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CNA Padova
22Lug

DAZI TRUMP 30% ALLA UE: FRA PADOVA E ROVIGO COLPITO EXPORT DI OLTRE 400 IMPRESE MANIFATTURIERE, COINVOLTI PIÙ DI 4100 ADDETTI

22/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 86

Dazi Trump 30% alla Ue: a Padova colpito export di oltre 400 imprese manifatturiere, coinvolti più di 3.500 addetti

Delle circa 10.200 imprese del settore manifatturiero del Padovano circa 22,3% delle quali, secondo dati Istat esportano i loro prodotti nel mondo: tra queste, secondo l’istituto Tagliacarne circa il 14% sono esposte con gli Stati Uniti. 

Complessivamente Padova ha esportato 1,24 miliardi di euro negli Usa nel 2024. 

Oltre 400 imprese esportatrici del settore del manifatturiero padovano sono direttamente coinvolte in attività di vendita dei propri prodotti con gli Stati Uniti, ed occupano oltre 3.500 addetti.

Delle circa 10.200 imprese del settore manifatturiero del Padovano circa 22,3% delle quali, secondo dati Istat esportano i loro prodotti nel mondo: tra queste, secondo l’istituto Tagliacarne circa il 14% sono esposte con gli Stati Uniti.

Complessivamente Padova ha esportato 1,24 miliardi di euro negli Usa nel 2024.

Un incremento al 30% dei Dazi statunitensi rischia di mettere in difficoltà tutte queste imprese e i loro addetti, mettendo un’altra ipoteca pesante sulla ripresa di un sistema produttivo che stenta a riprendere slancio dopo il rimbalzo post covid.

In termini di costo economico il computo diventa più difficile: secondo Banca d’Italia per esempio circa il 43% delle esportazioni del nostro Paese verso gli Stati Uniti si riferiscono a prodotti di qualità alta e per un altro 49% di qualità media. Di fatto si tratta di beni per lo più diretti ad acquirenti (persone fisiche o imprese) ad elevato reddito che potrebbero rimanere indifferenti ad un aumento del prezzo causato dall’introduzione di nuove barriere doganali.

E se Banca d’Italia prende in considerazione la possibilità che queste imprese possano riassorbire in parte l’aumento dei costi per i propri clienti riducendo la propria marginalità, il rischio per la tenuta dei conti di queste imprese diventa comunque un punto di domanda molto concreto.

“Questa cosa proprio non ci voleva, e nemmeno ce lo aspettavamo – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Tanto più perché si somma alle difficoltà che le nostre imprese stanno vivendo nei confronti di un altro grande partner commerciale del territorio: la Germania. Ci vuole un intervento deciso da parte del Governo a sostegno di tutto manifatturiero sia in termini di ammortizzatori sociali, perché ci aspettiamo un significativo calo della produzione e un conseguente regresso occupazionale, sia tramite serie politiche di rilancio del settore produttivo. In questo senso è necessario attivare nuovi mercati come l’India e più in generale i paesi dei Brics, il Medio Oriente, il Sud America e l’Estremo Oriente. Per fare questo servono politiche coordinate industriali e di promozione commerciale del Made in Italy nel mondo. Questa doppia crisi, relativa alla crisi della Germania e ai dazi di Trump, assieme a problema mancato ricambio generazionale nelle filiere produttive (a tutti i livelli dalla dirigenza fino alla manodopera), rischia di mettere una pietra tombale sulla tradizione del manifatturiero padovano e italiano nel suo complesso. Una cosa che crediamo sia da evitare in tutti i modi per il bene delle nostre comunità e di un’Europa di cui noi siamo a tutt’oggi il secondo paese manifatturiero!”

Dazi Trump 30% alla Ue: a Rovigo colpito export di oltre 70 imprese manifatturiere, coinvolti più di 650 addetti

Delle circa 2.300 imprese del settore manifatturiero del Rodigino circa 22,3% delle quali, secondo dati Istat esportano i loro prodotti nel mondo: tra queste, secondo l’istituto Tagliacarne circa il 14% sono esposte con gli Stati Uniti.  

Complessivamente Rovigo ha esportato 72,6 milioni di euro negli Usa nel 2024.  

Oltre 70 imprese esportatrici del settore del manifatturiero padovano sono direttamente coinvolte in attività di vendita dei propri prodotti con gli Stati Uniti, ed occupano oltre 650 addetti.

Delle circa 2.300 imprese del settore manifatturiero del Rodigino circa 22,3% delle quali, secondo dati Istat esportano i loro prodotti nel mondo: tra queste, secondo l’istituto Tagliacarne circa il 14% sono esposte con gli Stati Uniti.

Complessivamente Rovigo ha esportato 72,6 milioni di euro negli Usa nel 2024.

Un incremento al 30% dei Dazi statunitensi rischia di mettere in difficoltà tutte queste imprese e i loro addetti, mettendo un’altra ipoteca pesante sulla ripresa di un sistema produttivo che stenta a riprendere slancio dopo il rimbalzo post covid.

In termini di costo economico il computo diventa più difficile: secondo Banca d’Italia per esempio circa il 43% delle esportazioni del nostro Paese verso gli Stati Uniti si riferiscono a prodotti di qualità alta e per un altro 49% di qualità media. Di fatto si tratta di beni per lo più diretti ad acquirenti (persone fisiche o imprese) ad elevato reddito che potrebbero rimanere indifferenti ad un aumento del prezzo causato dall’introduzione di nuove barriere doganali.

E se Banca d’Italia prende in considerazione la possibilità che queste imprese possano riassorbire in parte l’aumento dei costi per i propri clienti riducendo la propria marginalità, il rischio per la tenuta dei conti di queste imprese diventa comunque un punto di domanda molto concreto.

