Chiude l’anno termico 2024-25: record intossicazioni da monossido di carbonio Il Centro Iperbarico di Padova quest’inverno ha trattato 34 casi, contro i 16 dello scorso anno.
L’allarme di CNA e del Centro Iperbarico: pesano le temperature rigide e la povertà crescente. I sintomi da non sottovalutare e i consigli per la manutenzione annuale
Sale a 34 – di cui il 20% con intossicazione severa – il numero di trattamenti registrati quest’inverno presso il Centro di Medicina Iperbarica di Padova, in via Cornaro: un triste record, la cui drammaticità emerge con ancora più forza se confrontiamo il dato con quello dell’inverno 2023-24, quando i casi trattati sono stati 16, meno della metà.
L’allerta è alta e, secondo gli specialisti del Centro Iperbarico, la causa principale è da ricercare nella combinazione di due elementi: da un lato le temperature rigide degli ultimi mesi, dall’altro la presenza di una significativa fascia di popolazione socialmente ed economicamente fragile, costretta talvolta a riscaldarsi con bracieri domestici. I dati evidenziano inoltre un’elevata incidenza di caldaie obsolete o non sottoposte a regolare manutenzione, che rappresentano la principale origine delle intossicazioni. Nella maggior parte dei casi trattati, infatti, l’intossicazione è stata provocata da un cattivo funzionamento degli impianti di riscaldamento nelle abitazioni.
A questo proposito ricordiamo che, secondo una stima di Cna Padova e Rovigo a partire dai dati del catasto regionale degli impianti termici (Circe) in questo 2025 sono presenti almeno 46mila caldaie “di vecchia generazione”, quelle per cui la manutenzione è particolarmente importante perché quello che il tecnico va a verificare è, di fatto, la sicurezza dell’impianto. Si tratta di circa il 10% del totale degli impianti attualmente attivi negli edifici ad uso residenziale, negli uffici e negli stabilimenti produttivi della provincia. Non solo: tra il 2020 e il 2022 la Provincia di Padova ha condotto, attraverso la società in house Padova Attiva, uno studio sull’efficienza degli impianti termici. Nel periodo di riferimento, la società ha effettuato 493 ispezioni in loco e rilevato 181 avvisi di impianti non idonei (oltre il 36,7% del totale). Da successivi controlli, 52 impianti sono risultati realmente non a norma.
L’IMPORTANZA DELLA MANUTENZIONE
Con l’arrivo della primavera e la conclusione della stagione termica, diventa essenziale dedicare attenzione al cuore dell’impianto di riscaldamento domestico: la caldaia. «La manutenzione degli impianti di riscaldamento – spiega Daniele Donà, fresco di rielezione come presidente della categoria Installatori di CNA Padova – è fondamentale non solo perché prevista dalla normativa, che impone controlli periodici in base al tipo di impianto, generalmente una volta l’anno. La manutenzione risponde a tre esigenze principali: la sicurezza, poiché una caldaia curata e revisionata regolarmente riduce il rischio di incidenti come asfissie, esplosioni o incendi; la tutela dell’ambiente, perché una combustione corretta limita l’emissione di sostanze nocive; infine, il risparmio energetico: un impianto efficiente consuma meno combustibile per produrre la stessa quantità di calore, riducendo così anche la spesa per il riscaldamento».
«Le caldaie datate – prosegue Donà – sono quelle che presentano i maggiori pericoli, soprattutto per la sicurezza. È importante ad esempio verificare lo stato della canna fumaria, per prevenire rischi legati al monossido di carbonio. Importante anche l’apertura e la manutenzione delle aperture di aerazione, che spesso vengono chiuse. Un altro problema che a volte rileviamo sono le perdite di gas, che possono causare gravi incidenti e, nei casi più estremi, provocare esplosioni o incendi. Anche gli impianti di nuova generazione – aggiunge Donà – necessitano comunque di controlli sebbene per motivi diversi. Nei sistemi a pompa di calore e negli impianti ibridi, ad esempio, è necessario ispezionare il circuito frigorifero: eventuali perdite di gas refrigerante non rappresentano un pericolo diretto per la salute, ma sono dannose per l’ambiente. Importanti anche le verifiche sugli scambiatori di calore: se non funzionano correttamente, compromettono l’efficienza dell’intero impianto».
Tra le diverse tipologie di impianti, risultano diffusi anche quelli alimentati a pellet o a legna, che si stima siano circa 4000 nella provincia di Padova. «Se le canne fumarie non vengono pulite – aggiunge Donà – il pericolo diventa concreto. Basti pensare al numero crescente di abitazioni con tetti in legno: è facile intuire quali danni potrebbero verificarsi. Un’altra questione da considerare attentamente – conclude – è quella della crescente fragilità sociale: sempre più famiglie sono in difficoltà economica e le spese di manutenzione tendono a scivolare in secondo piano rispetto ad altre più urgenti priorità. Questo purtroppo può avere serie conseguenze per la salute di queste persone, che tendenzialmente sono proprio quelle che hanno in casa impianti più datati».
I SINTOMI SPIA DA NON SOTTOVALUTARE
Negli ultimi mesi numerosi casi di intossicazione sono stati intercettati grazie alla solerzia e sollecitudine del personale del Centro di Medicina Iperbarica di Padova, che è un punto di riferimento regionale e accoglie pazienti anche dalle province vicine.
«Il monossido di carbonio – spiega il dottor Vincenzo Zanon, medico iperbarico – è un gas subdolo: non ha odore né colore e i sintomi dell’intossicazione possono essere inizialmente confusi con un malessere di stagione. Si possono avvertire mal di testa, nausea, vomito, vertigini e debolezza. Il campanello d’allarme, quindi, può essere la presenza in casa di una caldaia di vecchia generazione, stufe a legna, caminetti che potrebbero avere il condotto/camino ostruito. Invitiamo le persone a non attendere: se c’è il dubbio di un’intossicazione, bisogna contattare subito i soccorsi allertando il Servizio Suem 118».
