IMPRESE GIOVANILI IN CROLLO: IN 10 ANNI – 35,8% A ROVIGO E -16,3% A PADOVA
Soffrono i comparti più tradizionali del manifatturiero: elettrico ed elettronico (-70,2%), impiantistica (-58%), tessile e calzature (-53%).
CNA Padova e Rovigo affianca i giovani artigiani nell’accesso al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up (14 mln euro di plafond)
Luca Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo): «Sistema produttivo in affanno, senza giovani alla guida delle imprese a rischio la doppia transizione digitale ed ecologica. I nostri uffici pronti a sostenere le imprese che intendono usufruire del Fondo Veneto, aiutandole a superare la complessità burocratica».
In dieci anni la provincia di Padova ha perso oltre 1.200 imprese giovanili: dalle 7.377 del 2015 si è passati alle 6.173 attuali. Una contrazione del 16,3% che, pur meno drammatica rispetto ad altri territori veneti, rappresenta un serio campanello d’allarme per il futuro economico del territorio. In una provincia che invecchia – l’indice di vecchiaia è passato da 158 a 212 in meno di un decennio – il calo delle attività fondate da under 30 rischia di rallentare il ricambio generazionale, l’innovazione e la transizione sostenibile del tessuto produttivo.
Per fare fronte a questo fenomeno CNA Padova e Rovigo è pronta ad affiancare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up che La Regione Veneto ha messo a disposizione grazie ad un plafond di 14 milioni di euro tra finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25%, rivolti a investimenti innovativi, sostenibili e digitali compresi tra i 20.000 e i 150.000 euro. Gli uffici di CNA Padova e Rovigo sono pronti ad accompagnare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo, occupandosi del tutoraggio, della stesura dei progetti e della gestione di ogni adempimento burocratico. Uno strumento prezioso per cercare di arginare la flessione drammatica delle imprese giovanili del Padovano.
Nel dettaglio, a soffrire maggiormente sono i comparti più tradizionali del manifatturiero. Il settore elettrico ed elettronico registra un crollo del 70,2%, seguito dall’impiantistica (-58,4%), dal tessile e calzature (-53,2%) e dal legno e mobili (-51,6%). In forte sofferenza anche edilizia (-36,2%) e costruzioni in generale (-39,8%), insieme a trasporti (-28,5%), commercio (-27,1%) e ristorazione (-27,5%).
Non mancano però ambiti in crescita. Il settore dei servizi alle imprese, che include noleggio, consulenza e supporto organizzativo, segna un +45,5%. Bene anche le attività professionali, finanziarie e immobiliari (+21,5%) e i servizi di informazione e comunicazione (+20,1%), comparti ad alto tasso di competenze digitali e trasversali, dove i giovani sembrano trovare maggiori possibilità di esprimere nuove forme di impresa.
«I dati parlano chiaro – commenta Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – anche a Padova si fa fatica a costruire il futuro. Una contrazione del 16,3% delle imprese giovanili significa che meno ragazzi scelgono la strada dell’imprenditorialità. E questo accade non per mancanza di idee o coraggio, ma per un sistema che ancora oggi rende troppo difficile fare impresa, a maggior ragione per i giovani. Occorre un cambio di passo. CNA ha avanzato proposte concrete per rendere più accessibile l’autoimprenditorialità giovanile, a partire da un fisco più leggero e strumenti di credito agili. Ma intanto, nel concreto, c’è un’opportunità da cogliere: la Regione Veneto ha stanziato 14 milioni di euro attraverso il Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up, che offre finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25% per investimenti innovativi tra 20.000 e 150.000 euro. CNA Padova e Rovigo è pronta a supportare tutti i giovani artigiani che vogliano accedere al Fondo, aiutandoli a superare la complessità burocratica. Nessuna buona idea deve rimanere nel cassetto per colpa della burocrazia o delle scadenze. Chiediamo inoltre a tutti i livelli istituzionali di rafforzare le leve di defiscalizzazione e di credito agevolato per i giovani imprenditori, in linea con le proposte avanzate da CNA nazionale».
Soffrono in particolare tessile e calzaturiero (-78,1%), legno e mobili (-66,7%), alimentare(-61,1%), e l’edilizia (-56,8%). CNA Padova e Rovigo affianca i giovani artigiani nell’accesso al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up (14 mln euro di plafond)
Luca Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo): «Sistema produttivo in affanno, senza giovani alla guida delle imprese a rischio la doppia transizione digitale ed ecologica. I nostri uffici pronti a sostenere le imprese che intendono usufruire del Fondo Veneto, aiutandole a superare la complessità burocratica».
Un crollo vertiginoso: le imprese giovanili in provincia di Rovigo sono calate di oltre un terzo in dieci anni, con numeri che evidenziano una crisi strutturale dell’imprenditoria giovanile, proprio mentre il territorio avrebbe bisogno di nuova linfa per affrontare le sfide della doppia transizione digitale e ambientale.
