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CNA Padova
19Mar

LETTERE DI COMPLIANCE, TRA GLI ANNI DI RIFERIMENTO ANCHE IL BIENNIO DEL COVID

19/03/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 80

Matteo Rettore (CNA Padova e Rovigo): «Impossibile applicare parametri ultra standardizzati ad un periodo storico del tutto fuori dall’ordinario. Eppure gli imprenditori continuano a ricevere avvisi per pendenze che, a seconda della dimensione della ditta, toccano cifre come 50,60 ma anche 100 o 200mila euro. Questo atteggiamento rischia di minare il rapporto di fiducia con il fisco»

 Continua l’invio, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle lettere di compliance agli artigiani e piccoli imprenditori padovani: circa dodicimila, secondo le stime di Cna Padova e Rovigo, i documenti in arrivo nel Padovano, a fronte di oltre tre milioni di lettere inviate in tutto il territorio nazionale.

Si tratta di controlli induttivi, basati quindi su dati medi e ipotesi, che rilevano presunte anomalie fiscali non sempre suffragate da contestazioni analitiche. Le lettere, infatti, si concentrano su discrepanze tra dichiarazioni fiscali e parametri settoriali, imponendo al contribuente l’onere di dimostrare la propria correttezza.

La questione ha sollevato numerose polemiche anche a livello nazionale, con categorie economiche e commercialisti che hanno già denunciato a gran voce che l’utilizzo di dati medi o presunti può compromettere gravemente il rapporto di fiducia tra contribuenti e amministrazione.

E lo stesso sostiene Cna, che in questi mesi sta sostenendo e affiancando gli associati nel far valere i propri diritti. “Uno degli aspetti che più ci ha colpito – dichiara Matteo Rettore, segretario CNA Padova e Rovigo – riguarda gli accertamenti relativi al periodo 2020-2021, ovvero gli anni della pandemia da Covid-19. In questi accertamenti, purtroppo, non si tiene conto delle difficoltà assolutamente fuori dall’ordinario che le imprese hanno affrontato in quel periodo”.

Tra le categorie più penalizzate ci sono ad esempio gli autoriparatori, che stanno ricevendo ora contestazioni rispetto al reddito dichiarato. Le motivazioni si basano su diversi parametri: tra questi un calcolo medio del tempo impiegato per servire ogni cliente, rapportato al numero di dipendenti. Secondo questa logica, è possibile determinare il reddito giornaliero di un’officina semplicemente in base al numero delle persone che ci lavorano.

Questa valutazione, però, non tiene conto di un elemento fondamentale: “Nel 2020 e nel 2021 – sottolinea Rettore – le officine hanno dovuto adottare procedure straordinarie a causa della pandemia. I meccanici entravano in veicoli potenzialmente infetti, dovevano igienizzare gli ambienti di lavoro e utilizzare strumenti specifici per garantire la sicurezza sanitaria. Tutte queste precauzioni hanno inevitabilmente allungato i tempi di lavoro, gonfiato le spese e ridotto la produttività, rendendo il confronto con periodi normali del tutto inadeguato”.

In questi mesi Cna Padova e Rovigo sta affiancando i propri associati nell’affrontare le verifiche dell’Ade. “Mettiamoci nei panni di chi ha un’impresa – spiega ancora il segretario di Cna – e si vede imputare pendenze con il fisco che arrivano a 50, 60, 100mila euro. Nel mentre ci sono spese da sostenere, collaboratori da pagare e via dicendo. Accettare l’accordo spesso significa dimezzare l’importo. Andare in contenzioso significa perdere molto più tempo senza nessuna certezza rispetto all’esito delle verifiche successive: anche chi sa di avere ragione è portato ad accettare perché ci si vede costretto. Tuttavia – conclude Rettore – questa modalità di gestione va rivista, altrimenti rischia di minare ulteriormente la fiducia degli imprenditori verso il sistema fiscale. È necessario un approccio più equo e realistico, che tenga conto delle reali condizioni vissute dalle imprese, in particolare con riferimento agli anni del covid”.

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18Mar

OBBLIGO DI ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI CATASTROFALI, SOGGETTE 75MILA IMPRESE NEL PADOVANO

18/03/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 81

Luca Montagnin, CNA Padova e Rovigo: «Molto preoccupati, la legge presenta numerosi punti poco chiari e le stesse assicurazioni ancora non dispongono di schemi definiti per rispondere a questa nuova normativa. Chiediamo una proroga ulteriore e auspichiamo un tavolo di confronto che coinvolga Governo, associazioni di categoria e assicurazioni».

CNA Padova e Rovigo esprime forte preoccupazione per l’introduzione dell’obbligo di assicurazione contro i danni catastrofali per le imprese, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e in vigore dal 31 marzo 2025. Il provvedimento coinvolge, nel padovano, circa 75mila aziende: tutte quelle iscritte al Registro delle Imprese, escluse le circa 11mila imprese agricole che continuano a rientrare nella disciplina del Fondo mutualistico nazionale. La norma impone di stipulare polizze per coprire i danni derivanti da eventi catastrofali, come terremoti e alluvioni, pena il rischio di esclusione da contributi e agevolazioni pubbliche. Tuttavia, le criticità ancora irrisolte sollevano molte domande e incertezze.

«Siamo molto preoccupati – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo, – la scadenza per mettersi in regola è vicinissima ma al momento non esistono schemi assicurativi chiari, le stesse compagnie non li hanno predisposti perché su molti punti vige l’incertezza. Questo significa che gli imprenditori rischiano di sottoscrivere polizze incomplete o parziali, spendendo soldi inutilmente».

LE CRITICITÀ

Un altro aspetto critico riguarda il legame tra l’obbligo assicurativo e l’accesso ai contributi pubblici. «Se un’impresa non si assicura – spiega Montagnin –  rischia di essere esclusa dai contributi pubblici, ma non è chiaro se questo riguardi tutti i tipi di agevolazioni. Ad esempio, un imprenditore che ha assunto un lavoratore con meno di 25 anni e gode dell’agevolazione contributiva, rischia di perderla? Questo è un punto fondamentale che il decreto non chiarisce».