Tutti i pazienti accolti al centro di Padova sono stati curati con esito positivo, nonostante alcuni presentassero una situazione critica. Nel dettaglio: «Nel periodo dicembre-gennaio scorso – spiega il dottor Vincenzo Zanon, medico iperbarico – abbiamo avuto dieci pazienti con intossicazione importante, ovvero con valori di carbossiemoglobina nel sangue superiori al 30%. Oltre questa soglia si verificano dolore toracico, difficoltà respiratorie e possibile perdita di coscienza. In queste situazioni l’ossigenoterapia iperbarica è un trattamento salvavita: proprio per questo è fondamentale riconoscere i sintomi e accedere alle cure in tempi rapidi. Il nostro centro è sempre operativo e, una volta allertato, può prendere in carico un paziente in meno di mezz’ora».
Le intossicazioni da monossido di carbonio possono colpire chiunque, indipendentemente dall’età. «Accogliamo spesso intere famiglie – racconta l’ingegnera Maria Gabriella Lanni, responsabile Qualità e Sicurezza del Centro Iperbarico di Padova –. In alcuni casi sospettiamo che la dispersione di gas sia presente da tempo, ma solo in determinati momenti il livello supera la soglia di pericolo, causando un’intossicazione acuta. Anche un’intossicazione di tipo cronico, per esposizione prolungata a valori bassi di monossido di carbonio, non va sottovalutata. La prevenzione attraverso l’informazione è essenziale per aiutare le persone a riconoscere i sintomi e agire tempestivamente». Utile potrebbe anche essere l’installazione di un rilevatore di percentuale del monossiodo di carbonio.
CNA PADOVA E ROVIGO VERSO IL CONGRESSO: CONFRONTO, RAPPRESENTANZA E FUTURO DELL’ARTIGIANATO AL CENTRO DEL PERCORSO. LA BUROCRAZIA UNA SPINA NEL FIANCO CHE OGNI ANNO COSTA QUASI UN MILIARDO DI EURO TRA PADOVA E ROVIGO
Dal 1° aprile al 24 maggio, 24 assemblee coinvolgeranno centinaia di artigiani per eleggere i nuovi organismi dirigenti. Un’occasione per fare il punto sulle sfide del presente e sulle strategie per tutelare le imprese
Luca Montagnin (Cna Padova e Rovigo): “La nostra battaglia per una burocrazia più efficiente, 100 proposte per far risparmiare alle imprese artigiane fino a 200 milioni di euro l’anno”
CNA Padova e Rovigo si prepara ad avviare il percorso congressuale territoriale, in programma dall’1 aprile al 24 maggio 2025. Un appuntamento che coinvolgerà imprenditori, dirigenti associativi e rappresentanti di categoria, chiamati a costruire la nuova governance dell’associazione per i prossimi quattro anni.
LE ASSEMBLEE
Ad aprire il ciclo sarà, lunedì 1 aprile, l’assemblea della categoria degli impiantisti, che esprime anche l’attuale presidente territoriale Luca Montagnin. L’ultima tappa sarà invece quella del Tessile Unitario, in programma per il 22 maggio, mentre l’elezione del nuovo presidente si svolgerà il 5 giugno.
Le assemblee in calendario saranno 24 in totale, 18 dedicate ai mestieri e sei ai territori (Piovese, Alta Padovana, Padova Centrale, Bassa Padovana, Polesine Ovest e Delta). Saranno centinaia le persone coinvolte come candidati nei singoli direttivi, nelle presidenze di mestiere e come portavoce nell’assemblea generale. Proprio quest’ultima eleggerà, a conclusione del percorso, il nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che resterà in carica fino al 2029.
«Il congresso territoriale di CNA – spiega Luca Montagnin – è una grande occasione di incontro tra imprenditori. Un’opportunità per confrontarsi sui temi di stretta attualità, per affrontare insieme le sfide che la congiuntura ci presenta, ma anche per tirare le somme sul lavoro di rappresentanza che l’associazione svolge quotidianamente a tutela del mondo artigiano. Sarà anche un momento per fare il punto sui servizi, sulle prospettive di crescita e sul ruolo che CNA vuole continuare a giocare in un contesto sempre più complesso».
LE SFIDE
Tra le difficoltà che gli imprenditori si trovano a fronteggiare ogni giorno, Montagnin sottolinea in particolare il peso della burocrazia.
«È un vero e proprio fardello – osserva – che potrebbe essere alleggerito se solo si affrontasse il rapporto tra Stato e impresa in modo più costruttivo e funzionale. Anche questo sarà il compito dei nuovi rappresentanti di CNA: continuare con spirito costruttivo, ma senza mai mollare, la nostra battaglia per una burocrazia più efficiente, che accompagni e non ostacoli lo sviluppo delle imprese, al servizio della crescita economica e sociale del territorio».
Secondo uno studio realizzato da CNA, ogni imprenditore artigiano in Italia spreca mediamente 313 ore all’anno a causa della burocrazia, con un costo complessivo di oltre 9mila euro per le pratiche amministrative. A livello locale, il Centro Studi di CNA Padova e Rovigo stima che il peso della burocrazia ammonti a circa un miliardo di euro l’anno: 850 milioni nella provincia di Padova, 150 milioni in quella di Rovigo.