“Questa cosa proprio non ci voleva, e nemmeno ce lo aspettavamo – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Tanto più perché si somma alle difficoltà che le nostre imprese stanno vivendo nei confronti di un altro grande partner commerciale del territorio: la Germania. Ci vuole un intervento deciso da parte del Governo a sostegno di tutto manifatturiero sia in termini di ammortizzatori sociali, perché ci aspettiamo un significativo calo della produzione e un conseguente regresso occupazionale, sia tramite serie politiche di rilancio del settore produttivo. In questo senso è necessario attivare nuovi mercati come l’India e più in generale i paesi dei Brics, il Medio Oriente, il Sud America e l’Estremo Oriente. Per fare questo servono politiche coordinate industriali e di promozione commerciale del Made in Italy nel mondo. Questa doppia crisi, relativa alla crisi della Germania e ai dazi di Trump, assieme a problema mancato ricambio generazionale nelle filiere produttive (a tutti i livelli dalla dirigenza fino alla manodopera), rischia di mettere una pietra tombale sulla tradizione del manifatturiero rodigino e italiano nel suo complesso. Una cosa che crediamo sia da evitare in tutti i modi per il bene delle nostre comunità e di un’Europa di cui noi siamo a tutt’oggi il secondo paese manifatturiero!”

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22Lug

VACANZE IN AUTO: UNA SU 5 HA PROBLEMI MA TRA GIUGNO E LUGLIO RADDOPPIANO I TEMPI DELLE RIPARAZIONI MECCANICHE

22/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 84

Circa un Padovano su due è pronto per le ferie, circa il 75% userà l’auto ma almeno 1 auto su 5 ha problemi con pneumatici e condizioni generali di manutenzione.

 Fortuni Cna Padova e Rovigo: “per noi l’inizio estate è alta stagione, siamo presi d’assalto ma le vacanze sono sacre. Lavoriamo per salvare le vacanze dei nostri clienti”

Più o meno un padovano su due si appresta a partire per le ferie e di questi circa il 75% sceglie l’auto come mezzo di trasporto.

Secondo i dati diffusi da Polizia di Stato ed Assogomma nei giorni scorsi emerge poi che circa 1 vettura su 5 non risulta in regola per quanto concerne pneumatici lisci o inadatti alla stagione mentre il 25% dei veicoli presenta revisioni mancanti e scarsa manutenzione in generale.

E se, tanto più in in virtù di questi dati, è saggia consuetudine dare un’occhiata al proprio mezzo, che sia auto o moto, prima di partire, la sfida per i riparatori del territorio non è scontata e i tempi per le riparazioni, soprattutto quelle meccaniche, sostanzialmente raddoppiano tra giugno e la fine di luglio.

“Tra la metà di giugno e la fine di luglio per noi è alta stagione – spiega Giorgia Fortuni presidente di Cna Autoriparazione Padova. – I carichi di lavoro crescono, si fanno gli straordinari e si lavora fino a tardi. Il nostro motto è ‘salviamo le ferie dal 2012’ anche i nostri colleghi non sono da meno. E se ormai quasi tutti i migliori gommisti cercano e riescono spesso a restituire l’auto in giornata, per le riparazioni le cose sono un po’ di verse: complice l’intasamento relativo agli ordini dei pezzi di ricambio e al numero delle richieste in forte crescita, per un lavoro che richiederebbe un paio di giorni si rischia di mettercene quattro, per un lavoro da tre giorni, si arriva ad una settimana e così via”.

Cariche clima, controllo dei pneumatici e dei freni, tagliandi verifiche generali e relative a specifici rumori a cui l’automobilista presta più attenzione a ridosso delle ferie, sono tra gli interventi più tipici di un periodo davvero tra i più caldi, non solo per le temperature, per i riparatori di auto e moto.

“Siamo convinti che le ferie siano sacrosante – continua Fortuni – e trovarsi con un mezzo in panne proprio nell’unico breve periodo in cui ci si dovrebbe rilassare non è per niente consigliabile. Per questo non smettiamo mai di suggerire ai nostri clienti di prendersi per tempo evitando di affrontare gli inconvenienti all’ultimo minuto. C’è poi un capitolo a parte che riguarda camper, roulottes e rimorchi di varia natura. Una verifica dello stato di salute degli pneumatici prima della partenza è fondamentale: si tratta in molti casi di mezzi che stanno fermi per lunghi periodi e il rischio che di ovalizzazioni sono molto seri. Se poi il mezzo è molto carico non è escluso che lo pneumatico si rompa o addirittura possa scoppiare”.

Anche per il settore moto il fenomeno è molto simile.

“Tra giugno e luglio siamo in piena attività  – conferma Luca Gobbi, referente moto del direttivo Autoriparazione di Cna Padova. – Noi cerchiamo di fare del nostro meglio ma i tempi si allungano per forza, tanto più che il fenomeno del turismo in moto è in crescita. Consigliamo di non aspettare l’ultimo minuto per le verifiche del mezzo da parte di un occhio esperto. Tra le questioni principali vanno verificati i livelli dei liquidi, lo stato dei pneumatici, i sistemi frenanti e i sistemi di trasmissione ma pure la parte elettrica come i fanali, le frecce e così via”.

E per evitare di incappare troppo facilmente in quella classica casistica delle piccole sfortune che possono capitare in vacanza, gli autoriparatori di Cna di Padova e Rovigo hanno preparato un decalogo di controlli da effettuare prima di partire:

  1. Controllo degli pneumatici: Verificate pressione e usura.

  2. Freni: Assicuratevi che funzionino perfettamente.

  3. Luci e indicatori: Controllate il corretto funzionamento.

  4. Livelli dei fluidi: Verificate olio motore, liquido freni, raffreddamento e lavavetri.

  5. Batteria: Controllate carica e terminali.

  6. Cinture di sicurezza: Verificate il funzionamento.

  7. Tergicristalli: Assicuratevi che siano in buone condizioni.

  8. Assicurazione e revisione: Controllate validità e aggiornamenti.

  9. Carico del veicolo: Distribuite il peso in modo equilibrato.

  10. Navigazione e strumenti di viaggio: Assicuratevi di avere mappe aggiornate e caricabatterie per dispositivi elettronici.