Per fare fronte a questo fenomeno CNA Padova e Rovigo è pronta ad affiancare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up che La Regione Veneto ha messo a disposizione grazie ad un plafond di 14 milioni di euro tra finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25%, rivolti a investimenti innovativi, sostenibili e digitali compresi tra i 20.000 e i 150.000 euro. Gli uffici di CNA Padova e Rovigo sono pronti ad accompagnare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo, occupandosi del tutoraggio, della stesura dei progetti e della gestione di ogni adempimento burocratico. Uno strumento prezioso per cercare di arginare la flessione drammatica delle imprese giovanili del rodigino.
Nel dettaglio, le imprese guidate da under 30 sono passate da oltre 2.400 nel 2015 a 1.552 nel 2024, con una diminuzione che in percentuale si attesta al 35,8%. I settori più colpiti sono quelli manifatturieri tradizionali: tessile e calzature registrano il calo più marcato, addirittura del 78,1%, il legno e mobili del 66,7%, l’alimentare del 61,1%. Anche l’edilizia soffre pesantemente, con una flessione del 56,8%, e l’intero comparto delle costruzioni scende complessivamente del 54,5%. A questi si aggiungono le attività artistiche e sportive (-52,9%), il commercio (-42,1%) e l’alloggio-ristorazione (-47,8%), settori dove spesso i giovani cercano di avviare nuove esperienze imprenditoriali.
Un fenomeno che testimonia da una parte l’urgenza di intervenire sul piano dello sviluppo imprenditoriale e dall’altro su quello demografico. Tra 2014 e 2024 infatti non sono solo le imprese giovanili a vedere una contrazione pesante. Anche l’intero sistema imprenditoriale rodigino ha visto, nel periodo, una flessione del 13,4%, tra le più significative del territorio regionale. E sul piano demografico le notizie non sono molto più confortanti: i dati Istat relativi alla popolazione al primo gennaio 2025 parlano di 227.052 residenti, quasi il 3% in meno (2,73%) rispetto a prima del Covid (primo gennaio 2019) quando i residenti in provincia di Rovigo erano 233.428, circa 6.400 in più di ora.
Non mancano, però, segnali in controtendenza. In alcuni ambiti a maggiore contenuto innovativo e professionale si registrano lievi crescite: le attività finanziarie, immobiliari e professionali crescono del 12,9%, i servizi di informazione e comunicazione del 7,4%. Tiene il comparto elettronico, mentre cali più contenuti si riscontrano nei trasporti e nella logistica (-27,9%), in agricoltura (-21,9%) e nei servizi alla persona (-20,4%).
«La desertificazione delle imprese giovanili – commenta Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – è un campanello d’allarme: in dieci anni abbiamo perso quasi quattro start-up su dieci. Senza giovani alla guida delle aziende, la provincia rischia di frenare la doppia transizione, digitale ed ecologica, di cui CNA ha più volte sottolineato l’importanza strategica come leva per la crescita sostenibile e l’innovazione delle micro, piccole e medie imprese italiane. A questo proposito tengo a ricordare che La Regione Veneto ha messo a disposizione il Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up, uno strumento che mette sul piatto 14 milioni di euro tra finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25%, rivolti a investimenti innovativi, sostenibili e digitali compresi tra i 20.000 e i 150.000 euro. CNA Padova e Rovigo è pronta ad affiancare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo, aiutandoli a superare la complessità burocratica. Nessuna buona idea deve rimanere nel cassetto per colpa della burocrazia o delle scadenze. Chiediamo inoltre a tutti i livelli istituzionali di rafforzare le leve di defiscalizzazione e di credito agevolato per i giovani imprenditori, in linea con le proposte avanzate da CNA nazionale».
CALDO: MONTAGNIN, 38MILA LAVORATORI EDILI ESPOSTI, ATTENZIONE ANCHE A CHI NON È CITATO DA DECRETO REGIONE
EMANUELA CARLINI ELETTA VICEPRESIDENTE DI CNA PADOVA E ROVIGO FINO AL 2029
Tra le tra le sfide del prossimo quadriennio l’incontro tra domanda e offerta di lavoro (nel Padovano a giugno il 53,7% delle posizioni è di difficile reperimento, nel Rodigino il 51,9%) e la parità di genere nel settore dell’imprenditoria (a Padova solo il 20,8% delle imprese è donna contro una media nazionale del 22,2%, a Rovigo il 23,6% ma con un calo del 14,8% in 10 anni).
Carlini: “lavoriamo al fianco delle scuole per avvicinare il mondo artigiano ai giovani ma anche per dare più spazio alla crescita delle competenze Stem nelle ragazze. Solo avvicinando i giovani alla cultura artigiana potremo dare una nuova prospettiva di sviluppo e di innovazione al nostro tessuto economico e sociale”
E’ la rodigina Emanuela Carlini la nuova vicepresidente di Cna Padova e Rovigo. Classe 1971, Carlini è attualmente presidente della sezione territoriale CNA di Adria, componente della Presidenza della CNA di Padova e Rovigo e del Direttivo della meccanica di CNA Padova e Rovigo, nonché componente del Direttivo Provinciale di CNA Impresa Donna dell’Associazione.
Imprenditrice di lungo corso, è entrata nella ditta del padre Gaetano Carlini già nel 1990 dopo il diploma in ragioneria e dal 2000 è titolare insieme al fratello Gianni della società “Officina Meccanica Carlini Gaetano S.N.C.” di Adria.