«Sono state introdotte nel corso degli anni numerose semplificazioni» – aggiunge Montagnin – «ma imprese e cittadini non avvertono un reale cambio di passo. La cattiva burocrazia continua a rappresentare una foresta pietrificata che penalizza l’iniziativa privata e frena il dinamismo delle nostre imprese».
LE PROPOSTE
Le proposte contenute nell’Osservatorio CNA Burocrazia, recentemente pubblicato, sono cento in tutto. Non si limitano a segnalare criticità, ma offrono soluzioni operative concrete, senza indebolire le tutele o abbassare il livello dei controlli, mirando invece a un rapporto più efficiente tra imprese e pubblica amministrazione. Molte proposte sono accompagnate anche da un’analisi dell’impatto economico.
Alcune semplificazioni hanno portata generale e interessano l’intero tessuto imprenditoriale, altre si concentrano su 29 settori specifici, dal tessile alle costruzioni, dalla meccatronica all’oreficeria. Complessivamente, l’intervento potenziale riguarda circa 830.000 imprese e 3,6 milioni di lavoratori, ovvero il 18% delle imprese attive e il 20% degli addetti in Italia.
Secondo il Centro Studi CNA, una concreta attuazione delle proposte potrebbe ridurre il tempo dedicato alla burocrazia da 313 a 263 ore l’anno per impresa, generando un risparmio medio annuo di quasi 1.500 euro. Sul piano nazionale si tratterebbe di un taglio pari a 7 miliardi di euro sui 43 che le imprese versano oggi alla burocrazia. Per il territorio di Padova e Rovigo questo si tradurrebbe in un risparmio annuo potenziale che può arrivare a 200 milioni di euro.
«Numeri di fronte ai quali – conclude Montagnin – vale la pena di battersi a tutti i livelli della rappresentanza, dai Comuni fino al Parlamento e al Governo nazionale».
LETTERE DI COMPLIANCE, TRA GLI ANNI DI RIFERIMENTO ANCHE IL BIENNIO DEL COVID
Matteo Rettore (CNA Padova e Rovigo): «Impossibile applicare parametri ultra standardizzati ad un periodo storico del tutto fuori dall’ordinario. Eppure gli imprenditori continuano a ricevere avvisi per pendenze che, a seconda della dimensione della ditta, toccano cifre come 50,60 ma anche 100 o 200mila euro. Questo atteggiamento rischia di minare il rapporto di fiducia con il fisco»
Continua l’invio, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle lettere di compliance agli artigiani e piccoli imprenditori padovani: circa dodicimila, secondo le stime di Cna Padova e Rovigo, i documenti in arrivo nel Padovano, a fronte di oltre tre milioni di lettere inviate in tutto il territorio nazionale.
Si tratta di controlli induttivi, basati quindi su dati medi e ipotesi, che rilevano presunte anomalie fiscali non sempre suffragate da contestazioni analitiche. Le lettere, infatti, si concentrano su discrepanze tra dichiarazioni fiscali e parametri settoriali, imponendo al contribuente l’onere di dimostrare la propria correttezza.
La questione ha sollevato numerose polemiche anche a livello nazionale, con categorie economiche e commercialisti che hanno già denunciato a gran voce che l’utilizzo di dati medi o presunti può compromettere gravemente il rapporto di fiducia tra contribuenti e amministrazione.
E lo stesso sostiene Cna, che in questi mesi sta sostenendo e affiancando gli associati nel far valere i propri diritti. “Uno degli aspetti che più ci ha colpito – dichiara Matteo Rettore, segretario CNA Padova e Rovigo – riguarda gli accertamenti relativi al periodo 2020-2021, ovvero gli anni della pandemia da Covid-19. In questi accertamenti, purtroppo, non si tiene conto delle difficoltà assolutamente fuori dall’ordinario che le imprese hanno affrontato in quel periodo”.
Tra le categorie più penalizzate ci sono ad esempio gli autoriparatori, che stanno ricevendo ora contestazioni rispetto al reddito dichiarato. Le motivazioni si basano su diversi parametri: tra questi un calcolo medio del tempo impiegato per servire ogni cliente, rapportato al numero di dipendenti. Secondo questa logica, è possibile determinare il reddito giornaliero di un’officina semplicemente in base al numero delle persone che ci lavorano.
Questa valutazione, però, non tiene conto di un elemento fondamentale: “Nel 2020 e nel 2021 – sottolinea Rettore – le officine hanno dovuto adottare procedure straordinarie a causa della pandemia. I meccanici entravano in veicoli potenzialmente infetti, dovevano igienizzare gli ambienti di lavoro e utilizzare strumenti specifici per garantire la sicurezza sanitaria. Tutte queste precauzioni hanno inevitabilmente allungato i tempi di lavoro, gonfiato le spese e ridotto la produttività, rendendo il confronto con periodi normali del tutto inadeguato”.
In questi mesi Cna Padova e Rovigo sta affiancando i propri associati nell’affrontare le verifiche dell’Ade. “Mettiamoci nei panni di chi ha un’impresa – spiega ancora il segretario di Cna – e si vede imputare pendenze con il fisco che arrivano a 50, 60, 100mila euro. Nel mentre ci sono spese da sostenere, collaboratori da pagare e via dicendo. Accettare l’accordo spesso significa dimezzare l’importo. Andare in contenzioso significa perdere molto più tempo senza nessuna certezza rispetto all’esito delle verifiche successive: anche chi sa di avere ragione è portato ad accettare perché ci si vede costretto. Tuttavia – conclude Rettore – questa modalità di gestione va rivista, altrimenti rischia di minare ulteriormente la fiducia degli imprenditori verso il sistema fiscale. È necessario un approccio più equo e realistico, che tenga conto delle reali condizioni vissute dalle imprese, in particolare con riferimento agli anni del covid”.