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10Lug

SICUREZZA INFORMATICA: UN ATTACCO ALL’ORA, OLTRE OTTOMILA SEGNALAZIONI NEL PADOVANO

10/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 87
Un ritmo infernale, asfissiante, praticamente uno all’ora: sono i numeri degli attacchi informatici ai danni delle aziende di Padova e provincia.
Si tratta di stime perché i numeri ufficiali non confluiscono in un’unica banca dati. Nessuno li raccoglie e anche le aziende che sono costrette a denunciare faticano a stimare effettivamente i costi del danno subito.
Secondo gli esperti del settore si arriva a 59 mila euro di danni, in media, per ciascun attacco informatico.
 
Cédric Boniolo, Presidente di CNA Comunicazione Padova: Le imprese devono adottare misure di sicurezza robuste per proteggersi dagli attacchi informatici. È necessaria una sensibilizzazione dei dipendenti sui rischi del phishing e di altri attacchi informatici e un’adeguata formazione degli imprenditori sull’utilizzo dei software di sicurezza che rilevino le intrusioni.
 
«Nel nostro Paese manca una cultura informatica e, pertanto, non può esserci una cultura in tema di cybersecurity. C’è più attenzione rispetto al passato, ma non si stanno mettendo abbastanza risorse per difendersi davvero. Oggi, non abbiamo più un ministro di riferimento per l’innovazione, non abbiamo un Ministero deputato ma solo una serie di persone, sparse per l’Italia, che lavorano in smart working. Servono molti più investimenti in formazione informatica a scuola e all’università per avere strumenti adeguati e combattere il fenomeno».
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07Lug

IMPRESE GIOVANILI IN CROLLO: IN 10 ANNI – 35,8% A ROVIGO E -16,3% A PADOVA

07/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 93

Soffrono i comparti più tradizionali del manifatturiero: elettrico ed elettronico (-70,2%), impiantistica (-58%), tessile e calzature (-53%). 

CNA Padova e Rovigo affianca i giovani artigiani nell’accesso al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up (14 mln euro di plafond) 

Luca Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo):  «Sistema produttivo in affanno, senza giovani alla guida delle imprese a rischio la doppia transizione digitale ed ecologica. I nostri uffici pronti a sostenere le imprese che intendono usufruire del Fondo Veneto, aiutandole a superare la complessità burocratica».

In dieci anni la provincia di Padova ha perso oltre 1.200 imprese giovanili: dalle 7.377 del 2015 si è passati alle 6.173 attuali. Una contrazione del 16,3% che, pur meno drammatica rispetto ad altri territori veneti, rappresenta un serio campanello d’allarme per il futuro economico del territorio. In una provincia che invecchia – l’indice di vecchiaia è passato da 158 a 212 in meno di un decennio – il calo delle attività fondate da under 30 rischia di rallentare il ricambio generazionale, l’innovazione e la transizione sostenibile del tessuto produttivo.

Per fare fronte a questo fenomeno CNA Padova e Rovigo è pronta ad affiancare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up che La Regione Veneto ha messo a disposizione grazie ad un plafond di 14 milioni di euro tra finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25%, rivolti a investimenti innovativi, sostenibili e digitali compresi tra i 20.000 e i 150.000 euro. Gli uffici di CNA Padova e Rovigo sono pronti ad accompagnare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo, occupandosi del tutoraggio, della stesura dei progetti e della gestione di ogni adempimento burocratico. Uno strumento prezioso per cercare di arginare la flessione drammatica delle imprese giovanili del Padovano.

Nel dettaglio, a soffrire maggiormente sono i comparti più tradizionali del manifatturiero. Il settore elettrico ed elettronico registra un crollo del 70,2%, seguito dall’impiantistica (-58,4%), dal tessile e calzature (-53,2%) e dal legno e mobili (-51,6%). In forte sofferenza anche edilizia (-36,2%) e costruzioni in generale (-39,8%), insieme a trasporti (-28,5%), commercio (-27,1%) e ristorazione (-27,5%).

Non mancano però ambiti in crescita. Il settore dei servizi alle imprese, che include noleggio, consulenza e supporto organizzativo, segna un +45,5%. Bene anche le attività professionali, finanziarie e immobiliari (+21,5%) e i servizi di informazione e comunicazione (+20,1%), comparti ad alto tasso di competenze digitali e trasversali, dove i giovani sembrano trovare maggiori possibilità di esprimere nuove forme di impresa.

«I dati parlano chiaro – commenta Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – anche a Padova si fa fatica a costruire il futuro. Una contrazione del 16,3% delle imprese giovanili significa che meno ragazzi scelgono la strada dell’imprenditorialità. E questo accade non per mancanza di idee o coraggio, ma per un sistema che ancora oggi rende troppo difficile fare impresa, a maggior ragione per i giovani. Occorre un cambio di passo. CNA ha avanzato proposte concrete per rendere più accessibile l’autoimprenditorialità giovanile, a partire da un fisco più leggero e strumenti di credito agili. Ma intanto, nel concreto, c’è un’opportunità da cogliere: la Regione Veneto ha stanziato 14 milioni di euro attraverso il Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up, che offre finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25% per investimenti innovativi tra 20.000 e 150.000 euro. CNA Padova e Rovigo è pronta a supportare tutti i giovani artigiani che vogliano accedere al Fondo, aiutandoli a superare la complessità burocratica. Nessuna buona idea deve rimanere nel cassetto per colpa della burocrazia o delle scadenze. Chiediamo inoltre a tutti i livelli istituzionali di rafforzare le leve di defiscalizzazione e di credito agevolato per i giovani imprenditori, in linea con le proposte avanzate da CNA nazionale».

Soffrono in particolare tessile e calzaturiero (-78,1%), legno e mobili (-66,7%), alimentare(-61,1%), e l’edilizia (-56,8%). CNA Padova e Rovigo affianca i giovani artigiani nell’accesso al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up (14 mln euro di plafond) 

Luca Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo):  «Sistema produttivo in affanno, senza giovani alla guida delle imprese a rischio la doppia transizione digitale ed ecologica. I nostri uffici pronti a sostenere le imprese che intendono usufruire del Fondo Veneto, aiutandole a superare la complessità burocratica».

Un crollo vertiginoso: le imprese giovanili in provincia di Rovigo sono calate di oltre un terzo in dieci anni, con numeri che evidenziano una crisi strutturale dell’imprenditoria giovanile, proprio mentre il territorio avrebbe bisogno di nuova linfa per affrontare le sfide della doppia transizione digitale e ambientale.

Per fare fronte a questo fenomeno CNA Padova e Rovigo è pronta ad affiancare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up che La Regione Veneto ha messo a disposizione grazie ad un plafond di 14 milioni di euro tra finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25%, rivolti a investimenti innovativi, sostenibili e digitali compresi tra i 20.000 e i 150.000 euro. Gli uffici di CNA Padova e Rovigo sono pronti ad accompagnare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo, occupandosi del tutoraggio, della stesura dei progetti e della gestione di ogni adempimento burocratico. Uno strumento prezioso per cercare di arginare la flessione drammatica delle imprese giovanili del rodigino.

Nel dettaglio, le imprese guidate da under 30 sono passate da oltre 2.400 nel 2015 a 1.552 nel 2024, con una diminuzione che in percentuale si attesta al 35,8%. I settori più colpiti sono quelli manifatturieri tradizionali: tessile e calzature registrano il calo più marcato, addirittura del 78,1%, il legno e mobili del 66,7%, l’alimentare del 61,1%. Anche l’edilizia soffre pesantemente, con una flessione del 56,8%, e l’intero comparto delle costruzioni scende complessivamente del 54,5%. A questi si aggiungono le attività artistiche e sportive (-52,9%), il commercio (-42,1%) e l’alloggio-ristorazione (-47,8%), settori dove spesso i giovani cercano di avviare nuove esperienze imprenditoriali.

Un fenomeno che testimonia da una parte l’urgenza di intervenire sul piano dello sviluppo imprenditoriale e dall’altro su quello demografico. Tra 2014 e 2024 infatti non sono solo le imprese giovanili a vedere una contrazione pesante. Anche l’intero sistema imprenditoriale rodigino ha visto, nel periodo, una flessione del 13,4%, tra le più significative del territorio regionale. E sul piano demografico le notizie non sono molto più confortanti: i dati Istat relativi alla popolazione al primo gennaio 2025 parlano di 227.052 residenti, quasi il 3% in meno (2,73%) rispetto a prima del Covid (primo gennaio 2019) quando i residenti in provincia di Rovigo erano 233.428, circa 6.400 in più di ora.

Non mancano, però, segnali in controtendenza. In alcuni ambiti a maggiore contenuto innovativo e professionale si registrano lievi crescite: le attività finanziarie, immobiliari e professionali crescono del 12,9%, i servizi di informazione e comunicazione del 7,4%. Tiene il comparto elettronico, mentre cali più contenuti si riscontrano nei trasporti e nella logistica (-27,9%), in agricoltura (-21,9%) e nei servizi alla persona (-20,4%).

«La desertificazione delle imprese giovanili – commenta Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo – è un campanello d’allarme: in dieci anni abbiamo perso quasi quattro start-up su dieci. Senza giovani alla guida delle aziende, la provincia rischia di frenare la doppia transizione, digitale ed ecologica, di cui CNA ha più volte sottolineato l’importanza strategica come leva per la crescita sostenibile e l’innovazione delle micro, piccole e medie imprese italiane. A questo proposito tengo a ricordare che La Regione Veneto ha messo a disposizione il Fondo Veneto Competitività – sezione Start Up, uno strumento che mette sul piatto 14 milioni di euro tra finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino al 25%, rivolti a investimenti innovativi, sostenibili e digitali compresi tra i 20.000 e i 150.000 euro. CNA Padova e Rovigo è pronta ad affiancare tutti i giovani artigiani che intendono accedere al Fondo, aiutandoli a superare la complessità burocratica. Nessuna buona idea deve rimanere nel cassetto per colpa della burocrazia o delle scadenze. Chiediamo inoltre a tutti i livelli istituzionali di rafforzare le leve di defiscalizzazione e di credito agevolato per i giovani imprenditori, in linea con le proposte avanzate da CNA nazionale».

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03Lug

CALDO: MONTAGNIN, 38MILA LAVORATORI EDILI ESPOSTI, ATTENZIONE ANCHE A CHI NON È CITATO DA DECRETO REGIONE

03/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 81
In occasione del fenomeno di caldo estremo che si sta verificando in tutto il Paese il Presidente di Cna Padova e Rovigo Luca Montagnin esprime la sua preoccupazione per tutti i lavoratori del comparto anche per quelli direttamente interessati dal Decreto Regionale di tutela.
“Solo a nel Padovano e nel Rodigino – dichiara il Presidente di Cna Padova e Rovigo – quasi 38mila lavoratori edili sono attivi nelle ristrutturazioni, nei cantieri stradali, nelle manutenzioni degli edifici e così via. Gente che anche a prescindere dall’esposizione diretta al sole lavora con queste temperature e senza aria condizionata in condizioni estreme. Il decreto della Regione tutela giustamente i più esposti ma anche gli altri, quei lavoratori non esplicitamente citati, dovrebbero essere tutelati.  Gli artigiani lavorano per se stessi e per le proprie comunità, ma la difesa della salute è una priorità per tutti. Penso solo al caso dei manutentori. Anche quando si tratta semplicemente di una verifica per far ripartire un impianto di climatizzazione, gli operatori si trovano spesso a lavorare al pieno sole in condizioni estreme su macchine che sono esposte in terrazzi, lastrici solari dei condomini, sui tetti o magari sospesi a decine di metri di altezza! In queste condizioni un incidente diventa più facile: per questo chiediamo alle istituzioni ma anche ai clienti una attenzione aggiuntiva sia per garantire ai lavoratori condizioni accettabili sia per comprenderne gli sforzi. Come sempre poi e a maggior ragione in questi casi la prevenzione è fondamentale: se si interviene prima del gran caldo si evitano difficoltà, tempi più lunghi e interventi dell’ultimo minuto.  Come imprenditori ed operatori del settore non possiamo che chiedere un po’ di sensibilità e di attenzione allo stato di salute di questi lavoratori anche e soprattutto in condizioni di emergenza”.
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02Lug

EMANUELA CARLINI ELETTA VICEPRESIDENTE DI CNA PADOVA E ROVIGO FINO AL 2029

02/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 82

Tra le tra le sfide del prossimo quadriennio l’incontro tra domanda e offerta di lavoro (nel Padovano a giugno il 53,7% delle posizioni è di difficile reperimento, nel Rodigino il 51,9%) e la parità di genere nel settore dell’imprenditoria (a Padova solo il 20,8% delle imprese è donna contro una media nazionale del 22,2%, a Rovigo il 23,6% ma con un calo del 14,8% in 10 anni).

Carlini: “lavoriamo al fianco delle scuole per avvicinare il mondo artigiano ai giovani ma anche per dare più spazio alla crescita delle competenze Stem nelle ragazze. Solo avvicinando i giovani alla cultura artigiana potremo dare una nuova prospettiva di sviluppo e di innovazione al nostro tessuto economico e sociale”

E’ la rodigina Emanuela Carlini la nuova vicepresidente di Cna Padova e Rovigo. Classe 1971, Carlini è attualmente presidente della sezione territoriale CNA di Adria, componente della Presidenza della CNA di Padova e Rovigo e del Direttivo della meccanica di CNA Padova e Rovigo, nonché componente del Direttivo Provinciale di CNA Impresa Donna dell’Associazione.

Imprenditrice di lungo corso, è entrata nella ditta del padre Gaetano Carlini già nel 1990 dopo il diploma in ragioneria e dal 2000 è titolare insieme al fratello Gianni della società “Officina Meccanica Carlini Gaetano S.N.C.” di Adria.

Nella sua attività d’impresa come in quella sindacale per Cna, Carlini si è impegnata nello sviluppo di rapporti costruttivi con il mondo della scuola collaborando con gli Istituti del territorio per lo sviluppo di stage aziendali per gli studenti che intendono conoscere e imparare l’attività artigiana di tornitura, mettendo a disposizione le macchine e il personale idoneo all’insegnamento.

Un tema strategico per il mondo delle imprese: nel mese di giugno 2025 infatti i posti offerti dalle imprese del padovano stimati da Excelsior-Unioncamere sono ben 7.180 (nel periodo giugno-agosto sono 19.930) di cui il 34,5% è destinato agli  under 30. Di questi 7.180 ben il 53,7% è di difficile reperimento per il  36% per mancanza candidati, per il 14,7% preparazione inadeguata del candidati e per il restante 3% per diverse motivazioni.

Non va meglio a Rovigo dove a fronte di 1.870 posti disponibili a giugno per il 32,2% destinato a under 30 (4.940 nel periodo giugno-agosto), i profili di difficile reperimento sono sono il 51,9%: per il  35,3% per mancanza candidati, per il 10,9% preparazione inadeguata del candidati e per il restante 5,7% per diverse motivazioni.

“Sempre più artigiani si mettono in contatto con le scuole per cercare di creare un canale preferenziale per eventuali nuove assunzioni – dichiara la vicepresidente di Cna Padova e Rovigo Emanuela Carlini. – Ma c’è anche un secondo tema: quello della cultura del lavoro. Un sistema di valori che noi artigiani andiamo a raccontare ai giovani, fin dalle scuole medie, non tanto per trovare lavoratori ma per trasmettere la passione e l’impegno che il lavoro artigiano, più di altri, può offrire ai giovani”.

Anche sul piano dell’uguaglianza di genere nel settore imprenditoriale le cose non brillano molto tra Padova e Rovigo. Nel Padovano addirittura la percentuale di imprese in rosa sul totale è pari al 20,8%, meno di una già poco confortante media nazionale del 22,2%, nel rodigino la quota è superiore (23,6%). E se nella provincia di Padova, tra 2014 e 2024, si è assistito ad una, seppure minima, crescita (+1,2%) nella provincia di Rovigo, a testimonianza ulteriore di una difficoltà di tenuta dell’intero tessuto imprenditoriale, la flessione delle imprese femminili è stato addirittura del -14,8%.

“Credo sia più opportuno parlare di persone piuttosto che di donne o uomini: non è detto infatti che un uomo o una donna faccia peggio o meglio un’attività rispetto ad un altro solo per una questione di genere. Sono le propensioni individuali e la passione che fanno la differenza – conclude la vicepresidente di Cna Padova e Rovigo. – E d’altra parte anche proprio nell’ambito della scuola bisognerebbe valorizzare le competenze Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) delle ragazze, oltre che dei ragazzi. Le ragazze possono essere ingegneri, meccanici, tornitrici o imprenditrici brave e capaci almeno quanto i loro colleghi. I fatti lo dimostrano ma non le statistiche. Dobbiamo superare, proprio a partire dalla scuola, un pregiudizio che perdura anche nel 2025 e che non fa bene al sistema imprenditoriale, sociale ed economico del nostro  territorio. Sulla flessione poi dell’impresa femminile nel Rodigino uno dei fattori più pensanti è stato il Covid che di fatto ha messo in ginocchio quelle piccole realtà di cui ora si sente la mancanza. Si è strappato un parte del nostro tessuto imprenditoriale e lavoreremo in questi anni per ricucirlo proprio a partire dall’imprenditoria femminile”.

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02Lug

CALDO ESTREMO: FIRMATA L’ORDINANZA CHE VIETA IL LAVORO ALL’APERTO NELLE ORE PIÙ CRITICHE

02/07/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 85
In data 1 luglio la Regione Veneto ha approvato un’ordinanza che vieta lo svolgimento dell’attività lavorativa dalle ore 12.30 alle ore 16.00 nel periodo dal 3 luglio al 31 agosto 2025. 
Tra i settori interessati figurano i cantieri edili all’aperto (NON solo imprese edili)  e le cave, oltre al settore agricolo e florovivaistico.
Le limitazioni sono connesse all’adozione delle idonee misure di prevenzione come da “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”.
 
Per le attività che si svolgono in ambienti chiusi non è prevista alcuna limitazione ma si rimanda al rispetto delle linee guida.
 
Nell’ordinanza sono previste alcune esenzioni per specifici settori e tipologie di attività.
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17Giu

ROVIGO, INTERI COMUNI SENZA INTERNET DA UNA SETTIMANA

17/06/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 90

Il guasto causato probabilmente da un cavo Enel tranciato per errore

CNA: “Imprese bloccate, servono risposte immediate”

Rovigo, 16 giugno 2025 – Da lunedì 9 giugno alcuni comuni del rodigino sono senza linea internet. Un disservizio che, a distanza di una settimana, non è ancora stato risolto e che sta mettendo in ginocchio decine di attività economiche, costrette a lavorare a singhiozzo o a fermarsi del tutto.

Il blackout digitale sta interessando in particolare Lusia, Fratta Polesine e Villanova del Ghebbo: secondo le prime ricostruzioni il danno sarebbe da ricondurre ad un cavo tranciato da Enel che ha compromesso l’intera dorsale in fibra ottica. A farne le spese sono soprattutto le imprese, completamente impossibilitate a lavorare, ma anche piccole attività, privati cittadini, perfino le scuole che nei giorni scorsi hanno affrontato gli esami di maturità e di terza media. A denunciare la situazione è CNA Padova e Rovigo, che raccoglie la voce di imprenditori e professionisti esasperati dall’assenza di connettività.

«È una paralisi digitale – sottolinea Filippo Dalla Villa, presidente della Comunicazione CNA Rovigo – io stesso ho tre dipendenti fermi da lunedì pomeriggio scorso: una settimana di lavoro persa che nessuno ci restituirà. E il danno non è solo economico, ma anche organizzativo. Nessuno ha comunicato nulla: ci siamo trovati giorno per giorno a dover improvvisare, alla fine ho comprato a mie spese un router con sim dati ma le connessioni mobili sono ormai sovraccariche e instabili. Il danno è enorme e non solo nostro: ristoratori, parrucchieri, artigiani, studi professionali: tutti senza linea. Senza contare le scuole, che hanno svolto gli esami di maturità collegandosi in 4G. Chiediamo trasparenza e tempi certi: non è possibile lasciare imprese e cittadini nell’incertezza. Un’interruzione così prolungata dovrebbe prevedere almeno un’indennità automatica, non può ricadere tutto sull’utenza».

«In un territorio che già sconta un gap infrastrutturale – aggiunge Matteo Rettore, segretario generale CNA Padova e Rovigo – un disservizio di questo tipo non è solo un disagio: è un freno allo sviluppo. Gli imprenditori sono giustamente irritati: non possono fatturare, non possono accedere ai gestionali, non riescono nemmeno a rispondere alle mail dei clienti. Il problema, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, non riguarda i singoli operatori telefonici: il disservizio ha origine a monte, dal vettore unico Open Fiber, che in quelle aree gestisce fisicamente l’infrastruttura e che, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, sarebbe ancora al lavoro per ripristinare la linea. Il sovraccarico sulle reti mobili, nel frattempo, ha messo in difficoltà anche chi ha cercato soluzioni alternative».

Sulla questione, CNA si è rivolta al presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese, che ha subito dimostrato interesse per il problema e contattato i soggetti in causa, chiedendo di risolvere al più presto. CNA continuerà a monitorare la situazione.

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16Giu

PADOVA INVECCHIA, L’IMPRESA STRANIERA CRESCE: +6% IN DIECI ANNI NEL 2024 SONO 3.500 LE IMPRESE STRANIERE NEL COMUNE, IL 27% GUIDATE DA DONNE E IL 13% DA UNDER 35

16/06/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 87

Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo): “Preoccupa un saldo generazionale gravemente negativo che sta già avendo conseguenze sociali ed economiche. Serve una strategia per valorizzare chi investe nel territorio con servizi mirati, formazione e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”

In un contesto demografico che vede la popolazione padovana in calo e con un indice di vecchiaia salito da 149 a 203 in dieci anni, è l’imprenditoria giovanile e straniera a rappresentare una delle leve più dinamiche dell’economia locale. Lo confermano i dati dell’Osservatorio CNA Padova e Rovigo, elaborati su fonti Istat, Urbistat e Camera di Commercio.

Secondo i dati aggiornati al 2024, nel solo Comune di Padova si contano 3.500 imprese guidate da stranieri, di cui 2.900 da extracomunitari. Un comparto che negli ultimi dieci anni ha registrato un aumento del +6%, a fronte di una popolazione residente straniera sostanzialmente stabile attorno al 10,5%. Gli stranieri residenti, infatti, sono erano 98mila nel 2024 e 95mila nel 2014. Le nazionalità più rappresentate sono Romania (33%), Marocco (9%), Cina (9%), Moldavia (11%). Seguono Nigeria, Algeria, Ucraina, Albania e Pakistan.

Il dato più rilevante, per quanto concerne le imprese, riguarda la componente giovanile: tra gli imprenditori stranieri extracomunitari, il 13% ha meno di 35 anni, a fronte del 6% tra gli italiani. Non solo: il 27% delle imprese straniere extra UE è guidato da donne, contro il 22% delle italiane (indagine Camera di Commercio di Padova, 2025).
Sempre secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Padova, le imprese guidate da cittadini extracomunitari si distinguono per una maggiore “giovinezza” anagrafica e imprenditoriale. Oltre l’85% di queste attività è stato avviato dopo il 2010, segno di una presenza recente ma in rapida espansione. A livello organizzativo, il panorama è composto prevalentemente da imprese individuali (73%), spesso di piccole dimensioni: nel 70% dei casi il numero di addetti non supera l’unità. Quanto alle nazionalità, i gruppi più numerosi sono quelli di origine cinese (25%) e nigeriana (23%), seguiti a distanza dai moldavi, che rappresentano comunque un significativo 8% del totale.

Sul piano settoriale, le attività si concentrano principalmente in tre ambiti: il commercio, che raccoglie una realtà su due (con oltre 1.400 insediamenti), i servizi alla persona (14%) e il comparto alberghiero e della ristorazione (13%). Questi tre settori coprono complessivamente oltre il 75% delle imprese straniere. Restano invece marginali le presenze nell’agricoltura (0,67%) e nell’industria (3%), a conferma di una distribuzione ancora sbilanciata su comparti tradizionalmente più accessibili per l’autoimprenditorialità.

La dinamica si inserisce all’interno di un contesto demografico ben noto: la popolazione giovane si sta riducendo drasticamente, mentre cresce il numero di over 65. A preoccupare è soprattutto il saldo negativo nella fascia 0–14, che perde oltre il 15% in dieci anni. Un gap che pareggia il saldo con la popolazione anziana, che cresce in identica misura. Questo squilibrio mette a rischio il ricambio generazionale del sistema produttivo, con ricadute non solo sociali ma anche economiche.

 

“Sono dati che non possono passare inosservati – commenta Luca Montagnin, presidente CNA Padova –. In un sistema che invecchia e fatica a trovare ricambio generazionale, i giovani e gli stranieri che decidono di aprire un’impresa portano una scossa di vitalità. Innovano, rischiano, resistono. Ma spesso restano soli, con scarse competenze amministrative e difficoltà nell’accesso al credito. È su questi nodi che dobbiamo lavorare, con servizi mirati, formazione, e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”.

Il quadro padovano ricalca quello nazionale. Secondo il report CNA 2024, in Italia sono oltre 660.000 le imprese a guida straniera, pari all’11% del totale. Anche qui, la spinta arriva da giovani e donne, con una presenza importante nel commercio, nei servizi e nella ristorazione. “I numeri del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2024 elaborato da CNA – continua Montagnin – parlano chiaro: l’imprenditoria straniera non è una realtà marginale, ma una leva strategica dell’economia italiana. Queste attività non solo generano occupazione, ma contribuiscono anche a rafforzare la coesione sociale, intervenendo in settori e territori spesso colpiti da vuoti demografici e produttivi. A livello nazionale come locale – conclude Montagnin – serve una politica di sistema che metta l’imprenditoria straniera e giovanile al centro. Non per assistenzialismo, ma perché rappresenta una risposta concreta alla crisi demografica e alla stagnazione del ricambio generazionale”.

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21Mag

MICROIMPRESE IN FLESSIONE IN TUTTO IL PADOVANO E RODIGINO CNA: “SONO IL CUORE PULSANTE DEL TERRITORIO, MA ANCHE LE PIÙ PENALIZZATE”

21/05/2025 Nicolo Ruffin In evidenza, News 82

In fase congressuale, CNA Padova e Rovigo analizza la dinamica delle imprese nel Padovano. Difficoltà di accesso ai bandi e incentivi non calibrati sulle piccole realtà non aiutano le microimprese, che pure restano la spina dorsale dell’economia locale. A rappresentare il punto di vista delle imprese i nuovi coordinatori d’area eletti nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Giovanni Salvalaggio per l’Alta Padovana, Umberto Zampieri per il Centro, Rudy Toninato per il Piovese, Fabio Vascon per la Bassa Padovana

La dinamica imprenditoriale nell’ultimo decennio evidenzia un dato chiaro e trasversale: in tutte le aree della provincia di Padova le microimprese sono in flessione. Lo confermano i dati elaborati da CNA Padova e Rovigo in occasione del percorso congressuale in corso. L’erosione riguarda solo le realtà più piccole, mentre il numero complessivo di addetti, grazie alle imprese medio-grandi, risulta in crescita. Un paradosso che mette in luce una criticità sistemica: le microimprese – pur rappresentando la parte più consistente del tessuto economico – sono oggi le più penalizzate.

A rappresentare il punto di vista delle imprese in questa fase cruciale per la rappresentanza saranno i nuovi coordinatori d’area eletti nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Giovanni Salvalaggio per l’Alta Padovana, Umberto Zampieri per il Centro, Rudy Toninato per il Piovese, Fabio Vascon per la Bassa Padovana. Nel difficile lavoro di rappresentanza, i coordinatori saranno supportati dai dirigenti di sede: Luca Lazzari (Cittadella), Valter Meneghello (Piombino Dese), Matteo Massarotto (Cadoneghe), Ennio Creponi (Padova Sud), Graziano Levorin (Piove di Sacco), Alberto Nardo (Roncaglia), Mario Francescon (Montagnana), Fabrizio Biancato (Conselve), Andrea Giacomin (Monselice), Cristian Gallian (Este) e Sante Venturato (Solesino).

Il percorso congressuale di CNA è lungo e intenso: nell’insieme si articola in 24 assemblee. Le prime sei hanno visto la scelta dei rappresentanti di area e di territorio, che dovranno confrontarsi con le sfide di un sistema alle prese con una profonda trasformazione. Ben 18 tappe sono invece dedicate all’elezione di altrettanti presidenti di categoria, che rappresentano i diversi mestieri. La conclusione di questo percorso sarà l’assemblea generale del prossimo 5 giugno che decreterà l’elezione del nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni.

I presidenti territoriali si trovano già ora a fare fronte all’emergenza relativa alle microimprese, le realtà più piccole ma anche quelle più diffuse e radicate sul territorio che perdono terreno anche a seguito della scarsa attenzione delle istituzioni nei loro confronti.

Le difficoltà che si riflettono in modo chiaro sui numeri: negli ultimi dieci anni tutte le aree del Padovano hanno registrato un calo, ma la situazione è particolarmente critica in Bassa Padovana (-11,5%) e Alta Padovana (-7,3%), seguite dal Piovese (-5,5%). Solo la zona centrale del Padovano ha contenuto meglio l’erosione, fermandosi a un -3,4%. Eppure sono proprio le microimprese a rappresentare il 90% delle aziende padovane, coprendo interi comparti nei settori della produzione, dell’artigianato, dei servizi alla persona, del commercio di prossimità.

«In territori dove le microimprese sono la forma prevalente d’impresa – sottolineano i quattro coordinatori di area del Padovano – queste flessioni significano meno attività aperte nei centri storici, meno servizi di prossimità, meno occasioni di lavoro locale. Eppure sono proprio queste realtà a reggere, spesso in silenzio, le economie di paese e di quartiere. Le difficoltà sono concrete: le microimprese fanno più fatica ad accedere ai fondi e agli strumenti pubblici perché sono meno strutturate. Inoltre, la maggior parte delle misure nazionali e regionali è pensata per chi ha già dimensioni medio-grandi. Per le piccole realtà servono strumenti ad hoc. E questo è un diritto garantito anche dall’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento».

In fase congressuale, CNA Padova e Rovigo analizza la dinamica delle imprese nel Rodigino. Difficoltà di accesso ai bandi e incentivi non calibrati sulle piccole realtà non aiutano le microimprese, che pure restano la spina dorsale dell’economia locale. A rappresentare il punto di vista delle imprese le coordinatrici d’area elette nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: Monia Maniezzi per l’area Polesine Ovest, Emanuela Carlini per il Delta del Po

La dinamica imprenditoriale nell’ultimo decennio evidenzia un dato chiaro e trasversale: in tutte le aree della provincia di Rovigo le microimprese sono in flessione. Lo confermano i dati elaborati da CNA Padova e Rovigo in occasione del percorso congressuale in corso. L’erosione riguarda solo le realtà più piccole, mentre quelle di medie dimensioni sono in crescita. Una dinamica che mette in luce una criticità sistemica: le microimprese – pur rappresentando la parte più consistente del tessuto economico – sono oggi le più penalizzate.

A rappresentare il punto di vista delle imprese in questa fase cruciale per la rappresentanza saranno le nuove coordinatrici d’area elette nei giorni scorsi nelle assemblee territoriali: la rappresentanza rodigina, tutta in rosa, vede emergere Monia Maniezzi per l’area Polesine Ovest ed Emanuela Carlini per il Delta del Po. Nel difficile lavoro di rappresentanza, le coordinatrici saranno supportate dai dirigenti di sede: Alessandro Osti (Lendinara), Walter Gozzo (Occhiobello), Massimo Fidelfatti (Porto Viro).

Il percorso congressuale di CNA è lungo e intenso: nell’insieme si articola in 24 assemblee. Le prime sei hanno visto la scelta dei rappresentanti di area e di territorio, che dovranno confrontarsi con le sfide di un sistema alle prese con una profonda trasformazione. Ben 18 tappe sono invece dedicate all’elezione di altrettanti presidenti di categoria, che rappresentano i diversi mestieri. La conclusione di questo percorso sarà l’assemblea generale del prossimo 5 giugno che decreterà l’elezione del nuovo presidente di CNA Padova e Rovigo, che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni.

I presidenti territoriali si trovano già ora a fare fronte all’emergenza relativa alle microimprese, le realtà più piccole ma anche quelle più diffuse e radicate sul territorio che perdono terreno anche a seguito della scarsa attenzione delle istituzioni nei loro confronti.

Le difficoltà che si riflettono in modo chiaro sui numeri: negli ultimi dieci il calo del numero di imprese è generalizzato ma la situazione è particolarmente critica per quanto riguarda le micro imprese. In provincia il calo è del 14%, ma nel Polesine supera il 15%. Eppure sono proprio le microimprese a rappresentare il 90% delle aziende rodigine, coprendo interi comparti nei settori della produzione, dell’artigianato, dei servizi alla persona, del commercio di prossimità.

«In territori dove le microimprese sono la forma prevalente d’impresa – sottolineano le coordinatrici d’area Maniezzi e Carlini – queste flessioni significano meno attività aperte nei centri storici, meno servizi di prossimità, meno occasioni di lavoro locale. Eppure sono proprio queste realtà a reggere, spesso in silenzio, le economie di paese e di quartiere. Le difficoltà sono concrete: le microimprese fanno più fatica ad accedere ai fondi e agli strumenti pubblici perché sono meno strutturate. Inoltre, la maggior parte delle misure nazionali e regionali è pensata per chi ha già dimensioni medio-grandi. Per le piccole realtà servono strumenti ad hoc. E questo è un diritto garantito anche dall’articolo 45 della nostra Costituzione che affronta il tema dell’artigianato aprendo una specifica riserva costituzionale per il nostro comparto. Un comparto che ha il diritto di vedere riconosciuta dalla legge sia la propria specificità che quel ruolo di supporto diretto al proprio tessuto socio-economico di riferimento».

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