Nella sua attività d’impresa come in quella sindacale per Cna, Carlini si è impegnata nello sviluppo di rapporti costruttivi con il mondo della scuola collaborando con gli Istituti del territorio per lo sviluppo di stage aziendali per gli studenti che intendono conoscere e imparare l’attività artigiana di tornitura, mettendo a disposizione le macchine e il personale idoneo all’insegnamento.
Un tema strategico per il mondo delle imprese: nel mese di giugno 2025 infatti i posti offerti dalle imprese del padovano stimati da Excelsior-Unioncamere sono ben 7.180 (nel periodo giugno-agosto sono 19.930) di cui il 34,5% è destinato agli under 30. Di questi 7.180 ben il 53,7% è di difficile reperimento per il 36% per mancanza candidati, per il 14,7% preparazione inadeguata del candidati e per il restante 3% per diverse motivazioni.
Non va meglio a Rovigo dove a fronte di 1.870 posti disponibili a giugno per il 32,2% destinato a under 30 (4.940 nel periodo giugno-agosto), i profili di difficile reperimento sono sono il 51,9%: per il 35,3% per mancanza candidati, per il 10,9% preparazione inadeguata del candidati e per il restante 5,7% per diverse motivazioni.
“Sempre più artigiani si mettono in contatto con le scuole per cercare di creare un canale preferenziale per eventuali nuove assunzioni – dichiara la vicepresidente di Cna Padova e Rovigo Emanuela Carlini. – Ma c’è anche un secondo tema: quello della cultura del lavoro. Un sistema di valori che noi artigiani andiamo a raccontare ai giovani, fin dalle scuole medie, non tanto per trovare lavoratori ma per trasmettere la passione e l’impegno che il lavoro artigiano, più di altri, può offrire ai giovani”.
Anche sul piano dell’uguaglianza di genere nel settore imprenditoriale le cose non brillano molto tra Padova e Rovigo. Nel Padovano addirittura la percentuale di imprese in rosa sul totale è pari al 20,8%, meno di una già poco confortante media nazionale del 22,2%, nel rodigino la quota è superiore (23,6%). E se nella provincia di Padova, tra 2014 e 2024, si è assistito ad una, seppure minima, crescita (+1,2%) nella provincia di Rovigo, a testimonianza ulteriore di una difficoltà di tenuta dell’intero tessuto imprenditoriale, la flessione delle imprese femminili è stato addirittura del -14,8%.
“Credo sia più opportuno parlare di persone piuttosto che di donne o uomini: non è detto infatti che un uomo o una donna faccia peggio o meglio un’attività rispetto ad un altro solo per una questione di genere. Sono le propensioni individuali e la passione che fanno la differenza – conclude la vicepresidente di Cna Padova e Rovigo. – E d’altra parte anche proprio nell’ambito della scuola bisognerebbe valorizzare le competenze Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) delle ragazze, oltre che dei ragazzi. Le ragazze possono essere ingegneri, meccanici, tornitrici o imprenditrici brave e capaci almeno quanto i loro colleghi. I fatti lo dimostrano ma non le statistiche. Dobbiamo superare, proprio a partire dalla scuola, un pregiudizio che perdura anche nel 2025 e che non fa bene al sistema imprenditoriale, sociale ed economico del nostro territorio. Sulla flessione poi dell’impresa femminile nel Rodigino uno dei fattori più pensanti è stato il Covid che di fatto ha messo in ginocchio quelle piccole realtà di cui ora si sente la mancanza. Si è strappato un parte del nostro tessuto imprenditoriale e lavoreremo in questi anni per ricucirlo proprio a partire dall’imprenditoria femminile”.
CALDO ESTREMO: FIRMATA L’ORDINANZA CHE VIETA IL LAVORO ALL’APERTO NELLE ORE PIÙ CRITICHE
ROVIGO, INTERI COMUNI SENZA INTERNET DA UNA SETTIMANA
Il guasto causato probabilmente da un cavo Enel tranciato per errore
CNA: “Imprese bloccate, servono risposte immediate”
Rovigo, 16 giugno 2025 – Da lunedì 9 giugno alcuni comuni del rodigino sono senza linea internet. Un disservizio che, a distanza di una settimana, non è ancora stato risolto e che sta mettendo in ginocchio decine di attività economiche, costrette a lavorare a singhiozzo o a fermarsi del tutto.
Il blackout digitale sta interessando in particolare Lusia, Fratta Polesine e Villanova del Ghebbo: secondo le prime ricostruzioni il danno sarebbe da ricondurre ad un cavo tranciato da Enel che ha compromesso l’intera dorsale in fibra ottica. A farne le spese sono soprattutto le imprese, completamente impossibilitate a lavorare, ma anche piccole attività, privati cittadini, perfino le scuole che nei giorni scorsi hanno affrontato gli esami di maturità e di terza media. A denunciare la situazione è CNA Padova e Rovigo, che raccoglie la voce di imprenditori e professionisti esasperati dall’assenza di connettività.