OBBLIGO DI ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI CATASTROFALI, SOGGETTE 75MILA IMPRESE NEL PADOVANO
Luca Montagnin, CNA Padova e Rovigo: «Molto preoccupati, la legge presenta numerosi punti poco chiari e le stesse assicurazioni ancora non dispongono di schemi definiti per rispondere a questa nuova normativa. Chiediamo una proroga ulteriore e auspichiamo un tavolo di confronto che coinvolga Governo, associazioni di categoria e assicurazioni».
CNA Padova e Rovigo esprime forte preoccupazione per l’introduzione dell’obbligo di assicurazione contro i danni catastrofali per le imprese, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e in vigore dal 31 marzo 2025. Il provvedimento coinvolge, nel padovano, circa 75mila aziende: tutte quelle iscritte al Registro delle Imprese, escluse le circa 11mila imprese agricole che continuano a rientrare nella disciplina del Fondo mutualistico nazionale. La norma impone di stipulare polizze per coprire i danni derivanti da eventi catastrofali, come terremoti e alluvioni, pena il rischio di esclusione da contributi e agevolazioni pubbliche. Tuttavia, le criticità ancora irrisolte sollevano molte domande e incertezze.
«Siamo molto preoccupati – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo, – la scadenza per mettersi in regola è vicinissima ma al momento non esistono schemi assicurativi chiari, le stesse compagnie non li hanno predisposti perché su molti punti vige l’incertezza. Questo significa che gli imprenditori rischiano di sottoscrivere polizze incomplete o parziali, spendendo soldi inutilmente».
LE CRITICITÀ
Un altro aspetto critico riguarda il legame tra l’obbligo assicurativo e l’accesso ai contributi pubblici. «Se un’impresa non si assicura – spiega Montagnin – rischia di essere esclusa dai contributi pubblici, ma non è chiaro se questo riguardi tutti i tipi di agevolazioni. Ad esempio, un imprenditore che ha assunto un lavoratore con meno di 25 anni e gode dell’agevolazione contributiva, rischia di perderla? Questo è un punto fondamentale che il decreto non chiarisce».
CNA solleva anche il problema della definizione di sede aziendale. «Ci sono molte attività che hanno, spesso, la sede legale presso la propria abitazione: idraulici, imbianchini, imprese di pulizie. In questo caso, cosa accade? Devono assicurare la casa? La casa spesso è già assicurata, ma se un giorno si presenta un bando per acquistare strumenti informatici o altri incentivi, rischiano di non poterli ottenere perché non hanno stipulato una polizza su un immobile che non è propriamente un’azienda? Sono questioni pratiche che il decreto non affronta, ma che incidono in modo sostanziale sulla vita delle imprese».
Non solo le imprese, ma anche le compagnie assicurative sono in difficoltà. «È evidente – prosegue Montagnin – che le stesse assicurazioni non hanno ancora un quadro chiaro di cosa devono coprire. Se parliamo di catastrofi naturali, non stiamo parlando della grandine. Alcune compagnie sostengono che, detta in parole semplici, se l’acqua arriva dal basso è un evento catastrofico, ma se arriva dall’alto no. Quindi l’allagamento è catastrofe, ma la grandine che distrugge i pannelli fotovoltaici no. Senza un quadro normativo condiviso con il Ministero, rischiamo di stipulare polizze che poi non coprono nulla di ciò che realmente serve».
LA RICHIESTA
Infine, Montagnin sottolinea un ulteriore punto critico: «Il decreto dice chiaramente che chi ha già una polizza assicurativa contro alcuni danni rimane coperto fino alla scadenza della stessa. Ma cosa accade se la mia polizza scade a novembre e la catastrofe naturale mi colpisce a settembre? Rischio di non ricevere i contributi, pur essendo in regola? È un problema enorme, che rischia di lasciare scoperte molte imprese senza alcuna tutela».
«Non possiamo accettare che un provvedimento di tale portata sia applicato senza regole certe e condivise. Auspichiamo che il Governo apra un confronto con le associazioni di categoria e le compagnie assicurative per definire modalità sostenibili. Servono tempo per definire perimetri chiari e regole trasparenti, non imposizioni che generano confusione e rischiano di danneggiare il tessuto imprenditoriale. La proroga al 31 marzo 2025 non è sufficiente: servono risposte concrete e tempi adeguati per permettere alle imprese di adeguarsi senza mettere a rischio la loro attività».
ZLS PORTO DI VENEZIA – RODIGINO LE CATEGORIE A CONFRONTO CON LA REGIONE VENETO ED I PARLAMENTARI LOCALI
Venezia – 25 febbraio 2025 – Il futuro della già attiva Zls e soprattutto la sua necessaria compatibilità con il tessuto economico del nostro territorio composto per oltre l’80% da piccole, medie e micro imprese è stato il tema dell’ incontro che si è tenuto lunedì 24 all’hotel Belstay di Marghera, promosso unitariamente dalle
categorie economiche Confartigianato, Confcommercio, Cna e Confesercenti delle provincie di Venezia e Rovigo, (rappresentative di 78 mila imprese), con i parlamentari veneziani e rodigini (presenti Andrea Martella, Nadia Romeo e Bartolomeo Amidei) e l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Veneto per discutere sulla questione dopo che la legge di Bilancio 2025 aveva purtroppo lasciato la Zls
senza finanziamento per i prossimi anni.
