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CNA Padova
05Ott

GIORNATA DELL’IMPIANTISTA 2026: TECNOLOGIE AL SERVIZIO DI UNA RIDUZIONE DI COSTI DELL’ENERGIA CRESCIUTI ANCHE DEL 70% IN 3 MESI

05/10/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 86

Sono stati oltre 200 i professionisti di Padova e Rovigo del settore degli impianti che si sono dati appuntamento ieri all’hotel Crowne Plaza di Padova per affrontare i diversi tempi tecnici del futuro tecnologico del settore: un futuro che non prescinde da costi dell’elettricità (solo per la materia prima) in crescita del 70% tra giugno e settembre e del 61,7% per il Gas.

Montagnin presidente di Cna Padova e Rovigo: “In un contesto come questo lavorare sull’efficienza e sulle tecnologie più vantaggiose e performanti è fondamentale, tanto più quando, a incrementi dei costi così elevati dell’energia, si associa un’inflazione che ha toccato il 4,2%. Cna è al fianco dei professionisti e della comunità per migliorare le performance degli impianti di famiglie e imprese”.

Padova 4 ottobre 2026 – Si è svolta ieri con la partecipazione di oltre 200 professionisti del settore la “Giornata dell’Impiantista 2026: il futuro si installa oggi” organizzata da Cna Padova e Rovigo. L’evento, alla sua decima edizione si è svolto dalle 9 del mattino alle 16 presso l’hotel Crowne Plaza di Padova.

Una giornata di aggiornamento dedicata a installatori e manutentori, con focus su normative, sicurezza, efficienza e sostenibilità degli impianti. Tra approfondimenti per il settore elettrico/elettronico e termoidraulico, interventi tecnici su norme CEI, manutenzione, ventilazione, Legionella e integrazione degli impianti con l’involucro edilizio uno dei nodi centrali è stato ancora una volta quello dell’efficienza energetica: una necessità strategica tanto per il sistema economico e produttivo del territorio quanto per le famiglie consumatrici.

“In un contesto così volatile per i costi dell’energia – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – lavorare sull’efficienza è fondamentale: il primo risparmio infatti è consumare di meno. Per questo, in occasione della decima edizione della Giornata dell’Impiantista, gli spazi di approfondimento dedicati all’efficienza, alla sostenibilità e all’applicazione delle più moderne tecnologie agli impianti saranno molti e approfonditi. Ancora una volta infatti stiamo assistendo ad una nuova impennata dei costi di elettricità e gas che rischiano di mettere in ginocchio le imprese e le famiglie alle prese nel contempo con un’inflazione che cresce ben oltre le prospettive più nere e che si attesta a settembre attorno al 4,2%, ai massimi da 3 anni a questa parte. Gli impiantisti, con la loro professionalità e le loro competenze, sono pronti a venire in aiuto di famiglie e imprese, accompagnandole in scelte di efficienza energetica che, con l’avvio dell’anno termico e l’accensione delle caldaie, sono più che mai strategiche. Grazie a eventi come la Giornata dell’Impiantista e al costante supporto alla formazione dei professionisti, Cna Padova e Rovigo è al fianco del suo sistema economico e sociale di riferimento.

Allo stesso tempo, riteniamo necessario rafforzare il sistema dei controlli sugli impianti termici presenti sul territorio, comprese le caldaie e le centrali termiche, attraverso un’attività di verifica che coinvolga gli enti competenti e che sia accompagnata da adeguate iniziative di informazione e supporto ai cittadini e alle imprese: Le notizie di queste settimane sugli incidenti legati alle caldaie dimostrano quanto sia importante non abbassare la guardia. La sicurezza degli impianti termici non può essere affrontata soltanto dopo che si è verificato un incidente: occorre agire prima, attraverso manutenzione, controlli e informazione. Un impianto efficiente è un impianto che consuma meno, costa meno, inquina meno e, soprattutto, è più sicuro per le persone”.

Proprio a partire da luglio 2026, a pochi mesi dall’avvio dell’anno termico e dall’accensione dei riscaldamenti, infatti il prezzo medio della materia prima energia ha visto un balzo in avanti solo parzialmente giustificato dalle tensioni geopolitiche in atto nel mondo.

Secondo i dati del Consorzio Ape di Cna, il gruppo di acquisto per elettricità e gas che associa attualmente oltre 500 imprese artigiane del territorio di Padova e Rovigo, i prezzi dell’elettricità, sostanzialmente stabili su una media di 0,126 euro al KWh da gennaio a giugno di quest’anno hanno visto una progressiva impennata: a luglio il prezzo medio era di 0,157 euro al KWh, ad agosto 0,180 euro al KWh, a settembre di 0,214 euro al KWh. in sostanza in tre mesi l’incremento dei prezzi è stato di poco meno del +70%.

Non diversa la situazione relativa ai prezzi del Gas naturale: tra gennaio e giugno 2026 i prezzi si erano attestati intorno agli 0,476 euro per metro cubo (Smc), a luglio si era saliti a 0,606 euro per metro cubo (Smc), ad agosto di raggiungeva gli 0,692 euro per metro cubo (Smc) per giungere a un settembre a quota 0,770 euro per metro cubo (Smc). La crescita nei tre mesi in questo caso è stata del 61,7%.

Per una famiglia media di 4 persone i cui consumi per Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) oscillano tra i 2700 KWh annui e gli oltre 3200 KWh, il conto si fa salato: in pratica per chi consumasse 3000 KWh annui si passerebbe da un costo annuo di giugno, per la sola materia prima, di circa 378 euro (una cifra a cui si vede aggiungere più o meno altrettanto in termini di oneri vari, trasporto ecc), a 642 euro (che vanno comunque moltiplicati per due o poco meno).

Per una piccola impresa artigiana del settore della meccanica che consumasse intorno ai 100.000 KWh annui (si tratterebbe qui di un’azienda con circa 5 o 6 dipendenti al massimo) la spesa annua passerebbe dai 12.600 euro di giugno (per la sola materia prima) agli attuali 21.400 euro.

Altrettanto drammatici i conti per il gas: una famiglia sempre di 4 persone con un consumo standard di 1.500 Smc annui, il prezzo della sola materia prima passerebbe da 714 euro a 1.155 euro. Per un piccolo laboratorio artigiano (es. panifici, ceramica, verniciatura, lavorazioni a caldo) che consumasse circa 10.000 metri cubi standard (Smc) di gas naturale i prezzi annui salirebbero dai 4.760 euro di giugno ai 7.700 attuali.

“Durante questa giornata e nei tanti corsi di formazione che Cna offre ai suoi associati affrontiamo con molta serietà il tema dell’efficienza energetica – spiega Daniele Donà, presidente degli Impiantisti di Cna Padova. – Lo facciamo con le nuove tecnologie delle pompe di calore, del fotovoltaico, dei sistemi di accumulo ma anche con l’introduzione di sistemi ibridi che sono una combinazione tra pompa di calore e caldaia a condensazione. Ma lo facciamo anche con la consulenza ai nostri clienti. Siamo noi, sempre più spesso, a indirizzare i clienti verso il sistema meno costoso per riscaldare, raffrescare e ottenere maggiore energia senza sprechi. C’è poi il tema della salubrità degli edifici che diventa importantissima con i nuovi sistemi di condizionamento dell’aria. Sistemi che vanno verificati, controllati e manutenuti periodicamente. Quest’anno tocchiamo anche il tema dei controlli legati alla sicurezza dell’acqua: il focus sarà sulla legionella, un batterio molto pericoloso che si forma negli accumuli di acqua sanitaria e nelle tubazioni idrauliche e nelle canalizzazioni d’aria di sistemi come quello dei condizionatori che sono usati sempre più spesso anche d’inverno”.

“Molto spesso viviamo le imposizioni della Ue in termini di tecnologie per il condizionamento degli edifici come una cosa molto negativa – spiega Massimo Fidelfatti, presidente degli Impiantisti di Cna Rovigo – ma ci scordiamo di considerare gli aspetti positivi di questa spinta verso l’introduzione di nuove tecnologie per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici. La Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa e l’introduzione di tecnologie come le pompe di calore, che portano di fatto a 0 l’impatto ambientale della climatizzazione (caldo-freddo) degli edifici, assicura non solo un risparmio economico ma anche una maggiore salubrità dell’ambiente in cui tutti viviamo.