CNA solleva anche il problema della definizione di sede aziendale. «Ci sono molte attività che hanno, spesso, la sede legale presso la propria abitazione: idraulici, imbianchini, imprese di pulizie. In questo caso, cosa accade? Devono assicurare la casa? La casa spesso è già assicurata, ma se un giorno si presenta un bando per acquistare strumenti informatici o altri incentivi, rischiano di non poterli ottenere perché non hanno stipulato una polizza su un immobile che non è propriamente un’azienda? Sono questioni pratiche che il decreto non affronta, ma che incidono in modo sostanziale sulla vita delle imprese».

Non solo le imprese, ma anche le compagnie assicurative sono in difficoltà. «È evidente – prosegue Montagnin –  che le stesse assicurazioni non hanno ancora un quadro chiaro di cosa devono coprire. Se parliamo di catastrofi naturali, non stiamo parlando della grandine. Alcune compagnie sostengono che, detta in parole semplici, se l’acqua arriva dal basso è un evento catastrofico, ma se arriva dall’alto no. Quindi l’allagamento è catastrofe, ma la grandine che distrugge i pannelli fotovoltaici no. Senza un quadro normativo condiviso con il Ministero, rischiamo di stipulare polizze che poi non coprono nulla di ciò che realmente serve».

LA RICHIESTA

Infine, Montagnin sottolinea un ulteriore punto critico: «Il decreto dice chiaramente che chi ha già una polizza assicurativa contro alcuni danni rimane coperto fino alla scadenza della stessa. Ma cosa accade se la mia polizza scade a novembre e la catastrofe naturale mi colpisce a settembre? Rischio di non ricevere i contributi, pur essendo in regola? È un problema enorme, che rischia di lasciare scoperte molte imprese senza alcuna tutela».

«Non possiamo accettare che un provvedimento di tale portata sia applicato senza regole certe e condivise. Auspichiamo che il Governo apra un confronto con le associazioni di categoria e le compagnie assicurative per definire modalità sostenibili. Servono tempo per definire perimetri chiari e regole trasparenti, non imposizioni che generano confusione e rischiano di danneggiare il tessuto imprenditoriale. La proroga al 31 marzo 2025 non è sufficiente: servono risposte concrete e tempi adeguati per permettere alle imprese di adeguarsi senza mettere a rischio la loro attività».

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26Feb

ZLS PORTO DI VENEZIA – RODIGINO LE CATEGORIE A CONFRONTO CON LA REGIONE VENETO ED I PARLAMENTARI LOCALI

26/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 85

Venezia – 25 febbraio 2025 – Il futuro della già attiva Zls e soprattutto la sua necessaria compatibilità con il tessuto economico del nostro territorio composto per oltre l’80% da piccole, medie e micro imprese è stato il tema dell’ incontro che si è tenuto lunedì 24 all’hotel Belstay di Marghera, promosso unitariamente dalle
categorie economiche Confartigianato, Confcommercio, Cna e Confesercenti delle provincie di Venezia e Rovigo, (rappresentative di 78 mila imprese), con i parlamentari veneziani e rodigini (presenti Andrea Martella, Nadia Romeo e Bartolomeo Amidei) e l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Veneto per discutere sulla questione dopo che la legge di Bilancio 2025 aveva purtroppo lasciato la Zls
senza finanziamento per i prossimi anni.

La situazione – Finora solo 10 imprese (2 di grandi dimensioni, 3 medie e 5 piccole) sono riuscite ad accedere agli incentivi della Zls per un credito d’imposta di 876mila euro (dati pubblicati il 10 febbraio dall’AgE), numeri che scontano l’assoluta incertezza e le tempistiche incompatibili con la realtà delle aziende. In effetti il mancato finanziamento triennale del credito d’imposta per le aziende che intendono
insediarsi nella Zls Porto di Venezia Rodigino, è sorprendente. “Siamo infatti certi – hanno spiegato i Presidenti di Confartigianato Città Metropolitana di Venezia, Confartigianato Polesine, Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo, Cna Metropolitana di Venezia, Cna di Padova-Rovigo e Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo, Siro Martin, Marco Campion, Massimo Zanon, Giancarlo Burigatto, Luca Montagnin e Lorenzo Vallese in rappresentanza delle categorie – che la Zls possa essere un’importante opportunità di sviluppo per il nostro territorio che dev’essere però accompagnata da una capacità progettuale di tutti gli attori del territorio, con l’obiettivo di supportarla con tutto quel corredo di infrastrutture immateriali e materiali, e di servizi che la rendano davvero appetibile per i nuovi insediamenti di aziende”.
Risorse insufficienti – È notizia di venerdì scorso l’approvazione definitiva del decreto “Milleproroghe” che, grazie all’emendamento presentato in commissione affari costituzionali del Senato, rifinanzia il credito d’imposta per le Zls anche per il 2025, confermando la dotazione di 80 milioni di euro. Un passo senz’altro positivo, ma non si può non notare come, ancora una volta, si rischi di fornire alle imprese un orizzonte
temporale troppo ristretto, incoerente con le loro esigenze di programmazione degli investimenti. Serve un rifinanziamento che copra un arco temporale di almeno tre anni.
“Le imprese hanno bisogno di certezze – hanno sottolineato le categorie –. In mancanza di adeguati finanziamenti per il prossimo triennio infatti, sfuma per le aziende il vantaggio di accedere al credito d’imposta, quindi la Zls rischia di rimanere una scatola vuota. Già nel 2024, al di là di aziende già insediate sul territorio, abbiamo visto nei numeri quanto le risorse limitate e una finestra temporale troppo stretta,
dal 3 settembre al 15 novembre, non ha consentito in realtà di attrarre davvero nuove opportunità di sviluppo e di nuovi insediamenti produttivi. Le potenzialità di questo strumento erano state enfatizzate soprattutto dalle istituzioni, a cominciare dalla Regione Veneto e questo ha creato anche non poche aspettative nei nostri territori”.
I tre punti dell’appello alla politica – Ai parlamentari è stato chiesto, in particolar modo, di trovare nei prossimi provvedimenti il modo di finanziare la Zls con una prospettiva pluriennale con almeno 200 milioni di euro di risorse per il 2025, 2026 e 2027. Ridurre le soglie di accesso (servono investimenti da 200 mila euro a 10 milioni) che di fatto escludono la gran parte delle imprese che ed inserire la possibilità di invitare i rappresentanti delle Organizzazioni territoriali di Venezia e Rovigo come uditori al Comitato di Indirizzo. “La Zls riguarda la provincia di Venezia e di Rovigo ma in realtà è uno strumento fondamentale per l’economia di tutto il Veneto – hanno sottolineato i rappresentanti di categoria –. È necessario che il provvedimento sia
costruito sulle effettive necessità delle imprese: questo appello lo rivolgiamo a chi oggi ha responsabilità di governo, regionale e nazionale e a tutti i nostri rappresentanti politici, perché altrimenti rischiamo che davvero tutto questo rimanga fermo al palo e una straordinaria opportunità com’è la Zls si trasformi in una delusione cocente”. A questo primo tavolo seguiranno altri con l’obiettivo di migliorare ed adeguare il più
possibile questo fondamentale strumento anche attraverso lo strumento dell’emendamento che potrebbe essere scritto unitariamente da questo tavolo.

Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo
Confartigianato Metropolitana di Venezia
Confartigianato Polesine
Cna Metropolitana di Venezia
Cna Padova Rovigo
Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo

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24Feb

Le imprese artigiane evolvono: in 10 anni meno imprese (-7,8%) ma con più addetti (+16,2%).

24/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 84

Negli ultimi dieci anni scomparse quasi 600 aziende del settore tessile e abbigliamento e 370 nel settore mobile e legno.

Montagnin: «Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, ma oggi questo mondo è completamente cambiato: si lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. E non mancano le possibilità di crescita e soddisfazione professionale e personale».

Se da un lato il numero delle imprese è in calo, dall’altro cresce il numero degli addetti, segno che le aziende stanno diventando sempre più strutturate. Tuttavia, il fenomeno del calo demografico e la difficoltà a reperire manodopera specializzata rischiano di frenare questa evoluzione.

Questa la significativa trasformazione che il panorama produttivo della provincia di Padova sta vivendo ormai da qualche anno. Nel dettaglio, secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi CNA Padova e Rovigo su fonte CCIAA Padova, la dinamica delle imprese della produzione nel Padovano appare decisamente più negativa del complesso economico provinciale: rispetto allo scorso anno sono scomparse oltre mille imprese (-0,9%) mentre il totale delle imprese di tutti i settori è sostanzialmente stabile (-0,1%). E se allarghiamo il confronto a dieci anni fa (2015) notiamo che la flessione è davvero importante, toccando quasi l’8% (7,8).

I settori più colpiti dalla riduzione del numero di imprese sono tessile e abbigliamento (-2,5% su base annua, -22,3% rispetto al 2015), mobile e legno (-0,6% annuo, -20,6% rispetto al 2015) e la carta e stampa (-2,9% annuo, -13,9% rispetto al 2015). Anche la metalmeccanica, che rappresenta oltre il 40% della produzione padovana, dopo un decennio di crescita mostra segnali di difficoltà, con una riduzione del numero di imprese.

Nonostante questo quadro, l’occupazione nella produzione registra un incremento dell’1,3% nel 2024 (e +16,2% rispetto al 2015), con una crescita superiore a quella dell’intera economia provinciale (+1,0%). Settori come l’elettronica e il medicale mostrano andamenti positivi, mentre il mobile-legno e la metalmeccanica evidenziano segnali negativi.

La difficoltà a reperire personale qualificato è un altro dei nodi critici evidenziati dall’indagine CNA: da una recente indagine interna condotta da CNA tra i suoi associati risulta infatti che il 67,8% delle aziende fatica a trovare manodopera specializzata, mentre solo il 28,6% dichiara di non avere problemi di questo tipo. Tra le figure più ricercate spiccano esperti IT, meccatronici, responsabili di produzione, disegnatori tecnici, programmatori CNC, tornitori, fresatori, impiantisti elettrici e idraulici.

«Questi dati – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova – confermano una tendenza in atto da anni. Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. Una spiegazione si può certamente trovare nell’inverno demografico, ma non solo. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, data soprattutto da un’immagine di questi lavori ancora radicata nell’immaginario collettivo ma, nei fatti, ampiamente superata. Il mondo dell’artigianato non è più quello di una volta: oggi l’artigiano è sempre più un imprenditore che utilizza tecnologie avanzate e lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. È necessario un forte impegno per rendere più attrattivi questi mestieri e investire nella formazione delle competenze richieste».

«Senza un intervento deciso sulla formazione e sulla valorizzazione delle competenze tecniche – conclude Montagnin – il rischio è che il nostro tessuto produttivo perda competitività. Serve un’azione sinergica tra imprese, istituzioni e sistema formativo per colmare questo gap e garantire un futuro solido al settore».

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17Feb

Investimenti e transizione green: le imprese artigiane puntano su formazione e consulenza, ma il clima di instabilità e la penuria di incentivi frena le spese per macchinari e attrezzature

17/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 87

Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province segnala che nel 2025 investiranno in nuove attrezzature il 51% degli artigiani, contro il 59,6% del 2024. 

Fatica ad affermarsi anche l’impegno sul fronte green: solo 3,2% delle imprese artigiane ha adottato un bilancio di sostenibilità

Montagnin: “Servono misure concrete e un supporto chiaro da parte delle istituzioni. Solo così le imprese potranno affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale”

Padova, 15 febbraio 2025 –  Le imprese artigiane di Padova e Rovigo faticano a investire, ma tengono duro continuando a puntare sul futuro: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%). Aumenta inoltre il numero di aziende che non prevede investimenti nel 2025, passando dal 14,3% al 18,2%.