La situazione – Finora solo 10 imprese (2 di grandi dimensioni, 3 medie e 5 piccole) sono riuscite ad accedere agli incentivi della Zls per un credito d’imposta di 876mila euro (dati pubblicati il 10 febbraio dall’AgE), numeri che scontano l’assoluta incertezza e le tempistiche incompatibili con la realtà delle aziende. In effetti il mancato finanziamento triennale del credito d’imposta per le aziende che intendono
insediarsi nella Zls Porto di Venezia Rodigino, è sorprendente. “Siamo infatti certi – hanno spiegato i Presidenti di Confartigianato Città Metropolitana di Venezia, Confartigianato Polesine, Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo, Cna Metropolitana di Venezia, Cna di Padova-Rovigo e Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo, Siro Martin, Marco Campion, Massimo Zanon, Giancarlo Burigatto, Luca Montagnin e Lorenzo Vallese in rappresentanza delle categorie – che la Zls possa essere un’importante opportunità di sviluppo per il nostro territorio che dev’essere però accompagnata da una capacità progettuale di tutti gli attori del territorio, con l’obiettivo di supportarla con tutto quel corredo di infrastrutture immateriali e materiali, e di servizi che la rendano davvero appetibile per i nuovi insediamenti di aziende”.
Risorse insufficienti – È notizia di venerdì scorso l’approvazione definitiva del decreto “Milleproroghe” che, grazie all’emendamento presentato in commissione affari costituzionali del Senato, rifinanzia il credito d’imposta per le Zls anche per il 2025, confermando la dotazione di 80 milioni di euro. Un passo senz’altro positivo, ma non si può non notare come, ancora una volta, si rischi di fornire alle imprese un orizzonte
temporale troppo ristretto, incoerente con le loro esigenze di programmazione degli investimenti. Serve un rifinanziamento che copra un arco temporale di almeno tre anni.
“Le imprese hanno bisogno di certezze – hanno sottolineato le categorie –. In mancanza di adeguati finanziamenti per il prossimo triennio infatti, sfuma per le aziende il vantaggio di accedere al credito d’imposta, quindi la Zls rischia di rimanere una scatola vuota. Già nel 2024, al di là di aziende già insediate sul territorio, abbiamo visto nei numeri quanto le risorse limitate e una finestra temporale troppo stretta,
dal 3 settembre al 15 novembre, non ha consentito in realtà di attrarre davvero nuove opportunità di sviluppo e di nuovi insediamenti produttivi. Le potenzialità di questo strumento erano state enfatizzate soprattutto dalle istituzioni, a cominciare dalla Regione Veneto e questo ha creato anche non poche aspettative nei nostri territori”.
I tre punti dell’appello alla politica – Ai parlamentari è stato chiesto, in particolar modo, di trovare nei prossimi provvedimenti il modo di finanziare la Zls con una prospettiva pluriennale con almeno 200 milioni di euro di risorse per il 2025, 2026 e 2027. Ridurre le soglie di accesso (servono investimenti da 200 mila euro a 10 milioni) che di fatto escludono la gran parte delle imprese che ed inserire la possibilità di invitare i rappresentanti delle Organizzazioni territoriali di Venezia e Rovigo come uditori al Comitato di Indirizzo. “La Zls riguarda la provincia di Venezia e di Rovigo ma in realtà è uno strumento fondamentale per l’economia di tutto il Veneto – hanno sottolineato i rappresentanti di categoria –. È necessario che il provvedimento sia
costruito sulle effettive necessità delle imprese: questo appello lo rivolgiamo a chi oggi ha responsabilità di governo, regionale e nazionale e a tutti i nostri rappresentanti politici, perché altrimenti rischiamo che davvero tutto questo rimanga fermo al palo e una straordinaria opportunità com’è la Zls si trasformi in una delusione cocente”. A questo primo tavolo seguiranno altri con l’obiettivo di migliorare ed adeguare il più
possibile questo fondamentale strumento anche attraverso lo strumento dell’emendamento che potrebbe essere scritto unitariamente da questo tavolo.
Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo
Confartigianato Metropolitana di Venezia
Confartigianato Polesine
Cna Metropolitana di Venezia
Cna Padova Rovigo
Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo
Le imprese artigiane evolvono: in 10 anni meno imprese (-7,8%) ma con più addetti (+16,2%).
Negli ultimi dieci anni scomparse quasi 600 aziende del settore tessile e abbigliamento e 370 nel settore mobile e legno.
Montagnin: «Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, ma oggi questo mondo è completamente cambiato: si lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. E non mancano le possibilità di crescita e soddisfazione professionale e personale».
Se da un lato il numero delle imprese è in calo, dall’altro cresce il numero degli addetti, segno che le aziende stanno diventando sempre più strutturate. Tuttavia, il fenomeno del calo demografico e la difficoltà a reperire manodopera specializzata rischiano di frenare questa evoluzione.
Questa la significativa trasformazione che il panorama produttivo della provincia di Padova sta vivendo ormai da qualche anno. Nel dettaglio, secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi CNA Padova e Rovigo su fonte CCIAA Padova, la dinamica delle imprese della produzione nel Padovano appare decisamente più negativa del complesso economico provinciale: rispetto allo scorso anno sono scomparse oltre mille imprese (-0,9%) mentre il totale delle imprese di tutti i settori è sostanzialmente stabile (-0,1%). E se allarghiamo il confronto a dieci anni fa (2015) notiamo che la flessione è davvero importante, toccando quasi l’8% (7,8).
I settori più colpiti dalla riduzione del numero di imprese sono tessile e abbigliamento (-2,5% su base annua, -22,3% rispetto al 2015), mobile e legno (-0,6% annuo, -20,6% rispetto al 2015) e la carta e stampa (-2,9% annuo, -13,9% rispetto al 2015). Anche la metalmeccanica, che rappresenta oltre il 40% della produzione padovana, dopo un decennio di crescita mostra segnali di difficoltà, con una riduzione del numero di imprese.
Nonostante questo quadro, l’occupazione nella produzione registra un incremento dell’1,3% nel 2024 (e +16,2% rispetto al 2015), con una crescita superiore a quella dell’intera economia provinciale (+1,0%). Settori come l’elettronica e il medicale mostrano andamenti positivi, mentre il mobile-legno e la metalmeccanica evidenziano segnali negativi.
La difficoltà a reperire personale qualificato è un altro dei nodi critici evidenziati dall’indagine CNA: da una recente indagine interna condotta da CNA tra i suoi associati risulta infatti che il 67,8% delle aziende fatica a trovare manodopera specializzata, mentre solo il 28,6% dichiara di non avere problemi di questo tipo. Tra le figure più ricercate spiccano esperti IT, meccatronici, responsabili di produzione, disegnatori tecnici, programmatori CNC, tornitori, fresatori, impiantisti elettrici e idraulici.
«Questi dati – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova – confermano una tendenza in atto da anni. Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. Una spiegazione si può certamente trovare nell’inverno demografico, ma non solo. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, data soprattutto da un’immagine di questi lavori ancora radicata nell’immaginario collettivo ma, nei fatti, ampiamente superata. Il mondo dell’artigianato non è più quello di una volta: oggi l’artigiano è sempre più un imprenditore che utilizza tecnologie avanzate e lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. È necessario un forte impegno per rendere più attrattivi questi mestieri e investire nella formazione delle competenze richieste».
«Senza un intervento deciso sulla formazione e sulla valorizzazione delle competenze tecniche – conclude Montagnin – il rischio è che il nostro tessuto produttivo perda competitività. Serve un’azione sinergica tra imprese, istituzioni e sistema formativo per colmare questo gap e garantire un futuro solido al settore».
Investimenti e transizione green: le imprese artigiane puntano su formazione e consulenza, ma il clima di instabilità e la penuria di incentivi frena le spese per macchinari e attrezzature
Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province segnala che nel 2025 investiranno in nuove attrezzature il 51% degli artigiani, contro il 59,6% del 2024.
Fatica ad affermarsi anche l’impegno sul fronte green: solo 3,2% delle imprese artigiane ha adottato un bilancio di sostenibilità
Montagnin: “Servono misure concrete e un supporto chiaro da parte delle istituzioni. Solo così le imprese potranno affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale”
Padova, 15 febbraio 2025 – Le imprese artigiane di Padova e Rovigo faticano a investire, ma tengono duro continuando a puntare sul futuro: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%). Aumenta inoltre il numero di aziende che non prevede investimenti nel 2025, passando dal 14,3% al 18,2%.
Questo è quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi di CNA Padova e Rovigo su un campione di 138 imprese associate. CNA ha chiesto agli imprenditori di esprimersi su una serie di temi importanti, tra cui anche la propensione alla sostenibilità. Da quel che emerge, anche qui le imprese artigiane faticano ancora fatica a rendere strutturali alcune pratiche che testimoniano l’impegno green. Ad esempio, l’indagine di CNA evidenzia che la maggior parte delle imprese interrogate non ha ancora redatto un bilancio di sostenibilità: il 64,3% non lo ha mai fatto, mentre il 15,4% ha ricevuto richieste di indicatori ambientali dai propri committenti e il 17,1% dalle banche. Solo il 3,2% delle aziende ha già implementato questa pratica.
Fine degli incentivi e transizione 5.0: uno scenario di incertezza
Uno dei principali ostacoli agli investimenti è rappresentato dalla fine degli incentivi 4.0 e dalla complessità della nuova Transizione 5.0. Mentre in passato le politiche industriali favorivano una massima espansione degli investimenti, oggi il credito d’imposta oscilla al massimo tra il 35% e il 45%.
«Dobbiamo considerare che, di partenza – spiega Luca Montagnin, Presidente di CNA Padova e Rovigo – per una serie di congiunture ben note il periodo non è favorevole. Non stupisce che le
aziende facciano fatica ad investire, ed anzi valorizzerei come elemento di grande coraggio il fatto che le imprese artigiane, nonostante tutto, trovano la forza e l’audacia per investire su formazione e consulenza, un chiaro segnale di speranza nel futuro.
Tuttavia, l’accesso agli incentivi per gli investimenti più strutturali può risultare complesso per le realtà di minori dimensioni. Per questo è importante garantire strumenti chiari e accessibili, affinché anche le piccole e medie imprese possano sfruttare appieno le opportunità offerte dalla Transizione 5.0.».
Sostenibilità ancora lontana: bilanci ambientali poco diffusi
Già in passato fa CNA di Padova e Rovigo aveva evidenziato le difficoltà delle imprese artigiane nell’uso degli strumenti per contabilizzare le azioni di sostenibilità. Da un’indagine di gennaio 2024, infatti, emergeva che il 60% delle aziende è ben informato sulla sostenibilità economica della propria attività, dimostrando una crescente consapevolezza verso l’importanza di gestire l’azienda in modo responsabile e duraturo. Tuttavia, gli aspetti più formali legati alla sostenibilità, come l’adozione di bilanci sociali o la responsabilità sociale d’impresa, risultavano meno conosciuti.
Solo il 10% delle micro e piccole imprese disponeva di una certificazione energetica o ambientale, nonostante l’interesse per queste metodologie sia elevato, arrivando al 60%. Questo dato è particolarmente rilevante poiché molti committenti, soprattutto gruppi industriali internazionali, richiedono sempre più frequentemente la certificazione dell’intera filiera produttiva, che coinvolge molte realtà locali.
A un anno di distanza, CNA rileva ancora una volta che la maggior parte delle imprese non ha ancora redatto un bilancio di sostenibilità: il 64,3% non lo ha mai fatto, mentre il 15,4% ha ricevuto richieste di indicatori ambientali dai propri committenti e il 17,1% dalle banche. Ma solo il 3,2% delle aziende ha già implementato questa pratica.
Eppure, il tema della sostenibilità non può più essere rimandato. La crescente pressione da parte delle filiere, degli istituti bancari e delle normative rende sempre più necessario per le imprese artigiane adottare strumenti di misurazione e rendicontazione ambientale.
«Ribadisco: i nostri artigiani sono gente che non molla mai – conclude Montagnin – ma per trasformare la fiducia in crescita servono misure concrete e un supporto chiaro da parte delle istituzioni. Solo così le imprese potranno affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale».
Produzione: per 2025 gli artigiani gettano il cuore oltre l’ostacolo ma il 2024 è stato duro
Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province segnala che il 45% delle imprese guarda con fiducia al 2025 e il 40% scommette sulla stabilità. Ma il 2024 è stato positivo solo per il 21,7% del campione.
Montagnin: “i nostri artigiani sono gente che non molla mai ma per trasformare la fiducia in crescita ci vuole il supporto delle istituzioni”
Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province ha indagato la percezione dell’andamento del 2024 e delle prospettive 2025 evidenziando da una parte il coraggio degli artigiani, e dall’altra la consapevolezza molto concreta che il 2024 è stato un anno difficile.
Solo il 21,7% delle realtà partecipanti all’indagine congiunturale ha dichiarato che il 2024 è stato un anno positivo per l’andamento complessivo della propria azienda mentre il 40% lo ha definito stabile e il 38,3% ha visto una contrazione dei principali indicatori. E tuttavia guardando al 2025 gli artigiani sono fiduciosi, vuoi perché il 2024 è già stato abbastanza negativo, vuoi per la naturale propensione alla fiducia degli imprenditori nel futuro, una fiducia che si conferma in parte anche dall’indice Pmi composito di Eurostat di gennaio, salito a 50,2 punti (dove 50 è il dato relativo alla crescita) rispetto ai 49,6 di dicembre 2024.
Ecco allora che la fiducia ribalta la lettura del passato, con il 45% delle imprese che prevede un andamento positivo dei principali indicatori per il 2025, un 40% che scommette sulla stabilità e solo il 15% del campione che prevede un ulteriore peggioramento.
“Nonostante le tante nubi all’orizzonte dazi crescita prezzi energia materie prime in aumento ecc, gli imprenditori ancora hanno fiducia e guardano al futuro con convinzione – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – I nostri artigiani sono gente che non molla mai. Sono una delle parti più vitali della nostra società ma hanno bisogno di un sostegno perché altrimenti la fiducia rischia di trasformarsi in delusione. Ecco perché il governo e gli enti locali devono lavorare insieme alle associazioni di categoria per la crescita del nostro sistema economico favorendo la rimodulazione degli incentivi e dei sistemi di supporto alle imprese che oggi si dimostrano un po’ deficitari”.
Anche in termini di andamento del fatturato le imprese confermano il loro approccio: nel 2024 per il 27,7% il fatturato è aumentato, di molto per il 3,3% o per lo meno di in qualche misura per 24,7%. Per il 40,3% è rimasto stabile, mentre per il 31,7% è diminuito (poco 20%, molto 11,7%).
Nel 2025 invece le previsioni di aumento del fatturato salgono al 31,7% (anche se nessuno crede ad un incremento importante dei ricavi, 0%). La stabilità è prevista dal 53,3% del campione mentre solo il 15% prevede un peggioramento (poco 13,3%, molto 1,7%).
Tra i principali elementi di difficoltà il tema del reperimento della manodopera (26,9%) è il più sentito, seguito a stretto giro dalle contrazioni degli ordini (24,8%), dal caro energia (24,3%) e dalla difficoltà di reperire le materie prime necessarie (20%).
Anche sul piano del lavoro sembra che gli artigiani vogliano confermare la tenuta occupazionale anche per il 2025: solo il 25,3% prevede tagli al personale, il 47,6% prevede stabilità mentre addirittura il 27,1% delle imprese prevede un aumento. Anche in termini di cassa integrazione solo il 27,9% del campione si appresta a farne uso contro il 72,1% che si sente di escludere per quest’anno l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale.
Ma anche in uno stesso settore, quello della meccanica, le cose non sempre vanno per tutti allo stesso modo.
“Nel 2024 abbiamo visto una flessione del fatturato intorno al 10% rispetto al 2023, le commesse sono diminuite e in definitiva l’anno è stato difficile – dichiara Emanuela Carlini titolare, assieme al fratello Gianni, dell’Officina Meccanica Carlini e presidente del mandamento di Adria di Cna Padova e Rovigo. – Anche questo primo scorcio di 2025 per ora è molto tiepido e di fatto abbiamo lavorato più a dicembre 2024 che a gennaio 2025. Ancora non si riesce bene a capire come sarà quest’anno per un’azienda come la nostra i cui clienti sono fonderie molto legate a mercati esteri (Francia, Usa e molto meno Germania) e a settori come quello petrolifero ed energetico”.
Tutta diversa la percezione del futuro per la Sarp di Giovanni Salvalaggio, vice presidente di Cna Padova e Rovigo e presidente di Cna Meccanica Veneto.
“Noi facciamo impianti e macchine per il settore alimentare che commercializziamo in tutto il mondo – spiega Salvalaggio. – Anche per noi il 2024 è stato un periodo di stagnazione. Le tensioni geopolitiche non sono un incentivo alla spesa né tanto meno agli investimenti da parte dei nostri clienti nel mondo: Russia e Ucraina per noi sono stati un problema, il conflitto in Israele è un problema come lo sono pure le tensioni in Africa. E tuttavia questo 2025 è iniziato bene: abbiamo ordini, già ora, per tutto l’anno e vediamo quindi una prospettiva positiva e di crescita”.
Banda Ultralarga: c’è molto da fare ma a Starlink di Elon Musk diciamo “anche no, grazie!”
Gli artigiani sono attivi negli investimenti digitali ma la connettività è un presupposto strategico: secondo dati Istat in Veneto, come a Padova e Rovigo, il 55,3% delle imprese con più di 10 dipendenti ha già ora una connettività in fibra a 100Mbps e oltre il 90,4% a 30 Mbps mentre secondo i dati aggiornati al 5 dicembre 2024 dalla Regione Veneto il piano di Open Fiber per le aree a fallimento di mercato copre attualmente 448 Comuni con fibra fissa oltre i 100Mbps sui 579 interessati.
Boniolo, Terziario avanzato Cna Padova e Rovigo: “c’è ancora tanto da fare ma i rischi di sicurezza, privacy e competitività legati a Starlink sono tali da farci dire: anche no, grazie!”
Gli artigiani di Padova e Rovigo sono sensibili alle nuove tecnologie e la connettività, vero e proprio elemento strategico di successo imprenditoriale: secondo una recente rilevazione di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti l’82% degli intervistati, nel primo semestre del 2024, ha investito in innovazione. Nel dettaglio, il 54% dei rispondenti dice di aver investito in tecnologie e il 28% in formazione. E tra chi è pronto ad investire sono i sistemi robotizzati e l’automazione industriale il target principale, seguiti dai sensori nei macchinari per la raccolta di dati, dai sistemi MES (Manufacturing Execution System, cioè strumenti digitali per la gestione della produzione) e dai software per la progettazione.
Si tratta in tutti i casi di elementi tecnologici propedeutici ad un ingresso massiccio dell’Intelligenza Artificiale in azienda, una tecnologia che 2 artigiani su 3 valutano positiva (44%, principalmente perché ottimizza la produzione) o molto positiva (21% perché migliora l’efficienza e la qualità dei prodotti).
Ma per sfruttare al meglio questi strumenti una connessione performativa diventa strategica.
Sebbene ancora ci sia molto da fare, a partire proprio dalle aree bianche, quelle cioè dove è necessario un intervento pubblico per garantire la posa della infrastruttura in fibra ottica necessaria per una connessione per lo meno da 100 Mbps, il piano della Regione Veneto e del ministero dello Sviluppo Economico vede, al 5 dicembre scorso, 448 progetti definitivi approvati sui 579 Comuni interessati con tecnologia FTTH – fiber to the home – ad almeno 100 mbps (progettazione definitiva FTTH conclusa), di cui 447 con cantieri aperti (ordine di esecuzione emesso); 373 interventi ultimati con tecnologia FTTH – fiber to the home – ad almeno 100 mbps (posa di fibra ottica ultimata); 327 Comuni con certificato di collaudo FTTH, ad almeno 100 mbps, emesso; 106 Comuni con solo intervento con tecnologia FWA – fixed wireless access – ad almeno 30 mbps, di cui 105 con intervento in fase di realizzazione; 25 Comuni ad alta copertura non oggetto di intervento del Piano “aree bianche”.
Secondo i più recenti dati Istat il 55,3% delle imprese del Veneto, di Padova e di Rovigo, può contare su una connessione in banda ultralarga a performance elevate. Percentuale che arriva al 90,4% se si considerano anche le connessioni fino a 30 mbps.
“Completare il piano di copertura in fibra ottica è fondamentale per lo sviluppo delle nostre imprese e dei servizi che queste possono offrire sul mercato – spiega Matteo Rettore, segretario della Cna di Padova e Rovigo. – E quando la connessione arriva la soddisfazione è altissima. Con tutte le difficoltà del caso, l’infrastrutturazione del territorio sta procedendo e non siamo convinti che l’intervento di una tecnologia satellitare come quella della Starlink di Elon Musk, che pure è una tecnologia interessante, possa portare più vantaggi che svantaggi al nostro sistema. Per questo mi viene da dire: anche no, grazie”.
Ancora più netto il no di Cédric Boniolo, imprenditore e presidente della categoria Terziario avanzato di CNA Padova e Rovigo.
“Il no delle nostre imprese a Starlink viene da una serie di considerazioni molto pratiche – spiega Boniolo. – Per prima cosa c’è un tema di sovranità digitale: usare Starlink significa mettere dati, aziende e persone nelle mani di data center che possono non risiedere in Ue e questo potrebbe configurare un problema di sicurezza in termini di concorrenza, proprietà intellettuale, valore stesso del dato del cliente e delle imprese. Questioni che sono dirimenti tanto più per un sistema economico, il nostro, la cui competitività si regge spesso su di un livello di competenze e di know how molto elevato.
C’è poi un secondo aspetto. Quando noi imprese ci approcciamo a un bando pubblico ci dobbiamo dotare di una serie di documenti: informazioni sulla nostra solvibilità, sulla correttezza gestione dei dipendenti, sulla gestione dei dati in termini di privacy e gdpr, e così via. A quanto pare invece la partita tra Starlink e il Governo sembra esulare da tutto ciò, prefigurando una sorta di corsia preferenziale che proprio non si spiega.
Diverso sarebbe il discorso se la società di Musk volesse partecipare a una gara pubblica confrontando i suoi servizi e i suoi costi con altri partecipanti e pari condizioni e requisiti, come previsto dalla legislazione italiana ed europea. Ad oggi tuttavia non mi pare che queste siano le basi della, pure ipotetica, trattativa tra il Governo italiano e il magnate sudafricano. Stante questi elementi non posso che dire: anche no, grazie!”.