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CNA Padova
03Ago

MEDIO ORIENTE: CON AUMENTI CARBURANTI A RISCHIO INTERA CATENA PRODUTTIVA

03/08/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 83

A Padova il sistema della logistica vale ben 3 mld di euro all’anno, circa un quarto dell’intero comparto nel Veneto.

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Chi ha fissato i prezzi dei propri servizi di trasporto a inizio luglio ora sconta costi fino al 20% in più. A rischio la tenuta del sistema logistico con aziende chiuse e merci lasciate nei piazzali”       

Cna di Padova e Rovigo esprime tutta la sua preoccupazione per l’ulteriore aumento dei costi dei carburanti che rischia di mettere sotto scacco l’intero sistema della logistica del territorio. Un sistema che vale circa 3 miliardi di euro nella sola provincia di Padova, uno dei nodi logistici più importanti dell’intero Nord Est. Secondo uno studio congiunto di Cna Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna dedicato ad automotive e logistica, il comparto vale complessivamente infatti oltre 12,2 miliardi di euro a livello regionale, con Padova che da sola pesa per circa un quarto del totale.

Subito prima degli ultimi interventi del Governo sulle accise del solo gasolio i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service si erano attestati rispettivamente ben oltre gli 1,96 euro e i 2,2 euro per litro (ora il diesel viaggia comunque di poco sopra i 2 euro). I rincari rispetto al febbraio scorso (prima dell’inizio della guerra del Golfo Persico) sono superiori al 15% per la benzina e al 18% per il diesel.

E se c’è chi stima, per il 2026, un aggravio complessivo dei costi del trasporto che, in Veneto, sfiora 1,3 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento di oltre il 20% (se i prezzi dovessero rimanere costanti) la preoccupazione di Cna Padova e Rovigo (la cui categoria Trasporti, con oltre 800 imprese associate, rappresenta oltre il 40% del settore nel Padovano) è quella legata alla tenuta dell’intero sistema locale della logistica.

“Non è in discussione il fatto che il Governo stia lavorando bene sul tema dell’aumento dei carburanti – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. –  Il taglio delle accise, unito al recentissimo credito d’imposta per l’autotrasporto (che permette alle imprese con gli automezzi pesanti più recenti di beneficiare di sconti fiscali del 70% sugli aumenti medi dei costi del gasolio rispetto al febbraio del 2026), è una misura che sicuramente può dare ossigeno ad un sistema comunque in grave difficoltà. E tuttavia la fluttuazione dei prezzi del gasolio non permette alle imprese di programmare prezzi e tariffe del trasporto su gomma. C’è chi all’inizio di luglio aveva concordato dei contratti che ora sono completamente fuori mercato a seguito degli aumenti delle ultime settimane. I costi del carburante nelle ultime settimane sono cresciuti anche fino al 20%, pure con gli interventi del governo. Cifre che rendono il servizio controproducente per chi lo realizza.

Tutto ciò rischia di tradursi in due fenomeni: o saltano le imprese, che sono costrette a lavorare sottocosto, o il sistema logistico inizierà a funzionare a singhiozzo, con gli autotrasportatori che possono trovarsi costretti a rifiutare le tratte più onerose lasciando le merci nei piazzali.

Comunque una cosa è certa: i costi al consumo delle merci cresceranno grazie ad un meccanismo inflattivo completamente fuori dal controllo del Paese che rischia di essere molto pesante per i cittadini.

Chiediamo quindi interventi ancora più stringenti per stabilizzare i prezzi e renderli prevedibili. Cna è costantemente in contatto con il ministero dei Trasporti perché vengano introdotti nuovi provvedimenti e perché siano resi più accessibili quelli attualmente previsti. Nel frattempo tutti i nostri uffici saranno attivi per supportare le aziende nei processi burocratici legati all’accesso al nuovo credito d’imposta”.

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30Lug

CHIUSURA UFFICI ESTIVA: DAL 14 AL 28 AGOSTO 2026

30/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 77

Per gli associati con Servizio Paghe (o senza dipendenti con titolare assicurato Inail che abbia delegato CNA di Padova o Rovigo) sarà previsto un recapito per le

Comunicazioni Telematiche Urgenti

attivo dalle 8.30 alle 12.30 al numero 049/80.62.211 premendo il tasto 9 e
selezionando l’opzione “servizio comunicazioni urgenti o all’indirizzo
paghecentrale@pd.cna.it nei seguenti giorni:
dal 17/08/2026 al 20/08/2026
dal 24/08/2026 al 28/08/2026

Nel caso di mal funzionamento dei telefoni potete inviare una mail a paghecentrale@pd.cna.it, assicurandovi che arrivi una risposta di conferma dell’arrivo della mail.

**si prega di prendere visione delle informazioni importanti sugli Infortuni
(in calce alla presente comunicazione)

 

Per gli associati con Servizio contabilità e fiscalità sarà attivo un recapito per il

Servizio Fatturazione elettronica

attivo dalle 8.30 alle 12.30 nei giorni 26-27-28/08/2026
al numero 049/80.62.222 o all’indirizzo assistenzafe@pd.cna.it

dal 17 AL 25 AGOSTO – Servizio sospeso
ATTENZIONE, per le richieste di emissione fatture elettroniche l’ultimo giorno è giovedì 13/08/2026

 

Per gli associati con Servizi Paghe (o senza dipendenti con titolare assicurato Inail che abbia delegato CNA di Padova o di Rovigo)

**Informazioni importanti sugli Infortuni

Come noto, il termine per presentare la denuncia di infortunio è di due giorni lavorativi dal momento in cui il datore di lavoro ha informazione diretta del fatto o da quando il datore di lavoro riceve il certificato di infortunio.

Qualora l’azienda venisse a conoscenza nella giornata di venerdì 14/08/2026 o di venerdì 21/08/2026 di un infortunio accaduto ad un proprio dipendente e/o collaboratore, dovrà aver cura di inviare via pec o raccomandata A/R alla sede INAIL competente la denuncia sintetica di infortunio secondo le istruzioni riscontrabili sul sito www.cnapadova.it – servizi alle imprese – comunicazioni urgenti contattando il servizio di reperibilità lunedì 17/08/2026 o lunedì 24/08/2026 in modo che vengano svolti tutti gli adempimenti di legge inerenti all’infortunio sul lavoro.

In caso invece di infortunio mortale o con pericolo di morte, il datore di lavoro dovrà obbligatoriamente sempre segnalare l’evento alla sede INAIL competente entro ventiquattro ore con qualunque mezzo che consenta di comprovarne l’invio, fermo restando comunque l’obbligo di inoltro della denuncia/comunicazione nei termini e con le modalità di legge (art. 53, comma 1 e 2, Testo unico 1124/1965).

Nel sito www.cnapadova.it – Servizi alle Imprese -Comunicazioni Urgenti è disponibile il modulo di denuncia sintetica di infortunio con le relative istruzioni da inviare a cura del datore di lavoro via PEC o raccomandata A/R alla sede INAIL competente.

INAIL PADOVA via Nancy 2 – 35131 Padova PADOVA@POSTACERT.INAIL.IT

INAIL ROVIGO viale Delle Industrie 1 – 45100 Rovigo ROVIGO@POSTACERT.INAIL.IT

Per le aziende site in territori diversi dalla provincia di Padova e Rovigo, si prega di fare riferimento alla sede INAIL competente (esempio: azienda sita a Venezia – INAIL VENEZIA via della Pila 51, 30175 VENEZIATERRAFERMA@POSTACERT.INAIL.IT)

Nella compilazione del modulo sarà sufficiente inserire solo i dati certi e di cui si è assolutamente sicuri, fossero anche i soli riferimenti sommari del lavoratore e dell’infortunio: ricordiamo infatti che viene sanzionato con una multa di oltre 1.000,00 euro il mancato invio nei termini della denuncia di infortunio, ma non l’incompleta compilazione del modulo.

Alla ripresa dell’attività nella giornata di lunedì 31/08/2026 andrà contattato sempre l’ufficio paghe di riferimento.

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13Lug

IN 10 ANNI IL CREDITO BANCARIO AGLI ARTIGIANI È DIMEZZATO

13/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 93

A Padova lo stock del credito alle imprese fino a 5 dipendenti ad aprile 2026 era pari a 1,1 miliardi, ad aprile 2016 era di 2,01 miliardi di euro. La provincia va peggio della media veneta (-40,2%) e molto peggio del resto d’Italia (-30,1%).

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Un danno per 23 mila imprese e poco meno di 60 mila addetti che sono una parte importante del sistema economico del territorio. Servono interventi mirati per evitare la desertificazione imprenditoriale”

Alla fine di aprile 2026, nella provincia di Padova, le imprese artigiane hanno avuto accesso ad una massa di credito bancario pari a poco più di 1,1 miliardi di euro.

Questo, secondo dati di Banca d’Italia elaborati da Cna Padova e Rovigo, le “consistenze di fine periodo” (lo stock) del credito erogato da banche e Cassa Depositi e Prestiti alle “famiglie produttrici”, in sostanza le Micro e Piccole Imprese (MPI) che hanno fino a 5 dipendenti.

Rispetto alla fine di aprile del 2016 questi numeri sono sostanzialmente dimezzati: secondo gli stessi dati infatti il volume dei crediti erogati a quella data erano 2,01 miliardi di euro. La flessione è del 43,6%.

E questa non l’unica brutta notizia: in termini percentuali Padova va peggio del totale del Veneto (da 9,6 miliardi dell’aprile 2016 ai 5,7 miliardi di euro dello stesso mese di quest’anno con una flessione del 40,2%) e pure di una media nazionale che ha registrato una flessione del 30,1% da 90,4 miliardi a 63,6 miliardi di euro.

Si tratta di un fenomeno oramai di medio periodo che si registra ogni anno: tra 2025 e 2026 la flessione del credito alle MPI è stato dal 4,5% a Padova (contro il 3,9% del Veneto e del 3,4% del Paese), mentre rispetto al  2024 il calo registrato è del 10,9% nel Padovano contro il 9,8% regionale e il 9,2 naizonale.

“Padova è terra di imprese, soprattutto di piccole e piccolissime, di artigiani e professionisti che lavorano quotidianamente per garantire prodotti e servizi alla propria comunità ma anche a clienti sparsi per tutta la regione, il Paese e il mondo intero – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Un sistema fatto di competenze, di occupazione, di lavoro duro e investimenti, di idee e di ricchezza che ritorna sul territorio. Un sistema che conta attualmente su quasi 23 mila imprese e poco meno di 60 mila addetti. Si tratta quindi di una parte fondamentale dell’imprenditoria del territorio che soffre di un calo strutturale del credito concesso dal settore bancario.

“Sono dati che oramai non ci stupiscono più: ogni giorno ci confrontiamo con imprenditori che ci raccontano quanto difficile sia oggi riuscire ad accedere al credito bancario – aggiunge il presidente di Cna Padova e Rovigo. – Quando un artigiano va in banca gli vengono richiesti sempre più documenti, sempre più garanzie, e gli vengono imposti sempre più paletti. Mentre i livelli decisionali sulle erogazioni si allontanano ogni giorno di più dai territori e dalle imprese che del credito hanno bisogno per fare crescere l’intero territorio. Una lontananza che rallenta i flussi finanziari necessari alle imprese per investire e crescere. è venuta di fatto a mancare quella relazione di fiducia e di conoscenza diretta tra il direttore della filiale e l’imprenditore. Ora ci si affida ai soli algoritmi che sono pensati a misura di un tessuto imprenditoriale diverso da quello flessibile, resiliente ma poco strutturato che è tipico dell’impresa artigiana. E questo è tanto più evidente se oltre ad essere piccoli, si è anche una startup”.

“Servono misure in grado di invertire questa tendenza. Questo infatti è il primo strumento di accesso per le MPI al mondo della finanza e attualmente non sono attive soluzioni alternative – conclude Montagnin. – Anche per questo serve un’azione anche pubblica che sostenga chi vuole investire, perché le piccole imprese di oggi sono le medie e grandi imprese di domani. Creare un deserto di MPI rischia di contribuire a creare un domani senza grandi realtà imprenditoriali. Riteniamo necessario quindi che gli strumenti di sostegno che vengono messi in campo a livello regionale e nazionale siano alla portata anche delle MPI. Ma vale la pena di fare un appello agli istituti di credito: vedere che si producono utili incredibili a fronte di un calo così marcato del credito alle piccole e piccolissime imprese è registrare una perdita di contatto del sistema bancario con il territorio. Un approccio che danneggia le comunità da cui il sistema bancario trae la sua origine e il suo futuro”.

 

A Rovigo lo stock del credito alle imprese fino a 5 dipendenti ad aprile 2026 era pari a 380 milioni, ad aprile 2016 era di 655 milioni di euro. La provincia va peggio della media veneta (-40,2%) e molto peggio del resto d’Italia (-30,1%).

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Un danno per quasi 6 mila imprese e circa 15 mila addetti che sono una parte importante del sistema economico del territorio. Servono interventi mirati per evitare la desertificazione imprenditoriale”

Alla fine di aprile 2026, nella provincia di Rovigo, le imprese artigiane hanno avuto accesso ad una massa di credito bancario pari a poco più di 380 milioni di euro.

Questo, secondo dati di Banca d’Italia elaborati da Cna Padova e Rovigo, le “consistenze di fine periodo” (lo stock) del credito erogato da banche e Cassa Depositi e Prestiti alle “famiglie produttrici”, in sostanza le Micro e Piccole Imprese (MPI) che hanno fino a 5 dipendenti.

Rispetto alla fine di aprile del 2016 questi numeri sono sostanzialmente dimezzati: secondo gli stessi dati infatti il volume dei crediti erogati a quella data erano 655 milioni di euro. La flessione è del 41,9%.

E questa non l’unica brutta notizia: in termini percentuali Rovigo va peggio del totale del Veneto (da 9,6 miliardi dell’aprile 2016 ai 5,7 miliardi di euro dello stesso mese di quest’anno con una flessione del 40,2%) e pure di una media nazionale che ha registrato una flessione del 30,1% da 90,4 miliardi a 63,6 miliardi di euro.

Si tratta di un fenomeno oramai di medio periodo che si registra ogni anno: tra 2025 e 2026 la flessione del credito alle MPI è stato dal 2,9% a Padova (contro il 3,9% del Veneto e del 3,4% del Paese), mentre rispetto al  2024 il calo registrato è del 7,9% nel Padovano contro il 9,8% regionale e il 9,2 naizonale.

“Rovigo rimane tuttora una terra di imprese, soprattutto di piccole e piccolissime, di artigiani e professionisti che lavorano quotidianamente per garantire prodotti e servizi alla propria comunità ma anche a clienti sparsi per tutta la regione, il Paese e il mondo intero – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Un sistema fatto di competenze, di occupazione, di lavoro duro e investimenti, di idee e di ricchezza che ritorna sul territorio. Un sistema che conta attualmente su quasi 6 mila imprese e circa 15 mila addetti.  Si tratta quindi di una parte fondamentale dell’imprenditoria del territorio che soffre di un calo strutturale del credito concesso dal settore bancario”.

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06Lug

VACANZE: IN PARTENZA DA PADOVA E ROVIGO OLTRE 65 MILA AUTOMEZZI DA QUI AD AGOSTO, 1 SU 3 NON IN REGOLA

06/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 90

Circa 135 mila padovani pronti per le vacanze, il 70% in auto, moto o camper  

Fortuni, Presidente Autoriparazioni di Cna Padova: “Manutenzioni strategiche per evitare brutte sorprese, nelle nostre officine la professionalità e la preparazione sono al massimo”.

In due anni i padovani pronti per partire per le vacanze estive sono in calo di circa il 10% rispetto a 2 anni fa. Stando ad un’indagine di Cna Padova e Rovigo sulla base dei dati proposti da YouTrend per per conto di Wonderful Italy, quest’anno saranno circa 135 mila i vacanzieri pronti per le ferie tra la prossima settimana e la fine di agosto. Di questi circa il 70% sceglierà un autoveicolo  per avvicinarsi a mete che sono sempre più nazionali.

Da Padova e provincia in sostanza sono pronte a partire quindi oltre 50 mila automezzi, per la stragrande maggioranza auto.

Una sfida non da poco per la sicurezza delle strade se è vero, come registrato dalla XXIV edizione di “Vacanze Sicure”, la campagna nazionale di informazione e prevenzione realizzata da Assogomme e Polizia di Stato che circa 1 vettura su 3 (29,7%) viaggia non in regola, considerando sia i difetti agli pneumatici sia la mancata revisione del veicolo. Le irregolarità risultano direttamente proporzionali all’anzianità del mezzo (l’età media del campione controllato è di 11 anni e 7 mesi).

Una sfida che si riversa anche sulle circa 1.500 imprese e sui 4.500 addetti del settore autoriparazioni della provincia di Padova che proprio in questi giorni sono alle prese con il boom di richiesta di controlli pre partenza su auto, moto e camper.

“Quella dell’auto è scelta che per le famiglie si rivela senza dubbio più economica rispetto ad altre – commenta Giorgia Fortuni, presidente di Cna Autoriparazione Padova – e che garantisce la libertà di viaggiare secondo i propri tempi, fermandosi quando e dove si vuole. Le auto più moderne assicurano anche un ottimo livello di sicurezza, ma prima di mettersi in viaggio va sempre ricordato di effettuare una serie di controlli, per accertarsi che le prestazioni del nostro mezzo siano ottimali. Verificare lo stato degli pneumatici, dei freni e delle luci, così come i livelli dei fluidi e la carica della batteria, può prevenire guasti improvvisi e incidenti. Questi controlli riducono il rischio di imprevisti, assicurando un viaggio più sereno e sicuro, proteggendo noi e i nostri passeggeri. Partire con un veicolo in perfette condizioni tecniche, inoltre, significa viaggiare con maggiore tranquillità e fiducia”.

A chi non è capitato di trovarsi nel bel mezzo di una strada assolata con la macchina in panne e le valige nel portabagagli? C’è una casistica classica delle piccole sfortune che si possono facilmente evitare in fin dal principio.

“Non è raro che quando non si controlla la pressione degli pneumatici questi si consumino in modo non consono. E sentiamo spesso clienti in vacanza che, complice il sole e il caldo, si trovino con le gomme completamente a terra nel parcheggio dopo una giornata di mare – continua la presidente di Cna Autoriparazione Padova. – Anche la batteria è un classico: l’uso più prolungato dell’aria condizionata, le temperature elevate, e diversi altri piccoli fattori mettono alla prova la batteria delle auto. Se questa è in buona salute non c’è problema ma è sempre meglio controllare prima. Il rischio è quello di trovarsi sperduti chissà dove con la macchina ferma. Vale sempre la pena di controllare i tergicristalli, la carica di gas del climatizzatore e una serie di altre piccole cose che rendono molto più improbabile la necessità di trovare un meccanico in vacanza, con costi spesso ben superiori a quelli di casa. Tanto più che con l’estate i tempi di intervento del soccorso stradale sono estremamente elevati. Le nostre autofficine in questi giorni sono stracariche di lavoro ma facciamo il massimo per mandare i nostri clienti in vacanza in sicurezza. Solo una cosa ci sentiamo di chiedere: programmate le vostre manutenzioni così da rendere fattibile in tempi accettabili i nostri interventi”.

Insieme alla categoria degli autoriparatori, Cna Padova e Rovigo ha preparato un decalogo di controlli da effettuare prima di partire per le vacanze in auto:

  • Controllo degli pneumatici: Verificate pressione e usura.

  • Freni: Assicuratevi che funzionino perfettamente

  • Luci e indicatori: Controllate il corretto funzionamento.

  • Livelli dei fluidi: Verificate olio motore, liquido freni, raffreddamento e lavavetri.

  • Batteria: Controllate carica e terminali.

  • Cinture di sicurezza: Verificate il funzionamento.

  • Tergicristalli: Assicuratevi che siano in buone condizioni.

  • Assicurazione e revisione: Controllate validità e aggiornamenti.

  • Carico del veicolo: Distribuite il peso in modo equilibrato.

  • Navigazione e strumenti di viaggio: Assicuratevi di avere mappe aggiornate e caricabatterie per dispositivi elettronici.

  • Per chi va all’estero: si deve avere il “Pacchetto Sicurezza” con il kit di emergenza, il telo anti-freddo e il mini-estintore. Sono pacchetti facilmente acquistabili e non hanno costi eccessivi.

 

Circa 40 mila rodigini pronti per le vacanze, il 70% in auto, moto o camper.  

Trambaiolo, Presidente Autoriparazioni di Cna Rovigo: “Manutenzioni strategiche per evitare brutte sorprese, nelle nostre officine la professionalità e la preparazione sono al massimo”.

In due anni i rodigini pronti per partire per le vacanze estive sono in calo di circa il 10% rispetto a 2 anni fa. Stando ad un’indagine di Cna Padova e Rovigo sulla base dei dati proposti da YouTrend per per conto di Wonderful Italy, quest’anno saranno circa 40 mila i vacanzieri pronti per le ferie tra la prossima settimana e la fine di agosto. Di questi per lo meno il 70% sceglierà un autoveicolo come mezzo di trasporto per avvicinarsi a mete che sono sempre più nazionali.

Da Rovigo e provincia in sostanza sono pronte a partire quindi oltre 15 mila automezzi, per la stragrande maggioranza auto.

Una sfida non da poco per la sicurezza delle strade se è vero, come registrato dalla XXIV edizione di “Vacanze Sicure”, la campagna nazionale di informazione e prevenzione realizzata da Assogomme e Polizia di Stato che circa 1 vettura su 3 (29,7%) viaggia non in regola, considerando sia i difetti agli pneumatici sia la mancata revisione del veicolo. Le irregolarità risultano direttamente proporzionali all’anzianità del mezzo (l’età media del campione controllato è di 11 anni e 7 mesi).

Una sfida che si riversa anche sulle circa 310 aziende e sui circa 800 addetti del settore autoriparazioni della provincia di Rovigo che proprio in questi giorni sono alle prese con il boom di richiesta di controlli pre-partenza su auto e moto.

“Quella dell’auto è scelta che per le famiglie si rivela senza dubbio più economica rispetto ad altre – commenta Filippo Trambaiolo, presidente di Cna Autoriparazione Rovigo – e che garantisce la libertà di viaggiare secondo i propri tempi, fermandosi quando e dove si vuole. Le auto più moderne assicurano anche un ottimo livello di sicurezza, ma prima di mettersi in viaggio va sempre ricordato di effettuare una serie di controlli, per accertarsi che le prestazioni del nostro mezzo siano ottimali. Verificare lo stato degli pneumatici, dei freni e delle luci, così come i livelli dei fluidi e la carica della batteria, può prevenire guasti improvvisi e incidenti. Questi controlli riducono il rischio di imprevisti, assicurando un viaggio più sereno e sicuro, proteggendo noi e i nostri passeggeri. Partire con un veicolo in perfette condizioni tecniche, inoltre, significa viaggiare con maggiore tranquillità e fiducia”.

A chi non è capitato di trovarsi nel bel mezzo di una strada assolata con la macchina in panne e le valige nel portabagagli? C’è una casistica classica delle piccole sfortune che si possono facilmente evitare in fin dal principio.

“Non è raro che quando non si controlla la pressione degli pneumatici questi si consumino in modo non consono. E sentiamo spesso clienti in vacanza che, complice il sole e il caldo, si trovano con le gomme completamente a terra nel parcheggio dopo una giornata di mare – continua il presidente di Cna Autoriparazione Rovigo. – Anche la batteria è un classico: l’uso più prolungato dell’aria condizionata, le temperature elevate, e diversi altri piccoli fattori mettono alla prova la batteria delle auto. Se questa è in buona salute non c’è problema ma è sempre meglio controllare prima. Il rischio è quello di trovarsi sperduti chissà dove con la macchina ferma. Vale sempre la pena di controllare i tergicristalli, la carica di gas del climatizzatore e una serie di altre piccole cose che rendono molto più improbabile la necessità di trovare un meccanico in vacanza, con costi spesso ben superiori a quelli di casa. Tanto più che con l’estate i tempi di intervento del soccorso stradale sono estremamente elevati. Le nostre autofficine in questi giorni sono stracariche di lavoro ma facciamo il massimo per mandare i nostri clienti in vacanza in sicurezza. Solo una cosa ci sentiamo di chiedere: programmate le vostre manutenzioni così da rendere fattibile in tempi accettabili i nostri interventi”.

Insieme alla categoria degli Autoriparatori, Cna Padova e Rovigo ha preparato un decalogo di controlli da effettuare prima di partire per le vacanze in auto:

  • Controllo degli pneumatici: Verificate pressione e usura.

  • Freni: Assicuratevi che funzionino perfettamente

  • Luci e indicatori: Controllate il corretto funzionamento.

  • Livelli dei fluidi: Verificate olio motore, liquido freni, raffreddamento e lavavetri.

  • Batteria: Controllate carica e terminali.

  • Cinture di sicurezza: Verificate il funzionamento.

  • Tergicristalli: Assicuratevi che siano in buone condizioni.

  • Assicurazione e revisione: Controllate validità e aggiornamenti.

  • Carico del veicolo: Distribuite il peso in modo equilibrato.

  • Navigazione e strumenti di viaggio: Assicuratevi di avere mappe aggiornate e caricabatterie per dispositivi elettronici.

  • Per chi va all’estero: si deve avere il “Pacchetto Sicurezza” con il kit di emergenza, il telo anti-freddo e il mini-estintore. Sono pacchetti facilmente acquistabili e non hanno costi eccessivi.

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30Giu

CRESCE OGNI GIORNO IL NUMERO DELLE IMPRESE DI CNA INTERESSATE AL NUOVO IPERAMMORTAMENTO FOTOVOLTAICO

30/06/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 91

tra i casi di Successo quello della Sarp di San Martino i Lupari che nel 2023 ha attivato un impianto da 100 KW riducendo di due terzi i costi dell’energia e superando indenne la crisi energetica di Hormuz

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “I nostri uffici tecnici stanno accogliendo un numero crescente di imprenditori interessati ad uno strumento che mette a disposizione circa 10 miliardi di euro”.

Padova, 28 giugno 2026 – A 15 giorni dall’apertura della piattaforma del GSE per accedere all’Iperammortamento (fino al 180% per gli impianti fino a 2,5 milioni di euro) per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici in azienda Cna Padova e Rovigo sta accogliendo le richieste di informazione e supporto tecnico da parte di un numero sempre crescente di imprese.

Imprenditori che, scottati dalle fluttuazioni del costo dell’energia di questi ultimi anni (dalla guerra Russo-Ucraina alla blocco dello stretto di Hormuz), scommettono sulle rinnovabili per ottenere prezzi più bassi e per poter tornare a competere da pari con i colleghi del resto d’Europa. L’energia elettrica che le imprese di Padova di Rovigo devono comprare dalla rete costa circa il 29% in più rispetto alla media UE, ma con punte del +53% rispetto alla Francia e del +63% rispetto alla Spagna.

Il caso:

“A fine 2023 abbiamo installato in azienda un impianto da circa 100 KW – spiega Giovanni Salvalaggio, presidente della Sarp di San Martino di Lupari, che produce macchinari per il settore alimentare. – Abbiamo avuto la sfortuna di arrivare in ritardo per ottenere gli incentivi previsti per il periodo precedente e in anticipo di qualche mese su quelli che sarebbero stati messi in campo da lì a poco. In pratica abbiamo fatto  tutto in autonomia, senza ottenere neppure un soldo dallo Stato ma i risultati sono eccellenti comunque: se nel 2023 spendevamo circa 32 mila euro annui di energia, l’anno successivo, nel 2024, pure a fronte di nuovi investimenti arrivavamo a 12 mila euro (nel saldo tra acquisto di energia in rete e vendita dei surplus). Vista una riduzione dei costi circa del 60% siamo convinti di ammortizzare la nostra spesa in circa 6 anni cioè intorno al 2030.

La crisi di Hormuz l’abbiamo seguita sui giornali ma in termini di spesa quasi non ce ne siamo accorti. Un vantaggio considerevole non solo in termini di costi ma anche in competitività rispetto a competitor che hanno visto la bolletta elettrica fluttuare tra picchi del + 30-50% e riduzioni ben più ridotte.

Come funziona l’Iperammortamento Fotovoltaico 2026

L’agevolazione per il nuovo Iperammortamento Fotovoltaico 2026 consiste in una maggiorazione fiscale del costo del bene pari al 180% per un impianto che costi fino a 2,5 milioni di euro. Ciò significa che per un investimento di 150.000 euro l’impresa beneficia di una riduzione delle imposte future pari a oltre il 43% del capitale investito. Il beneficio viene fruito gradualmente durante il periodo di ammortamento del bene (pari a 11 o 12 anni in media). Ma l’aspetto più interessante è che il beneficio fiscale si aggiunge al risparmio energetico generato dall’autoconsumo. Con un autoconsumo dell’80% ed un costo dell’energia pari a 0,20 €/kWh, il risparmio annuale può superare i 30.000 euro!

Ma attenzione: rispetto ai precedenti incentivi, la complessità dell’agevolazione risiede sia nell’interconnessione informatica dell’impianto, realizzabile con inverter intelligenti e ai sistemi di monitoraggio energetico, ma anche nella corretta dimostrazione dei requisiti richiesti dalla normativa. Occorre infatti documentare: il fabbisogno energetico storico dell’azienda; il corretto dimensionamento dell’impianto; il rispetto del limite del 105% del fabbisogno; la destinazione dell’energia all’autoconsumo; l’integrazione con i sistemi aziendali di monitoraggio e gestione dell’energia. Una analisi preliminare seria, una progettazione accurata e una corretta predisposizione della documentazione tecnica risultano quindi essenziali per garantire la piena fruizione dell’agevolazione.

Il commento

“Sebbene la pubblicazione dei decreti attuativi sia arrivata solo un paio di settimane fa circa – spiega Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – lo strumento mette a disposizione delle imprese, anche delle Pmi artigiane, fondi ingenti e fino a 10  miliardi di euro. Si tratta di disponibilità che trasformano l’iniziativa in una possibilità reale e concreta di ottenere una riduzione significativa dei costi dell’energia nel contempo stabilizzandone le fluttuazioni. Un vantaggio importante per le imprese. Con il passare dei giorni sono sempre di più gli imprenditori che si preparano a affrontare il percorso burocratico, economico-finanziario e operativo necessario per la realizzazione degli impianti e all’accesso ai vantaggi previsti. Come sempre gli uffici specializzati di Cna sono al servizio delle imprese, offrendo un percorso di consulenza e accompagnamento completo per ottenere i vantaggi previsti dalla norma”.

 

Tra i casi di successo quello dell’Officina Meccanica Carlini Gaetano di Adria che nel 2014 ha attivato un impianto da 99,75 KW riducendo di due terzi i costi dell’energia e superando indenne le crisi energetiche seguite alla guerra Russo-Ucraina e alla crisi di Hormuz

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “I nostri uffici tecnici stanno accogliendo un numero crescente di imprenditori interessati ad uno strumento che mette a disposizione circa 10 miliardi di euro”.

Rovigo, 28 giugno 2026 –  A 15 giorni dall’apertura della piattaforma del GSE per accedere all’Iperammortamento (fino al 180% per gli impianti fino a 2,5 milioni di euro) per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici in azienda Cna Padova e Rovigo sta accogliendo le richieste di informazione e supporto tecnico da parte di un numero sempre crescente di imprese.

Imprenditori che, scottati dalle fluttuazioni del costo dell’energia di questi ultimi anni (dalla guerra Russo-Ucraina alla blocco dello stretto di Hormuz), scommettono sulle rinnovabili per ottenere prezzi più bassi e per poter tornare a competere da pari con i colleghi del resto d’Europa. L’energia elettrica che le imprese di Padova di Rovigo devono comprare dalla rete costa circa il 29% in più rispetto alla media UE, ma con punte del +53% rispetto alla Francia e del +63% rispetto alla Spagna.

Il caso:

“Abbiamo messo sul tetto del nostro stabilimento un impianto da 99,75 KW ancora nel 2014 e sostanzialmente consumiamo tutta l’energia che produciamo – ricorda Emanuela Carlini, legale rappresentante dell’Officina Meccanica Carlini Gaetano, che si occupa di tornitura e fresatura conto terzi nel settore della meccanica. – A conti fatti, per lo meno tra marzo e ottobre, da ben 12 anni pago l’elettricità circa due terzi in meno di quanto pagherei senza l’impianto. Abbiamo fatto questo investimento senza incentivi e nell’arco di 5 anni lo abbiamo ammortizzato. Anche in termini di calo della resa siamo piuttosto soddisfatti: se nel 2015 l’impianto aveva prodotto 108.580 KWh di energia, nel 2025 ne aveva prodotti 99.289 KWh, con un calo medio dell’efficienza dello 0,9% annuo. Ma non è solo la questione di spesa per la bolletta elettrica che ci conforta: la crisi energetica seguita all’inizio del conflitto Russo-Ucraino del 2022 noi l’abbiamo appena percepita come pure quasi non ci siamo accorti della crisi di Hormuz di quest’anno. A conti fatti noi paghiamo stabilmente di energia quanto un’impresa spagnola e grazie al Consorzio Ape di Cna Padova e Rovigo, il gruppo d’acquisto dell’associazione, anche l’elettricità che dobbiamo acquistare dalla rete la compriamo a prezzi molto vantaggiosi. Tutto ciò si traduce in un vantaggio competitivo concreto e possiamo tenere i prezzi dei nostri prodotti e dei nostri servizi al sicuro della fluttuazioni del mercato dell’energia”.

Come funziona l’Iperammortamento Fotovoltaico 2026

L’agevolazione per il nuovo Iperammortamento Fotovoltaico 2026 consiste in una maggiorazione fiscale del costo del bene pari al 180% per un impianto che costi fino a 2,5 milioni di euro. Ciò significa che per un investimento di 150.000 euro l’impresa beneficia di una riduzione delle imposte future pari a oltre il 43% del capitale investito. Il beneficio viene fruito gradualmente durante il periodo di ammortamento del bene (pari a 11 o 12 anni in media). Ma l’aspetto più interessante è che il beneficio fiscale si aggiunge al risparmio energetico generato dall’autoconsumo. Con un autoconsumo dell’80% ed un costo dell’energia pari a 0,20 €/kWh, il risparmio annuale può superare i 30.000 euro!

Ma attenzione: rispetto ai precedenti incentivi, la complessità dell’agevolazione risiede sia nell’interconnessione informatica dell’impianto, realizzabile con inverter intelligenti e ai sistemi di monitoraggio energetico, ma anche nella corretta dimostrazione dei requisiti richiesti dalla normativa. Occorre infatti documentare: il fabbisogno energetico storico dell’azienda; il corretto dimensionamento dell’impianto; il rispetto del limite del 105% del fabbisogno; la destinazione dell’energia all’autoconsumo; l’integrazione con i sistemi aziendali di monitoraggio e gestione dell’energia. Una analisi preliminare seria, una progettazione accurata e una corretta predisposizione della documentazione tecnica risultano quindi essenziali per garantire la piena fruizione dell’agevolazione.

Il commento

“Sebbene la pubblicazione dei decreti attuativi sia arrivata solo un paio di settimane fa circa – spiega Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – lo strumento mette a disposizione delle imprese, anche delle Pmi artigiane, fondi ingenti e fino a 10  miliardi di euro. Si tratta di disponibilità che trasformano l’iniziativa in una possibilità reale e concreta di ottenere una riduzione significativa dei costi dell’energia nel contempo stabilizzandone le fluttuazioni. Un vantaggio importante per le imprese. Con il passare dei giorni sono sempre di più gli imprenditori che si preparano a affrontare il percorso burocratico, economico-finanziario e operativo necessario per la realizzazione degli impianti e all’accesso ai vantaggi previsti. Come sempre gli uffici specializzati di Cna sono al servizio delle imprese, offrendo un percorso di consulenza e accompagnamento completo per ottenere i vantaggi previsti dalla norma”.

 

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23Giu

ALTA VELOCITA’, L’ALLARME DELLE IMPRESE: “SI FACCIA, ALTRIMENTI SAREMO TAGLIATI FUORI”

23/06/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 82

Le associazioni di categoria parlano all’unisono: «Sull’alta velocità non c’è altro tempo da perdere, ne va della competitività di Padova».

Luca Montagnin, presidente della Cna di Padova e Rovigo, evidenzia che «le imprese fanno sempre più fatica a reperire manodopera locale e sono quindi costrette a guardare oltre i confini provinciali. In questo senso, disporre di collegamenti rapidi ed efficienti consentirebbe a molte persone di raggiungere più facilmente Padova per lavorare. In una fase come questa, l’Alta Velocità rappresenterebbe uno strumento fondamentale per rendere la città più attrattiva dal punto di vista occupazionale e produttivo. Il mancato arrivo dell’Alta Velocità a Padova è una questione politica che va affrontata e risolta in tempi brevi. L’opera deve essere completata e portata a termine».

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15Giu

CALDO: L’USO DEL CONDIZIONATORE PUÒ COSTARE AD UNA FAMIGLIA ANCHE 550 EURO IN SOLI 2 MESI

15/06/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 92

Un’elaborazione del Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo parla di un costo di 270 euro in soli due mesi per l’uso di un condizionatore in classe A++ in un appartamento di 80 mq in classe D. Nel caso di un’abitazione da 130 mq si arriva ai 550 euro in soli 2 mesi.

Daniele Donà, presidente di Categoria Installazione, Impianti, F-Gas di Cna Padova: “Se si abbina al sistema di condizionamento un impianto fotovoltaico si riduce a zero la spesa ed anzi si produce ulteriore elettricità per tutto il resto dell’anno.  La manutenzione dei condizionatori non è molto costosa ma garantisce risparmi oggettivi”.

 Con l’arrivo del caldo di questi mesi estivi l’uso dei condizionatori riprende e si conferma un’abitudine sempre più radicata per i Padovani e i Rodigini. Ma i costi vivi dell’uso dei sistemi di raffrescamento dell’aria rischiano di essere significativi come pure l’impatto sull’ambiente senza un investimento complessivo che possa riequilibrare gli uni e gli altri.

 

Il Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo ha valutato i costi e gli impatti in base a due diverse tipologie di abitazione sulla base di un computo piuttosto prudenziale: il calcolo è stato infatti applicato ai consumi usando come riferimento l’ultimo prezzo elettrico disponibile 2026 per il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela: 30,24 centesimi €/kWh, tasse incluse, dal 1° aprile 2026. Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) segnala inoltre un aumento dell’8,1% nel II trimestre 2026 e una spesa annua 2025-2026 in crescita del 4,5% rispetto al periodo precedente

 

Il primo caso riguarda un appartamento di circa 80 metri quadri in classe energetica B, quindi con buon isolamento termico. Anche qui tuttavia la temperatura interna, col gran caldo di luglio e agosto, può toccare e superare i 30 gradi. Si configura quindi la necessità di abbassarla almeno di 3 o 4 gradi.

 

Si è scelto di ipotizzare che questo appartamento sia dotato di un impianto di buona qualità con condizionatore, 2 split, un inverter e un motore, il tutto in classe A++. Per un utilizzo medio di 6 ore al giorno, tutti i giorni (con attivi entrambi gli split) il consumo medio è di circa 1,6 kWh/h per un totale di totale 590 kWh nell’arco dei 2 mesi in questione.

La spesa complessiva in questo caso è di circa 180 euro per i 2 mesi ma sale a 220 euro in caso di un appartamento in classe C, a circa 270 euro per uno in classe D, e sale ancora per le classi E, F e G.

Installare un impianto fotovoltaico può ridurre sensibilmente (anche azzerare) la spesa per il condizionatore in estate, se dimensionato correttamente e usato in modo ottimale.

Un impianto da 3kw potrebbe bastare per abbattere le spese: attualmente il costo è tra i 4.500 ed i 6.000 euro (senza sistemi di accumulo) e fino al 31 dicembre del 2026 si può accedere alle detrazioni fiscali del 50%. L’operazione permette di evitare di immettere in atmosfera circa 256 kg di CO₂ solo per il condizionatore estivo. Una cifra che arriva a 850 kg di CO₂/anno considerando tutti i consumi elettrici. Di fatto sarebbe come piantare circa 30 alberi ogni anno.

 

La seconda ipotesi riguarda invece un’abitazione di circa 130 metri quadri in classe energetica B su 2 livelli, dove è presente un impianto di condizionamento simile a quello precedente ma un po’ più potente, sempre in classe A++.

Un utilizzo medio di 8 ore al giorno, tutti i giorni di luglio e agosto, produce un consumo medio di 2.4 kWh/h circa, (in totale circa 1.170 kWh).

La spesa è di circa 350 euro per i 2 mesi ma sale a 440 euro per un’abitazione in classe C, a circa 550 euro in classe D e così via fino a cifre ancora più impattanti per le classi energetiche più basse (E, F e G).

Con impianto fotovoltaico da 4,5kw e un costo tra i 7.000 e i 9.000 euro (senza i sistemi di accumulo) il risparmio in bolletta è tra i 350 ed i 550 euro nei 2 mesi estivi. Non solo si evita di immettere in atmosfera oltre 1,3 tonnellate di CO₂ in un anno: Sarebbe come se si piantassero ogni anno ben 40 alberi e si evitasse di far percorrere alla propria auto ben 10 mila km.

 

Ma attenzione: i casi proposti riguardano condizionatori in perfetto stato di manutenzione. I consumi elettrici nel caso di apparecchi non correttamente manutentanti (con scambiatori non puliti, motore non in piena efficienza e così via) sono superiori anche del 10-15% e fino al 25% rispetto a quanto descritto.

 

Se poi gli split non sono sanificati periodicamente si rischia di vedere diffusa aria non pulita con eventualmente anche microrganismi pericolosi come la legionella, le tonsilliti e più in generale legati alle malattie del sistema respiratorio. Le spese di manutenzione sono mediamente piuttosto contenute ma garantiscono risparmi consistenti e indubbi vantaggi per la salute.

 

“Abbinare moderni sistemi di condizionamento dell’aria a impianti di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, è sempre consigliato – spiega Daniele Donà, presidente di Categoria Installazione, Impianti, F-Gas di Cna Padova. – Si ottiene un risparmio concreto sia in termini di spesa che di efficienza. Anche l’impatto ambientale del sistema di condizionamento, altrimenti negativo, tende a riequilibrarsi fino a diventare un valore aggiunto. I costi del fotovoltaico sono calati molto negli anni e installare un sistema non è più così impattante sulle tasche delle famiglie come poteva essere fino a 10-20 anni fa. Ma è sempre importante rivolgersi a operatori qualificati e certificati per l’installazione e la manutenzione dei propri impianti. Solo chi ha ottenuto un patentino F-Gas può garantire la corretta operatività, la salubrità e il contenimento dei costi di questi impianti che se non gestiti con attenzione rischiano di essere meno efficienti di quanto dovrebbero. Un’eventualità tanto più da evitare in un contesto di costi energetici in aumento. L’installatore qualificato inoltre assicura che l’impianto sia dimensionato nel modo corretto assicurando maggiore efficienza e contenimento dei costi fin dalla prima accensione”.

Un’elaborazione del Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo parla di un costo di 270 euro in soli due mesi per l’uso di un condizionatore in classe A++ in un appartamento di 80 mq in classe D. Nel caso di un’abitazione da 130 mq si arriva ai 550 euro in soli 2 mesi.

Massimo Fidelfatti, presidente di Categoria Installazione, Impianti di Cna Rovigo: “Se si abbina al sistema di condizionamento un impianto fotovoltaico si riduce a zero la spesa ed anzi si produce ulteriore elettricità per tutto il resto dell’anno.  La manutenzione dei condizionatori non è molto costosa ma garantisce risparmi oggettivi”.

Con l’arrivo del caldo di questi mesi estivi l’uso dei condizionatori riprende e si conferma un’abitudine sempre più radicata per i Padovani e i Rodigini. Ma i costi vivi dell’uso dei sistemi di raffrescamento dell’aria rischiano di essere significativi come pure l’impatto sull’ambiente senza un investimento complessivo che possa riequilibrare gli uni e gli altri.

Il Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo ha valutato i costi e gli impatti in base a due diverse tipologie di abitazione sulla base di un computo piuttosto prudenziale: il calcolo è stato infatti applicato ai consumi usando come riferimento l’ultimo prezzo elettrico disponibile 2026 per il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela: 30,24 centesimi €/kWh, tasse incluse, dal 1° aprile 2026. Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) segnala inoltre un aumento dell’8,1% nel II trimestre 2026 e una spesa annua 2025-2026 in crescita del 4,5% rispetto al periodo precedente

Il primo caso riguarda un appartamento di circa 80 metri quadri in classe energetica B, quindi con buon isolamento termico. Anche qui tuttavia la temperatura interna, col gran caldo di luglio e agosto, può toccare e superare i 30 gradi. Si configura quindi la necessità di abbassarla almeno di 3 o 4 gradi.

Si è scelto di ipotizzare che questo appartamento sia dotato di un impianto di buona qualità con condizionatore, 2 split, un inverter e un motore, il tutto in classe A++. Per un utilizzo medio di 6 ore al giorno, tutti i giorni (con attivi entrambi gli split) il consumo medio è di circa 1,6 kWh/h per un totale di totale 590 kWh nell’arco dei 2 mesi in questione.

La spesa complessiva in questo caso è di circa 180 euro per i 2 mesi ma sale a 220 euro in caso di un appartamento in classe C, a circa 270 euro per uno in classe D, e sale ancora per le classi E, F e G.

Installare un impianto fotovoltaico può ridurre sensibilmente (anche azzerare) la spesa per il condizionatore in estate, se dimensionato correttamente e usato in modo ottimale.

Un impianto da 3kw potrebbe bastare per abbattere le spese: attualmente il costo è tra i 4.500 ed i 6.000 euro (senza sistemi di accumulo) e fino al 31 dicembre del 2026 si può accedere alle detrazioni fiscali del 50%. L’operazione permette di evitare di immettere in atmosfera circa 256 kg di CO₂ solo per il condizionatore estivo. Una cifra che arriva a 850 kg di CO₂/anno considerando tutti i consumi elettrici. Di fatto sarebbe come piantare circa 30 alberi ogni anno.

La seconda ipotesi riguarda invece un’abitazione di circa 130 metri quadri in classe energetica B su 2 livelli, dove è presente un impianto di condizionamento simile a quello precedente ma un po’ più potente, sempre in classe A++.

Un utilizzo medio di 8 ore al giorno, tutti i giorni di luglio e agosto, produce un consumo medio di 2.4 kWh/h circa, (in totale circa 1.170 kWh).

La spesa è di circa 350 euro per i 2 mesi ma sale a 440 euro per un’abitazione in classe C, a circa 550 euro in classe D e così via fino a cifre ancora più impattanti per le classi energetiche più basse (E, F e G).

Con impianto fotovoltaico da 4,5kw e un costo tra i 7.000 e i 9.000 euro (senza i sistemi di accumulo) il risparmio in bolletta è tra i 350 ed i 550 euro nei 2 mesi estivi. Non solo si evita di immettere in atmosfera oltre 1,3 tonnellate di CO₂ in un anno: Sarebbe come se si piantassero ogni anno ben 40 alberi e si evitasse di far percorrere alla propria auto ben 10 mila km.

Ma attenzione: i casi proposti riguardano condizionatori in perfetto stato di manutenzione. I consumi elettrici nel caso di apparecchi non correttamente manutentanti (con scambiatori non puliti, motore non in piena efficienza e così via) sono superiori anche del 10-15% e fino al 25% rispetto a quanto descritto.

Se poi gli split non sono sanificati periodicamente si rischia di vedere diffusa aria non pulita con eventualmente anche microrganismi pericolosi come la legionella, le tonsilliti e più in generale legati alle malattie del sistema respiratorio. Le spese di manutenzione sono mediamente piuttosto contenute ma garantiscono risparmi consistenti e indubbi vantaggi per la salute.

“Abbinare moderni sistemi di condizionamento dell’aria a impianti di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, è sempre consigliato – spiega Massimo Fidelfatti, presidente di Categoria Installazione, Impianti di Cna Rovigo. – Si ottiene un risparmio concreto sia in termini di spesa che di efficienza. Anche l’impatto ambientale del sistema di condizionamento, altrimenti negativo, tende a riequilibrarsi fino a diventare un valore aggiunto. I costi del fotovoltaico sono calati molto negli anni e installare un sistema non è più così impattante sulle tasche delle famiglie come poteva essere fino a 10-20 anni fa. Ma è sempre importante rivolgersi a operatori qualificati e certificati per l’installazione e la manutenzione dei propri impianti. Solo chi ha ottenuto un patentino F-Gas può garantire la corretta operatività, la salubrità e il contenimento dei costi di questi impianti che se non gestiti con attenzione rischiano di essere meno efficienti di quanto dovrebbero. Un’eventualità tanto più da evitare in un contesto di costi energetici in aumento. L’installatore qualificato inoltre assicura che l’impianto sia dimensionato nel modo corretto assicurando maggiore efficienza e contenimento dei costi fin dalla prima accensione”.

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10Giu

CARO AFFITTI: PADOVA QUARTA IN ITALIA (+43%), ROVIGO PENULTIMA (+18%)

10/06/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 83

Tra le prime 10 città italiane sono 3 le venete per aumenti dei canoni d’affitto nel residenziale: dopo Milano, Firenze e Bologna viene la Città del Santo, seguita da Venezia (quinta) e da Verona (settima). Rovigo invece è penultima in Italia, prima di Teramo, con un incremento del 18%.

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Il caro affitti registrato in questi ultimi anni diventa insostenibile non solo per chi guida una piccola impresa ma anche per chi lavora a fianco degli imprenditori artigiani ogni giorno. Servono interventi strutturali per sostenere l’equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale. A rischio l’attrattività delle imprese e dei territori”.

Padova è la quarta città del Paese per crescita del costo degli affitti tra 2019 e 2025. A dirlo uno studio di Cna che registra un incremento del 43% del costo medio di un affitto di un appartamento di 70 mq in città. Ma non è solo qui che sta il problema: se in questi 6 anni gli affitti sono cresciuti di quasi il 50% i redditi medi sono saliti solo dell’11%.

Di fatto in Città, l’associazione degli artigiani stima un affitto medio pari a 1.090 euro al mese nel 2025 per un appartamento con una superficie pari a 70 mq. Tutto ciò a fronte di uno stipendio netto di 2.000. Ogni mese un inquilino mediamente mette nel solo costo dell’affitto circa il 55% del proprio reddito. Un rapporto che non garantisce un reddito disponibile sufficiente ad una vita dignitosa.

“Il tema dell’abitare non rappresenta più soltanto una questione sociale – afferma il Presidente di Cna Padova e Rovigo Luca Montagnin – ma una vera emergenza economica che rischia di frenare crescita, investimenti e sviluppo locale. Servono interventi strutturali per aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato, favorire la rigenerazione urbana e sostenere l’equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale. In ballo c’è anche la tenuta del mercato interno che assorbe una parte importante dei prodotti e dei servizi delle imprese artigiane ma anche la capacità di attrarre talenti e giovani leve che rischiano, qualora pensassero di spostarsi sul nostro territorio, di non riuscire a far quadrare i conti a fine mese”.

All’opposto invece Rovigo: la città è penultima nella classifica nazionale subito prima di Teramo in Abruzzo. Qui gli stipendi medi tra 2019 e 2025 sono cresciuti solo dell’8% (arrivando a 1.800 euro mensili in media) mentre gli affitti sono saliti del 18%. In sostanza per un appartamento di 70 mq nel 2019 una famiglia pagava 480 euro, l’anno scorso ne spendeva 565.

Un inquilino di Rovigo spende “solo” il 31% del suo reddito netto nella locazione di un alloggio. Una soglia comunque non lontana dal massimale previsto per il rapporto tra stipendio e rata mensile di un ipotetico mutuo.

“La questione di Rovigo merita una riflessione specifica – aggiunge Montagnin. – Questi dati sembrano confortanti, e lo sono, ma nascondono in parte anche un altro fenomeno: la vivacità imprenditoriale e occupazionale dell’area è sotto pressione da tempo e gli effetti si vedono anche sul piano dei canoni di locazione. Qui servono interventi pubblici che siano in grado di dare uno stimolo alla crescita economica e occupazionale a tutti i livelli. Sul fronte casa poi i nostri imprenditori segnalano un problema ancora più specifico: più volte i colleghi mi hanno segnalato la difficoltà di reperire alloggi in affitto per i lavoratori. Un fenomeno che rallenta ulteriormente la spinta propulsiva dell’area verso la ripresa economica”.

Ma Rovigo è sostanzialmente un caso isolato in un Veneto colpito più di altre regioni dal fenomeno del caro affitti: nella top ten delle città dove il caro affitti è stato più drastico sono ben 3 le città venete rappresentate: oltre a Padova c’è Venezia (quinta nella classifica nazionale) con un incremento degli affitti del 42% a fronte di una crescita degli stipendi nello stesso periodo di tempo (2019-25) del 9%. Qui l’incidenza dell’affitto sullo stipendio è addirittura superiore e raggiunge il 56%.

Segue Verona, al settimo posto, con una crescita dei canoni di locazione del 39% a fronte di un incremento degli stipendi del 10%. Qui, nel 2025, il 53% dello stipendio netto se ne va in locazione. In media classifica stanno Treviso (al 27esimo posto con un incremento del 25% a fronte di una crescita degli stipendi del 10%) e Vicenza (al 31esimo posto su indicatori percentuali del tutto simili a Treviso). Segue Belluno che invece si colloca in 79esima posizione con un caro affitti “solo” del 19% in 6 anni a fronte di una crescita degli stipendi dell’8% (comunque meno della metà). A chiudere la classifica regionale, come già detto, è Rovigo, penultima in Italia subito prima di Teramo in Abruzzo, città che ha registrato un incremento medio dei canoni di locazione del 17%.

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03Giu

IL 35,6% DEGLI ARTIGIANI USA L’IA, LA PERCENTUALE CRESCE DI 5 VOLTE IN 2 ANNI

03/06/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 82

Secondo una rilevazione dell’Istat nel 2024 solo il 6,9% delle imprese tra i 10 e il 49 dipendenti aveva adottato almeno una tecnologia legata all’IA. Oggi il 35,6% delle imprese associate a Cna ne fa uso. Tuttavia ancora 1 impresa su 2 non si è mossa in questo senso, spesso perché non sa come impiegarla. Tra la fine di maggio e la metà di giugno Cna Padova e Rovigo offre agli imprenditori un percorso concreto in 4 tappe per capire come adottare l’Ia e usarla al meglio.

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Gli artigiani sono gente concreta che ha voglia di innovare. Cna è impegnata da tempo nell’informazione, nella formazione e nell’offrire percorsi pratici per capire come sfruttare al massimo gli strumenti dell’IA”.

Padova, 1 giugno 2026 – L’attenzione e le competenze degli artigiani in materia di intelligenza artificiale è cresciuta a ritmi pressoché esponenziali in poco meno di due anni: secondo uno studio di Cna nazionale che rispecchia pienamente il sentiment delle imprese di Padova e Rovigo, l’adozione in azienda di almeno una tecnologia IA è sostanzialmente quintuplicata dal 2024 ad oggi.

Secondo una rilevazione dell’Istat del 2024 solo il 6,9% delle imprese tra i 10 e il 49 dipendenti aveva adottato almeno una tecnologia legata all’IA. Oggi, a poco meno di due anni di distanza, il 35,6% delle imprese associate a Cna dichiarano di farne uso. 18 mesi fa il dato Cna, sia pure relativo alle sole imprese manifatturiere, non andava oltre il 5,2%. Non solo: il 19,2% delle imprese intervistate sostiene di utilizzare più di uno strumento di AI, il che induce a ritenere che queste imprese stiano facendo qualcosa in più e di diverso rispetto al semplice utilizzo di una chatbot di AI generativa.

 

A conferma della crescita rapidissima dell’introduzione dell’IA nei processi aziendali anche delle imprese artigiane, è importante non trascurare la quota di imprese che dichiarano che “stanno valutando la cosa” (il 15,4% del totale) e che quindi, verosimilmente a breve adotteranno anch’esse in azienda soluzioni di AI.

 

Sebbene i dati siano incoraggianti c’è anche un “bicchiere mezzo vuoto”: il 49% delle aziende intervistate dichiara di non essersi mosse affatto nell’introduzione di queste tecnologie. Tra le motivazioni che vengono addotte prevale nettamente la difficoltà di “comprendere a fondo le possibilità concrete di utilizzo” (36,0%). Tra le difficoltà incontrate nell’utilizzo c’è pure la mancanza di competenze interne, un dato che viene segnalato da 2 imprese su 5 circa.

 

Ed è qui che entra in gioco il ruolo dell’Associazione: secondo Cna ben il 70,5% delle piccole imprese intervistate parteciperebbero volentieri a iniziative di formazione sull’AI mentre per lo meno un’impresa su due si dice interessata a convenzioni per l’acquisto di strumenti e servizi specifici (come accesso facilitato a software, piattaforme o servizi di AI che potrebbero altrimenti risultare costosi o complessi da implementare), a servizi di consulenza personalizzata e a strumenti di supporto per accedere ad agevolazioni finanziarie.

 

Proprio in questo senso va l’impegno di Cna Padova e Rovigo nello sviluppo di un programma serrato di percorsi di formazione e informazione sui temi dell’IA come quelli attivati nei giorni scorsi tra Padova e Rovigo e che si concluderanno alla metà di giugno.

 

Il 26 e il 28 maggio scorso rispettivamente al Fenice Green Energy Park di Lungargine Gerolamo Rovetta, 28 a Padova e nella sede di CNA Rovigo di Via Combattenti Alleati d’ Europa, 9 a Rovigo, è andato in scena l’appuntamento “AI Generativa: casi d’uso per le imprese”. Durante gli eventi gemelli sono stati presentati casi d’uso concreti provenienti da aziende comparabili per dimensione e settore, con demo interattive e momenti di confronto.

 

Il prossimo 9 giugno, presso L’InnovaHub di Via della Croce Rossa, 11 a Padova, le imprese interessate (massimo 15 associate a Cna) affronteranno un vero e proprio laboratorio dedicato a chi vuole capire come l’AI generativa può supportare attività legate a produzione, progettazione, ufficio tecnico e gestione operativa. Il workshop adotta un formato business game: i partecipanti partecipano a delle sfide, partendo da esigenze emerse durante la sessione. Si tratta di un’esperienza di learning by doing, in cui si sperimentano strumenti, prompt, logiche di utilizzo e casi applicativi.

 

Il 15 giugno, sempre presso l’InnovaHub di Via della Croce Rossa, si affronterà il contributo dell’AI generativa nelle attività amministrative, organizzative e di gestione della commessa. La sessione combina momenti formativi con sperimentazione sul campo: dalla gestione di documenti e informazioni alla creazione di bozze, sintesi, report, procedure e supporti utili al lavoro quotidiano.

 

“Gli artigiani sono imprenditori che guardano al futuro – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Gente concreta e curiosa che coglie l’opportunità dove essa si presenta. E i dati dimostrano non soltanto la voglia di innovazione delle nostre imprese ma anche la flessibilità di un sistema, quello artigiano, che non solo è resiliente alle sfide ma anche capace di evolvere verso la modernità. E tuttavia le sfide tecnologiche non sono sempre di immediata comprensione. Ed è qui che intervengono le competenze del nostro sistema associativo. I tecnici e gli esperti di Cna Padova e Rovigo si mettono al servizio delle imprese e degli imprenditori. Lo fanno con la concretezza che gli artigiani richiedono: mettendo a disposizione strumenti di formazione pratici e immediati, che permettono di valutare sul posto e direttamente le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Un sistema di strumenti che offre grandi opportunità sul piano del risparmio di tempo (l’81% degli artigiani chiede proprio questo all’IA), sul piano dell’eliminazione delle attività ripetitive (una necessità per il 35% del campione), su quello della crescita della competitività (26,1%) e dell’innovazione di prodotto e di processo (23,7%)”.

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27Mag

ALLARME IMPRESE GIOVANILI: IN 10 ANNI CALANO DEL 17,6% NEL PADOVANO E DEL 39% IN POLESINE

27/05/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 91

Male costruzioni (-523 imprese, pari a -38,9%), commercio (-683 imprese, -33,4%) e manifatturiero (-239 imprese, -37,6%). Bene attività professionali, scientifiche e tecniche (+38,2%), servizi di supporto (+29,4%) e attività finanziarie, assicurative e immobiliari (+17,6%). Tra le Startup e le Pmi innovative la presenza di giovani è al 34,1%.

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Bene la crescita dei giovani nelle attività innovative ma preoccupa la crisi dell’imprenditoria nei settori tradizionali. Come Cna accompagniamo i giovani ma ci vuole attenzione da parte delle istituzioni”

Negli ultimi 10 anni le imprese giovanili attive nella provincia di Padova sono calate complessivamente da 7.355 a 6.060 unità. Nel periodo sono andate perse -1.295 imprese pari ad una flessione del 17,6%, più marcata rispetto al calo del totale delle imprese, pari al 7,0%.

Il fenomeno riguarda soprattutto i settori più tradizionali. Le diminuzioni più consistenti delle imprese giovanili infatti si registrano nelle costruzioni (-523 imprese, pari a -38,9%), nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (-683 imprese, -33,4%) e nelle attività manifatturiere (-239 imprese, -37,6%).

In questi comparti la flessione delle imprese giovanili è nettamente superiore a quella delle imprese totali, segnalando una difficoltà specifica nel ricambio generazionale. Particolarmente significativo è il caso del tessile, sia nell’ambito della produzione che del commercio ambiti nei quali il calo della presenza giovanile rischia di indebolire filiere storicamente radicate nel territorio.

E tuttavia accanto a questa dinamica negativa, emergono segnali di vitalità nei settori più innovativi, tecnici e consulenziali. Crescono le imprese giovanili nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (+38,2%), nelle attività amministrative e di servizi di supporto (+29,4%), nelle attività finanziarie, assicurative e immobiliari (+17,6%). In questi ambiti la componente giovanile sembra intercettare meglio le trasformazioni del mercato, orientandosi verso servizi avanzati, competenze digitali, consulenza, progettazione e attività a maggiore contenuto immateriale.

Anche il quadro delle start up e Pmi innovative conferma il ruolo centrale di Padova nell’ecosistema regionale dell’innovazione: la provincia conta 176 start up innovative, pari al 30,1% del totale veneto, e 50 Pmi innovative, pari al 28,4%. Nel complesso, le start up e Pmi innovative padovane sono 226, concentrate soprattutto nella produzione di software e consulenza informatica (107 imprese, 47,3%), nella ricerca scientifica e sviluppo (24 imprese, 10,6%) e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. La presenza giovanile è significativa e conferma il ruolo delle “nuove leve” imprenditoriali nell’evoluzione tecnologica dell’economia: il 15,9% ha una presenza giovanile esclusiva, il 6,2% prevalente e l’11,9% partecipata, per un totale di circa un terzo delle imprese innovative. Considerando che nel complesso delle imprese il tasso di imprenditorialità giovanile si attesta al 7,3% con punte massime del 11 – 12% nei settore tech, è evidente come nelle imprese innovative la componente giovanile rappresenta un motore importante.

“Il sistema imprenditoriale giovanile padovano sta cambiando pelle – spiega Cédric Boniolo, presidente del Terziario Avanzato e Comunicazione di Cna Padova e Rovigo. – Da un lato, è positivo che i giovani trovino spazio nei settori dell’innovazione, del digitale, della consulenza e della ricerca, contribuendo a rinnovare il tessuto produttivo locale. Dall’altro lato, il forte arretramento nei settori tradizionali, in particolare nel manifatturiero, nelle costruzioni, nel commercio, nella ristorazione segnala un rischio concreto: la perdita progressiva di competenze artigiane, produttive e commerciali che hanno rappresentato per anni un patrimonio distintivo del territorio. La sfida, quindi, non è scegliere tra innovazione e tradizione, ma costruire politiche e strumenti capaci di favorire il ricambio generazionale anche nelle filiere storiche, accompagnandole verso nuovi modelli produttivi, digitali e sostenibili. Come Cna Padova e Rovigo, siamo al fianco dei giovani con iniziative che partono dalla formazione e proseguono con il supporto all’autoimprenditorialità, alla gestione aziendale e allo sviluppo. Accompagniamo i giovani imprenditori e chi vuole tentare la strada, tanto difficile quanto gratificante, di diventare imprenditore artigiano, nell’individuazione e nella partecipazione ai bandi pubblici di supporto. Nel contempo interagiamo con le istituzioni perché il sistema di supporto alle imprese, a partire dai bandi per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale, possa rispondere in modo puntuale e adeguato alle esigenze di chi vuole mettere le proprie competenze e la propria dedizione nella crescita del proprio territorio”.

Il calo è uniforme in tutti i settori, fatta eccezione per le attività professionali, scientifiche e tecniche, che crescono di 33 imprese (+66,0%).  Nel manifatturiero la flessione è del -61,3%, nei servizi di alloggio e ristorazione -52,5%, nelle costruzioni, -51,3%, nel commercio -45,0%. Anche l’agricoltura, settore rilevante per l’economia polesana, perde 168 imprese giovanili, pari al -31,2%.

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Senza un supporto deciso da parte delle istituzioni locali e nazionali il rischio è la desertificazione del territorio”

Nell’ultimo decennio le imprese giovanili attive scendono complessivamente a 1.476 unità, con una riduzione di 942 imprese, pari al -39,0%. Si tratta di una contrazione molto più intensa rispetto a quella registrata dal totale delle imprese, che nello stesso periodo cala del 14,7%. Un dato che segnala una difficoltà strutturale nel ricambio generazionale: la componente under 35 arretra quasi ovunque e in misura decisamente più marcata rispetto al sistema imprenditoriale complessivo.

Il confronto settoriale conferma questa fragilità. Le imprese giovanili diminuiscono in tutti i settori tranne uno: l’unica eccezione è rappresentata dalle attività professionali, scientifiche e tecniche, che crescono di 33 imprese, pari al +66,0%.

Per il resto, il quadro è uniformemente negativo. Le flessioni più pesanti riguardano le attività manifatturiere (-136 imprese, -61,3%), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-134 imprese, -52,5%), le costruzioni (-177 imprese, -51,3%) e il commercio all’ingrosso e al dettaglio (-234 imprese, -45,0%). Anche l’agricoltura, settore rilevante per l’economia polesana, perde 168 imprese giovanili, pari al -31,2%.

Il dato più preoccupante è che in molti comparti la riduzione giovanile è molto più accentuata rispetto alla contrazione delle imprese totali. Nel manifatturiero, ad esempio, le imprese giovanili calano del 61,3%, mentre il totale delle imprese diminuisce del 24,8%; nelle costruzioni il divario è tra -51,3% e -19,7%; nella ristorazione tra -52,5% e -10,8%; nel commercio tra -45,0% e -21,5%. Questo scarto indica che non si è di fronte soltanto a una riduzione generale del numero di imprese, ma a una perdita specifica di presenza giovanile nei settori tradizionali e di prossimità.

A differenza di altre aree regionali, dove i settori innovativi mostrano una capacità più ampia di attrarre giovani imprenditori, a Rovigo il segnale positivo resta concentrato in un solo ambito, quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche. È un’indicazione importante, perché mostra che anche nel territorio polesano esiste uno spazio per competenze consulenziali, tecniche e ad alto contenuto professionale. Tuttavia, questa crescita non è sufficiente a compensare il forte arretramento registrato nel resto del sistema produttivo.

Anche il quadro delle start up e PMI innovative conferma la debole incisività dell’innovazione nel tessuto imprenditoriale provinciale. Rovigo conta appena 14 start up innovative, pari al 2,4% del totale veneto, e nessuna PMI innovativa. La presenza giovanile all’interno di queste realtà è limitata: solo 1 impresa presenta una componente giovanile esclusiva mentre altre 2 imprese hanno una presenza di partecipazione. Nel complesso, quindi, nel 78,6% dei casi la presenza giovanile è nulla. Anche dal punto di vista settoriale, il sistema appare molto concentrato: 11 start up su 14 operano nella produzione di software e consulenza informatica.

“L’imprenditoria giovanile polesana mostra una situazione più fragile e meno articolata – spiega il presidente di CNA Padova e Rovigo Luca Montagnin. – Da un lato, la crescita nelle attività professionali, scientifiche e tecniche indica una possibile traiettoria di rinnovamento verso competenze più innovative e consulenziali. Dall’altro lato, però, il calo diffuso in quasi tutti i settori, unito alla scarsa diffusione delle start up innovative e alla limitata presenza giovanile al loro interno, segnala un rischio rilevante: non solo la perdita di competenze tradizionali nei comparti produttivi, commerciali, agricoli e dei servizi, ma anche una debole capacità del territorio di sostituirle con nuove iniziative imprenditoriali innovative. La sfida per Rovigo è quindi duplice: sostenere il ricambio generazionale nei settori storici e, allo stesso tempo, rafforzare un ecosistema dell’innovazione oggi ancora troppo limitato per incidere realmente sul futuro dell’economia provinciale.  Come Cna Padova e Rovigo, siamo al fianco dei giovani con iniziative che partono dalla formazione e proseguono con il supporto all’autoimprenditorialità, alla gestione aziendale e allo sviluppo. Accompagniamo i giovani imprenditori nell’individuazione e nella partecipazione ai bandi pubblici di supporto ma quello che facciamo qui non è sufficiente: ci vuole maggiore attenzione da parte delle istituzioni locali e nazionali per invertire una tendenza che rischia di desertificare il territorio lasciandolo scoperto a nuovi fenomeni di disgregazione economica nel giro di pochi decenni”.

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