Questo è quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi di CNA Padova e Rovigo su un campione di 138 imprese associate. CNA ha chiesto agli imprenditori di esprimersi su una serie di temi importanti, tra cui anche la propensione alla sostenibilità. Da quel che emerge, anche qui le imprese artigiane faticano ancora fatica a rendere strutturali alcune pratiche che testimoniano l’impegno green. Ad esempio, l’indagine di CNA evidenzia che la maggior parte delle imprese interrogate non ha ancora redatto un bilancio di sostenibilità: il 64,3% non lo ha mai fatto, mentre il 15,4% ha ricevuto richieste di indicatori ambientali dai propri committenti e il 17,1% dalle banche. Solo il 3,2% delle aziende ha già implementato questa pratica.

Fine degli incentivi e transizione 5.0: uno scenario di incertezza

Uno dei principali ostacoli agli investimenti è rappresentato dalla fine degli incentivi 4.0 e dalla complessità della nuova Transizione 5.0. Mentre in passato le politiche industriali favorivano una massima espansione degli investimenti, oggi il credito d’imposta oscilla al massimo tra il 35% e il 45%.

«Dobbiamo considerare che, di partenza – spiega Luca Montagnin, Presidente di CNA Padova e Rovigo – per una serie di congiunture ben note il periodo non è favorevole. Non stupisce che le

aziende facciano fatica ad investire, ed anzi valorizzerei come elemento di grande coraggio il fatto che le imprese artigiane, nonostante tutto, trovano la forza e l’audacia per investire su formazione e consulenza, un chiaro segnale di speranza nel futuro.

Tuttavia, l’accesso agli incentivi per gli investimenti più strutturali può risultare complesso per le realtà di minori dimensioni. Per questo è importante garantire strumenti chiari e accessibili, affinché anche le piccole e medie imprese possano sfruttare appieno le opportunità offerte dalla Transizione 5.0.».

Sostenibilità ancora lontana: bilanci ambientali poco diffusi

Già in passato fa CNA di Padova e Rovigo aveva evidenziato le difficoltà delle imprese artigiane nell’uso degli strumenti per contabilizzare le azioni di sostenibilità. Da un’indagine di gennaio 2024, infatti, emergeva che il 60% delle aziende è ben informato sulla sostenibilità economica della propria attività, dimostrando una crescente consapevolezza verso l’importanza di gestire l’azienda in modo responsabile e duraturo. Tuttavia, gli aspetti più formali legati alla sostenibilità, come l’adozione di bilanci sociali o la responsabilità sociale d’impresa, risultavano meno conosciuti.

Solo il 10% delle micro e piccole imprese disponeva di una certificazione energetica o ambientale, nonostante l’interesse per queste metodologie sia elevato, arrivando al 60%. Questo dato è particolarmente rilevante poiché molti committenti, soprattutto gruppi industriali internazionali, richiedono sempre più frequentemente la certificazione dell’intera filiera produttiva, che coinvolge molte realtà locali.

A un anno di distanza, CNA rileva ancora una volta che la maggior parte delle imprese non ha ancora redatto un bilancio di sostenibilità: il 64,3% non lo ha mai fatto, mentre il 15,4% ha ricevuto richieste di indicatori ambientali dai propri committenti e il 17,1% dalle banche. Ma solo il 3,2% delle aziende ha già implementato questa pratica.

Eppure, il tema della sostenibilità non può più essere rimandato. La crescente pressione da parte delle filiere, degli istituti bancari e delle normative rende sempre più necessario per le imprese artigiane adottare strumenti di misurazione e rendicontazione ambientale.

«Ribadisco: i nostri artigiani sono gente che non molla mai – conclude Montagnin – ma per trasformare la fiducia in crescita servono misure concrete e un supporto chiaro da parte delle istituzioni. Solo così le imprese potranno affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale».

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10Feb

Produzione: per 2025 gli artigiani gettano il cuore oltre l’ostacolo ma il 2024 è stato duro

10/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 93

Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province segnala che il 45% delle imprese guarda con fiducia al 2025 e il 40% scommette sulla stabilità. Ma il 2024 è stato positivo solo per il 21,7% del campione.  

Montagnin: “i nostri artigiani sono gente che non molla mai ma per trasformare la fiducia in crescita ci vuole il supporto delle istituzioni”

Un’indagine a campione su 138 imprese realizzata dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati delle due province ha indagato la percezione dell’andamento del 2024 e delle prospettive 2025 evidenziando da una parte il coraggio degli artigiani, e dall’altra la consapevolezza molto concreta che il 2024 è stato un anno difficile.

Solo il 21,7% delle realtà partecipanti all’indagine congiunturale ha dichiarato che il 2024 è stato un anno positivo per l’andamento complessivo della propria azienda mentre il 40% lo ha definito stabile e il 38,3% ha visto una contrazione dei principali indicatori. E tuttavia guardando al 2025 gli artigiani sono fiduciosi, vuoi perché il 2024 è già stato abbastanza negativo, vuoi per la naturale propensione alla fiducia degli imprenditori nel futuro, una fiducia che si conferma in parte anche dall’indice Pmi composito di Eurostat di gennaio, salito a 50,2 punti (dove 50 è il dato relativo alla crescita) rispetto ai 49,6 di dicembre 2024.

Ecco allora che la fiducia ribalta la lettura del passato, con il 45% delle imprese che prevede un andamento positivo dei principali indicatori per il 2025, un 40% che scommette sulla stabilità e solo il 15% del campione che prevede un ulteriore peggioramento.

“Nonostante le tante nubi all’orizzonte dazi crescita prezzi energia materie prime in aumento ecc, gli imprenditori ancora hanno fiducia e guardano al futuro con convinzione – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – I nostri artigiani sono gente che non molla mai. Sono una delle parti più vitali della nostra società ma hanno bisogno di un sostegno perché altrimenti la fiducia rischia di trasformarsi in delusione. Ecco perché il governo e gli enti locali devono lavorare insieme alle associazioni di categoria per la crescita del nostro sistema economico favorendo la rimodulazione degli incentivi e dei sistemi di supporto alle imprese che oggi si dimostrano un po’ deficitari”.