«È una paralisi digitale – sottolinea Filippo Dalla Villa, presidente della Comunicazione CNA Rovigo – io stesso ho tre dipendenti fermi da lunedì pomeriggio scorso: una settimana di lavoro persa che nessuno ci restituirà. E il danno non è solo economico, ma anche organizzativo. Nessuno ha comunicato nulla: ci siamo trovati giorno per giorno a dover improvvisare, alla fine ho comprato a mie spese un router con sim dati ma le connessioni mobili sono ormai sovraccariche e instabili. Il danno è enorme e non solo nostro: ristoratori, parrucchieri, artigiani, studi professionali: tutti senza linea. Senza contare le scuole, che hanno svolto gli esami di maturità collegandosi in 4G. Chiediamo trasparenza e tempi certi: non è possibile lasciare imprese e cittadini nell’incertezza. Un’interruzione così prolungata dovrebbe prevedere almeno un’indennità automatica, non può ricadere tutto sull’utenza».
«In un territorio che già sconta un gap infrastrutturale – aggiunge Matteo Rettore, segretario generale CNA Padova e Rovigo – un disservizio di questo tipo non è solo un disagio: è un freno allo sviluppo. Gli imprenditori sono giustamente irritati: non possono fatturare, non possono accedere ai gestionali, non riescono nemmeno a rispondere alle mail dei clienti. Il problema, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, non riguarda i singoli operatori telefonici: il disservizio ha origine a monte, dal vettore unico Open Fiber, che in quelle aree gestisce fisicamente l’infrastruttura e che, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, sarebbe ancora al lavoro per ripristinare la linea. Il sovraccarico sulle reti mobili, nel frattempo, ha messo in difficoltà anche chi ha cercato soluzioni alternative».
Sulla questione, CNA si è rivolta al presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese, che ha subito dimostrato interesse per il problema e contattato i soggetti in causa, chiedendo di risolvere al più presto. CNA continuerà a monitorare la situazione.
PADOVA INVECCHIA, L’IMPRESA STRANIERA CRESCE: +6% IN DIECI ANNI NEL 2024 SONO 3.500 LE IMPRESE STRANIERE NEL COMUNE, IL 27% GUIDATE DA DONNE E IL 13% DA UNDER 35
Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo): “Preoccupa un saldo generazionale gravemente negativo che sta già avendo conseguenze sociali ed economiche. Serve una strategia per valorizzare chi investe nel territorio con servizi mirati, formazione e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”
In un contesto demografico che vede la popolazione padovana in calo e con un indice di vecchiaia salito da 149 a 203 in dieci anni, è l’imprenditoria giovanile e straniera a rappresentare una delle leve più dinamiche dell’economia locale. Lo confermano i dati dell’Osservatorio CNA Padova e Rovigo, elaborati su fonti Istat, Urbistat e Camera di Commercio.
Secondo i dati aggiornati al 2024, nel solo Comune di Padova si contano 3.500 imprese guidate da stranieri, di cui 2.900 da extracomunitari. Un comparto che negli ultimi dieci anni ha registrato un aumento del +6%, a fronte di una popolazione residente straniera sostanzialmente stabile attorno al 10,5%. Gli stranieri residenti, infatti, sono erano 98mila nel 2024 e 95mila nel 2014. Le nazionalità più rappresentate sono Romania (33%), Marocco (9%), Cina (9%), Moldavia (11%). Seguono Nigeria, Algeria, Ucraina, Albania e Pakistan.
Il dato più rilevante, per quanto concerne le imprese, riguarda la componente giovanile: tra gli imprenditori stranieri extracomunitari, il 13% ha meno di 35 anni, a fronte del 6% tra gli italiani. Non solo: il 27% delle imprese straniere extra UE è guidato da donne, contro il 22% delle italiane (indagine Camera di Commercio di Padova, 2025).
Sempre secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Padova, le imprese guidate da cittadini extracomunitari si distinguono per una maggiore “giovinezza” anagrafica e imprenditoriale. Oltre l’85% di queste attività è stato avviato dopo il 2010, segno di una presenza recente ma in rapida espansione. A livello organizzativo, il panorama è composto prevalentemente da imprese individuali (73%), spesso di piccole dimensioni: nel 70% dei casi il numero di addetti non supera l’unità. Quanto alle nazionalità, i gruppi più numerosi sono quelli di origine cinese (25%) e nigeriana (23%), seguiti a distanza dai moldavi, che rappresentano comunque un significativo 8% del totale.
Sul piano settoriale, le attività si concentrano principalmente in tre ambiti: il commercio, che raccoglie una realtà su due (con oltre 1.400 insediamenti), i servizi alla persona (14%) e il comparto alberghiero e della ristorazione (13%). Questi tre settori coprono complessivamente oltre il 75% delle imprese straniere. Restano invece marginali le presenze nell’agricoltura (0,67%) e nell’industria (3%), a conferma di una distribuzione ancora sbilanciata su comparti tradizionalmente più accessibili per l’autoimprenditorialità.
