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CNA Padova
13Mar

NUOVA SABATINI: IN ESAURIMENTO I FONDI 2024

13/03/2024 Nicolo Ruffin 1) Bandi e Contributi Attivi 106

Nel 2024 è ripartita la misura “Beni Strumentali” – Nuova Sabatini Green dopo il rifinanziamento da 100 milioni ed il contributo reso disponibile in un’unica tranche, con  l’accorpamento delle rate ed il recepimento delle nuove regole sui contributi alle PMI previste dal Regolamento UE 2023/1315.

Ma i fondi sembrano già essere agli sgoccioli se si osserva il contatore in tempo reale pubblicato sul sito web del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: a febbraio, le risorse occupate erano già pari al 95%.

 

Cos’è la Nuova Sabatini?
La Nuova Sabatini facilita l’accesso a finanziamenti per l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, hardware e software per migliorare la produzione e accrescere la competitività prevede, inoltre, un contributo in conto impianti erogato dal MIMIT per coprire le spese relative agli interessi versati.
Ci sono specifiche agevolazioni per gli investimenti in beni strumentali 4.0 (a contenuto digitale) e green, cioè a basso impatto ambientale.
Le PMI possono ricevere un finanziamento, da parte di banche o intermediari finanziari aderenti alla convenzione con il Ministero, che deve essere utilizzato interamente per coprire le spese ammissibili per gli investimenti e deve avere:

  • una durata di massimo 5 anni;
  • un importo che va da 20.000 a 4 milioni di euro.

Il contributo in conto impianti del MIMIT è determinato sulla base degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e con un tasso di interesse pari al:

  • 2,75% per gli investimenti in beni strumentali;
  • 3,575% per gli investimenti 4.0 e gli investimenti green indipendentemente dal tasso applicato dall’intermediario finanziario,

il che si traduce in un “recupero” del 7,717% dell’investimento “ordinario” e del 10,092% per investimenti 4.0 e green.

Per “investimenti green” si intende l’acquisto, o l’acquisizione nel caso di operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, a basso impatto ambientale, nell’ambito di programmi finalizzati a migliorare l’ecosostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi.
Per l’erogazione del contributo relativamente ai soli investimenti green, il legale rappresentante dell’impresa beneficiaria deve alternativamente: dichiarare il possesso di un’idonea certificazione ambientale di processo rilasciata da un organismo indipendente accreditato; fornire la dichiarazione nella quale il fornitore del bene agevolato deve attestare che con riferimento al bene in questione sussiste un’idonea certificazione ambientale di prodotto riconosciuta a livello europeo, oppure un’idonea
autodichiarazione ambientale rilasciata da produttori, importatori o distributori del medesimo bene.

Rivolgiti a Punto Bandi di CNA Padova per ulteriori informazioni e chiarimenti.

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07Mar

CNA PADOVA E ROVIGO OTTIENE LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITA’ DI GENERE

07/03/2024 Nicolo Ruffin Costruzioni, In evidenza, News 86

In Cna Padova e Rovigo la presenza femminile rappresenta attualmente circa il 77% dell’organizzazione. Sono donne 12 responsabili di sede su 19, 8 responsabili d’area su 11, 2 dirigenti su 4. Ora la struttura si è dotata di ulteriori specifiche politiche per la conciliazione e può contare su nuove Linee guida per un linguaggio inclusivo. Dal 2015 al 2023 le donne alla guida delle aziende sono cresciute dell’1,1%

La Cna di Padova e Rovigo, tra le prime organizzazioni di pari complessità in tutto il Nordest, ottiene la Certificazione per la Parità di Genere, un riconoscimento assegnato alle organizzazioni che dimostrano di avere politiche e pratiche volte a promuovere l’uguaglianza di genere all’interno della propria struttura.

Per ottenerlo è necessario affrontare un complesso percorso di audit che indaga una serie di aree tematiche, dalla tutela della genitorialità ai processi di selezione del personale, dall’equità remunerativa ai processi di crescita.