Anche in termini di andamento del fatturato le imprese confermano il loro approccio: nel 2024 per il 27,7% il fatturato è aumentato, di molto per il 3,3% o per lo meno di in qualche misura per 24,7%. Per il 40,3% è rimasto stabile, mentre per il 31,7% è diminuito (poco 20%, molto 11,7%).

Nel 2025 invece le previsioni di aumento del fatturato salgono al 31,7% (anche se nessuno crede ad un incremento importante dei ricavi, 0%). La stabilità è prevista dal 53,3% del campione mentre solo il 15% prevede un peggioramento (poco 13,3%, molto 1,7%).

Tra i principali elementi di difficoltà il tema del reperimento della manodopera (26,9%) è il più sentito, seguito a stretto giro dalle contrazioni degli ordini (24,8%), dal caro energia (24,3%) e dalla difficoltà di reperire le materie prime necessarie (20%).

Anche sul piano del lavoro sembra che gli artigiani vogliano confermare la tenuta occupazionale anche per il 2025: solo il 25,3% prevede tagli al personale, il 47,6% prevede stabilità mentre addirittura il 27,1% delle imprese prevede un aumento. Anche in termini di cassa integrazione solo il 27,9% del campione si appresta a farne uso contro il 72,1% che si sente di escludere per quest’anno l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale.

Ma anche in uno stesso settore, quello della meccanica, le cose non sempre vanno per tutti allo stesso modo.

“Nel 2024 abbiamo visto una flessione del fatturato intorno al 10% rispetto al 2023, le commesse sono diminuite e in definitiva l’anno è stato difficile – dichiara Emanuela Carlini titolare, assieme al fratello Gianni, dell’Officina Meccanica Carlini e presidente del mandamento di Adria di Cna Padova e Rovigo. – Anche questo primo scorcio di 2025 per ora è molto tiepido e di fatto abbiamo lavorato più a dicembre 2024 che a gennaio 2025. Ancora non si riesce bene a capire come sarà quest’anno per un’azienda come la nostra i cui clienti sono fonderie molto legate a mercati esteri (Francia, Usa e molto meno Germania) e a settori come quello petrolifero ed energetico”.

 Tutta diversa la percezione del futuro per la Sarp di Giovanni Salvalaggio, vice presidente di Cna Padova e Rovigo e presidente di Cna Meccanica Veneto.

“Noi facciamo impianti e macchine per il settore alimentare che commercializziamo in tutto il mondo – spiega Salvalaggio. – Anche per noi il 2024 è stato un periodo di stagnazione. Le tensioni geopolitiche non sono un incentivo alla spesa né tanto meno agli investimenti da parte dei nostri clienti nel mondo: Russia e Ucraina per noi sono stati un problema, il conflitto in Israele è un problema come lo sono pure le tensioni in Africa. E tuttavia questo 2025 è iniziato bene:  abbiamo ordini, già ora, per tutto l’anno e vediamo quindi una prospettiva positiva e di crescita”.

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03Feb

Banda Ultralarga: c’è molto da fare ma a Starlink di Elon Musk diciamo “anche no, grazie!”

03/02/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 82

Gli artigiani sono attivi negli investimenti digitali ma la connettività è un presupposto strategico: secondo dati Istat in Veneto, come a Padova e Rovigo, il 55,3% delle imprese con più di 10 dipendenti ha già ora una connettività in fibra a 100Mbps e oltre il 90,4% a 30 Mbps mentre secondo i dati aggiornati al 5 dicembre 2024 dalla Regione Veneto il piano di Open Fiber per le aree a fallimento di mercato copre attualmente 448 Comuni con fibra fissa oltre i 100Mbps sui 579 interessati.

Boniolo, Terziario avanzato Cna Padova e Rovigo: “c’è ancora tanto da fare ma i rischi di sicurezza, privacy e competitività legati a Starlink sono tali da farci dire: anche no, grazie!” 

 Gli artigiani di Padova e Rovigo sono sensibili alle nuove tecnologie e la connettività, vero e proprio elemento strategico di successo imprenditoriale: secondo una recente rilevazione di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti l’82% degli intervistati, nel primo semestre del 2024, ha investito in innovazione. Nel dettaglio, il 54% dei rispondenti dice di aver investito in tecnologie e il 28% in formazione. E tra chi è pronto ad investire sono i sistemi robotizzati e l’automazione industriale il target principale, seguiti dai sensori nei macchinari per la raccolta di dati, dai sistemi MES (Manufacturing Execution System, cioè strumenti digitali per la gestione della produzione) e dai software per la progettazione.

Si tratta in tutti i casi di elementi tecnologici propedeutici ad un ingresso massiccio dell’Intelligenza Artificiale in azienda, una tecnologia che 2 artigiani su 3 valutano positiva (44%, principalmente perché ottimizza la produzione) o molto positiva (21% perché migliora l’efficienza e la qualità dei prodotti).

Ma per sfruttare al meglio questi strumenti una connessione performativa diventa strategica.

Sebbene ancora ci sia molto da fare, a partire proprio dalle aree bianche, quelle cioè dove è necessario un intervento pubblico per garantire la posa della infrastruttura in fibra ottica necessaria per una connessione per lo meno da 100 Mbps, il piano della Regione Veneto e del ministero dello Sviluppo Economico vede, al 5 dicembre scorso, 448 progetti definitivi approvati sui 579 Comuni interessati con tecnologia FTTH – fiber to the home – ad almeno 100 mbps (progettazione definitiva FTTH conclusa), di cui 447 con cantieri aperti (ordine di esecuzione emesso); 373 interventi ultimati con tecnologia FTTH – fiber to the home – ad almeno 100 mbps (posa di fibra ottica ultimata); 327 Comuni con certificato di collaudo FTTH, ad almeno 100 mbps, emesso; 106 Comuni con solo intervento con tecnologia FWA – fixed wireless access – ad almeno 30 mbps,  di cui 105 con intervento in fase di realizzazione; 25 Comuni ad alta copertura non oggetto di intervento del Piano “aree bianche”.