La dinamica si inserisce all’interno di un contesto demografico ben noto: la popolazione giovane si sta riducendo drasticamente, mentre cresce il numero di over 65. A preoccupare è soprattutto il saldo negativo nella fascia 0–14, che perde oltre il 15% in dieci anni. Un gap che pareggia il saldo con la popolazione anziana, che cresce in identica misura. Questo squilibrio mette a rischio il ricambio generazionale del sistema produttivo, con ricadute non solo sociali ma anche economiche.
“Sono dati che non possono passare inosservati – commenta Luca Montagnin, presidente CNA Padova –. In un sistema che invecchia e fatica a trovare ricambio generazionale, i giovani e gli stranieri che decidono di aprire un’impresa portano una scossa di vitalità. Innovano, rischiano, resistono. Ma spesso restano soli, con scarse competenze amministrative e difficoltà nell’accesso al credito. È su questi nodi che dobbiamo lavorare, con servizi mirati, formazione, e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”.
Il quadro padovano ricalca quello nazionale. Secondo il report CNA 2024, in Italia sono oltre 660.000 le imprese a guida straniera, pari all’11% del totale. Anche qui, la spinta arriva da giovani e donne, con una presenza importante nel commercio, nei servizi e nella ristorazione. “I numeri del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2024 elaborato da CNA – continua Montagnin – parlano chiaro: l’imprenditoria straniera non è una realtà marginale, ma una leva strategica dell’economia italiana. Queste attività non solo generano occupazione, ma contribuiscono anche a rafforzare la coesione sociale, intervenendo in settori e territori spesso colpiti da vuoti demografici e produttivi. A livello nazionale come locale – conclude Montagnin – serve una politica di sistema che metta l’imprenditoria straniera e giovanile al centro. Non per assistenzialismo, ma perché rappresenta una risposta concreta alla crisi demografica e alla stagnazione del ricambio generazionale”.
MICROIMPRESE IN FLESSIONE IN TUTTO IL PADOVANO E RODIGINO CNA: “SONO IL CUORE PULSANTE DEL TERRITORIO, MA ANCHE LE PIÙ PENALIZZATE”
In fase congressuale, CNA Padova e Rovigo analizza la dinamica delle imprese nel Padovano. Difficoltà di accesso ai bandi e incentivi non calibrati sulle piccole realtà non aiutano le microimprese, che pure restano la spina dorsale dell’economia locale. A rappresentare il punto di vista delle imprese i nuovi coordinatori d’area eletti nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Giovanni Salvalaggio per l’Alta Padovana, Umberto Zampieri per il Centro, Rudy Toninato per il Piovese, Fabio Vascon per la Bassa Padovana
La dinamica imprenditoriale nell’ultimo decennio evidenzia un dato chiaro e trasversale: in tutte le aree della provincia di Padova le microimprese sono in flessione. Lo confermano i dati elaborati da CNA Padova e Rovigo in occasione del percorso congressuale in corso. L’erosione riguarda solo le realtà più piccole, mentre il numero complessivo di addetti, grazie alle imprese medio-grandi, risulta in crescita. Un paradosso che mette in luce una criticità sistemica: le microimprese – pur rappresentando la parte più consistente del tessuto economico – sono oggi le più penalizzate.
A rappresentare il punto di vista delle imprese in questa fase cruciale per la rappresentanza saranno i nuovi coordinatori d’area eletti nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Giovanni Salvalaggio per l’Alta Padovana, Umberto Zampieri per il Centro, Rudy Toninato per il Piovese, Fabio Vascon per la Bassa Padovana. Nel difficile lavoro di rappresentanza, i coordinatori saranno supportati dai dirigenti di sede: Luca Lazzari (Cittadella), Valter Meneghello (Piombino Dese), Matteo Massarotto (Cadoneghe), Ennio Creponi (Padova Sud), Graziano Levorin (Piove di Sacco), Alberto Nardo (Roncaglia), Mario Francescon (Montagnana), Fabrizio Biancato (Conselve), Andrea Giacomin (Monselice), Cristian Gallian (Este) e Sante Venturato (Solesino).
Il percorso congressuale di CNA è lungo e intenso: nell’insieme si articola in 24 assemblee. Le prime sei hanno visto la scelta dei rappresentanti di area e di territorio, che dovranno confrontarsi con le sfide di un sistema alle prese con una profonda trasformazione. Ben 18 tappe sono invece dedicate all’elezione di altrettanti presidenti di categoria, che rappresentano i diversi mestieri. La conclusione di questo percorso sarà l’assemblea generale del prossimo 5 giugno che decreterà l’elezione del nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni.
I presidenti territoriali si trovano già ora a fare fronte all’emergenza relativa alle microimprese, le realtà più piccole ma anche quelle più diffuse e radicate sul territorio che perdono terreno anche a seguito della scarsa attenzione delle istituzioni nei loro confronti.
Le difficoltà che si riflettono in modo chiaro sui numeri: negli ultimi dieci anni tutte le aree del Padovano hanno registrato un calo, ma la situazione è particolarmente critica in Bassa Padovana (-11,5%) e Alta Padovana (-7,3%), seguite dal Piovese (-5,5%). Solo la zona centrale del Padovano ha contenuto meglio l’erosione, fermandosi a un -3,4%. Eppure sono proprio le microimprese a rappresentare il 90% delle aziende padovane, coprendo interi comparti nei settori della produzione, dell’artigianato, dei servizi alla persona, del commercio di prossimità.
«In territori dove le microimprese sono la forma prevalente d’impresa – sottolineano i quattro coordinatori di area del Padovano – queste flessioni significano meno attività aperte nei centri storici, meno servizi di prossimità, meno occasioni di lavoro locale. Eppure sono proprio queste realtà a reggere, spesso in silenzio, le economie di paese e di quartiere. Le difficoltà sono concrete: le microimprese fanno più fatica ad accedere ai fondi e agli strumenti pubblici perché sono meno strutturate. Inoltre, la maggior parte delle misure nazionali e regionali è pensata per chi ha già dimensioni medio-grandi. Per le piccole realtà servono strumenti ad hoc. E questo è un diritto garantito anche dall’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento».
In fase congressuale, CNA Padova e Rovigo analizza la dinamica delle imprese nel Rodigino. Difficoltà di accesso ai bandi e incentivi non calibrati sulle piccole realtà non aiutano le microimprese, che pure restano la spina dorsale dell’economia locale. A rappresentare il punto di vista delle imprese le coordinatrici d’area elette nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Monia Maniezzi per l’area Polesine Ovest, Emanuela Carlini per il Delta del Po
La dinamica imprenditoriale nell’ultimo decennio evidenzia un dato chiaro e trasversale: in tutte le aree della provincia di Rovigo le microimprese sono in flessione. Lo confermano i dati elaborati da CNA Padova e Rovigo in occasione del percorso congressuale in corso. L’erosione riguarda solo le realtà più piccole, mentre quelle di medie dimensioni sono in crescita. Una dinamica che mette in luce una criticità sistemica: le microimprese – pur rappresentando la parte più consistente del tessuto economico – sono oggi le più penalizzate.
A rappresentare il punto di vista delle imprese in questa fase cruciale per la rappresentanza saranno le nuove coordinatrici d’area elette nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: la rappresentanza rodigina, tutta in rosa, vede emergere Monia Maniezzi per l’area Polesine Ovest ed Emanuela Carlini per il Delta del Po. Nel difficile lavoro di rappresentanza, le coordinatrici saranno supportate dai dirigenti di sede: Alessandro Osti (Lendinara), Walter Gozzo (Occhiobello), Massimo Fidelfatti (Porto Viro).
Il percorso congressuale di CNA è lungo e intenso: nell’insieme si articola in 24 assemblee. Le prime sei hanno visto la scelta dei rappresentanti di area e di territorio, che dovranno confrontarsi con le sfide di un sistema alle prese con una profonda trasformazione. Ben 18 tappe sono invece dedicate all’elezione di altrettanti presidenti di categoria, che rappresentano i diversi mestieri. La conclusione di questo percorso sarà l’assemblea generale del prossimo 5 giugno che decreterà l’elezione del nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni.
I presidenti territoriali si trovano già ora a fare fronte all’emergenza relativa alle microimprese, le realtà più piccole ma anche quelle più diffuse e radicate sul territorio che perdono terreno anche a seguito della scarsa attenzione delle istituzioni nei loro confronti.
Le difficoltà che si riflettono in modo chiaro sui numeri: negli ultimi dieci il calo del numero di imprese è generalizzato ma la situazione è particolarmente critica per quanto riguarda le micro imprese. In provincia il calo è del 14%, ma nel Polesine supera il 15%. Eppure sono proprio le microimprese a rappresentare il 90% delle aziende rodigine, coprendo interi comparti nei settori della produzione, dell’artigianato, dei servizi alla persona, del commercio di prossimità.
«In territori dove le microimprese sono la forma prevalente d’impresa – sottolineano le coordinatrici d’area Maniezzi e Carlini – queste flessioni significano meno attività aperte nei centri storici, meno servizi di prossimità, meno occasioni di lavoro locale. Eppure sono proprio queste realtà a reggere, spesso in silenzio, le economie di paese e di quartiere. Le difficoltà sono concrete: le microimprese fanno più fatica ad accedere ai fondi e agli strumenti pubblici perché sono meno strutturate. Inoltre, la maggior parte delle misure nazionali e regionali è pensata per chi ha già dimensioni medio-grandi. Per le piccole realtà servono strumenti ad hoc. E questo è un diritto garantito anche dall’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento».
LOGISTICA: UN SETTORE CHE NEL PADOVANO FATTURA OLTRE 3 MILIARDI DI EURO
Montagnin: “Il progetto dell’Interporto è un’opportunità di sviluppo” Cna Trasporti con oltre 800 associati pesa per più del 40% della rappresentanza territoriale
Il settore della logistica si conferma uno dei pilastri dell’economia padovana. Secondo l’ultimo report congiunto di CNA Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna dedicato ad automotive e logistica, il comparto vale complessivamente oltre 12,2 miliardi di euro a livello interregionale, con Padova che da sola pesa per oltre 3 miliardi.
Un risultato che riflette la vivacità del tessuto imprenditoriale locale e che vede CNA Trasporti come associazione di riferimento, con oltre 800 imprese associate e una rappresentatività che supera il 40% del settore padovano.
Lo scorso marzo si è svolto un importante incontro tra la dirigenza di CNA Trasporti e i vertici di Interporto Padova, rappresentati dal presidente Luciano Greco e dall’amministratore delegato Roberto Tosetto. Un confronto che ha sottolineato l’importanza strategica dell’Interporto come infrastruttura chiave per lo sviluppo non solo del comparto logistico, ma di tutta l’economia locale.
E se la logistica è un settore cruciale per l’economia del territorio, CNA – con il suo ruolo di rappresentanza – è un anello di congiunzione fondamentale tra le esigenze delle imprese e un’infrastruttura strategica come l’Interporto, il cui sviluppo è determinante per la crescita non solo del Padovano ma dell’intera regione.
«In questi mesi – dichiara il presidente di CNA Padova e Rovigo, Luca Montagnin – si sta sviluppando, all’interno delle istituzioni e sulla stampa locale, un dibattito interessante in merito alla proposta di Interporto Padova di costituire una nuova società per la gestione del terminal, aprendone il capitale anche a un operatore privato specializzato nel settore.
Riteniamo questa operazione di grande interesse. Non solo perché valorizza ulteriormente un asset che ha già dimostrato tutta la sua rilevanza per il territorio, ma perché può rappresentare un’opportunità concreta: l’ingresso di un primario operatore dell’intermodalità nel Padovano potrebbe infatti permettere di aumentare i volumi di traffico, favorire l’insediamento di nuove imprese della logistica e rafforzare il ruolo del nostro territorio come piattaforma strategica per la distribuzione delle merci.
Tutto questo aumenterebbe il valore aggiunto dei prodotti che transitano per il Padovano, generando occupazione e nuove opportunità per le imprese insediate, e contribuendo alla creazione e distribuzione della ricchezza in tutta l’area.
Comprendiamo le perplessità e i dubbi espressi anche dal sindacato e da chi, con spirito critico, solleva legittime questioni. Da parte nostra, vigileremo con attenzione sull’intero processo. Al tempo stesso, riteniamo che questi interrogativi – sani e costruttivi – non debbano tradursi in un ostacolo pregiudiziale allo sviluppo di un progetto che può portare crescita e benefici tangibili.
Innovazione e sviluppo non possono restare solo idee: devono trovare concretezza. E questa ci sembra un’ottima occasione per “calare a terra” nuove opportunità e prospettive per le nostre imprese. Ci auguriamo che non si tratti solo di un’operazione finanziaria, ma soprattutto di una reale opportunità di crescita industriale e di potenziamento dei servizi.
Sono convinto – conclude Montagnin – che gli artigiani debbano avere una visione del futuro, e questo progetto va proprio in questa direzione: rafforzare la visibilità del nostro territorio a livello globale e contribuire alla creazione di nuova ricchezza. Perché intermodalità e scambio di merci sono le basi di un’economia davvero florida».
PRIMO MAGGIO: NON SOLO LAVORO MA FORMAZIONE E COMPETENZE
PADOVANO, PRIMO MAGGIO: IN 10 ANNI OCCUPAZIONE ARTIGIANA +16% NON SOLO LAVORO MA FORMAZIONE E COMPETENZE
Negli ultimi dieci anni le imprese del settore produttivo hanno visto crescere i propri posti di lavoro di oltre il 16%, mentre tra 2023 e 2024 l’incremento degli occupati è stato del +1,3%, meglio della media delle attività economiche del Padovano ferme a un +1%.
Montagnin: “Quando guardiamo all’occupazione nel settore artigiano dovremmo ricordarci che, per la propria natura, l’artigiano porta valore aggiunto grazie alla formazione e allo sviluppo del know how dei propri collaboratori. Anche la Costituzione lo riconosce alla fine dell’Articolo 45 dove si dichiara che la legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”.
Il sistema manifatturiero – e quello artigiano nello specifico – continuano ad essere un motore strategico per lo sviluppo socio economico del territorio. A indicarlo i dati elaborati dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo su quelli della CCIAA di Padova secondo cui, pure a fronte di una contrazione nel numero delle imprese il comparto produttivo dell’economia del territorio ha visto una crescita dell’occupazione di oltre il 16% tra 2015 e 2024.
Non solo: nella provincia di Padova tra 2023 e 2024, anno quest’ultimo difficile per il sistema economico nel suo complesso, la crescita dell’occupazione nel settore produttivo è stata anche superiore a quella del totale degli altri comparti economici con un incremento del 1,3% contro una media del 1%.
“Sono dati che confermano la capacità di reazione e la forza di un intero settore in cui gli artigiani sono particolarmente presenti – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Ma credo sia doveroso fare anche un’altra riflessione attorno al nostro mondo: per la propria natura il lavoro artigiano vede nelle competenze e nella creatività un elemento fondamentale per lo sviluppo del proprio valore aggiunto. Proprio per questo i nostri imprenditori tendono a scommettere più di altri sulla formazione e sullo sviluppo del know how dei propri collaboratori. In questo senso siamo convinti che il mondo artigiano necessiti di regole diverse e più flessibili rispetto alla grande impresa. Regole che riconoscano l’investimento che gli artigiani ogni giorno mettono in campo per lo sviluppo del mondo del lavoro”.