«Abbiamo scelto di coinvolgere in questo percorso tutte le le società che fanno capo a Cna Padova  Rovigo – spiega Michela Babolin, Dirigente Risorse Umane, Organizzazione Servizi alle Imprese di CNA Padova e Rovigo. – Abbiamo ottenuto quindi la certificazione per la Parità di Genere non solo per l’associazione ma anche per il nostro CAF Imprese, per il nostro Ente di Formazione TeCNA per Servizi CNA Srl e per Igesa Srl. Lo abbiamo fatto così da estendere le modalità organizzative che la Certificazione prevede a tutti gli uffici che fanno capo al nostro sistema garantendo a alle donne e agli uomini che lavorano in Cna i medesimi vantaggi e condizioni».

Un percorso reso naturale dalla forte presenza femminile (circa il 77% dell’organizzazione) che da sempre contraddistingue la Cna di Padova e Rovigo. Sono donne 12 responsabili di sede su 19 come pure 8 responsabili d’area su 11. Tra i dirigenti il rapporto donne-uomini è di 1 a 1 (in pratica ci sono 2 uomini e 2 donne). 

Questa evoluzione è conseguente a quella che il sistema economico e produttivo del territorio di riferimento sta affrontando in questi anni.

Secondo i dati della Camera di Commercio di Padova elaborati dal Centro Studi di Cna Padova e Rovigo infatti tra 2015 e 2023, la crescita complessiva delle imprese al femminile (attualmente 17.815 pari al 20,7% del totale di quelle attive) ha visto una crescita dell’1,1%. 

Un incremento relativamente modesto frutto però di variazioni significative in diversi comparti: in Agricoltura per esempio attualmente le imprese con amministratori donne sono 2.628 (il 24,1% del totale) ma hanno registrato tra 2015 e 2023 una flessione del -16,9%, nel macro comparto della Produzione (1.657 le imprese pari al 17,2% del totale) si è registrata una flessione complessiva del -5,0% figlia delle flessioni pesanti di settori come il Tessile (-13,0%), il Legno Arredo (-18,9%) e l’Elettronica (-17,9%) e della contestuale crescita della Meccanica (+19,3%) e dell’Alimentare (+14,3%).

In tutti gli altri comparti, ad eccezione del Commercio (-5,6%), si registra invece una crescita importante della presenza feminile ai vertici delle aziende. Le performance migliori Cna Padova e Rovigo le registra per quanto riguarda le Attività Professionali, Scientifiche e Tecniche (+40% dal 2015), le Attività Artistiche e di Intrattenimento (+24,9%) e le Attività Finanziarie e Assicurative (+23,7%).

«In Cna di Padova e Rovigo – spiega Gian Carla Tasso, Presidente categoria Benessere Cna Padova e Rovigo – abbiamo da sempre delle politiche per evitare la discriminazione di genere e per favorire la conciliazione casa lavoro, come la possibilità di avere il part time al rientro dalla maternità e la flessibilità oraria in alcuni giorni della settimana. Quando si è presentata la possibilità di certificare il nostro impegno per l’inclusione delle donne ci è sembrato giusto e anche bello cogliere questa opportunità. In concreto, la certificazione ha richiesto di codificare alcuni processi e procedure che già esistevano ma erano meno definiti. Ora le abbiamo fissate in forma scritta, rendendole parte del patrimonio anche organizzativo dell’associazione».

«Il percorso di certificazione – continua Tasso – ci ha dato inoltre l’opportunità di migliorare in alcuni specifici contesti: per quanto riguarda il linguaggio ad esempio, avevamo già alcune buone pratiche ma ora abbiamo formalizzato delle linee guida con specifiche indicazioni per l’uso corretto del genere grammaticale nel linguaggio. O ancora, grazie al percorso di certificazione abbiamo avviato un’indagine interna sul clima aziendale: il risultato emerso è positivo e certifica non solo l’assenza di comportamenti discriminatori ma anche un generale benessere organizzativo».

«Siamo davvero orgogliosi di presentare questo importante traguardo – conclude Tasso – è un segno tangibile del nostro impegno, ma rappresenta anche un incoraggiamento a proseguire nel nostro percorso verso un’organizzazione sempre più equa e rispettosa delle diversità di genere».