Secondo i più recenti dati Istat il 55,3% delle imprese del Veneto, di Padova e di Rovigo, può contare su una connessione in banda ultralarga a performance elevate. Percentuale che arriva al 90,4% se si considerano anche le connessioni fino a 30 mbps.

“Completare il piano di copertura in fibra ottica è fondamentale per lo sviluppo delle nostre imprese e dei servizi che queste possono offrire sul mercato – spiega Matteo Rettore, segretario della Cna di Padova e Rovigo. – E quando la connessione arriva la soddisfazione è altissima. Con tutte le difficoltà del caso, l’infrastrutturazione del territorio sta procedendo e non siamo convinti che l’intervento di una tecnologia satellitare come quella della Starlink di Elon Musk, che pure è una tecnologia interessante, possa portare più vantaggi che svantaggi al nostro sistema. Per questo mi viene da dire: anche no, grazie”.

Ancora più netto il no di Cédric Boniolo, imprenditore e presidente della categoria Terziario avanzato di CNA Padova e Rovigo.

“Il no delle nostre imprese a Starlink viene da una serie di considerazioni molto pratiche – spiega Boniolo. –  Per prima cosa c’è un tema di sovranità digitale: usare Starlink significa mettere dati, aziende e persone nelle mani di data center che possono non risiedere in Ue e questo potrebbe configurare un problema di sicurezza in termini di concorrenza, proprietà intellettuale, valore stesso del dato del cliente e delle imprese. Questioni che sono dirimenti tanto più per un sistema economico, il nostro, la cui competitività si regge spesso su di un livello di competenze e di know how molto elevato.

C’è poi un secondo aspetto. Quando noi imprese ci approcciamo a un bando pubblico ci dobbiamo dotare di una serie di documenti: informazioni sulla nostra solvibilità, sulla correttezza gestione dei dipendenti, sulla gestione dei dati in termini di privacy e gdpr, e così via. A quanto pare invece la partita tra Starlink e il Governo sembra esulare da tutto ciò, prefigurando una sorta di corsia preferenziale che proprio non si spiega.

Diverso sarebbe il discorso se la società di Musk volesse partecipare a una gara pubblica confrontando i suoi servizi e i suoi costi con altri partecipanti e pari condizioni e requisiti, come previsto dalla legislazione italiana ed europea. Ad oggi tuttavia non mi pare che queste siano le basi della, pure ipotetica, trattativa tra il Governo italiano e il magnate sudafricano. Stante questi elementi non posso che dire: anche no, grazie!”.

 

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28Gen

EDILIZIA: NEL 2025, FRA PADOVA E ROVIGO, 365 MLN DI SPESA IN MENO, A RISCHIO 900 IMPRESE e 1900 POSTI DI LAVORO NEL PROSSIMO BIENNIO

28/01/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 83

Montagnin, Presidente CNA Padova e Rovigo: «Dopo l’effetto positivo innescato dal SUperbonus ora si teme per il settore. Urgente un dialogo con il Governo per trovare soluzioni che mantengano vivo il settore, senza sacrificare le ambizioni di sostenibilità e innovazione che abbiamo costruito negli ultimi anni».

Padova, 26 gennaio 2025 – Il settore delle costruzioni, che con 13.600 imprese attive rappresenta oltre il 14% dell’economia della provincia di Padova, rischia una brusca battuta d’arresto a causa del mancato rinnovo dei bonus edilizi. Dopo l’effetto positivo innescato dal Superbonus 110% e dal Bonus Facciate negli anni passati, il comparto si trova ora a fronteggiare un futuro incerto, con previsioni di calo significativo per imprese e occupazione.

«La scelta di ridimensionare o eliminare i bonus fiscali – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – rischia di provocare un contraccolpo pesantissimo per il nostro territorio. Negli ultimi anni, queste agevolazioni hanno rappresentato un motore fondamentale per la crescita del settore edile, creando un mercato di oltre 422 milioni di euro solo nel 2022. Oggi temiamo, nel prossimo biennio, una contrazione di circa 300 milioni di euro del mercato delle costruzioni (-16%) che potrebbe tradursi in una perdita di 200 – 300 imprese e tra i 450 e i 600 posti di lavoro all’anno. È un colpo che il settore difficilmente potrà assorbire senza conseguenze importanti».

Le imprese attive nella provincia di Padova, come detto, sono circa 13.600, suddivise in 4.300 nella costruzione e progettazione di edifici, 3.600 nell’impiantistica elettrica ed idraulica e 5.700 di finitura degli edifici (cappottisti e cartongessisti, intonacatori e pittori, posatori di infissi, installatori di rivestimenti… per citare i principali). La suddivisione dell’ultima categoria va sempre considerata un po’ “con le pinze”, in quanto moltissime aziende si occupano di più attività trasversali, così come le imprese di “costruzione pura” sono in grado spesso di occuparsi anche di realizzazione completa dell’edificio.

Tutte queste imprese locali hanno beneficiato in modo significativo dei bonus fiscali, che hanno permesso un aumento delle attività e dell’occupazione: nel 2024, il numero di addetti ha sfiorato i 30.500, un record per il settore. Anche dal punto di vista fiscale, gli incentivi hanno generato ricadute positive: nel 2022, le detrazioni dichiarate dai contribuenti della provincia di Padova hanno superato i 213 milioni di euro, con una crescita costante rispetto ai 165 milioni del 2018.

Tuttavia, la legge di bilancio 2025 segna un’inversione di tendenza. L’eliminazione del Superbonus e del Bonus Facciate, unita alla riduzione dei massimali di spesa per il Bonus Ristrutturazioni e l’Ecobonus, avrà effetti depressivi sull’intero sistema economico locale. «È fondamentale – aggiunge Montagnin – che il governo e le istituzioni locali intervengano con urgenza per ridare stabilità al settore. Occorre ripensare il sistema degli incentivi in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale, garantendo certezze alle imprese e ai lavoratori».

Il comparto edile non è solo un pilastro economico, ma anche un elemento strategico per il territorio: la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza degli edifici rappresentano obiettivi cruciali per il futuro. «Non possiamo permetterci di tornare ai livelli pre-Superbonus – conclude Montagnin –. Serve un dialogo con il Governo per trovare soluzioni che mantengano vivo il settore, senza sacrificare le ambizioni di sostenibilità e innovazione che abbiamo costruito negli ultimi anni».

Per non trovarsi  impreparati riguardo lo schema attuale dei bonus fiscali per il sistema casa, le prospettive future e le opportunità di mercato, CNA organizzerà nelle prossime settimane appuntamenti nel territorio per le aziende dell’edilizia e dell’impiantistica, a cui verrà consegnata una guida tecnica aggiornata per gli operatori del settore ma utile anche per il cliente finale. La sede provinciale di Padova ospiterà il primo incontro mercoledì 5 febbraio, il secondo incontro sarà in sede provinciale a Rovigo il 6 febbraio, entrambi alle ore 18.30

Rovigo, 26 gennaio 2025 – Il settore delle costruzioni, che con 2.900 imprese attive rappresenta oltre il 13% dell’economia della provincia di Rovigo, rischia una brusca battuta d’arresto a causa del mancato rinnovo dei bonus edilizi.

«La scelta di ridimensionare o eliminare i bonus fiscali – dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – rischia di provocare un contraccolpo pesantissimo per il nostro territorio. Negli ultimi anni, queste agevolazioni hanno rappresentato un motore fondamentale per la crescita del settore edile, creando un mercato di 102 milioni di euro solo nel 2022. Oggi temiamo, nel prossimo biennio, una contrazione di circa 65 milioni di euro del mercato delle costruzioni (-15%) che potrebbe tradursi in una perdita di 100 – 150 imprese e tra i 250 e i 350 posti di lavoro all’anno. È un colpo che il settore difficilmente potrà assorbire senza conseguenze importanti».

Le imprese attive nella provincia di Rovigo, come detto, sono circa 2.900, suddivise in 1.000 attive nella costruzione e progettazione di edifici, 700 nell’impiantistica elettrica ed idraulica e 1.200 di finitura degli edifici (cappottisti e cartongessisti, intonacatori e pittori, posatori di infissi, installatori di rivestimenti… per citare i principali). La suddivisione dell’ultima categoria va sempre considerata un po’ “con le pinze”, in quanto moltissime aziende si occupano di più attività trasversali, così come le imprese di “costruzione pura” sono in grado spesso di occuparsi anche di realizzazione completa dell’edificio.

Nonostante l’avvento di bonus edilizi “corposi”, quali Superbonus 110% e Bonus Facciate 90%, il comparto delle costruzioni in provincia di Rovigo non sembra aver beneficiato particolarmente in termini di cambiamento del trend imprenditoriale a cui si assiste da oltre un decennio: se nel 2021 (primo vero anno di effettivo utilizzo dei bonus prima detti) e nel 2022 si arresta la flessione di imprese di costruzione e di impiantistica, continua pesantemente la diminuzione di attività che si occupano di completamento di edifici (-5% circa nel biennio). Nel 2023 tutti i settori tornano in territorio consistentemente negativo, con una diminuzione complessiva negli ultimi sei anni di oltre 270 imprese.

Dal punto di vista degli addetti la dinamica è invece differente e molto più positiva, e qui l’effetto superbonus è più che evidente: nel 2021 gli addetti delle imprese di costruzione aumentano del 6,8%, e del 7,6% l’anno successivo. Anche le imprese delle finiture assumono, rispettivamente +4,2% e +2,3%. Con gli assestamenti degli anni successivi il differenziale degli addetti pre e post superbonus rimane positivo, col saldo attuale che conta 2.800 addetti nel settore.

Anche dal punto di vista fiscale, gli incentivi hanno generato ricadute positive: nel 2022, le detrazioni dichiarate dai contribuenti della provincia di Rovigo ammontavano a 41 milioni di euro, con una crescita costante rispetto ai 30,5 milioni del 2018.

Tuttavia, la legge di bilancio 2025 segna un’inversione di tendenza. L’eliminazione del Superbonus e del Bonus Facciate, unita alla riduzione dei massimali di spesa per il Bonus Ristrutturazioni e l’Ecobonus, avrà effetti depressivi sull’intero sistema economico locale. «È fondamentale – aggiunge Montagnin – che il governo e le istituzioni locali intervengano con urgenza per ridare stabilità al settore. Occorre ripensare il sistema degli incentivi in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale, garantendo certezze alle imprese e ai lavoratori».

Il comparto edile non è solo un pilastro economico, ma anche un elemento strategico per il territorio: la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza degli edifici rappresentano obiettivi cruciali per il futuro. «Non possiamo permetterci di tornare ai livelli pre-Superbonus – conclude Montagnin –. Serve un dialogo con il Governo per trovare soluzioni che mantengano vivo il settore, senza sacrificare le ambizioni di sostenibilità e innovazione che abbiamo costruito negli ultimi anni».

Per non trovarsi  impreparati riguardo lo schema attuale dei bonus fiscali per il sistema casa, le prospettive future e le opportunità di mercato, CNA organizzerà nelle prossime settimane appuntamenti nel territorio per le aziende dell’edilizia e dell’impiantistica, a cui verrà consegnata una guida tecnica aggiornata per gli operatori del settore ma utile anche per il cliente finale. La sede provinciale di Padova ospiterà il primo incontro mercoledì 5 febbraio, il secondo incontro sarà in sede provinciale a Rovigo il 6 febbraio, entrambi alle ore 18.30

 

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13Gen

Costi energetici: aumenti di oltre il 50% rispetto alla scorsa primavera

13/01/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 85

Sante Venturato, consorzio Ape di Cna Padova e Rovigo: «Forte preoccupazione, l’aumento dei costi mette a dura prova la tenuta finanziaria delle nostre imprese. Con il consorzio, che raggruppa oltre 400 aziende, riusciamo ad acquistare gas ed energia elettrica a condizioni più vantaggiose».

I costi dell’energia sono già saliti di oltre il 50% rispetto alla scorsa primavera e le previsioni per il mese di gennaio confermano che l’andamento è ancora in salita. Una situazione che, dopo l’esperienza del 2022, mette gli imprenditori in forte allarme.

CNA Padova e Rovigo esprime preoccupazione per la situazione attuale e per il futuro. Dopo una fase di stabilizzazione nella seconda metà del 2024, infatti, i prezzi sono tornati a salire bruscamente, raggiungendo un aumento di oltre il 50% rispetto alla scorsa primavera. Valori che incidono pesantemente sui bilanci delle imprese locali.

Nonostante gli stoccaggi siano partiti con livelli prossimi al 90% della capacità, l’instabilità geopolitica e le dinamiche speculative sui mercati internazionali continuano a generare oscillazioni imprevedibili. A questo si aggiunge la stagionalità dei consumi, con picchi di domanda durante i mesi invernali che spingono i costi ulteriormente al rialzo.

«E il costo dell’energia – sottolinea Sante Venturato, presidente del consorzio APE di Cna Padova e Rovigo – rappresenta solo l’ultima di una lunga serie di voci di spesa che continuano ad aumentare, mettendo a dura prova la tenuta finanziaria delle nostre imprese. É sempre stato nel cuore di CNA trovare soluzioni che vanno incontro ai problemi delle aziende che subiscono speculazioni gravi, e proprio da questa necessità, sul fronte dell’approvvigionamento energetico, oltre dieci anni fa abbiamo dato vita al consorzio APE, un’iniziativa strategica che ha permesso alle aziende di unirsi per acquistare gas ed energia elettrica a condizioni più vantaggiose. Il consorzio raggruppa oltre 400 imprese e, grazie alla sua forza aggregativa, riesce a ottenere i massimi risparmi, mettendo al riparo le aziende dalle brusche oscillazioni dei prezzi».

«Noi siamo un consorzio di acquisto – spiega il responsabile tecnico, Fabio Vazzola – e cerchiamo di garantire alle nostre aziende prezzi vantaggiosi. Mediamente, da quando siamo nati, abbiamo permesso ai consorziati risparmi tra il 25% e il 30% rispetto ai fornitori precedenti. Nel 2022, anno che ha segnato il maggior rialzo nei prezzi dell’energia, siamo riusciti a evitare i picchi più alti grazie a contratti a prezzo fisso che hanno salvato i bilanci di centinaia di imprese. Anche oggi continuiamo a monitorare costantemente i mercati, cambiando fornitori quando necessario per mantenere i costi il più bassi possibile».

Nonostante la situazione complessa, Vazzola sottolinea che la diversificazione delle fonti energetiche e la capacità di gestione consortile hanno permesso di affrontare questa crisi con maggiore serenità rispetto al passato. «Dopo il 2022 – spiega – è iniziata una lenta discesa dei prezzi: il minimo l’abbiamo toccato ad aprile scorso, con 8,5 centesimi a kilowattora per l’energia elettrica e 33 centesimi a metro cubo per il gas. Prezzi non molto distanti da quelli del 2019. Adesso la tendenza è a rialzo, c’è stato un picco ad agosto dell’anno scorso e se ne registra un altro proprio in questi giorni, con 54 centesimi metro cubo per il gas e, per l’energia elettrica, 13,8 kw/ora, quindi ben oltre 50% di aumento. E non abbiamo previsioni per il futuro. È fondamentale – chiude Vazzola – evitare speculazioni incontrollate e garantire alle aziende stabilità e prevedibilità nei costi energetici, elementi essenziali per una programmazione industriale efficace».

 

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17Dic

FESTIVITA’ NATALIZIE 2024: I NOSTRI UFFICI SARANNO CHIUSI DAL 24 AL 31 DICEMBRE 2024 RIAPRIRANNO REGOLARMENTE GIOVEDI’ 2 GENNAIO 2025

17/12/2024 Nicolo Ruffin News 88
Per gli ASSOCIATI CON SERVIZIO PAGHE sarà attivo un recapito per le “COMUNICAZIONI TELEMATICHE URGENTI” attivo nei giorni:
Venerdì 27 dicembre e Lunedì 30 dicembre 2024 dalle 8.30 alle 12.30
Al numero 049-80.62.211 selezionando il tasto 9 e l’opzione “servizio comunicazioni urgenti” o scrivendo all’indirizzo paghecentrale@pd.cna.it con l’accortezza di verificare che arrivi una risposta di conferma dell’avvenuta consegna della mail

Informazioni importanti sugli Infortuni

 L’infortunio va comunicato all’INAIL entro 48 ore dal momento in cui il datore ne viene a conoscenza (24 ore in caso di decesso): va, quindi, comunicato immediatamente a CNA CAF, al recapito indicato.
 Nel caso di impossibilità a comunicare con Cna Caf entro le 24/48, il datore di lavoro dovrà provvedere autonomamente alla spedizione della Denuncia Sintetica di Infortunio, secondo le istruzioni riscontrabili sul sito www.cnapadova.it – Servizi alle Imprese – Comunicazioni Urgenti Denuncia Sintetica di Infortunio, di cui informarci il primo giorno utile affinché si possa perfezionarla.

________________________________________________________________________________________________
Il SERVIZIO DI ASSISTENZA FATTURAZIONE ELETTRONICA
sarà attivo nei giorni:
Venerdì 27 dicembre e Lunedì 30 dicembre 2024 dalle 8.30 alle 12.30
Al numero 049-80.62.222 o scrivendo all’indirizzo assistenzafe@pd.cna.it

 

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t. +39 049 8062211
f. +39 049 8062200

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