Personalmente ritengo che sarebbe opportuno per le famiglie più in difficoltà che il governo prevedesse degli incentivi economici per l’efficientamento energetico: le caldaie non sono più detraibili ma per le famiglie meno ricche un incentivo ulteriore che funzioni in base al reddito sarebbe non solo una iniziativa giusta ma anche funzionale alla più rapida diffusione delle nuove tecnologie con tutti i vantaggi ambientali e di efficienza che questo potrebbe produrre”.

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28Set

CARBURANTI: FRA PADOVA E ROVIGO 3.200 IMPRESE ANCORA IN ATTESA DELLE MISURE ANNUNCIATE

28/09/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 99

Sono circa 2.000 gli autotrasportatori conto terzi e 400 i tassisti e i conducenti NCC che fanno i conti con misure di supporto alla crisi dei carburanti che per ora sono solo annunciate. Gli operatori valutano il fermo delle attività per non andare in perdita.

Walter Basso responsabile della categoria Trasporti di Cna Padova e Rovigo: “Gli imprenditori ancora non hanno visto neppure un euro delle misure annunciate dal Governo. E se i fondi del credito d’imposta per le accise dovrebbero sbloccarsi ad ottobre, per gli aumenti dei carburanti previsti tra settembre e fine anno non ancora non c’è alcuna ipotesi di intervento”.

Padova 26 settembre 2026 – Da febbraio 2026 ad oggi il gasolio ha registrato incrementi di circa il +35% ma per gli operatori professionali della provincia di Padova ancora non è arrivato nessuno dei supporti più volte annunciati dal Governo.

Il sistema, fatto di circa 2.000 imprese dell’autotrasporto merci conto terzi a cui si aggiungono quasi 400 tra tassisti e NCC (oltre 180 taxi e 200 veicoli di Noleggio Con Conducente), inizia ad interrogarsi sul proprio futuro immediato, tra supporti economici annunciati ma ancora solo teorici e costi vivi che ogni giorno riducono i margini e l’opportunità di ottenere, dalla propria attività, il necessario per mantenere se stessi e le proprie famiglie. L’unica soluzione è un aumento delle tariffe dei trasporti, per le merci e le persone, che non può non avere conseguenze sui costi dei beni e dei servizi.

“L’eliminazione del bollo auto non interessa né i veicoli di grande cilindrata per il trasporto delle merci e delle persone né i Taxi e gli NCC, che già da tempo avevano agevolazioni in questo senso – spiega Walter Basso, responsabile della categoria Trasporti di Cna Padova e Rovigo. – Il taglio delle accise non ha interessato gli autotrasportatori mentre l’annunciato credito d’imposta che avrebbe restituito il 70% della differenza di costo sui carburanti di mese in mese da marzo ad agosto 2026 è ancora lettera morta. In pratica dei 390 milioni di euro messi a disposizione del Governo per restituire di fatto agli operatori il mancato accesso ai rimborsi delle accise sui carburanti previsti dalla Ue ancora nessuno ha visto nulla. Dalle interlocuzioni con il Ministero e a seguito della proroga della scadenza per depositare le domande a settembre sembra che si inizierà a vedere risposte concrete entro il prossimo mese di ottobre ma una cosa è certa: fino ad ora sono stati sostanzialmente solo i trasportatori ad assorbire gli aumenti dei costi dei carburanti. E se gli imprenditori sono preoccupati della tenuta dei conti delle proprie aziende, i cui margini sono stati azzerati da quest’ultima guerra dopo l’impatto per altri versi altrettanto drammatico del conflitto Russo-Ucraino, c’è un tema di prospettiva che inquieta non poco i trasportatori: il credito d’imposta vale fino a settembre, ma poi? proprio in queste ultime settimane i carburanti stanno subendo un’ulteriore impennata che rischia di non essere coperta da alcun intervento”.

E mentre i fondi messi a disposizione dal Governo per ridurre l’impatto dell’inflazione dovuta all’aumento dei costi dei trasporti ancora latitano, gli operatori del settore lamentano la profonda difficoltà di ricalibrare gli accordi commerciali con i propri clienti anche a fronte di norme scritte ben precise a riguardo.

“Dove lo stato fatica ad arrivare con puntualità dovrebbe intervenire il mercato – spiega Alessandra Moro, presidente della Fita Cna del Veneto e titolare della ditta di trasporti Alexa Expedition di Padova. – Ma anche in questo caso però le regole non vengono rispettate affatto. Esiste una clausola contrattuale, per altro prevista dalla normativa nazionale, che si chiama “fuel surcharge” e che prevede un aumento delle tariffe in caso di aumento dei costi del carburante. Attualmente, visti gli incrementi medi del 35% ma anche fino al 50% dei carburanti, gli aumenti contrattuali dovrebbero essere intorno al 24% ma nessuno, che io sappia, è riuscito ad ottenere più di un 5-10% al massimo e in rari casi. Addirittura ci sono clienti che hanno accettato di riconoscere l’aumento chiedendo però nel contempo la restituzione sottobanco di quanto riconosciuto. Una cosa completamente illegale. C’è poi un altro strumento previsto dalla legge per chi non ha contratti stabili con i propri clienti: quello dei valori indicativi minimi di riferimento al di sotto dei quali non si dovrebbe andare per garantire le regole di sicurezza minime della strada. Regole che potrebbero essere anche alla base di un eventuale causa civile. Anche questo strumento è ignorato nella stragrande maggioranza dei casi. Il Governo dovrebbe contribuire a far rispettare queste regole, altrimenti il rischio è quello che le aziende debbano fermarsi per evitare di spendere più denaro di quanto non guadagnino facendo il proprio lavoro”.

Altrettanto complessa è la situazione in cui vertono i quasi 400 tassisti e NCC del Padovano.

“La nostra categoria non porta a casa nulla dal taglio del bollo auto, siamo esclusi dal credito d’imposta sui carburanti e nel frattempo dobbiamo fare i conti con aumenti del gasolio che arrivano anche al 50% – spiega Giuseppe Reffo presidente Cna Trasporto Persone di Padova e presidente della cooperativa “Taxi dei Noli”. – I nostri margini sono calati del 30% circa in questi mesi e ad agosto siamo stati tutti praticamente fermi. Probabilmente in questo caso il gran caldo legato al cambiamento climatico è il responsabile principale di uno dei mesi peggiori degli ultimi 15 anni. Non solo: a Padova i lavori del tram e le tantissime buche che le auto devono affrontare, impongono costi di manutenzione aggiuntivi, con sospensioni, pneumatici e trapezi che sono messi costantemente sotto stress. In condizioni come queste se lavorassimo le 8 ore che lavorano sostanzialmente tutti gli altri non porteremmo a casa neanche un euro. Dobbiamo fare turni di 12 anche 14 ore e spesso ci domandiamo se valga la pena di continuare. Se le cose non cambiano ci troveremo costretti a aprire un interlocuzione con i Comuni per aumentare le tariffe. Per quanto spiacevole è l’unica soluzione che abbiamo”.

Per fare fronte ad una situazione così difficile i rappresentanti di Fita Cna Taxi e NCC chiedono congiuntamente un contributo straordinario una tantum per i maggiori costi sostenuti e il rinnovo di un ecobonus per la sostituzione dei veicoli con mezzi elettrici o ibridi. Per i taxi, Cna Fita chiede di ricalcolare il credito d’imposta sui litri effettivamente acquistati e documentati, anziché su quantità forfettarie, e di introdurre nella legge quadro un fuel surcharge automatico che scatti al superamento di una soglia predeterminata del prezzo del carburante. Per gli NCC, che in molti casi erogano ancora servizi sulla base di contratti firmati prima della crisi energetica, si chiede un credito d’imposta dedicato che compensi la mancata revisione dei prezzi e ristabilisca condizioni di equilibrio economico.

“Si tratta – conclude Walter Basso, responsabile della categoria dei trasporti di Cna Padova e Rovigo – degli strumenti minimi per affrontare una crisi senza precedenti che rischia di distruggere un sistema di imprese che offrono al territorio un servizio fondamentale tanto per singoli utenti quanto per intere comunità”.

 

Sono circa 700 gli autotrasportatori conto terzi e 80 i tassisti e i conducenti NCC che fanno i conti con misure di supporto alla crisi dei carburanti che per ora sono solo annunciate. Gli operatori valutano il fermo delle attività per non andare in perdita.

Walter Basso responsabile della categoria Trasporti di Cna Padova e Rovigo: “Gli imprenditori ancora non hanno visto neppure un euro delle misure annunciate dal Governo. E se i fondi del credito d’imposta per le accise dovrebbero sbloccarsi ad ottobre, per gli aumenti dei carburanti previsti tra settembre e fine anno non ancora non c’è alcuna ipotesi di intervento”.

Rovigo 26 settembre 2026 – Da febbraio 2026 ad oggi il gasolio ha registrato incrementi di circa il +35% ma per gli operatori professionali della provincia di Padova ancora non è arrivato nessuno dei supporti più volte annunciati dal Governo.

Il sistema, fatto di circa 700 imprese dell’autotrasporto merci conto terzi a cui si aggiungono quasi 80 tra tassisti e NCC (poco meno di 20 taxi e 60 veicoli di Noleggio Con Conducente), inizia ad interrogarsi sul proprio futuro immediato, tra supporti economici annunciati ma ancora solo teorici e costi vivi che ogni giorno riducono i margini e l’opportunità di ottenere, dalla propria attività, il necessario per mantenere se stessi e le proprie famiglie. L’unica soluzione è un aumento delle tariffe dei trasporti, per le merci e le persone, che non può non avere conseguenze sui costi dei beni e dei servizi.

“L’eliminazione del bollo auto non interessa né i veicoli di grande cilindrata per il trasporto delle merci e delle persone né i Taxi e gli NCC, che già da tempo avevano agevolazioni in questo senso – spiega Walter Basso, responsabile della categoria Trasporti di Cna Padova e Rovigo. – Il taglio delle accise non ha interessato gli autotrasportatori mentre l’annunciato credito d’imposta che avrebbe restituito il 70% della differenza di costo sui carburanti di mese in mese da marzo ad agosto 2026 è ancora lettera morta. In pratica dei 390 milioni di euro messi a disposizione del Governo per restituire di fatto agli operatori il mancato accesso ai rimborsi delle accise sui carburanti previsti dalla Ue ancora nessuno ha visto nulla. Dalle interlocuzioni con il Ministero e a seguito della proroga della scadenza per depositare le domande a settembre sembra che si inizierà a vedere risposte concrete entro il prossimo mese di ottobre ma una cosa è certa: fino ad ora sono stati sostanzialmente solo i trasportatori ad assorbire gli aumenti dei costi dei carburanti. E se gli imprenditori sono preoccupati della tenuta dei conti delle proprie aziende, i cui margini sono stati azzerati da quest’ultima guerra dopo l’impatto per altri versi altrettanto drammatico del conflitto Russo-Ucraino, c’è un tema di prospettiva che inquieta non poco i trasportatori: il credito d’imposta vale fino a settembre, ma poi? proprio in queste ultime settimane i carburanti stanno subendo un’ulteriore impennata che rischia di non essere coperta da alcun intervento”.

E mentre i fondi messi a disposizione dal Governo per ridurre l’impatto dell’inflazione dovuta all’aumento dei costi dei trasporti ancora latitano, gli operatori del settore lamentano la profonda difficoltà di ricalibrare gli accordi commerciali con i propri clienti anche a fronte di norme scritte ben precise a riguardo.

“Dove lo stato fatica ad arrivare con puntualità dovrebbe intervenire il mercato – spiega Dario Panin, presidente Cna Trasporti Rovigo e titolare della Panin Dario Autotrasporti. – Ma anche in questo caso però le regole non vengono rispettate affatto. Esiste una clausola contrattuale, per altro prevista dalla normativa nazionale, che si chiama “fuel surcharge” e che prevede un aumento delle tariffe in caso di aumento dei costi del carburante. Attualmente, visti gli incrementi medi del 35% ma anche fino al 50% dei carburanti, gli aumenti contrattuali dovrebbero essere intorno al 24% ma nessuno, che io sappia, è riuscito ad ottenere più di un 5-10% al massimo e in rari casi. Addirittura ci sono clienti che hanno accettato di riconoscere l’aumento chiedendo però nel contempo la restituzione sottobanco di quanto riconosciuto. Una cosa completamente illegale. C’è poi un altro strumento previsto dalla legge per chi non ha contratti stabili con i propri clienti: quello dei valori indicativi minimi di riferimento al di sotto dei quali non si dovrebbe andare per garantire le regole di sicurezza minime della strada. Regole che potrebbero essere anche alla base di un eventuale causa civile. Anche questo strumento è ignorato nella stragrande maggioranza dei casi. Il Governo dovrebbe contribuire a far rispettare queste regole, altrimenti il rischio è quello che le aziende debbano fermarsi per evitare di spendere più denaro di quanto non guadagnino facendo il proprio lavoro”.

Altrettanto complessa è la situazione in cui vertono i quasi 80 tassisti e NCC del Rodigino.

“In tutta la provincia saremo una 60ina in tutto tra tassisti e NCC, 18 in città – spiega Marco Valdura, indipendente iscritto a Cna e rappresentante della rete d’impresa “Taxi Rovigo 18-12”. – Le problematiche nel nostro territorio sono differenti da quelle delle grandi città e non è molto che abbiamo concordato con il Comune un piccolo aumento delle tariffe. Si tratta davvero di pochi centesimi di euro ma i nostri clienti, spesso molto fidelizzati, non hanno digerito con entusiasmo la cosa. Ora. con il gasolio che arriva a sfiorare i 2 euro e 40 centesimi, ben oltre il 35% in più rispetto a un anno fa circa, i nostri margini si sono ridotti di molto e per portare a casa quanto necessario per mantenere i nostri mezzi e le nostre famiglie siamo costretti a turni davvero massacranti. Senza un supporto da parte del Governo, che per ora ci ha tenuti fuori sia dal taglio del bollo auto che dal credito d’imposta sui carburanti, ci troveremo costretti a chiedere un altro aumento tariffario ai Comuni. Si tratta comunque di un percorso lungo e per nulla scontato che rischia ad ogni modo di incidere sulla capacità di spesa della nostra clientela”.

Per fare fronte ad una situazione così difficile i rappresentanti di Fita Cna Taxi e NCC chiedono congiuntamente un contributo straordinario una tantum per i maggiori costi sostenuti e il rinnovo di un ecobonus per la sostituzione dei veicoli con mezzi elettrici o ibridi. Per i taxi, Cna Fita chiede di ricalcolare il credito d’imposta sui litri effettivamente acquistati e documentati, anziché su quantità forfettarie, e di introdurre nella legge quadro un fuel surcharge automatico che scatti al superamento di una soglia predeterminata del prezzo del carburante. Per gli NCC, che in molti casi erogano ancora servizi sulla base di contratti firmati prima della crisi energetica, si chiede un credito d’imposta dedicato che compensi la mancata revisione dei prezzi e ristabilisca condizioni di equilibrio economico.

“Si tratta – conclude Walter Basso, responsabile della categoria dei trasporti di Cna Padova e Rovigo – degli strumenti minimi per affrontare una crisi senza precedenti che rischia di distruggere un sistema di imprese che offrono al territorio un servizio fondamentale tanto per singoli utenti quanto per intere comunità”.

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14Set

IA FISICA: 2 ARTIGIANI SU 3 LA CONOSCONO MA CHIEDONO FORMAZIONE

14/09/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 86

Il 64,8% degli artigiani conosce l’IA fisica (quella che si applica al mondo reale) e oltre il 45,4%) è convinto che nell’arco di 10 anni il suo settore di attività ne sarà fortemente caratterizzato. Il 54% degli intervistati chiede formazione per le maestranze. Dal 16 settembre a partire dalle ore 17.30 presso le aule del Parco Scientifico Galileo in Via Edoardo Plinio Masini, 8 a Padova Cna dà il via a un nuovo percorso di formazione sartoriale che durerà fino a novembre.

Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo: “la vera ricchezza di un territorio non risiede soltanto nelle tecnologie, ma anche nel patrimonio di competenze per sfruttarne le potenzialità. Abbiamo attivato un nuovo percorso di formazione fortemente operativo, pensato per le aziende e le loro necessità”  

Padova 13 settembre 2026 – Ancora una volta Cna Padova e Rovigo affronta il tema dell’Intelligenza Artificiale e della sua diffusione tra le Pmi artigiane del proprio territorio. Un sistema che, come dimostra il report “AI e Piccole Imprese” realizzato da Cna, si dimostra molto attento e sensibile a questo pacchetto di tecnologie.

E tuttavia la comprensione dell’Ia, delle sue potenzialità e un’adeguata formazione per le maestranze rimangono priorità strategiche per gli imprenditori.

UN PERCORSO DI FORMAZIONE SARTORIALE DESTINATO ALLE IMPRESE:

Per dare risposta a queste esigenze la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Padova e Rovigo ha scelto un approccio integrato che parte da un’analisi della propensione all’innovazione dei propri iscritti per poi offrire loro un percorso sartoriale pensato per dare risposte concrete ai tanti che sono pronti a procedere con investimenti in questo senso grazie all’affiancamento dagli esperti del Galileo Visionary District.

Un’esperienza, gratuita e libera a tutti gli imprenditori, che prenderà avvio il prossimo 16 settembre a partire dalle ore 17.30 presso le aule del Parco Scientifico Galileo in Via Edoardo Plinio Masini, 8 a Padova.

In questa prima fase si affronteranno insieme le evoluzioni più importanti dell’Intelligenza Artificiale Generativa, gli strumenti concreti che stanno realmente trasformando il lavoro quotidiano (chatbot, assistenti AI, automazioni, generazione di contenuti e molto altro) attraverso esempi reali di aziende che hanno già introdotto l’AI nei propri processi.

Sono quindi previste 3 differenti tappe di formazione: la prima (il 30 Settembre alle ore 15.00 presso il Parco Scientifico Galileo di Via Masini Edoardo Plinio, 8 a Padova) è pensata per imparare a progettare e configurare chatbot intelligenti per automatizzare il servizio clienti, rispondere alle FAQ, raccogliere contatti qualificati, integrare assistenti AI nel sito web, nelle chat o nei social.

Nella seconda (il 15 ottobre alle stessa ora e sempre presso il Parco Scientifico Galileo) si affronterà l’IA come strumento per automatizzare attività ripetitive, collegare software aziendali, gestire documenti, supportare il lavoro amministrativo, commerciale e operativo.

Nella terza tappa, prevista per il 5 novembre a partire dalle 15 sempre presso la sede del Pst Galileo, si affronterà il tema degli avatar digitali per la formazione interna, la comunicazione aziendale, il marketing, le prestazioni e i video informativi.

Una scelta formativa che risponde alle esigenze delle imprese per come sono state raccolte dal “Rapporto Ai e Piccole Imprese” realizzato da Cna.

L’IA E GLI ARTIGIANI, UNO STUDIO DI CNA:

Secondo un report del Centro Studi di Cna l’intelligenza artificiale è in effetti un tema conosciuto da oltre 2 artigiani su 3 (il 9,5% degli intervistati dichiara di “conoscere bene” l’AI fisica ( quei sistemi di intelligenza artificiale che operano e interagiscono con il mondo fisico) e il 55,3% sa di cosa si tratta pur non considerandosi un esperto in materia). Per contro, il 30,8% ne ha sentito parlare ma niente di più, e solo il 4,3% non ha alcuna idea al riguardo.

Quasi la metà degli imprenditori intervistati (45,4%) è convinto che nell’arco di 10 anni il suo settore di attività sarà fortemente caratterizzato dalla presenza dell’AI fisica e solo l’8,3% lo esclude categoricamente. Per il 45,9% del campione si tratta di una seria opportunità di crescita, a fronte del 18,3% che la vive come una minaccia. Bisogna tuttavia considerare la vasta quota di incerti (35,8%).

I SETTORI PIÙ ATTENTI AL TEMA:

In un orizzonte temporale di 10 anni un livello di penetrazione “medio o elevato” caratterizzerà soprattutto l’industria pesante (89,0% degli intervistati) e la manifattura (78,0%).

Ad un livello decisamente più basso i trasporti (62,6%), l’edilizia e impiantistica (50,2%) e l’artigianato artistico (31,9%). In pratica, industria e manifattura sono considerate le principali destinatarie della rivoluzione dell’AI fisica, mentre i comparti caratterizzati da elevata componente

creativa, artigianale o relazionale vengono ritenuti meno permeabili all’automazione.

LA PROPENSIONE ALL’INVESTIMENTO:

Un solido 55% di imprenditori valuterebbe concretamente un investimento in AI fisica (35,6% “probabilmente sì” e 19,4% “sicuramente sì”). Per contro, solo il 9,5% si esprime in modo drasticamente negativo. La condizione è che l’utilità sia ben evidente e i costi sostenibili. La percezione di costi di accesso elevati è molto diffusa, raccogliendo il 46,6% delle risposte sugli elementi frenanti (ben al di là della stessa complessità tecnologica (33,8%)

I BENEFICI ATTESI E LE POLICY PUBBLICHE A SUPPORTO DELL’INTRODUZIONE DELL’IA IN AZIENDA:

La gamma ampia dei benefici attesi i benefici attesi: solo il 9,2% degli intervistati ritiene che l’introduzione di strumenti di AI fisica non apporterebbe alcun beneficio alla propria attività. La restante parte del campione intervistato ripartisce le attese sulla riduzione dei lavori usuranti (41,2% di risposte positive), sulla riduzione degli errori di lavorazione (34,9%), sull’aumento di produttività (31,8%); sulla compensazione di una mancanza di personale (31,4%), su un contenimento dei costi di produzione (29,0%), su un aumento di sicurezza (26,5%) e di qualità (24,8%), sulla possibilità di non arrestare il processo produttivo in orari complessi (22,5%).

Non manca tuttavia la consapevolezza relativa alla necessità di sviluppare competenze adeguate: la principale priorità che gli imprenditori individuano nell’accompagnamento alla transizione infatti è la formazione gratuita per i tecnici e gli operai che dovranno gestire le nuove macchine (53,9% delle risposte), seguita da contributi a fondo perduto per l’acquisto di robot o altri macchinari intelligenti (49,2%) e sgravi fiscali come crediti di imposta per chi realizza investimenti in tecnologie di AI fisica (47,1%)

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DI CNA PADOVA E ROVIGO LUCA MONTAGNIN

“Per un territorio manifatturiero come quello di Padova e Rovigo – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – la vera ricchezza non risiede soltanto nelle tecnologie, ma anche nel patrimonio di competenze, conoscenze e capacità produttive che le nuove tecnologie saranno chiamate ad apprendere e valorizzare. Per questo motivo diventa  necessario promuovere una vera sovranità del saper fare.

La diffusione dell’intelligenza artificiale fisica (quei sistemi di intelligenza artificiale che operano e interagiscono con il mondo fisico) dovrà essere accompagnata da strumenti concreti che consentano anche alle micro e piccole imprese di affrontare questa trasformazione. Incentivi agli

investimenti, percorsi di formazione, servizi di accompagnamento, piattaforme di sperimentazione e strumenti di supporto all’adozione rappresentano condizioni essenziali affinché la transizione possa

diventare un’opportunità diffusa e non un fattore di ulteriore divario competitivo.

L’obiettivo non deve essere quello di favorire l’adozione indiscriminata delle tecnologie, ma di consentire alle imprese di scegliere consapevolmente le soluzioni più adatte alle proprie esigenze, integrandole nei processi produttivi in modo graduale e sostenibile.

Per CNA accompagnare le imprese in questa di transizione non significa soltanto rappresentarne gli interessi presso le istituzioni, ma contribuire concretamente a costruire le condizioni affinché l’innovazione diventi un’opportunità di crescita diffusa”.

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07Set

DITTE INDIVIDUALI OVER 69: A PADOVA IL 12,4%, A ROVIGO IL 13,4%. PASSAGGIO GENERAZIONALE A RISCHIO

07/09/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 99

Sono 5.723 le imprese individuali del Padovano il cui titolare ha 70 anni o più. Padova è in decima posizione nella classifica nazionale delle province che, in numeri assoluti, contano su più imprese individuali over 69. Nel frattempo (2015-25) le imprese giovanili calano del 17,8%. 

Luca Montagnin presidente di Cna Padova e Rovigo: “Bene la resilienza degli over 69 ma dobbiamo lavorare assieme alle istituzioni su un ricambio generazionale strategico per il futuro del territorio”

Sono 5.723 le imprese individuali del Padovano il cui titolare ha 70 anni o più. Un numero consistente che colloca Padova in decima posizione nella classifica nazionale delle province che in numeri assoluti contano su più imprese individuali over 69.

Di fatto l’incidenza sul totale delle ditte individuali, complessivamente 46.153 presenti nella provincia, è pari al 12,4%. E se tra 2015 e 2025 i numeri assoluti dei titolari over 69 della provincia di Padova è calato di qualche unità (-199) ciò non è comunque bastato a rallentare la crescita dell’incidenza del fenomeno sul totale: nel 2015 queste rappresentavano “solo” l’11,2% del totale. Di fatto l’incremento, pure a fronte di un calo dei numeri assoluti, è stato del +1,2%.

Un fenomeno che si spiega con la complessiva e più robusta diminuzione del numero delle imprese individuali presenti sul territorio nello stesso periodo.

E se da una parte inorgoglisce la tenacia e la solidità delle aziende condotte dagli over 69, guardare il bicchiere mezzo pieno non restituisce la complessità di un fenomeno che ha tratti obiettivamente inquietanti:

Tra 2014 e 2024 (ultimi dati disponibili raccolti da dossier di Cna nazionale dal titolo “Imprese senza ricambio”), nel Veneto, per altro regione che esprime ben 3 province su 15 per numero assoluto di imprese individuali con titolari settantenni o più (Padova decima, Treviso undicesima e Verona quindicesima), le imprese giovanili sono calate addirittura del 17,8% dalle 41.300 circa del 2014 alle poco meno di 34mila di due anni fa.

Nella sola provincia di Padova, invece, secondo dati del Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo, su dati del Registro Imprese le attività giovanili, quelle il cui titolare è un under 35, erano, l’anno scorso, 6.060 con una flessione, tra il 2015 e il 2025, del 17,8%.

Un dato che non si può certo attribuire alla scarsa buona volontà degli under 40: tra 2015 e 2026 la popolazione giovanile del Padovano è calata di più 11.600 mila unità, con una flessione del 5,5% che porta gli under 40 di poco sopra quota 198 mila.

“In un contesto di inverno demografico sempre più evidente – ragiona Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – certamente conforta la capacità di resistere degli over 69. Tuttavia ciò non nasconde la preoccupazione per un futuro in cui il profondo e articolato patrimonio di competenze e saper fare delle imprese artigiane e delle ditte individuali di questo territorio rischia di scomparire lentamente. Per questo dobbiamo affrontare il tema del passaggio generazionale delle aziende con serietà e intelligenza. Un tema che non può essere affrontato soltanto come una questione ereditaria. Serve una vera politica per la trasmissione d’impresa, favorendo l’incontro tra imprenditori che intendono uscire dall’attività e potenziali subentranti, accompagnando il trasferimento delle competenze e rendendo più semplice l’accesso al credito per chi rileva un’azienda.

Occorre inoltre rafforzare gli strumenti fiscali e finanziari destinati al passaggio generazionale, sostenere le operazioni di workers buyout e favorire l’ingresso dei giovani nell’imprenditoria. Particolare attenzione va riservata all’artigianato e alle piccole imprese, dove il valore dell’azienda risiede spesso soprattutto nelle competenze personali dell’imprenditore e dove una successione non preparata può determinare la scomparsa definitiva di mestieri, conoscenze e produzioni.

“Non possiamo permetterci di perdere imprese sane soltanto perché manca il ricambio. In una provincia che deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e con sempre meno giovani, aiutare la trasmissione delle imprese significa difendere capacità produttiva, occupazione e futuro dei territori”.

 

Sono 1.790 le imprese individuali del Rodigino il cui titolare ha 70 anni o più. Il 13,4% delle oltre 13 mila ditte individuali presenti sul territorio nel 2025. Rovigo è prima in Veneto per percentuale di over 69.

Luca Montagnin presidente di Cna Padova e Rovigo: “Bene la resilienza degli over 69 ma dobbiamo lavorare assieme alle istituzioni su un ricambio generazionale strategico per il futuro del territorio”

Sono 1.790 le imprese individuali del Rodigino il cui titolare ha 70 anni o più.

Di fatto l’incidenza sul totale delle ditte individuali, complessivamente 13.358 presenti nella provincia, è pari al 13,4%. Un numero che colloca Rovigo in prima posizione nella classifica regionale delle province che hanno una percentuale maggiore di over 69 tra le proprie ditte individuali.

E se tra 2015 e 2025 i numeri assoluti dei titolari over 69 della provincia di Rovigo è calato di qualche unità (-164) ciò non è comunque bastato a rallentare la crescita dell’incidenza del fenomeno sul totale: nel 2015 queste rappresentavano “solo” l’11,2% del totale. Di fatto l’incremento, pure a fronte di un calo dei numeri assoluti, è stato del +2,2%.

Un fenomeno che si spiega con la complessiva e più robusta diminuzione del numero delle imprese individuali presenti sul territorio nello stesso periodo.

E se da una parte inorgoglisce la tenacia e la solidità delle aziende condotte dagli over 69, guardare il bicchiere mezzo pieno non restituisce la complessità di un fenomeno che ha tratti obiettivamente inquietanti:

Tra 2014 e 2024 (ultimi dati disponibili raccolti da dossier di Cna nazionale dal titolo “Imprese senza ricambio”), nel Veneto, per altro regione che esprime ben 3 province su 15 per numero assoluto di imprese individuali con titolari settantenni o più (Padova decima, Treviso undicesima e Verona quindicesima), le imprese giovanili sono calate addirittura del 17,8% dalle 41.300 circa del 2014 alle poco meno di 34mila di due anni fa.

Nella sola provincia di Rovigo, invece, secondo dati del Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo, su dati del Registro Imprese le attività giovanili, quelle il cui titolare è un under 35, erano, l’anno scorso, 1.476 con una flessione, tra il 2015 e il 2025, del 39%.

Un dato che non si può certo attribuire alla scarsa buona volontà degli under 40: tra 2015 e 2026 la popolazione giovanile del Rodigino è calata di più 9.100 mila unità, con una flessione del 17,6% arrivando a 42.835.

“In un contesto di inverno demografico sempre più evidente – ragiona Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – certamente conforta la capacità di resistere degli over 69. Tuttavia ciò non nasconde la preoccupazione per un futuro in cui il profondo e articolato patrimonio di competenze e saper fare delle imprese artigiane e delle ditte individuali di questo territorio rischia di scomparire lentamente. Per questo dobbiamo affrontare il tema del passaggio generazionale delle aziende con serietà e intelligenza. Un tema che non può essere affrontato soltanto come una questione ereditaria. Serve una vera politica per la trasmissione d’impresa, favorendo l’incontro tra imprenditori che intendono uscire dall’attività e potenziali subentranti, accompagnando il trasferimento delle competenze e rendendo più semplice l’accesso al credito per chi rileva un’azienda.

Occorre inoltre rafforzare gli strumenti fiscali e finanziari destinati al passaggio generazionale, sostenere le operazioni di workers buyout e favorire l’ingresso dei giovani nell’imprenditoria. Particolare attenzione va riservata all’artigianato e alle piccole imprese, dove il valore dell’azienda risiede spesso soprattutto nelle competenze personali dell’imprenditore e dove una successione non preparata può determinare la scomparsa definitiva di mestieri, conoscenze e produzioni.

“Non possiamo permetterci di perdere imprese sane soltanto perché manca il ricambio. In una provincia che deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e con sempre meno giovani, aiutare la trasmissione delle imprese significa difendere capacità produttiva, occupazione e futuro dei territori”.

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31Ago

CARO GASOLIO: IMPRESE ARTIGIANE SOTTO PRESSIONE, CNA CHIEDE INTERVENTI STRUTTURALI

31/08/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 89

Montagnin: “Per un artigiano che ha sei-sette furgoni il caro gasolio costa a fine mese fino a 2.000 euro in più. La situazione non può andare avanti così”. Donà: “Basta tagli temporanei, servono interventi strutturali”

Il caro gasolio continua a mettere sotto pressione le imprese artigiane del territorio, in particolare quelle per cui gli spostamenti rappresentano una componente essenziale dell’attività quotidiana. Idraulici, elettricisti, manutentori, impiantisti, falegnami e serramentisti ogni giorno percorrono chilometri per raggiungere clienti e cantieri, sostenendo costi del carburante sempre più difficili da assorbire.

Una situazione che preoccupa CNA Padova e Rovigo, soprattutto in vista dei prossimi mesi. Nel solo Padovano sono oltre 17 mila le imprese artigiane attive nei principali settori nei quali il mezzo di lavoro rappresenta parte integrante dell’attività: circa 1.350 imprese dei trasporti, merci e persone, oltre 2.500 dell’impiantistica, circa 2.500 nelle costruzioni, 1.800 nel legno-arredo e 1.300 nella meccanica.

Per molte di queste realtà il furgone non è semplicemente un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio strumento di lavoro. Agli aumenti del carburante si sommano inoltre quelli di materiali, attrezzature e degli altri costi necessari allo svolgimento dell’attività.

“Per un artigiano che ha sei-sette furgoni il caro gasolio costa a fine mese fino a 2.000 euro in più – sottolinea Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo –. Abbiamo provato con i mezzi a Gpl, ma la manutenzione e il collaudo delle bombole sono carissimi, il gioco non vale la candela”.

Una pressione che rischia inevitabilmente di ripercuotersi sull’intera attività delle piccole imprese. “Gli artigiani impiegano più tempo per raggiungere il cliente e spendono sempre più in carburante. La situazione non può andare avanti così”, prosegue Montagnin.

CNA ritiene quindi necessario superare la logica degli interventi temporanei e lavorare a misure capaci di dare maggiore stabilità alle imprese. Una richiesta che riguarda sia il costo dei carburanti sia la possibilità, per micro e piccole aziende, di accedere concretamente agli strumenti per la transizione energetica e il rinnovo dei mezzi.

“Sarebbe bello aprire un tavolo e dialogare – conclude Montagnin –. Gli incentivi devono essere realmente accessibili anche alle micro e piccole imprese, con flotte al piccolo artigiano che vuole sostituire il proprio furgone, installare il fotovoltaico o dotarsi di un sistema di accumulo. Dobbiamo smettere di rincorrere una crisi dopo l’altra. Le accise servono per affrontare l’oggi; una vera politica energetica deve metterci nelle condizioni di affrontare il domani”.

Sulla necessità di un intervento strutturale insiste anche Daniele Donà, presidente degli impiantisti di CNA Padova. Per chi lavora quotidianamente presso abitazioni e imprese, gli spostamenti sono parte integrante del servizio e il rincaro alla pompa si traduce direttamente in un aumento dei costi aziendali.

“Basta tagli temporanei. Ci aspettiamo interventi strutturali del Governo anche dopo il 5 settembre. Le accise vanno mozzate in modo importante e definitivo – afferma Donà –. Le tessere sconto carburante fanno scena, ma non risolvono il problema: è necessario intervenire all’origine, anche perché i conti non tornano”.

Per un’impresa di impiantistica l’impatto è concreto: “Per un pieno, che facciamo ogni 10 giorni-due settimane in base al giro dei clienti, adesso paghiamo circa 150 euro, prima dell’ennesima crisi spendevamo al massimo 120-130 euro. Purtroppo i rincari si ripercuotono sui clienti”, spiega Donà.

“Il Governo deve cambiare strategia. Ci sono le guerre, ci sono tante spese, lo capisco, però serve qualcosa di più strutturale o ne rimetterà il mercato in modo importante”, conclude il presidente degli impiantisti CNA.

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25Ago

FRATELLI CAZZOLA: 80 ANNI DI MOTORIPARAZIONI ARTIGIANE AL BASSANELLO

25/08/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 86

Nata nel 1946 con una piccola vetrina in quello stabile del Bassanello in via Adriatica 64 che è ancora sede dell’azienda, la Fratelli Cazzola Moto vanta ormai quasi un secolo di storia ma il futuro si fa incerto per via di un ricambio generazionale difficile.

Luciano Cazzola, titolare di Fratelli Cazzola Moto: “Abbiamo assistito a tutta l’evoluzione del quartiere e della città, dai primi motorini fino alle nuove linee del Tram. Il nostro è un lavoro che si fa per passione ma non ha orari fissi e trovare chi porterà avanti l’azienda non è così facile” 

E’ una storia ormai quasi secolare quella di Fratelli Cazzola Moto del Bassanello a Padova, il centro di riparazione, vendita e distribuzione ricambi per moto e cicli che ha occupato negli anni, assieme a Fratelli Cazzola Service, l’intero piano terra dell’edificio che fa angolo tra via Adriatica, la via d’ingresso a Padova da Strada Battaglia, e via Vittorio Veneto, che congiunge invece il quartiere Paltana con la città.ì

Una bottega che è stata selezionata tra le 44 eccellenze d’Italia per rappresentare CNA Padova e Rovigo nella speciale video-mostra promossa da CNA Nazionale nella sede di Piazza Armellini a Roma, in occasione delle celebrazioni per l’80° anniversario dell’associazione.

Un’occasione per raccontare un sistema di imprese nate in epoche diverse, che hanno accompagnato le trasformazioni economiche, sociali e culturali dell’Italia. Realtà che hanno conosciuto il boom economico e le fasi di recessione. Hanno affrontato l’aumento dei costi, la concorrenza internazionale, l’evoluzione delle tecnologie e la necessità continua di innovare. In una sfida continua e sempre vinta grazie alla creatività e alla voglia di crescere di giovani di ieri che sono diventati gli imprenditori artigiani di oggi.

La storia di Fratelli Cazzola Moto inizia nel 1946 con il ritorno dalla prigionia in terra di Germania del capostipite della famiglia, Giovanni Cazzola. In quell’anno Giovanni prese possesso di una piccola vetrina, proprio in via Adriatica, e aprì un’officina di riparazione di biciclette. L’attività era solo una delle tante che arricchivano l’intero edificio, all’epoca un vero e proprio centro commerciale ante litteram composto di una serie di attività artigiane e commerciali a dimensione familiare.

“Quando io e mio fratello Luigino eravamo bambini – ricorda Luciano Cazzola, figlio di Giovanni e attuale titolare di Fratelli Cazzola Moto – questo edificio era un vero e proprio mondo: c’era il macellaio e la parrucchiera, il casolino, il panificio, e un sacco di altre attività. In effetti era un vero e proprio piccolo centro commerciale al servizio del quartiere: mio padre nel frattempo aveva iniziato non solo a riparare bici e motorini ma anche a vendere bombole del gas ecc. In qualche anno l’azienda divenne un vero e proprio bazar: l’attività di riparazione ma anche di vendita di cicli e motocicli rimase ma iniziammo a vendere anche piccoli e grandi elettrodomestici e molto altro ancora. Per un lungo periodo le cose sono andate per il meglio ma il mondo cambia e ci siamo dovuto evolvere anche noi”.

 

Lo sviluppo della grande distribuzione organizzata, le modifiche nella abitudini di consumo e l’evoluzione della città verso la periferia impattano sul futuro di quel piccolo centro commerciale ante litteram di via Adriatica, schieramento di piccole botteghe artigiane sorto proprio di fronte alla chiesa del quartiere Bassanello.

I piccoli negozi chiudono uno ad uno e la famiglia Cazzola acquista gli spazi, per rafforzare un business destinato a proseguire con successo il suo corso.

“Io e mio fratello ci siamo specializzati – continua Luciano Cazzola. – Lui preferiva la rivendita e prese in mano il settore degli elettrodomestici, io invece ho sempre amato i motori e ho proseguito l’attività di moto riparazione. Andiamo d’amore e d’accordo, siamo vicini ma abbiamo due partite iva distinte e quando possiamo l’uno viene in soccorso dell’altro”.

E se la storia di Fratelli Cazzola Moto e di Cazzola Service è una storia di successo durata 80 anni è pure una storia di capacità di adattamento e di evoluzione tecnologica.

“Io sono nato nel 1949 e ho iniziato a mettere piede in officina che avevo 11 anni, in pratica nel 1960 – ricorda Luciano Cazzola. – Da quegli anni le cose sono cambiate tantissimo: una volta, con i motori a scoppio bastava una pinza, un cacciavite e un martello. Per una diagnosi l’orecchio era fondamentale e il lavoro era tutto nelle mani. Ora la plastica ha sostituito il ferro, l’elettronica ha soppiantato la meccanica e ormai le diagnosi le si fa al computer.

Le motorizzazioni elettriche crescono nelle richieste dei clienti e la qualità dei prodotti è sempre più efficiente, soprattutto per gli scooter da città, ma se chiedete a me il motore a scoppio ha un’altro fascino.

Siamo rivenditori e service della Piaggio e di Kymko come pure della Vespa, di Honda, Cinzia, Mi.GI, Mondial e Askoll Eva. La formazione è continua per fare fronte alle novità di un mondo della mobilità su due ruote che è cambiato tantissimo. Anche questo ha il suo fascino: nel nostro settore non ci si annoia mai. E tuttavia un motivo di preoccupazione c’è: a me il lavoro piace molto, ho un collaboratore bravissimo e un amico appassionato di vespe storiche che mi aiuta con i restauri più impegnativi, quando ha tempo. Ma ormai abbiamo tutti molti anni di servizio alle spalle e trovare chi ci voglia sostituire è tutta un’altra cosa: il nostro è un mestiere duro, ci si scorda gli orari e si lavora fino a quando non si ha finito”.

Ora la sfida è quella di un passaggio del testimone per nulla scontato ma che può aprire ad una nuova generazione le porte di un quel percorso di crescita professionale e umana che fa di un ragazzo un attore attivo dello sviluppo della propria comunità.

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30Lug

CHIUSURA UFFICI ESTIVA: DAL 14 AL 28 AGOSTO 2026

30/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 84

Per gli associati con Servizio Paghe (o senza dipendenti con titolare assicurato Inail che abbia delegato CNA di Padova o Rovigo) sarà previsto un recapito per le

Comunicazioni Telematiche Urgenti

attivo dalle 8.30 alle 12.30 al numero 049/80.62.211 premendo il tasto 9 e
selezionando l’opzione “servizio comunicazioni urgenti o all’indirizzo
paghecentrale@pd.cna.it nei seguenti giorni:
dal 17/08/2026 al 20/08/2026
dal 24/08/2026 al 28/08/2026

Nel caso di mal funzionamento dei telefoni potete inviare una mail a paghecentrale@pd.cna.it, assicurandovi che arrivi una risposta di conferma dell’arrivo della mail.

**si prega di prendere visione delle informazioni importanti sugli Infortuni
(in calce alla presente comunicazione)

 

Per gli associati con Servizio contabilità e fiscalità sarà attivo un recapito per il

Servizio Fatturazione elettronica

attivo dalle 8.30 alle 12.30 nei giorni 26-27-28/08/2026
al numero 049/80.62.222 o all’indirizzo assistenzafe@pd.cna.it

dal 17 AL 25 AGOSTO – Servizio sospeso
ATTENZIONE, per le richieste di emissione fatture elettroniche l’ultimo giorno è giovedì 13/08/2026

 

Per gli associati con Servizi Paghe (o senza dipendenti con titolare assicurato Inail che abbia delegato CNA di Padova o di Rovigo)

**Informazioni importanti sugli Infortuni

Come noto, il termine per presentare la denuncia di infortunio è di due giorni lavorativi dal momento in cui il datore di lavoro ha informazione diretta del fatto o da quando il datore di lavoro riceve il certificato di infortunio.

Qualora l’azienda venisse a conoscenza nella giornata di venerdì 14/08/2026 o di venerdì 21/08/2026 di un infortunio accaduto ad un proprio dipendente e/o collaboratore, dovrà aver cura di inviare via pec o raccomandata A/R alla sede INAIL competente la denuncia sintetica di infortunio secondo le istruzioni riscontrabili sul sito www.cnapadova.it – servizi alle imprese – comunicazioni urgenti contattando il servizio di reperibilità lunedì 17/08/2026 o lunedì 24/08/2026 in modo che vengano svolti tutti gli adempimenti di legge inerenti all’infortunio sul lavoro.

In caso invece di infortunio mortale o con pericolo di morte, il datore di lavoro dovrà obbligatoriamente sempre segnalare l’evento alla sede INAIL competente entro ventiquattro ore con qualunque mezzo che consenta di comprovarne l’invio, fermo restando comunque l’obbligo di inoltro della denuncia/comunicazione nei termini e con le modalità di legge (art. 53, comma 1 e 2, Testo unico 1124/1965).

Nel sito www.cnapadova.it – Servizi alle Imprese -Comunicazioni Urgenti è disponibile il modulo di denuncia sintetica di infortunio con le relative istruzioni da inviare a cura del datore di lavoro via PEC o raccomandata A/R alla sede INAIL competente.

INAIL PADOVA via Nancy 2 – 35131 Padova PADOVA@POSTACERT.INAIL.IT

INAIL ROVIGO viale Delle Industrie 1 – 45100 Rovigo ROVIGO@POSTACERT.INAIL.IT

Per le aziende site in territori diversi dalla provincia di Padova e Rovigo, si prega di fare riferimento alla sede INAIL competente (esempio: azienda sita a Venezia – INAIL VENEZIA via della Pila 51, 30175 VENEZIATERRAFERMA@POSTACERT.INAIL.IT)

Nella compilazione del modulo sarà sufficiente inserire solo i dati certi e di cui si è assolutamente sicuri, fossero anche i soli riferimenti sommari del lavoratore e dell’infortunio: ricordiamo infatti che viene sanzionato con una multa di oltre 1.000,00 euro il mancato invio nei termini della denuncia di infortunio, ma non l’incompleta compilazione del modulo.

Alla ripresa dell’attività nella giornata di lunedì 31/08/2026 andrà contattato sempre l’ufficio paghe di riferimento.

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29Lug

ALTA VELOCITÀ: CNA PADOVA E ROVIGO AL FIANCO DI COMUNE E CCIAA PER SVILUPPO RAPIDO INFRASTRUTTURA

29/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 85

“CNA Padova e Rovigo condivide appieno la richiesta del Sindaco Giordani e del Presidente della Camera di Commercio di Padova e del Veneto Antonio Santocono sul tema del grave ritardo nella progettazione e nella realizzazione dell’Alta Velocità ed Alta Capacità ferroviaria sulla tratta Vicenza-Padova-Venezia – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Come artigiani paghiamo ogni giorno il costo della mancata infrastrutturazione del nostro territorio come un fardello di mancata competitività che grava sui nostri prodotti e i nostri servizi.
Gli investimenti sulla rete ferroviaria per il trasporto passeggeri e per il trasporto delle merci è senza dubbio una priorità strategica per il futuro sviluppo di un sistema economico locale che nei decenni ha dato dimostrazione concreta di saper contribuire allo sviluppo del Paese. Il tratto dell’Alta Velocità-Alta Capacità tra Vicenza, Padova e Venezia è infatti un nodo strategico pensato dell’Europa per connettere il sistema vitale delle imprese del nostro territorio con il resto del Continente, Da Kiev a Lisbona. I prodotti e i servizi di cui sono protagonisti i nostri artigiani sono infatti spesso pienamente integrati di quella catena del valore che fa del Veneto uno dei principali nodi continentali della produzione e dello sviluppo in Europa e nel mondo. Tutto ciò vale a maggior ragione per un’area, quella del Padovano, che si configura come un centro logistico strategico per il Nordest e in cui la rotaia ha un peso importante grazie a realtà di eccellenza come Interporto di Padova che potrebbe giovarsi di una nuova infrastruttura in grado di “liberare” binari e slot per le merci.
Sottoscriviamo quindi l’appello di Comune e Camera di Commercio perché si affronti con celerità ed efficacia la realizzazione dell’opera, anche utilizzando i fondi non spesi del Pnrr.”

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29Lug

MEDIO ORIENTE: CON AUMENTI CARBURANTI A RISCHIO INTERA CATENA PRODUTTIVA

29/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 87

A Padova il sistema della logistica vale ben 3 mld di euro all’anno, circa un quarto dell’intero comparto nel Veneto.

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Chi ha fissato i prezzi dei propri servizi di trasporto a inizio luglio ora sconta costi fino al 20% in più. A rischio la tenuta del sistema logistico con aziende chiuse e merci lasciate nei piazzali”       

Cna di Padova e Rovigo esprime tutta la sua preoccupazione per l’ulteriore aumento dei costi dei carburanti che rischia di mettere sotto scacco l’intero sistema della logistica del territorio. Un sistema che vale circa 3 miliardi di euro nella sola provincia di Padova, uno dei nodi logistici più importanti dell’intero Nord Est. Secondo uno studio congiunto di Cna Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna dedicato ad automotive e logistica, il comparto vale complessivamente infatti oltre 12,2 miliardi di euro a livello regionale, con Padova che da sola pesa per circa un quarto del totale.

Subito prima degli ultimi interventi del Governo sulle accise del solo gasolio i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service si erano attestati rispettivamente ben oltre gli 1,96 euro e i 2,2 euro per litro (ora il diesel viaggia comunque di poco sopra i 2 euro). I rincari rispetto al febbraio scorso (prima dell’inizio della guerra del Golfo Persico) sono superiori al 15% per la benzina e al 18% per il diesel.

E se c’è chi stima, per il 2026, un aggravio complessivo dei costi del trasporto che, in Veneto, sfiora 1,3 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento di oltre il 20% (se i prezzi dovessero rimanere costanti) la preoccupazione di Cna Padova e Rovigo (la cui categoria Trasporti, con oltre 800 imprese associate, rappresenta oltre il 40% del settore nel Padovano) è quella legata alla tenuta dell’intero sistema locale della logistica.

“Non è in discussione il fatto che il Governo stia lavorando bene sul tema dell’aumento dei carburanti – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. –  Il taglio delle accise, unito al recentissimo credito d’imposta per l’autotrasporto (che permette alle imprese con gli automezzi pesanti più recenti di beneficiare di sconti fiscali del 70% sugli aumenti medi dei costi del gasolio rispetto al febbraio del 2026), è una misura che sicuramente può dare ossigeno ad un sistema comunque in grave difficoltà. E tuttavia la fluttuazione dei prezzi del gasolio non permette alle imprese di programmare prezzi e tariffe del trasporto su gomma. C’è chi all’inizio di luglio aveva concordato dei contratti che ora sono completamente fuori mercato a seguito degli aumenti delle ultime settimane. I costi del carburante nelle ultime settimane sono cresciuti anche fino al 20%, pure con gli interventi del governo. Cifre che rendono il servizio controproducente per chi lo realizza.

Tutto ciò rischia di tradursi in due fenomeni: o saltano le imprese, che sono costrette a lavorare sottocosto, o il sistema logistico inizierà a funzionare a singhiozzo, con gli autotrasportatori che possono trovarsi costretti a rifiutare le tratte più onerose lasciando le merci nei piazzali.

Comunque una cosa è certa: i costi al consumo delle merci cresceranno grazie ad un meccanismo inflattivo completamente fuori dal controllo del Paese che rischia di essere molto pesante per i cittadini.

Chiediamo quindi interventi ancora più stringenti per stabilizzare i prezzi e renderli prevedibili. Cna è costantemente in contatto con il ministero dei Trasporti perché vengano introdotti nuovi provvedimenti e perché siano resi più accessibili quelli attualmente previsti. Nel frattempo tutti i nostri uffici saranno attivi per supportare le aziende nei processi burocratici legati all’accesso al nuovo credito d’imposta”.

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13Lug

IN 10 ANNI IL CREDITO BANCARIO AGLI ARTIGIANI È DIMEZZATO

13/07/2026 Nicolo Ruffin In evidenza, News 99

A Padova lo stock del credito alle imprese fino a 5 dipendenti ad aprile 2026 era pari a 1,1 miliardi, ad aprile 2016 era di 2,01 miliardi di euro. La provincia va peggio della media veneta (-40,2%) e molto peggio del resto d’Italia (-30,1%).

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Un danno per 23 mila imprese e poco meno di 60 mila addetti che sono una parte importante del sistema economico del territorio. Servono interventi mirati per evitare la desertificazione imprenditoriale”

Alla fine di aprile 2026, nella provincia di Padova, le imprese artigiane hanno avuto accesso ad una massa di credito bancario pari a poco più di 1,1 miliardi di euro.

Questo, secondo dati di Banca d’Italia elaborati da Cna Padova e Rovigo, le “consistenze di fine periodo” (lo stock) del credito erogato da banche e Cassa Depositi e Prestiti alle “famiglie produttrici”, in sostanza le Micro e Piccole Imprese (MPI) che hanno fino a 5 dipendenti.

Rispetto alla fine di aprile del 2016 questi numeri sono sostanzialmente dimezzati: secondo gli stessi dati infatti il volume dei crediti erogati a quella data erano 2,01 miliardi di euro. La flessione è del 43,6%.

E questa non l’unica brutta notizia: in termini percentuali Padova va peggio del totale del Veneto (da 9,6 miliardi dell’aprile 2016 ai 5,7 miliardi di euro dello stesso mese di quest’anno con una flessione del 40,2%) e pure di una media nazionale che ha registrato una flessione del 30,1% da 90,4 miliardi a 63,6 miliardi di euro.

Si tratta di un fenomeno oramai di medio periodo che si registra ogni anno: tra 2025 e 2026 la flessione del credito alle MPI è stato dal 4,5% a Padova (contro il 3,9% del Veneto e del 3,4% del Paese), mentre rispetto al  2024 il calo registrato è del 10,9% nel Padovano contro il 9,8% regionale e il 9,2 naizonale.

“Padova è terra di imprese, soprattutto di piccole e piccolissime, di artigiani e professionisti che lavorano quotidianamente per garantire prodotti e servizi alla propria comunità ma anche a clienti sparsi per tutta la regione, il Paese e il mondo intero – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Un sistema fatto di competenze, di occupazione, di lavoro duro e investimenti, di idee e di ricchezza che ritorna sul territorio. Un sistema che conta attualmente su quasi 23 mila imprese e poco meno di 60 mila addetti. Si tratta quindi di una parte fondamentale dell’imprenditoria del territorio che soffre di un calo strutturale del credito concesso dal settore bancario.

“Sono dati che oramai non ci stupiscono più: ogni giorno ci confrontiamo con imprenditori che ci raccontano quanto difficile sia oggi riuscire ad accedere al credito bancario – aggiunge il presidente di Cna Padova e Rovigo. – Quando un artigiano va in banca gli vengono richiesti sempre più documenti, sempre più garanzie, e gli vengono imposti sempre più paletti. Mentre i livelli decisionali sulle erogazioni si allontanano ogni giorno di più dai territori e dalle imprese che del credito hanno bisogno per fare crescere l’intero territorio. Una lontananza che rallenta i flussi finanziari necessari alle imprese per investire e crescere. è venuta di fatto a mancare quella relazione di fiducia e di conoscenza diretta tra il direttore della filiale e l’imprenditore. Ora ci si affida ai soli algoritmi che sono pensati a misura di un tessuto imprenditoriale diverso da quello flessibile, resiliente ma poco strutturato che è tipico dell’impresa artigiana. E questo è tanto più evidente se oltre ad essere piccoli, si è anche una startup”.

“Servono misure in grado di invertire questa tendenza. Questo infatti è il primo strumento di accesso per le MPI al mondo della finanza e attualmente non sono attive soluzioni alternative – conclude Montagnin. – Anche per questo serve un’azione anche pubblica che sostenga chi vuole investire, perché le piccole imprese di oggi sono le medie e grandi imprese di domani. Creare un deserto di MPI rischia di contribuire a creare un domani senza grandi realtà imprenditoriali. Riteniamo necessario quindi che gli strumenti di sostegno che vengono messi in campo a livello regionale e nazionale siano alla portata anche delle MPI. Ma vale la pena di fare un appello agli istituti di credito: vedere che si producono utili incredibili a fronte di un calo così marcato del credito alle piccole e piccolissime imprese è registrare una perdita di contatto del sistema bancario con il territorio. Un approccio che danneggia le comunità da cui il sistema bancario trae la sua origine e il suo futuro”.

 

A Rovigo lo stock del credito alle imprese fino a 5 dipendenti ad aprile 2026 era pari a 380 milioni, ad aprile 2016 era di 655 milioni di euro. La provincia va peggio della media veneta (-40,2%) e molto peggio del resto d’Italia (-30,1%).

Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Un danno per quasi 6 mila imprese e circa 15 mila addetti che sono una parte importante del sistema economico del territorio. Servono interventi mirati per evitare la desertificazione imprenditoriale”

Alla fine di aprile 2026, nella provincia di Rovigo, le imprese artigiane hanno avuto accesso ad una massa di credito bancario pari a poco più di 380 milioni di euro.

Questo, secondo dati di Banca d’Italia elaborati da Cna Padova e Rovigo, le “consistenze di fine periodo” (lo stock) del credito erogato da banche e Cassa Depositi e Prestiti alle “famiglie produttrici”, in sostanza le Micro e Piccole Imprese (MPI) che hanno fino a 5 dipendenti.

Rispetto alla fine di aprile del 2016 questi numeri sono sostanzialmente dimezzati: secondo gli stessi dati infatti il volume dei crediti erogati a quella data erano 655 milioni di euro. La flessione è del 41,9%.

E questa non l’unica brutta notizia: in termini percentuali Rovigo va peggio del totale del Veneto (da 9,6 miliardi dell’aprile 2016 ai 5,7 miliardi di euro dello stesso mese di quest’anno con una flessione del 40,2%) e pure di una media nazionale che ha registrato una flessione del 30,1% da 90,4 miliardi a 63,6 miliardi di euro.

Si tratta di un fenomeno oramai di medio periodo che si registra ogni anno: tra 2025 e 2026 la flessione del credito alle MPI è stato dal 2,9% a Padova (contro il 3,9% del Veneto e del 3,4% del Paese), mentre rispetto al  2024 il calo registrato è del 7,9% nel Padovano contro il 9,8% regionale e il 9,2 naizonale.

“Rovigo rimane tuttora una terra di imprese, soprattutto di piccole e piccolissime, di artigiani e professionisti che lavorano quotidianamente per garantire prodotti e servizi alla propria comunità ma anche a clienti sparsi per tutta la regione, il Paese e il mondo intero – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Un sistema fatto di competenze, di occupazione, di lavoro duro e investimenti, di idee e di ricchezza che ritorna sul territorio. Un sistema che conta attualmente su quasi 6 mila imprese e circa 15 mila addetti.  Si tratta quindi di una parte fondamentale dell’imprenditoria del territorio che soffre di un calo strutturale del credito concesso dal settore bancario”.

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