla normativa, che impone controlli periodici in base al tipo di impianto, generalmente una volta l’anno. La manutenzione risponde a tre esigenze principali: la sicurezza, poiché una caldaia curata e revisionata regolarmente riduce il rischio di incidenti come asfissie, esplosioni o incendi; la tutela dell’ambiente, perché una combustione corretta limita l’emissione di sostanze nocive; infine, il risparmio energetico: un impianto efficiente consuma meno combustibile per produrre la stessa quantità di calore, riducendo così anche la spesa per il riscaldamento».

«Le caldaie datate – prosegue Donà – sono quelle che presentano i maggiori pericoli, soprattutto per la sicurezza. È importante ad esempio verificare lo stato della canna fumaria, per prevenire rischi legati al monossido di carbonio. Importante anche l’apertura e la manutenzione delle aperture di aerazione, che spesso vengono chiuse. Un altro problema che a volte rileviamo sono le perdite di gas, che possono causare gravi incidenti e, nei casi più estremi, provocare esplosioni o incendi. Anche gli impianti di nuova generazione – aggiunge Donà – necessitano comunque di controlli sebbene per motivi diversi. Nei sistemi a pompa di calore e negli impianti ibridi, ad esempio, è necessario ispezionare il circuito frigorifero: eventuali perdite di gas refrigerante non rappresentano un pericolo diretto per la salute, ma sono dannose per l’ambiente. Importanti anche le verifiche sugli scambiatori di calore: se non funzionano correttamente, compromettono l’efficienza dell’intero impianto».

Tra le diverse tipologie di impianti, risultano diffusi anche quelli alimentati a pellet o a legna, che si stima siano circa 4000 nella provincia di Padova. «Se le canne fumarie non vengono pulite – aggiunge Donà – il pericolo diventa concreto. Basti pensare al numero crescente di abitazioni con tetti in legno: è facile intuire quali danni potrebbero verificarsi. Un’altra questione da considerare attentamente – conclude – è quella della crescente fragilità sociale: sempre più famiglie sono in difficoltà economica e le spese di manutenzione tendono a scivolare in secondo piano rispetto ad altre più urgenti priorità. Questo purtroppo può avere serie conseguenze per la salute di queste persone, che tendenzialmente sono proprio quelle che hanno in casa impianti più datati».

I SINTOMI SPIA DA NON SOTTOVALUTARE

Negli ultimi mesi numerosi casi di intossicazione sono stati intercettati grazie alla solerzia e sollecitudine del personale del Centro di Medicina Iperbarica di Padova, che è un punto di riferimento regionale e accoglie pazienti anche dalle province vicine.

«Il monossido di carbonio – spiega il dottor Vincenzo Zanon, medico iperbarico – è un gas subdolo: non ha odore né colore e i sintomi dell’intossicazione possono essere inizialmente confusi con un malessere di stagione. Si possono avvertire mal di testa, nausea, vomito, vertigini e debolezza. Il campanello d’allarme, quindi, può essere la presenza in casa di una caldaia di vecchia generazione, stufe a legna, caminetti che potrebbero avere il condotto/camino ostruito. Invitiamo le persone a non attendere: se c’è il dubbio di un’intossicazione, bisogna contattare subito i soccorsi allertando il Servizio Suem 118».

Tutti i pazienti accolti al centro di Padova sono stati curati con esito positivo, nonostante alcuni presentassero una situazione critica. Nel dettaglio: «Nel periodo dicembre-gennaio scorso – spiega il dottor Vincenzo Zanon, medico iperbarico – abbiamo avuto dieci pazienti con intossicazione importante, ovvero con valori di carbossiemoglobina nel sangue superiori al 30%. Oltre questa soglia si verificano dolore toracico, difficoltà respiratorie e possibile perdita di coscienza. In queste situazioni l’ossigenoterapia iperbarica è un trattamento salvavita: proprio per questo è fondamentale riconoscere i sintomi e accedere alle cure in tempi rapidi. Il nostro centro è sempre operativo e, una volta allertato, può prendere in carico un paziente in meno di mezz’ora».