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04Mar

Cna Padova e Rovigo: Fotovoltaico record fra Padova e Rovigo oltre 54 mila impianti

04/03/2024 Nicolo Ruffin Costruzioni, In evidenza, News 79

Montagnin: impianti raddoppiati in quattro anni, anche grazie agli incentivi. Grande occasione per ridurre l’impronta ecologica e mettersi al riparo dalle oscillazioni dei costi dell’energia

Padova e Rovigo abbracciano l’energia pulita, con un numero record di impianti fotovoltaici installati: già al terzo trimestre del 2023 (stima dell’Osservatorio Statistico di Cna Padova e Rovigo sulla base dei dati di Gse) erano circa 54 mila, 9200 in più rispetto all’anno precedente (+21%). I dati definitivi, comprensivi quindi anche del quarto trimestre, si annunciano ancora più positivi: ad anticiparlo è stato, nel corso di un recente convegno a Padova, il presidente di Gse Paolo Arrigoni.

 

La previsione parla, per il Veneto, di una crescita che si è attestata mediamente intorno al 27% (sia per numero di impianti che per potenza installata) e delle province di Padova e Rovigo dove le percentuali di incremento a fine anno saranno anche superiori a quelle della media regionale. Ci si attende dunque un’ulteriore accelerazione quindi in ulteriore rispetto al già significativo +22,5% della potenza installata in MW e +21% nel numero degli impianti dei primi 9 mesi del 2023.

Numeri raddoppiati in quattro anni

Allargando lo sguardo agli anni precedenti, sono il 2022 e il 2023 gli anni del biennio d’oro del fotovoltaico nel Rodigino. Anche il 2022, infatti, è stato un anno di forte spinta verso l’innovazione, con un aumento del numero di impianti che ha superato il 21%. Negli anni precedenti, invece, l’aumento di anno in anno si attestava sotto il 7%. Guardando alle cifre complessive, se confrontiamo i dati attuali con quelli del 2019 vediamo che in poco tempo il numero di impianti presenti è praticamente raddoppiato.

La diffusione così ampia negli ultimi anni si deve in parte all’introduzione di una serie di incentivi proposti per agevolare la transizione energetica: da un lato il Superbonus, dall’altro gli incentivi destinati alle aziende promossi dalla Regione. Cresce di molto anche la potenza installata, balzata da una crescita media non di molto superiore all’1,5% al 16,5% del 2023.

Potenza aumentata in modo esponenziale

«Dai dati sulla potenza installata, che ha visto una crescita esponenziale nell’ultimo periodo – spiega Catia Ventura vice segretaria e responsabile dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo – emerge chiaramente l’effetto degli incentivi. Non solo le grandi società, soprattutto nel 2023, hanno proseguito nelle loro politiche di realizzazione di grandi impianti sul territorio ma anche le Pmi e le persone fisiche hanno colto tutte le potenzialità dello strumento che avevano a disposizione, installando non solo impianti potenti ma anche batterie di accumulo, colonnine di ricarica ecc».

«Un punto da tenere presente nell’interpretazione dei dati – aggiunge sempre Ventura – è inoltre che questi numeri sono in “ritardo” di alcuni mesi, nel senso che dall’installazione dell’impianto alla registrazione può passare diverso tempo, a maggior ragione in un periodo in cui la richiesta è molto alta. Coloro che hanno installato il fotovoltaico con Superbonus, infatti, sono tenuti per legge a firmare il contratto di cessione dell’energia con il Gse. Di conseguenza, una parte degli impianti installati nel 2023 potrebbero ragionevolmente essere stati installati nel 2022».

Meno inquinamento e più sicurezza finanziaria

«In un contesto di persistente instabilità internazionale – commenta il presidente di Cna Padova e Rovigo, Luca Montagnin – l’indipendenza energetica fornita dai sistemi fotovoltaici può contribuire a stabilizzare i costi operativi delle aziende, favorendo una loro maggiore sicurezza finanziaria nel medio periodo. Ma il vantaggio è per l’intera comunità: gli impianti fotovoltaici, infatti, contribuiscono a ridurre l’impronta ecologica, generando energia in modo sostenibile e diminuendo la dipendenza da fonti non rinnovabili. Questa transizione verso un approccio più verde è fondamentale per preservare l’ambiente e le generazioni future».