Una recente indagine di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti mostra che le imprese artigiane dei due territori, pure faticando a investire, tengono duro e continuano a puntare sul futuro. Proprio a partire dalla formazione: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%).
“Ma non è solo con gli stipendi e con il welfare aziendale che gli artigiani restituiscono al proprio territorio la ricchezza che creano – continua Montagnin – ma anche con la formazione e lo sviluppo di quelle competenze che sono un patrimonio tanto dell’azienda quanto dei singoli individui che vi collaborano. L’artigianato ha anche investito sul welfare con strumenti come Ebav, il nostro ente bilaterale che da 35 anni garantisce ai dipendenti forme sostengono al reddito, istruzione, trasporto. Inoltre con la più recente introduzione del fondo sanitario Sani in Veneto riesce a garantire prestazioni sanitarie a più di 100.000 lavoratori. In questo senso dovremmo leggere quella parte dell’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento. Gli artigiani sono imprenditori e sono anche lavoratori che si impegnano al fianco dei propri collaboratori ogni giorno per produrre beni e servizi necessari alla comunità. Un ruolo di cui ciascuno di noi va particolarmente fiero. Per questo ci sentiamo orgogliosi di augurare un buon Primo Maggio a tutte e tutti”.
POLESINE, PRIMO MAGGIO: OCCUPAZIONE IN CALO MA ARTIGIANI INVESTONO IN FORMAZIONE E WELFARE
Negli ultimi dieci anni le imprese del settore produttivo hanno visto calare i propri posti di lavoro di oltre il 16%, mentre tra 2023 e 2024 la flessione degli occupati è stata dell’1,3%, peggio della media delle attività economiche del Rodigino (-0,7%).
Montagnin: “Quando guardiamo all’occupazione nel settore artigiano, anche dove si registra una situazione di sofferenza, dovremmo ricordarci che, per la propria natura, l’artigiano porta valore aggiunto grazie alla formazione e allo sviluppo del know how dei propri collaboratori. Anche la Costituzione lo riconosce alla fine dell’Articolo 45 dove si dichiara che la legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”.
Nel Rodigino il sistema manifatturiero continua a soffrire. A indicarlo i dati elaborati dal centro Studi di Cna Padova e Rovigo su quelli della CCIAA di Venezia Rovigo secondo cui, a fronte di una contrazione nel numero delle imprese il comparto produttivo dell’economia del territorio si registra una più che congrua riduzione dell’occupazione (-16,7% tra 2015 e 2024).
Meno marcato il fenomeno tra 2023 e 2024: nella provincia di Rovigo tra 2023 e 2024, complice anche un anno difficile per il sistema economico nel suo complesso, la flessione dell’occupazione nel settore produttivo è stata superiore a quella del totale degli altri comparti economici con un calo del 1,3% contro una media dello 0,7%.
“Sono dati che confermano le difficoltà di un tessuto produttivo che ha bisogno di supporto – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Ma credo sia doveroso fare anche un’altra riflessione attorno al nostro mondo: per la propria natura il lavoro artigiano vede nelle competenze e nella creatività un elemento fondamentale per lo sviluppo del proprio valore aggiunto. Proprio per questo i nostri imprenditori tendono a scommettere più di altri sulla formazione e sullo sviluppo del know how dei propri collaboratori. In questo senso siamo convinti che il mondo artigiano necessiti di regole diverse e più flessibili rispetto alla grande impresa. Regole che riconoscano l’investimento che gli artigiani ogni giorno mettono in campo per lo sviluppo del mondo del lavoro”.
Una recente indagine di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti mostra che le imprese artigiane dei due territori, pure faticando a investire, tengono duro e continuano a puntare sul futuro. Proprio a partire dalla formazione: nel 2025, infatti, cresce la quota di chi ha scelto di spendere in formazione (dal 21,7% al 24,9%) e consulenza (dal 4,4% al 5,7%). Rispetto al 2024 si registra, invece, un calo negli investimenti in macchinari e attrezzature (dal 59,6% al 51,2%).
“Ma non è solo con gli stipendi e con il welfare aziendale che gli artigiani restituiscono al proprio territorio la ricchezza che creano – continua Montagnin – ma anche con la formazione e lo sviluppo di quelle competenze che sono un patrimonio tanto dell’azienda quanto dei singoli individui che vi collaborano. L’artigianato ha anche investito sul welfare con strumenti come Ebav, il nostro ente bilaterale che da 35 anni garantisce ai dipendenti forme sostengono al reddito, istruzione, trasporto. Inoltre con la più recente introduzione del fondo sanitario Sani in Veneto riesce a garantire prestazioni sanitarie a più di 100.000 lavoratori. In questo senso dovremmo leggere quella parte dell’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento. Gli artigiani sono imprenditori e sono anche lavoratori che si impegnano al fianco dei propri collaboratori ogni giorno per produrre beni e servizi necessari alla comunità. Un ruolo di cui ciascuno di noi va particolarmente fiero. Per questo ci sentiamo orgogliosi di augurare un buon Primo Maggio a tutte e tutti”.