Le intossicazioni da monossido di carbonio possono colpire chiunque, indipendentemente dall’età. «Accogliamo spesso intere famiglie – racconta l’ingegnera Maria Gabriella Lanni, responsabile Qualità e Sicurezza del Centro Iperbarico di Padova –. In alcuni casi sospettiamo che la dispersione di gas sia presente da tempo, ma solo in determinati momenti il livello supera la soglia di pericolo, causando un’intossicazione acuta. Anche un’intossicazione di tipo cronico, per esposizione prolungata a valori bassi di monossido di carbonio, non va sottovalutata. La prevenzione attraverso l’informazione è essenziale per aiutare le persone a riconoscere i sintomi e agire tempestivamente». Utile potrebbe anche essere l’installazione di un rilevatore di percentuale del monossiodo di carbonio.

 

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02Apr

CNA PADOVA E ROVIGO VERSO IL CONGRESSO: CONFRONTO, RAPPRESENTANZA E FUTURO DELL’ARTIGIANATO AL CENTRO DEL PERCORSO. LA BUROCRAZIA UNA SPINA NEL FIANCO CHE OGNI ANNO COSTA QUASI UN MILIARDO DI EURO TRA PADOVA E ROVIGO

02/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 78

Dal 1° aprile al 24 maggio, 24 assemblee coinvolgeranno centinaia di artigiani per eleggere i nuovi organismi dirigenti. Un’occasione per fare il punto sulle sfide del presente e sulle strategie per tutelare le imprese

Luca Montagnin (Cna Padova e Rovigo): “La nostra battaglia per una burocrazia più efficiente, 100 proposte per far risparmiare alle imprese artigiane fino a 200 milioni di euro l’anno”

CNA Padova e Rovigo si prepara ad avviare il percorso congressuale territoriale, in programma dall’1 aprile al 24 maggio 2025. Un appuntamento che coinvolgerà imprenditori, dirigenti associativi e rappresentanti di categoria, chiamati a costruire la nuova governance dell’associazione per i prossimi quattro anni.

LE ASSEMBLEE

Ad aprire il ciclo sarà, lunedì 1 aprile, l’assemblea della categoria degli impiantisti, che esprime anche l’attuale presidente territoriale Luca Montagnin. L’ultima tappa sarà invece quella del Tessile Unitario, in programma per il 22 maggio, mentre l’elezione del nuovo presidente si svolgerà il 5 giugno.

Le assemblee in calendario saranno 24 in totale, 18 dedicate ai mestieri e sei ai territori (Piovese, Alta Padovana, Padova Centrale, Bassa Padovana, Polesine Ovest e Delta). Saranno centinaia le persone coinvolte come candidati nei singoli direttivi, nelle presidenze di mestiere e come portavoce nell’assemblea generale. Proprio quest’ultima eleggerà, a conclusione del percorso, il nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che resterà in carica fino al 2029.

«Il congresso territoriale di CNA – spiega Luca Montagnin – è una grande occasione di incontro tra imprenditori. Un’opportunità per confrontarsi sui temi di stretta attualità, per affrontare insieme le sfide che la congiuntura ci presenta, ma anche per tirare le somme sul lavoro di rappresentanza che l’associazione svolge quotidianamente a tutela del mondo artigiano. Sarà anche un momento per fare il punto sui servizi, sulle prospettive di crescita e sul ruolo che CNA vuole continuare a giocare in un contesto sempre più complesso».

LE SFIDE

Tra le difficoltà che gli imprenditori si trovano a fronteggiare ogni giorno, Montagnin sottolinea in particolare il peso della burocrazia.

«È un vero e proprio fardello – osserva – che potrebbe essere alleggerito se solo si affrontasse il rapporto tra Stato e impresa in modo più costruttivo e funzionale. Anche questo sarà il compito dei nuovi rappresentanti di CNA: continuare con spirito costruttivo, ma senza mai mollare, la nostra battaglia per una burocrazia più efficiente, che accompagni e non ostacoli lo sviluppo delle imprese, al servizio della crescita economica e sociale del territorio».

Secondo uno studio realizzato da CNA, ogni imprenditore artigiano in Italia spreca mediamente 313 ore all’anno a causa della burocrazia, con un costo complessivo di oltre 9mila euro per le pratiche amministrative. A livello locale, il Centro Studi di CNA Padova e Rovigo stima che il peso della burocrazia ammonti a circa un miliardo di euro l’anno: 850 milioni nella provincia di Padova, 150 milioni in quella di Rovigo.

«Sono state introdotte nel corso degli anni numerose semplificazioni» – aggiunge Montagnin – «ma imprese e cittadini non avvertono un reale cambio di passo. La cattiva burocrazia continua a rappresentare una foresta pietrificata che penalizza l’iniziativa privata e frena il dinamismo delle nostre imprese».

LE PROPOSTE

Le proposte contenute nell’Osservatorio CNA Burocrazia, recentemente pubblicato, sono cento in tutto. Non si limitano a segnalare criticità, ma offrono soluzioni operative concrete, senza indebolire le tutele o abbassare il livello dei controlli, mirando invece a un rapporto più efficiente tra imprese e pubblica amministrazione. Molte proposte sono accompagnate anche da un’analisi dell’impatto economico.

Alcune semplificazioni hanno portata generale e interessano l’intero tessuto imprenditoriale, altre si concentrano su 29 settori specifici, dal tessile alle costruzioni, dalla meccatronica all’oreficeria. Complessivamente, l’intervento potenziale riguarda circa 830.000 imprese e 3,6 milioni di lavoratori, ovvero il 18% delle imprese attive e il 20% degli addetti in Italia.

Secondo il Centro Studi CNA, una concreta attuazione delle proposte potrebbe ridurre il tempo dedicato alla burocrazia da 313 a 263 ore l’anno per impresa, generando un risparmio medio annuo di quasi 1.500 euro. Sul piano nazionale si tratterebbe di un taglio pari a 7 miliardi di euro sui 43 che le imprese versano oggi alla burocrazia. Per il territorio di Padova e Rovigo questo si tradurrebbe in un risparmio annuo potenziale che può arrivare a 200 milioni di euro.

«Numeri di fronte ai quali – conclude Montagnin – vale la pena di battersi  a tutti i livelli della rappresentanza, dai Comuni fino al Parlamento e al Governo nazionale».

 

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19Mar

LETTERE DI COMPLIANCE, TRA GLI ANNI DI RIFERIMENTO ANCHE IL BIENNIO DEL COVID

19/03/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 77

Matteo Rettore (CNA Padova e Rovigo): «Impossibile applicare parametri ultra standardizzati ad un periodo storico del tutto fuori dall’ordinario. Eppure gli imprenditori continuano a ricevere avvisi per pendenze che, a seconda della dimensione della ditta, toccano cifre come 50,60 ma anche 100 o 200mila euro. Questo atteggiamento rischia di minare il rapporto di fiducia con il fisco»

 Continua l’invio, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle lettere di compliance agli artigiani e piccoli imprenditori padovani: circa dodicimila, secondo le stime di Cna Padova e Rovigo, i documenti in arrivo nel Padovano, a fronte di oltre tre milioni di lettere inviate in tutto il territorio nazionale.

Si tratta di controlli induttivi, basati quindi su dati medi e ipotesi, che rilevano presunte anomalie fiscali non sempre suffragate da contestazioni analitiche. Le lettere, infatti, si concentrano su discrepanze tra dichiarazioni fiscali e parametri settoriali, imponendo al contribuente l’onere di dimostrare la propria correttezza.

La questione ha sollevato numerose polemiche anche a livello nazionale, con categorie economiche e commercialisti che hanno già denunciato a gran voce che l’utilizzo di dati medi o presunti può compromettere gravemente il rapporto di fiducia tra contribuenti e amministrazione.

E lo stesso sostiene Cna, che in questi mesi sta sostenendo e affiancando gli associati nel far valere i propri diritti. “Uno degli aspetti che più ci ha colpito – dichiara Matteo Rettore, segretario CNA Padova e Rovigo – riguarda gli accertamenti relativi al periodo 2020-2021, ovvero gli anni della pandemia da Covid-19. In questi accertamenti, purtroppo, non si tiene conto delle difficoltà assolutamente fuori dall’ordinario che le imprese hanno affrontato in quel periodo”.

Tra le categorie più penalizzate ci sono ad esempio gli autoriparatori, che stanno ricevendo ora contestazioni rispetto al reddito dichiarato. Le motivazioni si basano su diversi parametri: tra questi un calcolo medio del tempo impiegato per servire ogni cliente, rapportato al numero di dipendenti. Secondo questa logica, è possibile determinare il reddito giornaliero di un’officina semplicemente in base al numero delle persone che ci lavorano.

Questa valutazione, però, non tiene conto di un elemento fondamentale: “Nel 2020 e nel 2021 – sottolinea Rettore – le officine hanno dovuto adottare procedure straordinarie a causa della pandemia. I meccanici entravano in veicoli potenzialmente infetti, dovevano igienizzare gli ambienti di lavoro e utilizzare strumenti specifici per garantire la sicurezza sanitaria. Tutte queste precauzioni hanno inevitabilmente allungato i tempi di lavoro, gonfiato le spese e ridotto la produttività, rendendo il confronto con periodi normali del tutto inadeguato”.

In questi mesi Cna Padova e Rovigo sta affiancando i propri associati nell’affrontare le verifiche dell’Ade. “Mettiamoci nei panni di chi ha un’impresa – spiega ancora il segretario di Cna – e si vede imputare pendenze con il fisco che arrivano a 50, 60, 100mila euro. Nel mentre ci sono spese da sostenere, collaboratori da pagare e via dicendo. Accettare l’accordo spesso significa dimezzare l’importo. Andare in contenzioso significa perdere molto più tempo senza nessuna certezza rispetto all’esito delle verifiche successive: anche chi sa di avere ragione è portato ad accettare perché ci si vede costretto. Tuttavia – conclude Rettore – questa modalità di gestione va rivista, altrimenti rischia di minare ulteriormente la fiducia degli imprenditori verso il sistema fiscale. È necessario un approccio più equo e realistico, che tenga conto delle reali condizioni vissute dalle imprese, in particolare con riferimento agli anni del covid”.

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18Mar

OBBLIGO DI ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI CATASTROFALI, SOGGETTE 75MILA IMPRESE NEL PADOVANO

18/03/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 77

Luca Montagnin, CNA Padova e Rovigo: «Molto preoccupati, la legge presenta numerosi punti poco chiari e le stesse assicurazioni ancora non dispongono di schemi definiti per rispondere a questa nuova normativa. Chiediamo una proroga ulteriore e auspichiamo un tavolo di confronto che coinvolga Governo, associazioni di categoria e assicurazioni».

CNA Padova e Rovigo esprime forte preoccupazione per l’introduzione dell’obbligo di assicurazione contro i danni catastrofali per le imprese, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e in vigore dal 31 marzo 2025. Il provvedimento coinvolge, nel padovano, circa 75mila aziende: tutte quelle iscritte al Registro delle Imprese, escluse le circa 11mila imprese agricole che continuano a rientrare nella disciplina del Fondo mutualistico nazionale. La norma impone di stipulare polizze per coprire i danni derivanti da eventi catastrofali, come terremoti e alluvioni, pena il rischio di esclusione da contributi e agevolazioni pubbliche. Tuttavia, le criticità ancora irrisolte sollevano molte domande e incertezze.

«Siamo molto preoccupati – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo, – la scadenza per mettersi in regola è vicinissima ma al momento non esistono schemi assicurativi chiari, le stesse compagnie non li hanno predisposti perché su molti punti vige l’incertezza. Questo significa che gli imprenditori rischiano di sottoscrivere polizze incomplete o parziali, spendendo soldi inutilmente».

LE CRITICITÀ

Un altro aspetto critico riguarda il legame tra l’obbligo assicurativo e l’accesso ai contributi pubblici. «Se un’impresa non si assicura – spiega Montagnin –  rischia di essere esclusa dai contributi pubblici, ma non è chiaro se questo riguardi tutti i tipi di agevolazioni. Ad esempio, un imprenditore che ha assunto un lavoratore con meno di 25 anni e gode dell’agevolazione contributiva, rischia di perderla? Questo è un punto fondamentale che il decreto non chiarisce».

CNA solleva anche il problema della definizione di sede aziendale. «Ci sono molte attività che hanno, spesso, la sede legale presso la propria abitazione: idraulici, imbianchini, imprese di pulizie. In questo caso, cosa accade? Devono assicurare la casa? La casa spesso è già assicurata, ma se un giorno si presenta un bando per acquistare strumenti informatici o altri incentivi, rischiano di non poterli ottenere perché non hanno stipulato una polizza su un immobile che non è propriamente un’azienda? Sono questioni pratiche che il decreto non affronta, ma che incidono in modo sostanziale sulla vita delle imprese».

Non solo le imprese, ma anche le compagnie assicurative sono in difficoltà. «È evidente – prosegue Montagnin –  che le stesse assicurazioni non hanno ancora un quadro chiaro di cosa devono coprire. Se parliamo di catastrofi naturali, non stiamo parlando della grandine. Alcune compagnie sostengono che, detta in parole semplici, se l’acqua arriva dal basso è un evento catastrofico, ma se arriva dall’alto no. Quindi l’allagamento è catastrofe, ma la grandine che distrugge i pannelli fotovoltaici no. Senza un quadro normativo condiviso con il Ministero, rischiamo di stipulare polizze che poi non coprono nulla di ciò che realmente serve».

LA RICHIESTA

Infine, Montagnin sottolinea un ulteriore punto critico: «Il decreto dice chiaramente che chi ha già una polizza assicurativa contro alcuni danni rimane coperto fino alla scadenza della stessa. Ma cosa accade se la mia polizza scade a novembre e la catastrofe naturale mi colpisce a settembre? Rischio di non ricevere i contributi, pur essendo in regola? È un problema enorme, che rischia di lasciare scoperte molte imprese senza alcuna tutela».

«Non possiamo accettare che un provvedimento di tale portata sia applicato senza regole certe e condivise. Auspichiamo che il Governo apra un confronto con le associazioni di categoria e le compagnie assicurative per definire modalità sostenibili. Servono tempo per definire perimetri chiari e regole trasparenti, non imposizioni che generano confusione e rischiano di danneggiare il tessuto imprenditoriale. La proroga al 31 marzo 2025 non è sufficiente: servono risposte concrete e tempi adeguati per permettere alle imprese di adeguarsi senza mettere a rischio la loro attività».

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26Feb

ZLS PORTO DI VENEZIA – RODIGINO LE CATEGORIE A CONFRONTO CON LA REGIONE VENETO ED I PARLAMENTARI LOCALI

26/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 83

Venezia – 25 febbraio 2025 – Il futuro della già attiva Zls e soprattutto la sua necessaria compatibilità con il tessuto economico del nostro territorio composto per oltre l’80% da piccole, medie e micro imprese è stato il tema dell’ incontro che si è tenuto lunedì 24 all’hotel Belstay di Marghera, promosso unitariamente dalle
categorie economiche Confartigianato, Confcommercio, Cna e Confesercenti delle provincie di Venezia e Rovigo, (rappresentative di 78 mila imprese), con i parlamentari veneziani e rodigini (presenti Andrea Martella, Nadia Romeo e Bartolomeo Amidei) e l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Veneto per discutere sulla questione dopo che la legge di Bilancio 2025 aveva purtroppo lasciato la Zls
senza finanziamento per i prossimi anni.

La situazione – Finora solo 10 imprese (2 di grandi dimensioni, 3 medie e 5 piccole) sono riuscite ad accedere agli incentivi della Zls per un credito d’imposta di 876mila euro (dati pubblicati il 10 febbraio dall’AgE), numeri che scontano l’assoluta incertezza e le tempistiche incompatibili con la realtà delle aziende. In effetti il mancato finanziamento triennale del credito d’imposta per le aziende che intendono
insediarsi nella Zls Porto di Venezia Rodigino, è sorprendente. “Siamo infatti certi – hanno spiegato i Presidenti di Confartigianato Città Metropolitana di Venezia, Confartigianato Polesine, Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo, Cna Metropolitana di Venezia, Cna di Padova-Rovigo e Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo, Siro Martin, Marco Campion, Massimo Zanon, Giancarlo Burigatto, Luca Montagnin e Lorenzo Vallese in rappresentanza delle categorie – che la Zls possa essere un’importante opportunità di sviluppo per il nostro territorio che dev’essere però accompagnata da una capacità progettuale di tutti gli attori del territorio, con l’obiettivo di supportarla con tutto quel corredo di infrastrutture immateriali e materiali, e di servizi che la rendano davvero appetibile per i nuovi insediamenti di aziende”.
Risorse insufficienti – È notizia di venerdì scorso l’approvazione definitiva del decreto “Milleproroghe” che, grazie all’emendamento presentato in commissione affari costituzionali del Senato, rifinanzia il credito d’imposta per le Zls anche per il 2025, confermando la dotazione di 80 milioni di euro. Un passo senz’altro positivo, ma non si può non notare come, ancora una volta, si rischi di fornire alle imprese un orizzonte
temporale troppo ristretto, incoerente con le loro esigenze di programmazione degli investimenti. Serve un rifinanziamento che copra un arco temporale di almeno tre anni.
“Le imprese hanno bisogno di certezze – hanno sottolineato le categorie –. In mancanza di adeguati finanziamenti per il prossimo triennio infatti, sfuma per le aziende il vantaggio di accedere al credito d’imposta, quindi la Zls rischia di rimanere una scatola vuota. Già nel 2024, al di là di aziende già insediate sul territorio, abbiamo visto nei numeri quanto le risorse limitate e una finestra temporale troppo stretta,
dal 3 settembre al 15 novembre, non ha consentito in realtà di attrarre davvero nuove opportunità di sviluppo e di nuovi insediamenti produttivi. Le potenzialità di questo strumento erano state enfatizzate soprattutto dalle istituzioni, a cominciare dalla Regione Veneto e questo ha creato anche non poche aspettative nei nostri territori”.
I tre punti dell’appello alla politica – Ai parlamentari è stato chiesto, in particolar modo, di trovare nei prossimi provvedimenti il modo di finanziare la Zls con una prospettiva pluriennale con almeno 200 milioni di euro di risorse per il 2025, 2026 e 2027. Ridurre le soglie di accesso (servono investimenti da 200 mila euro a 10 milioni) che di fatto escludono la gran parte delle imprese che ed inserire la possibilità di invitare i rappresentanti delle Organizzazioni territoriali di Venezia e Rovigo come uditori al Comitato di Indirizzo. “La Zls riguarda la provincia di Venezia e di Rovigo ma in realtà è uno strumento fondamentale per l’economia di tutto il Veneto – hanno sottolineato i rappresentanti di categoria –. È necessario che il provvedimento sia
costruito sulle effettive necessità delle imprese: questo appello lo rivolgiamo a chi oggi ha responsabilità di governo, regionale e nazionale e a tutti i nostri rappresentanti politici, perché altrimenti rischiamo che davvero tutto questo rimanga fermo al palo e una straordinaria opportunità com’è la Zls si trasformi in una delusione cocente”. A questo primo tavolo seguiranno altri con l’obiettivo di migliorare ed adeguare il più
possibile questo fondamentale strumento anche attraverso lo strumento dell’emendamento che potrebbe essere scritto unitariamente da questo tavolo.

Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo
Confartigianato Metropolitana di Venezia
Confartigianato Polesine
Cna Metropolitana di Venezia
Cna Padova Rovigo
Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo

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24Feb

Le imprese artigiane evolvono: in 10 anni meno imprese (-7,8%) ma con più addetti (+16,2%).

24/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 80

Negli ultimi dieci anni scomparse quasi 600 aziende del settore tessile e abbigliamento e 370 nel settore mobile e legno.

Montagnin: «Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, ma oggi questo mondo è completamente cambiato: si lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. E non mancano le possibilità di crescita e soddisfazione professionale e personale».

Se da un lato il numero delle imprese è in calo, dall’altro cresce il numero degli addetti, segno che le aziende stanno diventando sempre più strutturate. Tuttavia, il fenomeno del calo demografico e la difficoltà a reperire manodopera specializzata rischiano di frenare questa evoluzione.

Questa la significativa trasformazione che il panorama produttivo della provincia di Padova sta vivendo ormai da qualche anno. Nel dettaglio, secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi CNA Padova e Rovigo su fonte CCIAA Padova, la dinamica delle imprese della produzione nel Padovano appare decisamente più negativa del complesso economico provinciale: rispetto allo scorso anno sono scomparse oltre mille imprese (-0,9%) mentre il totale delle imprese di tutti i settori è sostanzialmente stabile (-0,1%). E se allarghiamo il confronto a dieci anni fa (2015) notiamo che la flessione è davvero importante, toccando quasi l’8% (7,8).

I settori più colpiti dalla riduzione del numero di imprese sono tessile e abbigliamento (-2,5% su base annua, -22,3% rispetto al 2015), mobile e legno (-0,6% annuo, -20,6% rispetto al 2015) e la carta e stampa (-2,9% annuo, -13,9% rispetto al 2015). Anche la metalmeccanica, che rappresenta oltre il 40% della produzione padovana, dopo un decennio di crescita mostra segnali di difficoltà, con una riduzione del numero di imprese.

Nonostante questo quadro, l’occupazione nella produzione registra un incremento dell’1,3% nel 2024 (e +16,2% rispetto al 2015), con una crescita superiore a quella dell’intera economia provinciale (+1,0%). Settori come l’elettronica e il medicale mostrano andamenti positivi, mentre il mobile-legno e la metalmeccanica evidenziano segnali negativi.

La difficoltà a reperire personale qualificato è un altro dei nodi critici evidenziati dall’indagine CNA: da una recente indagine interna condotta da CNA tra i suoi associati risulta infatti che il 67,8% delle aziende fatica a trovare manodopera specializzata, mentre solo il 28,6% dichiara di non avere problemi di questo tipo. Tra le figure più ricercate spiccano esperti IT, meccatronici, responsabili di produzione, disegnatori tecnici, programmatori CNC, tornitori, fresatori, impiantisti elettrici e idraulici.

«Questi dati – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova – confermano una tendenza in atto da anni. Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. Una spiegazione si può certamente trovare nell’inverno demografico, ma non solo. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, data soprattutto da un’immagine di questi lavori ancora radicata nell’immaginario collettivo ma, nei fatti, ampiamente superata. Il mondo dell’artigianato non è più quello di una volta: oggi l’artigiano è sempre più un imprenditore che utilizza tecnologie avanzate e lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. È necessario un forte impegno per rendere più attrattivi questi mestieri e investire nella formazione delle competenze richieste».

«Senza un intervento deciso sulla formazione e sulla valorizzazione delle competenze tecniche – conclude Montagnin – il rischio è che il nostro tessuto produttivo perda competitività. Serve un’azione sinergica tra imprese, istituzioni e sistema formativo per colmare questo gap e garantire un futuro solido al settore».

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17Feb

Investimenti e transizione green: le imprese artigiane puntano su formazione e consulenza, ma il clima di instabilità e la penuria di incentivi frena le spese per macchinari e attrezzature

17/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 83

Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province segnala che nel 2025 investiranno in nuove attrezzature il 51% degli artigiani, contro il 59,6% del 2024. 

Fatica ad affermarsi anche l’impegno sul fronte green: solo 3,2% delle imprese artigiane ha adottato un bilancio di sostenibilità

Montagnin: “Servono misure concrete e un supporto chiaro da parte delle istituzioni. Solo così le imprese potranno affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale”

Padova, 15 febbraio 2025 –  Le imprese artigiane di Padova e Rovigo faticano a investire, ma tengono duro continuando a puntare sul futuro: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%). Aumenta inoltre il numero di aziende che non prevede investimenti nel 2025, passando dal 14,3% al 18,2%.

Questo è quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi di CNA Padova e Rovigo su un campione di 138 imprese associate. CNA ha chiesto agli imprenditori di esprimersi su una serie di temi importanti, tra cui anche la propensione alla sostenibilità. Da quel che emerge, anche qui le imprese artigiane faticano ancora fatica a rendere strutturali alcune pratiche che testimoniano l’impegno green. Ad esempio, l’indagine di CNA evidenzia che la maggior parte delle imprese interrogate non ha ancora redatto un bilancio di sostenibilità: il 64,3% non lo ha mai fatto, mentre il 15,4% ha ricevuto richieste di indicatori ambientali dai propri committenti e il 17,1% dalle banche. Solo il 3,2% delle aziende ha già implementato questa pratica.

Fine degli incentivi e transizione 5.0: uno scenario di incertezza

Uno dei principali ostacoli agli investimenti è rappresentato dalla fine degli incentivi 4.0 e dalla complessità della nuova Transizione 5.0. Mentre in passato le politiche industriali favorivano una massima espansione degli investimenti, oggi il credito d’imposta oscilla al massimo tra il 35% e il 45%.

«Dobbiamo considerare che, di partenza – spiega Luca Montagnin, Presidente di CNA Padova e Rovigo – per una serie di congiunture ben note il periodo non è favorevole. Non stupisce che le

aziende facciano fatica ad investire, ed anzi valorizzerei come elemento di grande coraggio il fatto che le imprese artigiane, nonostante tutto, trovano la forza e l’audacia per investire su formazione e consulenza, un chiaro segnale di speranza nel futuro.

Tuttavia, l’accesso agli incentivi per gli investimenti più strutturali può risultare complesso per le realtà di minori dimensioni. Per questo è importante garantire strumenti chiari e accessibili, affinché anche le piccole e medie imprese possano sfruttare appieno le opportunità offerte dalla Transizione 5.0.».

Sostenibilità ancora lontana: bilanci ambientali poco diffusi

Già in passato fa CNA di Padova e Rovigo aveva evidenziato le difficoltà delle imprese artigiane nell’uso degli strumenti per contabilizzare le azioni di sostenibilità. Da un’indagine di gennaio 2024, infatti, emergeva che il 60% delle aziende è ben informato sulla sostenibilità economica della propria attività, dimostrando una crescente consapevolezza verso l’importanza di gestire l’azienda in modo responsabile e duraturo. Tuttavia, gli aspetti più formali legati alla sostenibilità, come l’adozione di bilanci sociali o la responsabilità sociale d’impresa, risultavano meno conosciuti.

Solo il 10% delle micro e piccole imprese disponeva di una certificazione energetica o ambientale, nonostante l’interesse per queste metodologie sia elevato, arrivando al 60%. Questo dato è particolarmente rilevante poiché molti committenti, soprattutto gruppi industriali internazionali, richiedono sempre più frequentemente la certificazione dell’intera filiera produttiva, che coinvolge molte realtà locali.

A un anno di distanza, CNA rileva ancora una volta che la maggior parte delle imprese non ha ancora redatto un bilancio di sostenibilità: il 64,3% non lo ha mai fatto, mentre il 15,4% ha ricevuto richieste di indicatori ambientali dai propri committenti e il 17,1% dalle banche. Ma solo il 3,2% delle aziende ha già implementato questa pratica.

Eppure, il tema della sostenibilità non può più essere rimandato. La crescente pressione da parte delle filiere, degli istituti bancari e delle normative rende sempre più necessario per le imprese artigiane adottare strumenti di misurazione e rendicontazione ambientale.

«Ribadisco: i nostri artigiani sono gente che non molla mai – conclude Montagnin – ma per trasformare la fiducia in crescita servono misure concrete e un supporto chiaro da parte delle istituzioni. Solo così le imprese potranno affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale».

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Confederazione Nazionale dell’artigianato
e delle Piccole imprese

Associazione Provinciale di Padova e Rovigo
Via della Croce Rossa 56
35129 Padova

t. +39 049 8062211
f. +39 049 8062200

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