«Sempre in quest’ottica – prosegue Montagnin – come Cna vediamo con favore i gruppi di autoconsumo e le comunità energetiche, che nel nostro contesto sono ancora poco conosciuti. Questi strumenti permettono ai cittadini di condividere l’energia prodotta, riducendo la dipendenza dalla rete elettrica tradizionale e promuovendo la collaborazione e la sostenibilità a livello locale»

I nuovi incentivi

«È innegabile – conclude Montagnin – che i dati sulla recente diffusione del fotovoltaico nel nostro territorio si devono in ampia parte alla possibilità di accedere alle importanti agevolazioni fiscali offerte dal Superbonus. Di fronte alla mancata proroga, è importante che imprese e cittadini siano consapevoli che ci sono ancora molte opportunità di lavoro da una parte e di risparmio dall’altra, grazie agli incentivi per il sistema casa che sono stati confermati per tutto il 2024, ed alcuni anche per il 2025. In un momento in cui i prezzi dei materiali sono ancora elevati per le situazioni geopolitiche che stiamo vivendo, i bonus rappresentano uno strumento importante per mantenere attivo un settore che, da sempre, agisce come motore trainante per l’intera economia».

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21Feb

Imprenditoria giovanile: dalla Regione un bando per il sostegno agli investimenti

21/02/2024 Nicolo Ruffin 1) Bandi e Contributi Attivi 106

Sostegno a fondo perduto pari al 30% per progetti di investimento di almeno 20 mila euro di spesa da parte di imprese con titolari o soci Under 35. Apertura sportello il 5 marzo.

Obiettivi
Promuovere e sostenere le piccole e medie imprese giovanili nei settori dell’artigianato, dell’industria, del commercio e dei servizi quale fattore determinante dello sviluppo economico e sociale del Veneto

Beneficiari
Micro, piccole e medie imprese che rientrano in una delle seguenti tipologie:
 imprese individuali i cui titolari siano persone di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni;
 società e cooperative i cui soci siano per almeno il sessanta per cento persone di età compresa tra i
diciotto e i trentacinque anni ovvero il cui capitale sociale sia detenuto per almeno i due terzi da
persone di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni.
Tali requisiti devono sussistere alla data del 2 febbraio 2024, anche come impresa “inattiva”.

Tipo di agevolazione
L’agevolazione, nella forma di contributo a fondo perduto, è pari al 30% della spesa rendicontata
ammissibile per la realizzazione del progetto:
 massimo 51.000 euro corrispondenti a una spesa rendicontata ammissibile pari o superiore a
170.000 euro;
 minimo 6.000 euro corrispondenti a una spesa rendicontata ammissibile pari a 20.000 euro.
Agevolazioni in regime De Minimis.

Spese ammissibili
Sono ammissibili le spese relative a beni materiali, beni immateriali e servizi rientranti nelle seguenti
categorie:
a) macchinari, impianti produttivi, hardware e attrezzature;
b) arredi nuovi di fabbrica (max 10.000 euro);
c) negozi mobili: anche a km 0, ma solo per le imprese che svolgono l’attività di commercio su aree
pubbliche;
d) autocarri furgonati a esclusivo uso aziendale (max 10.000 euro): anche a km 0, ma solo per“C” Attività
manifatturiere, “E” Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento, “F”
Costruzioni, “G” commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli, “H” Trasporto
e magazzinaggio, oltre all’attività di servizi di pulizie ;

e) software, realizzazione di siti web e di e-commerce (max 10.000 euro);
f) opere murarie e di impiantistica (max 10.00 euro);
g) spese generali, in misura forfettaria pari a euro 3.500,00, riconosciuto a tutte le imprese partecipanti (da
non rendicontare).

Le spese ammissibili sono quelle sostenute a partire dalla data di presentazione della domanda. