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CNA Padova
17Giu

ROVIGO, INTERI COMUNI SENZA INTERNET DA UNA SETTIMANA

17/06/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 92

Il guasto causato probabilmente da un cavo Enel tranciato per errore

CNA: “Imprese bloccate, servono risposte immediate”

Rovigo, 16 giugno 2025 – Da lunedì 9 giugno alcuni comuni del rodigino sono senza linea internet. Un disservizio che, a distanza di una settimana, non è ancora stato risolto e che sta mettendo in ginocchio decine di attività economiche, costrette a lavorare a singhiozzo o a fermarsi del tutto.

Il blackout digitale sta interessando in particolare Lusia, Fratta Polesine e Villanova del Ghebbo: secondo le prime ricostruzioni il danno sarebbe da ricondurre ad un cavo tranciato da Enel che ha compromesso l’intera dorsale in fibra ottica. A farne le spese sono soprattutto le imprese, completamente impossibilitate a lavorare, ma anche piccole attività, privati cittadini, perfino le scuole che nei giorni scorsi hanno affrontato gli esami di maturità e di terza media. A denunciare la situazione è CNA Padova e Rovigo, che raccoglie la voce di imprenditori e professionisti esasperati dall’assenza di connettività.

«È una paralisi digitale – sottolinea Filippo Dalla Villa, presidente della Comunicazione CNA Rovigo – io stesso ho tre dipendenti fermi da lunedì pomeriggio scorso: una settimana di lavoro persa che nessuno ci restituirà. E il danno non è solo economico, ma anche organizzativo. Nessuno ha comunicato nulla: ci siamo trovati giorno per giorno a dover improvvisare, alla fine ho comprato a mie spese un router con sim dati ma le connessioni mobili sono ormai sovraccariche e instabili. Il danno è enorme e non solo nostro: ristoratori, parrucchieri, artigiani, studi professionali: tutti senza linea. Senza contare le scuole, che hanno svolto gli esami di maturità collegandosi in 4G. Chiediamo trasparenza e tempi certi: non è possibile lasciare imprese e cittadini nell’incertezza. Un’interruzione così prolungata dovrebbe prevedere almeno un’indennità automatica, non può ricadere tutto sull’utenza».

«In un territorio che già sconta un gap infrastrutturale – aggiunge Matteo Rettore, segretario generale CNA Padova e Rovigo – un disservizio di questo tipo non è solo un disagio: è un freno allo sviluppo. Gli imprenditori sono giustamente irritati: non possono fatturare, non possono accedere ai gestionali, non riescono nemmeno a rispondere alle mail dei clienti. Il problema, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, non riguarda i singoli operatori telefonici: il disservizio ha origine a monte, dal vettore unico Open Fiber, che in quelle aree gestisce fisicamente l’infrastruttura e che, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, sarebbe ancora al lavoro per ripristinare la linea. Il sovraccarico sulle reti mobili, nel frattempo, ha messo in difficoltà anche chi ha cercato soluzioni alternative».

Sulla questione, CNA si è rivolta al presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese, che ha subito dimostrato interesse per il problema e contattato i soggetti in causa, chiedendo di risolvere al più presto. CNA continuerà a monitorare la situazione.

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16Giu

PADOVA INVECCHIA, L’IMPRESA STRANIERA CRESCE: +6% IN DIECI ANNI NEL 2024 SONO 3.500 LE IMPRESE STRANIERE NEL COMUNE, IL 27% GUIDATE DA DONNE E IL 13% DA UNDER 35

16/06/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 89

Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo): “Preoccupa un saldo generazionale gravemente negativo che sta già avendo conseguenze sociali ed economiche. Serve una strategia per valorizzare chi investe nel territorio con servizi mirati, formazione e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”

In un contesto demografico che vede la popolazione padovana in calo e con un indice di vecchiaia salito da 149 a 203 in dieci anni, è l’imprenditoria giovanile e straniera a rappresentare una delle leve più dinamiche dell’economia locale. Lo confermano i dati dell’Osservatorio CNA Padova e Rovigo, elaborati su fonti Istat, Urbistat e Camera di Commercio.

Secondo i dati aggiornati al 2024, nel solo Comune di Padova si contano 3.500 imprese guidate da stranieri, di cui 2.900 da extracomunitari. Un comparto che negli ultimi dieci anni ha registrato un aumento del +6%, a fronte di una popolazione residente straniera sostanzialmente stabile attorno al 10,5%. Gli stranieri residenti, infatti, sono erano 98mila nel 2024 e 95mila nel 2014. Le nazionalità più rappresentate sono Romania (33%), Marocco (9%), Cina (9%), Moldavia (11%). Seguono Nigeria, Algeria, Ucraina, Albania e Pakistan.

Il dato più rilevante, per quanto concerne le imprese, riguarda la componente giovanile: tra gli imprenditori stranieri extracomunitari, il 13% ha meno di 35 anni, a fronte del 6% tra gli italiani. Non solo: il 27% delle imprese straniere extra UE è guidato da donne, contro il 22% delle italiane (indagine Camera di Commercio di Padova, 2025).
Sempre secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Padova, le imprese guidate da cittadini extracomunitari si distinguono per una maggiore “giovinezza” anagrafica e imprenditoriale. Oltre l’85% di queste attività è stato avviato dopo il 2010, segno di una presenza recente ma in rapida espansione. A livello organizzativo, il panorama è composto prevalentemente da imprese individuali (73%), spesso di piccole dimensioni: nel 70% dei casi il numero di addetti non supera l’unità. Quanto alle nazionalità, i gruppi più numerosi sono quelli di origine cinese (25%) e nigeriana (23%), seguiti a distanza dai moldavi, che rappresentano comunque un significativo 8% del totale.

Sul piano settoriale, le attività si concentrano principalmente in tre ambiti: il commercio, che raccoglie una realtà su due (con oltre 1.400 insediamenti), i servizi alla persona (14%) e il comparto alberghiero e della ristorazione (13%). Questi tre settori coprono complessivamente oltre il 75% delle imprese straniere. Restano invece marginali le presenze nell’agricoltura (0,67%) e nell’industria (3%), a conferma di una distribuzione ancora sbilanciata su comparti tradizionalmente più accessibili per l’autoimprenditorialità.

La dinamica si inserisce all’interno di un contesto demografico ben noto: la popolazione giovane si sta riducendo drasticamente, mentre cresce il numero di over 65. A preoccupare è soprattutto il saldo negativo nella fascia 0–14, che perde oltre il 15% in dieci anni. Un gap che pareggia il saldo con la popolazione anziana, che cresce in identica misura. Questo squilibrio mette a rischio il ricambio generazionale del sistema produttivo, con ricadute non solo sociali ma anche economiche.

 

“Sono dati che non possono passare inosservati – commenta Luca Montagnin, presidente CNA Padova –. In un sistema che invecchia e fatica a trovare ricambio generazionale, i giovani e gli stranieri che decidono di aprire un’impresa portano una scossa di vitalità. Innovano, rischiano, resistono. Ma spesso restano soli, con scarse competenze amministrative e difficoltà nell’accesso al credito. È su questi nodi che dobbiamo lavorare, con servizi mirati, formazione, e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”.

Il quadro padovano ricalca quello nazionale. Secondo il report CNA 2024, in Italia sono oltre 660.000 le imprese a guida straniera, pari all’11% del totale. Anche qui, la spinta arriva da giovani e donne, con una presenza importante nel commercio, nei servizi e nella ristorazione. “I numeri del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2024 elaborato da CNA – continua Montagnin – parlano chiaro: l’imprenditoria straniera non è una realtà marginale, ma una leva strategica dell’economia italiana. Queste attività non solo generano occupazione, ma contribuiscono anche a rafforzare la coesione sociale, intervenendo in settori e territori spesso colpiti da vuoti demografici e produttivi. A livello nazionale come locale – conclude Montagnin – serve una politica di sistema che metta l’imprenditoria straniera e giovanile al centro. Non per assistenzialismo, ma perché rappresenta una risposta concreta alla crisi demografica e alla stagnazione del ricambio generazionale”.

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21Mag

MICROIMPRESE IN FLESSIONE IN TUTTO IL PADOVANO E RODIGINO CNA: “SONO IL CUORE PULSANTE DEL TERRITORIO, MA ANCHE LE PIÙ PENALIZZATE”

21/05/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 84

In fase congressuale, CNA Padova e Rovigo analizza la dinamica delle imprese nel Padovano. Difficoltà di accesso ai bandi e incentivi non calibrati sulle piccole realtà non aiutano le microimprese, che pure restano la spina dorsale dell’economia locale. A rappresentare il punto di vista delle imprese i nuovi coordinatori d’area eletti nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Giovanni Salvalaggio per l’Alta Padovana, Umberto Zampieri per il Centro, Rudy Toninato per il Piovese, Fabio Vascon per la Bassa Padovana

La dinamica imprenditoriale nell’ultimo decennio evidenzia un dato chiaro e trasversale: in tutte le aree della provincia di Padova le microimprese sono in flessione. Lo confermano i dati elaborati da CNA Padova e Rovigo in occasione del percorso congressuale in corso. L’erosione riguarda solo le realtà più piccole, mentre il numero complessivo di addetti, grazie alle imprese medio-grandi, risulta in crescita. Un paradosso che mette in luce una criticità sistemica: le microimprese – pur rappresentando la parte più consistente del tessuto economico – sono oggi le più penalizzate.

A rappresentare il punto di vista delle imprese in questa fase cruciale per la rappresentanza saranno i nuovi coordinatori d’area eletti nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Giovanni Salvalaggio per l’Alta Padovana, Umberto Zampieri per il Centro, Rudy Toninato per il Piovese, Fabio Vascon per la Bassa Padovana. Nel difficile lavoro di rappresentanza, i coordinatori saranno supportati dai dirigenti di sede: Luca Lazzari (Cittadella), Valter Meneghello (Piombino Dese), Matteo Massarotto (Cadoneghe), Ennio Creponi (Padova Sud), Graziano Levorin (Piove di Sacco), Alberto Nardo (Roncaglia), Mario Francescon (Montagnana), Fabrizio Biancato (Conselve), Andrea Giacomin (Monselice), Cristian Gallian (Este) e Sante Venturato (Solesino).

Il percorso congressuale di CNA è lungo e intenso: nell’insieme si articola in 24 assemblee. Le prime sei hanno visto la scelta dei rappresentanti di area e di territorio, che dovranno confrontarsi con le sfide di un sistema alle prese con una profonda trasformazione. Ben 18 tappe sono invece dedicate all’elezione di altrettanti presidenti di categoria, che rappresentano i diversi mestieri. La conclusione di questo percorso sarà l’assemblea generale del prossimo 5 giugno che decreterà l’elezione del nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni.

I presidenti territoriali si trovano già ora a fare fronte all’emergenza relativa alle microimprese, le realtà più piccole ma anche quelle più diffuse e radicate sul territorio che perdono terreno anche a seguito della scarsa attenzione delle istituzioni nei loro confronti.

Le difficoltà che si riflettono in modo chiaro sui numeri: negli ultimi dieci anni tutte le aree del Padovano hanno registrato un calo, ma la situazione è particolarmente critica in Bassa Padovana (-11,5%) e Alta Padovana (-7,3%), seguite dal Piovese (-5,5%). Solo la zona centrale del Padovano ha contenuto meglio l’erosione, fermandosi a un -3,4%. Eppure sono proprio le microimprese a rappresentare il 90% delle aziende padovane, coprendo interi comparti nei settori della produzione, dell’artigianato, dei servizi alla persona, del commercio di prossimità.

«In territori dove le microimprese sono la forma prevalente d’impresa – sottolineano i quattro coordinatori di area del Padovano – queste flessioni significano meno attività aperte nei centri storici, meno servizi di prossimità, meno occasioni di lavoro locale. Eppure sono proprio queste realtà a reggere, spesso in silenzio, le economie di paese e di quartiere. Le difficoltà sono concrete: le microimprese fanno più fatica ad accedere ai fondi e agli strumenti pubblici perché sono meno strutturate. Inoltre, la maggior parte delle misure nazionali e regionali è pensata per chi ha già dimensioni medio-grandi. Per le piccole realtà servono strumenti ad hoc. E questo è un diritto garantito anche dall’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento».

In fase congressuale, CNA Padova e Rovigo analizza la dinamica delle imprese nel Rodigino. Difficoltà di accesso ai bandi e incentivi non calibrati sulle piccole realtà non aiutano le microimprese, che pure restano la spina dorsale dell’economia locale. A rappresentare il punto di vista delle imprese le coordinatrici d’area elette nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Monia Maniezzi per l’area Polesine Ovest, Emanuela Carlini per il Delta del Po

La dinamica imprenditoriale nell’ultimo decennio evidenzia un dato chiaro e trasversale: in tutte le aree della provincia di Rovigo le microimprese sono in flessione. Lo confermano i dati elaborati da CNA Padova e Rovigo in occasione del percorso congressuale in corso. L’erosione riguarda solo le realtà più piccole, mentre quelle di medie dimensioni sono in crescita. Una dinamica che mette in luce una criticità sistemica: le microimprese – pur rappresentando la parte più consistente del tessuto economico – sono oggi le più penalizzate.

A rappresentare il punto di vista delle imprese in questa fase cruciale per la rappresentanza saranno le nuove coordinatrici d’area elette nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: la rappresentanza rodigina, tutta in rosa, vede emergere Monia Maniezzi per l’area Polesine Ovest ed Emanuela Carlini per il Delta del Po. Nel difficile lavoro di rappresentanza, le coordinatrici saranno supportate dai dirigenti di sede: Alessandro Osti (Lendinara), Walter Gozzo (Occhiobello), Massimo Fidelfatti (Porto Viro).

Il percorso congressuale di CNA è lungo e intenso: nell’insieme si articola in 24 assemblee. Le prime sei hanno visto la scelta dei rappresentanti di area e di territorio, che dovranno confrontarsi con le sfide di un sistema alle prese con una profonda trasformazione. Ben 18 tappe sono invece dedicate all’elezione di altrettanti presidenti di categoria, che rappresentano i diversi mestieri. La conclusione di questo percorso sarà l’assemblea generale del prossimo 5 giugno che decreterà l’elezione del nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni.

I presidenti territoriali si trovano già ora a fare fronte all’emergenza relativa alle microimprese, le realtà più piccole ma anche quelle più diffuse e radicate sul territorio che perdono terreno anche a seguito della scarsa attenzione delle istituzioni nei loro confronti.

Le difficoltà che si riflettono in modo chiaro sui numeri: negli ultimi dieci il calo del numero di imprese è generalizzato ma la situazione è particolarmente critica per quanto riguarda le micro imprese. In provincia il calo è del 14%, ma nel Polesine supera il 15%. Eppure sono proprio le microimprese a rappresentare il 90% delle aziende rodigine, coprendo interi comparti nei settori della produzione, dell’artigianato, dei servizi alla persona, del commercio di prossimità.

«In territori dove le microimprese sono la forma prevalente d’impresa – sottolineano le coordinatrici d’area Maniezzi e Carlini – queste flessioni significano meno attività aperte nei centri storici, meno servizi di prossimità, meno occasioni di lavoro locale. Eppure sono proprio queste realtà a reggere, spesso in silenzio, le economie di paese e di quartiere. Le difficoltà sono concrete: le microimprese fanno più fatica ad accedere ai fondi e agli strumenti pubblici perché sono meno strutturate. Inoltre, la maggior parte delle misure nazionali e regionali è pensata per chi ha già dimensioni medio-grandi. Per le piccole realtà servono strumenti ad hoc. E questo è un diritto garantito anche dall’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento».

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12Mag

LOGISTICA: UN SETTORE CHE NEL PADOVANO FATTURA OLTRE 3 MILIARDI DI EURO

12/05/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 87

Montagnin: “Il progetto dell’Interporto è un’opportunità di sviluppo” Cna Trasporti con oltre 800 associati pesa per più del 40% della rappresentanza territoriale

Il settore della logistica si conferma uno dei pilastri dell’economia padovana. Secondo l’ultimo report congiunto di CNA Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna dedicato ad automotive e logistica, il comparto vale complessivamente oltre 12,2 miliardi di euro a livello interregionale, con Padova che da sola pesa per oltre 3 miliardi.

Un risultato che riflette la vivacità del tessuto imprenditoriale locale e che vede CNA Trasporti come associazione di riferimento, con oltre 800 imprese associate e una rappresentatività che supera il 40% del settore padovano.

Lo scorso marzo si è svolto un importante incontro tra la dirigenza di CNA Trasporti e i vertici di Interporto Padova, rappresentati dal presidente Luciano Greco e dall’amministratore delegato Roberto Tosetto. Un confronto che ha sottolineato l’importanza strategica dell’Interporto come infrastruttura chiave per lo sviluppo non solo del comparto logistico, ma di tutta l’economia locale.

E se la logistica è un settore cruciale per l’economia del territorio, CNA – con il suo ruolo di rappresentanza – è un anello di congiunzione fondamentale tra le esigenze delle imprese e un’infrastruttura strategica come l’Interporto, il cui sviluppo è determinante per la crescita non solo del Padovano ma dell’intera regione.

«In questi mesi – dichiara il presidente di CNA Padova e Rovigo, Luca Montagnin – si sta sviluppando, all’interno delle istituzioni e sulla stampa locale, un dibattito interessante in merito alla proposta di Interporto Padova di costituire una nuova società per la gestione del terminal, aprendone il capitale anche a un operatore privato specializzato nel settore.

Riteniamo questa operazione di grande interesse. Non solo perché valorizza ulteriormente un asset che ha già dimostrato tutta la sua rilevanza per il territorio, ma perché può rappresentare un’opportunità concreta: l’ingresso di un primario operatore dell’intermodalità nel Padovano potrebbe infatti permettere di aumentare i volumi di traffico, favorire l’insediamento di nuove imprese della logistica e rafforzare il ruolo del nostro territorio come piattaforma strategica per la distribuzione delle merci.

Tutto questo aumenterebbe il valore aggiunto dei prodotti che transitano per il Padovano, generando occupazione e nuove opportunità per le imprese insediate, e contribuendo alla creazione e distribuzione della ricchezza in tutta l’area.

Comprendiamo le perplessità e i dubbi espressi anche dal sindacato e da chi, con spirito critico, solleva legittime questioni. Da parte nostra, vigileremo con attenzione sull’intero processo. Al tempo stesso, riteniamo che questi interrogativi – sani e costruttivi – non debbano tradursi in un ostacolo pregiudiziale allo sviluppo di un progetto che può portare crescita e benefici tangibili.

Innovazione e sviluppo non possono restare solo idee: devono trovare concretezza. E questa ci sembra un’ottima occasione per “calare a terra” nuove opportunità e prospettive per le nostre imprese. Ci auguriamo che non si tratti solo di un’operazione finanziaria, ma soprattutto di una reale opportunità di crescita industriale e di potenziamento dei servizi.

Sono convinto – conclude Montagnin – che gli artigiani debbano avere una visione del futuro, e questo progetto va proprio in questa direzione: rafforzare la visibilità del nostro territorio a livello globale e contribuire alla creazione di nuova ricchezza. Perché intermodalità e scambio di merci sono le basi di un’economia davvero florida».


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30Apr

PRIMO MAGGIO: NON SOLO LAVORO MA FORMAZIONE E COMPETENZE

30/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 85

PADOVANO, PRIMO MAGGIO: IN 10 ANNI OCCUPAZIONE ARTIGIANA +16% NON SOLO LAVORO MA FORMAZIONE E COMPETENZE

Negli ultimi dieci anni le imprese del settore produttivo hanno visto crescere i propri posti di lavoro di oltre il 16%, mentre tra 2023 e 2024 l’incremento degli occupati è stato del +1,3%, meglio della media delle attività economiche del Padovano ferme a un +1%.

Montagnin: “Quando guardiamo all’occupazione nel settore artigiano dovremmo ricordarci che, per la propria natura, l’artigiano porta valore aggiunto grazie alla formazione e allo sviluppo del know how dei propri collaboratori.  Anche la Costituzione lo riconosce alla fine dell’Articolo 45 dove si dichiara che la legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”.

Il sistema manifatturiero – e quello artigiano nello specifico – continuano ad essere un motore strategico per lo sviluppo socio economico del territorio. A indicarlo i dati elaborati dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo su quelli della CCIAA di Padova secondo cui, pure a fronte di una contrazione nel numero delle imprese il comparto produttivo dell’economia del territorio ha visto una crescita dell’occupazione di oltre il 16% tra 2015 e 2024.

Non solo: nella provincia di Padova tra 2023 e 2024, anno quest’ultimo difficile per il sistema economico nel suo complesso, la crescita dell’occupazione nel settore produttivo è stata anche superiore a quella del totale degli altri comparti economici con un incremento del 1,3% contro una media del 1%.

“Sono dati che confermano la capacità di reazione e la forza di un intero settore in cui gli artigiani sono particolarmente presenti – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. –  Ma credo sia doveroso fare anche un’altra riflessione attorno al nostro mondo: per la propria natura il lavoro artigiano vede nelle competenze e nella creatività un elemento fondamentale per lo sviluppo del proprio valore aggiunto. Proprio per questo i nostri imprenditori tendono a scommettere più di altri sulla formazione e sullo sviluppo del know how dei propri collaboratori. In questo senso siamo convinti che il mondo artigiano necessiti di regole diverse e più flessibili rispetto alla grande impresa. Regole che riconoscano l’investimento che gli artigiani ogni giorno mettono in campo per lo sviluppo del mondo del lavoro”.

Una recente indagine di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti mostra che le imprese artigiane dei due territori, pure faticando a investire, tengono duro e continuano a puntare sul futuro. Proprio a partire dalla formazione: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%).

“Ma non è solo con gli stipendi e con il welfare aziendale che gli artigiani restituiscono al proprio territorio la ricchezza che creano – continua Montagnin – ma anche con la formazione e lo sviluppo di quelle competenze che sono un patrimonio tanto dell’azienda quanto dei singoli individui che vi collaborano. L’artigianato ha anche investito sul welfare con strumenti come Ebav, il nostro ente bilaterale che da 35 anni garantisce ai dipendenti forme sostengono al reddito, istruzione, trasporto. Inoltre con la più recente introduzione del fondo sanitario Sani in Veneto riesce a garantire prestazioni sanitarie a più di 100.000 lavoratori. In questo senso dovremmo leggere quella parte dell’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento. Gli artigiani sono imprenditori e sono anche lavoratori che si impegnano al fianco dei propri collaboratori ogni giorno per produrre beni e servizi necessari alla comunità. Un ruolo di cui ciascuno di noi va particolarmente fiero. Per questo ci sentiamo orgogliosi di augurare un buon Primo Maggio a tutte e tutti”.

POLESINE, PRIMO MAGGIO: OCCUPAZIONE IN CALO MA ARTIGIANI INVESTONO IN FORMAZIONE E WELFARE

Negli ultimi dieci anni le imprese del settore produttivo hanno visto calare i propri posti di lavoro di oltre il 16%, mentre tra 2023 e 2024 la flessione degli occupati è stata dell’1,3%, peggio della media delle attività economiche del Rodigino (-0,7%).

 Montagnin: “Quando guardiamo all’occupazione nel settore artigiano, anche dove si registra una situazione di sofferenza, dovremmo ricordarci che, per la propria natura, l’artigiano porta valore aggiunto grazie alla formazione e allo sviluppo del know how dei propri collaboratori.  Anche la Costituzione lo riconosce alla fine dell’Articolo 45 dove si dichiara che la legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”.

Nel Rodigino il sistema manifatturiero continua a soffrire. A indicarlo i dati elaborati dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo su quelli della CCIAA di Venezia Rovigo secondo cui, a fronte di una contrazione nel numero delle imprese il comparto produttivo dell’economia del territorio si registra una più che congrua riduzione dell’occupazione (-16,7% tra 2015 e 2024).

Meno marcato il fenomeno tra 2023 e 2024: nella provincia di Rovigo tra 2023 e 2024, complice anche un anno difficile per il sistema economico nel suo complesso, la flessione dell’occupazione nel settore produttivo è stata superiore a quella del totale degli altri comparti economici con un calo del 1,3% contro una media dello 0,7%.

“Sono dati che confermano le difficoltà di un tessuto produttivo che ha bisogno di supporto – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. –  Ma credo sia doveroso fare anche un’altra riflessione attorno al nostro mondo: per la propria natura il lavoro artigiano vede nelle competenze e nella creatività un elemento fondamentale per lo sviluppo del proprio valore aggiunto. Proprio per questo i nostri imprenditori tendono a scommettere più di altri sulla formazione e sullo sviluppo del know how dei propri collaboratori. In questo senso siamo convinti che il mondo artigiano necessiti di regole diverse e più flessibili rispetto alla grande impresa. Regole che riconoscano l’investimento che gli artigiani ogni giorno mettono in campo per lo sviluppo del mondo del lavoro”.

Una recente indagine di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti mostra che le imprese artigiane dei due territori, pure faticando a investire, tengono duro e continuano a puntare sul futuro. Proprio a partire dalla formazione: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%).

“Ma non è solo con gli stipendi e con il welfare aziendale che gli artigiani restituiscono al proprio territorio la ricchezza che creano – continua Montagnin – ma anche con la formazione e lo sviluppo di quelle competenze che sono un patrimonio tanto dell’azienda quanto dei singoli individui che vi collaborano. L’artigianato ha anche investito sul welfare con strumenti come Ebav, il nostro ente bilaterale che da 35 anni garantisce ai dipendenti forme sostengono al reddito, istruzione, trasporto. Inoltre con la più recente introduzione del fondo sanitario Sani in Veneto riesce a garantire prestazioni sanitarie a più di 100.000 lavoratori. In questo senso dovremmo leggere quella parte dell’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento. Gli artigiani sono imprenditori e sono anche lavoratori che si impegnano al fianco dei propri collaboratori ogni giorno per produrre beni e servizi necessari alla comunità. Un ruolo di cui ciascuno di noi va particolarmente fiero. Per questo ci sentiamo orgogliosi di augurare un buon Primo Maggio a tutte e tutti”.

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14Apr

INCENTIVI E STRUMENTI PER LA CRESCITA DELLE IMPRESE, CNA INCONTRA IL SOTTOSEGRETARIO AL MIMIT MASSIMO BITONCI

14/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 86

L’indagine CNA: nel 2024 l’ufficio bandi ha accolto 220 domande: per 2,7 milioni di euro arrivati alle aziende ci sono stati investimenti per oltre dieci milioni, spesi per il 48% in innovazione e tecnologie green

Montagnin: “Chiediamo finanziamenti a misura di artigiano: gli incentivi ci sono ma spesso si rivelano difficilmente accessibili per le piccole e medie imprese”.

Bitonci: “Incentivi alle imprese superati. Dobbiamo puntare a un sistema che stimoli gli investimenti delle imprese e la loro competitività”.

«La leva generativa dei contributi alle imprese è enorme: basti pensare che nel 2024, solo nel territorio di Padova e Rovigo, le 220 domande accolte dal nostro ufficio bandi hanno portato sul territorio 2.698.270 milioni di euro. E questo ha generato ulteriori investimenti per 10,2 milioni di euro, di cui il 48% di tipo innovativo o green». Così Catia Ventura, Vice Direttore di CNA Padova e Rovigo, che in occasione dell’incontro di oggi ha esposto alcuni dati sulla propensione all’investimento da parte delle imprese artigiane di Padova e Rovigo.

Nel 2025 cresce la quota di chi sceglie di investire in formazione e consulenza. Secondo i dati raccolti dal Centro Studi di CNA Padova e Rovigo su un campione di 138 aziende associate, si passa dal 22% al 25% per quanto riguarda la formazione, mentre la consulenza sale dal 4% al 6%.

In calo, invece, gli investimenti in macchinari e attrezzature, che scendono dal 60% al 50%. Aumenta anche il numero di imprese che dichiara di non voler effettuare alcun investimento nel 2025, con una crescita dal 14% al 18%. Quanto agli strumenti per il credito, il 77% degli intervistati ha utilizzato prestiti bancari, il 62% di leasing e il 23% ha investito con mezzi propri. Inoltre il 71% delle aziende artigiane che hanno partecipato al sondaggio ha usufruito del credito d’imposta, il 57% della legge Sabatini, il 41% di bandi regionali e il 32% di bandi nazionali.

L’indagine CNA ha approfondito anche il tema della sostenibilità, evidenziando che molte imprese artigiane faticano ancora a integrare in modo strutturale pratiche green all’interno della propria attività. Il 64,3% delle aziende non ha mai redatto un bilancio di sostenibilità. Tuttavia, crescono le sollecitazioni da parte di attori esterni: il 15,4% delle imprese ha ricevuto richieste di indicatori ambientali da parte dei clienti, mentre il 17,1% ha avuto richieste simili dalle banche. Solo il 3,2% delle imprese ha già adottato questa prassi.

«Sappiamo bene – dichiara il presidente di CNA Padova e Rovigo, Luca Montagnin – che il contesto economico attuale, tra incertezze internazionali e rincari strutturali, non è dei più semplici. Eppure, ancora una volta, le imprese artigiane del nostro territorio dimostrano una straordinaria capacità di resilienza. Non solo tengono duro: trovano il coraggio e la visione per investire, per formarsi, per chiedere consulenza. Ed è proprio questa voglia di futuro che dobbiamo saper sostenere con azioni concrete».

«Il punto, però – continua Montagnin – è che non sempre i bandi e gli incentivi messi a disposizione riescono davvero a rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese. Spesso faticano ad accedere per tempo alle informazioni sui bandi, o ad interpretarli correttamente. Le piccole imprese, poi, non sono strutturate per affrontare la corposa documentazione che può essere necessario produrre. È qui che si crea il vero divario: tra chi può permettersi di cogliere le opportunità e chi, pur avendo idee e volontà, resta escluso.

Per questo serve un cambio di passo. Servono strumenti pensati davvero per le micro e piccole imprese: più semplici, più accessibili, più vicini al territorio. Penso, ad esempio, al piano Transizione 5.0: un’occasione importante, ma che rischia di restare sulla carta se non si interviene con una semplificazione reale e con percorsi di accompagnamento chiari.

E poi c’è il tema della sostenibilità. Le nostre indagini parlano chiaro: solo una minima parte delle aziende ha adottato strumenti di rendicontazione ambientale. Non per mancanza di interesse, ma per carenza di mezzi e supporto. Oggi la sostenibilità è una condizione per lavorare con le filiere, per accedere al credito, per restare competitivi. Ma non può restare un obiettivo solo teorico: servono strumenti operativi, formazione, affiancamento.

Come CNA Padova e Rovigo continueremo a lavorare su entrambi i fronti: da un lato aiutare le imprese a cogliere le opportunità, dall’altro sollecitare con forza istituzioni e governi affinché le politiche per lo sviluppo siano davvero a misura delle nostre imprese. I nostri artigiani non chiedono scorciatoie: chiedono strumenti adeguati. E noi saremo al loro fianco per garantirli».

A chiudere l’incontro il viceministro Bitonci. «Siamo in un periodo difficile – ha detto Bitonci – e il debito pubblico ha superato i 3 mila miliardi di euro. Un periodo reso ancora più complesso dalle tensioni commerciali tra Cina e Usa e dalle incertezze sui dazi all’Europa. In questo contesto così difficile questo Governo è riuscito a riportare l’avanzo primario (la differenza cioè tra le entrate e le uscite dello stato al netto degli interessi passivi) in positivo. Siamo convinti che gli incentivi al consumo, tipo quelli per l’acquisto di auto o di elettrodomestici, siano superati.

Dobbiamo puntare a un sistema che stimoli gli investimenti delle imprese e la loro competitività. In Italia gli incentivi sono erogati per circa i due terzi dalle Regioni e solo per un terzo dallo Stato. Spesso si preferisce distribuire i fondi che ci sono e che credo siano sufficienti per dare supporto allo sviluppo delle micro e piccole imprese, come pure alle medie e alle grandi, in micro interventi che non sempre si rivelano inefficaci. Nel nostro sistema, che vede il 95% di Pmi spesso integrate in filiere e distretti, dobbiamo puntare su interventi che supportino altri modelli: lo faremo con lo sportello per l’autoproduzione di energia finanziato con 320 milioni di euro, lo facciamo continuando a rifinanziare la Nuova Sabatini per altri 1,7 miliardi dal 2025 al 2029, con i fondi di Net Zero, con il Pnrr e con il supporto alle imprese colpite dalla crisi di questi mesi, riorientando quella parte della spesa del Pnrr destinata a progetti che non riusciranno mai ad essere pronti per il 2026. Lo abbiamo fatto con Industry 4.0 e con Transizione 5.0, che pure fatica a funzionare per una serie di vincoli previsti in sede Ue. Ma in una situazione di emergenza così concreta, come annunciato dal presidente Meloni, siamo pronti a riorientare alcuni fondi e quella parte della spesa del Pnrr destinata a progetti che non riusciranno mai ad essere pronti per il 2026 verso un supporto concreto alle imprese: 32 miliardi di euro che saranno sbloccati molto presto».

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10Apr

CHIUSURA UFFICI: VENERDI’ 18 APRILE

10/04/2025 Nicolo Ruffin In Evidenza, In evidenza, News 90

Per gli associati con Servizi Paghe (o senza dipendenti con titolare assicurato Inail, che abbia delegato CNA di Padova o di Rovigo)

Informazione importanti sugli infortuni

Come noto, il termine per presentare la denuncia di infortunio è di due giorni lavorativi dal momento in cui il datore di lavoro ha informazione diretta del fatto o da quando il datore di lavoro riceve il certificato di infortunio.
Pertanto, qualora l’azienda venisse a conoscenza di un infortunio accaduto ad un proprio dipendente e/o collaboratore nella giornata di venerdì 18/04/2025, dovrà aver cura di contattare tempestivamente l’ufficio paghe di riferimento, nella
giornata di martedì 22/04/2025 in modo che vengano svolti tutti gli adempimenti di legge.
In caso invece di infortunio mortale o con pericolo di morte, il datore di lavoro dovrà obbligatoriamente segnalare l’evento alla sede INAIL competente entro ventiquattro ore con qualunque mezzo che consenta di comprovarne l’invio, fermo restando comunque l’obbligo di inoltro della denuncia/comunicazione nei termini e con le modalità di legge (art. 53, comma 1 e 2, Testo unico 1124/1965).
Nel sito www.cnapadova.it – Servizi alle Imprese -Comunicazioni Urgenti è disponibile il modulo di denuncia sintetica di infortunio con le relative istruzioni da inviare a cura del datore di lavoro via PEC o raccomandata A/R alla sede INAIL competente.
INAIL PADOVA via Nancy 2 – 35131 Padova PADOVA@POSTACERT.INAIL.IT
INAIL ROVIGO viale Delle Industrie 1 – 45100 Rovigo ROVIGO@POSTACERT.INAIL.IT
Per le aziende site in territori diversi dalla provincia di Padova e Rovigo, si prega di fare riferimento alla sede INAIL competente (esempio: azienda sita a Venezia – INAIL VENEZIA via della Pila 51, 30175 – VENEZIATERRAFERMA@POSTACERT.INAIL.IT)
Nella compilazione del modulo sarà sufficiente inserire solo i dati certi e di cui si è assolutamente sicuri, anche se fossero i soli riferimenti sommari del lavoratore e dell’infortunio: ricordiamo infatti che viene sanzionato con una multa di oltre
1.000,00 euro il mancato invio nei termini della denuncia di infortunio, ma non l’incompleta compilazione del modulo.
Alla ripresa dell’attività nella giornata di martedì 22/04/2025 andrà contattato tempestivamente l’ufficio paghe di riferimento in modo che vengano svolti tutti gli adempimenti di legge inerenti all’infortunio sul lavoro. Grazie.

 

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07Apr

DAZI: “ANCHE ARTIGIANI INSERITI IN FILIERE INTERNAZIONALI, DA GOVERNO E UE RISPOSTE A IMPRESE”

07/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 84
In merito alle politiche protezionistiche di Donald Trump il presidente di Cna Padova e Rovigo Luca Montagnin esprime tutta la sua preoccupazione per un sistema artigiano che è pienamente inserito nelle filiere internazionali del valore, quando non esporta direttamente i propri prodotti negli Usa.
“Anche nel mondo artigiano la preoccupazione per le politiche protezionistiche di Trump è molto forte – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna di Padova e Rovigo –  Se da un lato non sono poche le imprese direttamente esportatrici verso gli Stati Uniti, sono molte di più quella della produzione che operano nelle filiere italiane ed europee colpite dai dazi decisi dal presidente Usa. inoltre l’inevitabile recessione che si profila ai due lati dell’Atlantico ridurrà i consumi interni, il reddito e la capacità di spesa anche dei cittadini del nostro territorio. Tutto ciò aumentando ulteriormente le difficoltà nel medio termine delle nostre Pmi. 
A differenza della Pandemia e della Guerra in Ucraina questa ultima crisi è determinata chiaramente dalla sola volontà del nuovo governo Statunitense”.
 
Per il presidente di Cna Padova e Rovigo ora sta alle istituzioni europee, al Governo italiano e alla Regione del Veneto dare supporto, ciascuno con le proprie prerogative e i propri mezzi, al proprio sistema economico di riferimento.
 
“Ora starà alla Ue provare a concordare una riduzione dei dazi – aggiunge Montagnin – e dove ciò non fosse possibile è il nostro Governo e la Regione del Veneto a dover intervenire, come annunciato in Spagna, in Francia e in Germania, per supportare le imprese in questa nuova crisi che si assomma ad uno scenario geopolitico sempre più incerto e ad un prezzo dell’energia che rimane troppo alto rispetto ai competitor. Auspichiamo che la Ue e i suoi stati membri accelerino un processo di coesione necessario a dare risposte concrete ad un sistema economico che rischia altrimenti di soffrire ancora di più le incertezze di un periodo senza precedenti”. 
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07Apr

Chiude l’anno termico 2024-25: record intossicazioni da monossido di carbonio Il Centro Iperbarico di Padova quest’inverno ha trattato 34 casi, contro i 16 dello scorso anno.

07/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 83

L’allarme di CNA e del Centro Iperbarico: pesano le temperature rigide e la povertà crescente. I sintomi da non sottovalutare e i consigli per la manutenzione annuale

Sale a 34 – di cui il 20% con intossicazione severa – il numero di trattamenti registrati quest’inverno presso il Centro di Medicina Iperbarica di Padova, in via Cornaro: un triste record, la cui drammaticità emerge con ancora più forza se confrontiamo il dato con quello dell’inverno 2023-24, quando i casi trattati sono stati 16, meno della metà.

L’allerta è alta e, secondo gli specialisti del Centro Iperbarico, la causa principale è da ricercare nella combinazione di due elementi: da un lato le temperature rigide degli ultimi mesi, dall’altro la presenza di una significativa fascia di popolazione socialmente ed economicamente fragile, costretta talvolta a riscaldarsi con bracieri domestici. I dati evidenziano inoltre un’elevata incidenza di caldaie obsolete o non sottoposte a regolare manutenzione, che rappresentano la principale origine delle intossicazioni. Nella maggior parte dei casi trattati, infatti, l’intossicazione è stata provocata da un cattivo funzionamento degli impianti di riscaldamento nelle abitazioni.

A questo proposito ricordiamo che, secondo una stima di Cna Padova e Rovigo a partire dai dati del catasto regionale degli impianti termici (Circe) in questo 2025 sono presenti almeno 46mila caldaie “di vecchia generazione”, quelle per cui la manutenzione è particolarmente importante perché quello che il tecnico va a verificare è, di fatto, la sicurezza dell’impianto. Si tratta di circa il 10% del totale degli impianti attualmente attivi negli edifici ad uso residenziale, negli uffici e negli stabilimenti produttivi della provincia. Non solo: tra il 2020 e il 2022 la Provincia di Padova ha condotto, attraverso la società in house Padova Attiva, uno studio sull’efficienza degli impianti termici. Nel periodo di riferimento, la società ha effettuato 493 ispezioni in loco e rilevato 181 avvisi di impianti non idonei (oltre il 36,7% del totale). Da successivi controlli, 52 impianti sono risultati realmente non a norma.

L’IMPORTANZA DELLA MANUTENZIONE

Con l’arrivo della primavera e la conclusione della stagione termica, diventa essenziale dedicare attenzione al cuore dell’impianto di riscaldamento domestico: la caldaia. «La manutenzione degli impianti di riscaldamento – spiega Daniele Donà, fresco di rielezione come presidente della categoria Installatori di CNA Padova – è fondamentale non solo perché prevista dalla normativa, che impone controlli periodici in base al tipo di impianto, generalmente una volta l’anno. La manutenzione risponde a tre esigenze principali: la sicurezza, poiché una caldaia curata e revisionata regolarmente riduce il rischio di incidenti come asfissie, esplosioni o incendi; la tutela dell’ambiente, perché una combustione corretta limita l’emissione di sostanze nocive; infine, il risparmio energetico: un impianto efficiente consuma meno combustibile per produrre la stessa quantità di calore, riducendo così anche la spesa per il riscaldamento».

«Le caldaie datate – prosegue Donà – sono quelle che presentano i maggiori pericoli, soprattutto per la sicurezza. È importante ad esempio verificare lo stato della canna fumaria, per prevenire rischi legati al monossido di carbonio. Importante anche l’apertura e la manutenzione delle aperture di aerazione, che spesso vengono chiuse. Un altro problema che a volte rileviamo sono le perdite di gas, che possono causare gravi incidenti e, nei casi più estremi, provocare esplosioni o incendi. Anche gli impianti di nuova generazione – aggiunge Donà – necessitano comunque di controlli sebbene per motivi diversi. Nei sistemi a pompa di calore e negli impianti ibridi, ad esempio, è necessario ispezionare il circuito frigorifero: eventuali perdite di gas refrigerante non rappresentano un pericolo diretto per la salute, ma sono dannose per l’ambiente. Importanti anche le verifiche sugli scambiatori di calore: se non funzionano correttamente, compromettono l’efficienza dell’intero impianto».

Tra le diverse tipologie di impianti, risultano diffusi anche quelli alimentati a pellet o a legna, che si stima siano circa 4000 nella provincia di Padova. «Se le canne fumarie non vengono pulite – aggiunge Donà – il pericolo diventa concreto. Basti pensare al numero crescente di abitazioni con tetti in legno: è facile intuire quali danni potrebbero verificarsi. Un’altra questione da considerare attentamente – conclude – è quella della crescente fragilità sociale: sempre più famiglie sono in difficoltà economica e le spese di manutenzione tendono a scivolare in secondo piano rispetto ad altre più urgenti priorità. Questo purtroppo può avere serie conseguenze per la salute di queste persone, che tendenzialmente sono proprio quelle che hanno in casa impianti più datati».

I SINTOMI SPIA DA NON SOTTOVALUTARE

Negli ultimi mesi numerosi casi di intossicazione sono stati intercettati grazie alla solerzia e sollecitudine del personale del Centro di Medicina Iperbarica di Padova, che è un punto di riferimento regionale e accoglie pazienti anche dalle province vicine.

«Il monossido di carbonio – spiega il dottor Vincenzo Zanon, medico iperbarico – è un gas subdolo: non ha odore né colore e i sintomi dell’intossicazione possono essere inizialmente confusi con un malessere di stagione. Si possono avvertire mal di testa, nausea, vomito, vertigini e debolezza. Il campanello d’allarme, quindi, può essere la presenza in casa di una caldaia di vecchia generazione, stufe a legna, caminetti che potrebbero avere il condotto/camino ostruito. Invitiamo le persone a non attendere: se c’è il dubbio di un’intossicazione, bisogna contattare subito i soccorsi allertando il Servizio Suem 118».

Tutti i pazienti accolti al centro di Padova sono stati curati con esito positivo, nonostante alcuni presentassero una situazione critica. Nel dettaglio: «Nel periodo dicembre-gennaio scorso – spiega il dottor Vincenzo Zanon, medico iperbarico – abbiamo avuto dieci pazienti con intossicazione importante, ovvero con valori di carbossiemoglobina nel sangue superiori al 30%. Oltre questa soglia si verificano dolore toracico, difficoltà respiratorie e possibile perdita di coscienza. In queste situazioni l’ossigenoterapia iperbarica è un trattamento salvavita: proprio per questo è fondamentale riconoscere i sintomi e accedere alle cure in tempi rapidi. Il nostro centro è sempre operativo e, una volta allertato, può prendere in carico un paziente in meno di mezz’ora».

Le intossicazioni da monossido di carbonio possono colpire chiunque, indipendentemente dall’età. «Accogliamo spesso intere famiglie – racconta l’ingegnera Maria Gabriella Lanni, responsabile Qualità e Sicurezza del Centro Iperbarico di Padova –. In alcuni casi sospettiamo che la dispersione di gas sia presente da tempo, ma solo in determinati momenti il livello supera la soglia di pericolo, causando un’intossicazione acuta. Anche un’intossicazione di tipo cronico, per esposizione prolungata a valori bassi di monossido di carbonio, non va sottovalutata. La prevenzione attraverso l’informazione è essenziale per aiutare le persone a riconoscere i sintomi e agire tempestivamente». Utile potrebbe anche essere l’installazione di un rilevatore di percentuale del monossiodo di carbonio.

 

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02Apr

CNA PADOVA E ROVIGO VERSO IL CONGRESSO: CONFRONTO, RAPPRESENTANZA E FUTURO DELL’ARTIGIANATO AL CENTRO DEL PERCORSO. LA BUROCRAZIA UNA SPINA NEL FIANCO CHE OGNI ANNO COSTA QUASI UN MILIARDO DI EURO TRA PADOVA E ROVIGO

02/04/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 82

Dal 1° aprile al 24 maggio, 24 assemblee coinvolgeranno centinaia di artigiani per eleggere i nuovi organismi dirigenti. Un’occasione per fare il punto sulle sfide del presente e sulle strategie per tutelare le imprese

Luca Montagnin (Cna Padova e Rovigo): “La nostra battaglia per una burocrazia più efficiente, 100 proposte per far risparmiare alle imprese artigiane fino a 200 milioni di euro l’anno”

CNA Padova e Rovigo si prepara ad avviare il percorso congressuale territoriale, in programma dall’1 aprile al 24 maggio 2025. Un appuntamento che coinvolgerà imprenditori, dirigenti associativi e rappresentanti di categoria, chiamati a costruire la nuova governance dell’associazione per i prossimi quattro anni.

LE ASSEMBLEE

Ad aprire il ciclo sarà, lunedì 1 aprile, l’assemblea della categoria degli impiantisti, che esprime anche l’attuale presidente territoriale Luca Montagnin. L’ultima tappa sarà invece quella del Tessile Unitario, in programma per il 22 maggio, mentre l’elezione del nuovo presidente si svolgerà il 5 giugno.

Le assemblee in calendario saranno 24 in totale, 18 dedicate ai mestieri e sei ai territori (Piovese, Alta Padovana, Padova Centrale, Bassa Padovana, Polesine Ovest e Delta). Saranno centinaia le persone coinvolte come candidati nei singoli direttivi, nelle presidenze di mestiere e come portavoce nell’assemblea generale. Proprio quest’ultima eleggerà, a conclusione del percorso, il nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che resterà in carica fino al 2029.

«Il congresso territoriale di CNA – spiega Luca Montagnin – è una grande occasione di incontro tra imprenditori. Un’opportunità per confrontarsi sui temi di stretta attualità, per affrontare insieme le sfide che la congiuntura ci presenta, ma anche per tirare le somme sul lavoro di rappresentanza che l’associazione svolge quotidianamente a tutela del mondo artigiano. Sarà anche un momento per fare il punto sui servizi, sulle prospettive di crescita e sul ruolo che CNA vuole continuare a giocare in un contesto sempre più complesso».

LE SFIDE

Tra le difficoltà che gli imprenditori si trovano a fronteggiare ogni giorno, Montagnin sottolinea in particolare il peso della burocrazia.

«È un vero e proprio fardello – osserva – che potrebbe essere alleggerito se solo si affrontasse il rapporto tra Stato e impresa in modo più costruttivo e funzionale. Anche questo sarà il compito dei nuovi rappresentanti di CNA: continuare con spirito costruttivo, ma senza mai mollare, la nostra battaglia per una burocrazia più efficiente, che accompagni e non ostacoli lo sviluppo delle imprese, al servizio della crescita economica e sociale del territorio».

Secondo uno studio realizzato da CNA, ogni imprenditore artigiano in Italia spreca mediamente 313 ore all’anno a causa della burocrazia, con un costo complessivo di oltre 9mila euro per le pratiche amministrative. A livello locale, il Centro Studi di CNA Padova e Rovigo stima che il peso della burocrazia ammonti a circa un miliardo di euro l’anno: 850 milioni nella provincia di Padova, 150 milioni in quella di Rovigo.

«Sono state introdotte nel corso degli anni numerose semplificazioni» – aggiunge Montagnin – «ma imprese e cittadini non avvertono un reale cambio di passo. La cattiva burocrazia continua a rappresentare una foresta pietrificata che penalizza l’iniziativa privata e frena il dinamismo delle nostre imprese».

LE PROPOSTE

Le proposte contenute nell’Osservatorio CNA Burocrazia, recentemente pubblicato, sono cento in tutto. Non si limitano a segnalare criticità, ma offrono soluzioni operative concrete, senza indebolire le tutele o abbassare il livello dei controlli, mirando invece a un rapporto più efficiente tra imprese e pubblica amministrazione. Molte proposte sono accompagnate anche da un’analisi dell’impatto economico.

Alcune semplificazioni hanno portata generale e interessano l’intero tessuto imprenditoriale, altre si concentrano su 29 settori specifici, dal tessile alle costruzioni, dalla meccatronica all’oreficeria. Complessivamente, l’intervento potenziale riguarda circa 830.000 imprese e 3,6 milioni di lavoratori, ovvero il 18% delle imprese attive e il 20% degli addetti in Italia.

Secondo il Centro Studi CNA, una concreta attuazione delle proposte potrebbe ridurre il tempo dedicato alla burocrazia da 313 a 263 ore l’anno per impresa, generando un risparmio medio annuo di quasi 1.500 euro. Sul piano nazionale si tratterebbe di un taglio pari a 7 miliardi di euro sui 43 che le imprese versano oggi alla burocrazia. Per il territorio di Padova e Rovigo questo si tradurrebbe in un risparmio annuo potenziale che può arrivare a 200 milioni di euro.

«Numeri di fronte ai quali – conclude Montagnin – vale la pena di battersi  a tutti i livelli della rappresentanza, dai Comuni fino al Parlamento e al Governo nazionale».

 

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Confederazione Nazionale dell’artigianato
e delle Piccole imprese

Associazione Provinciale di Padova e Rovigo
Via della Croce Rossa 56
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t. +39 049 8062211
f. +39 049 8062200

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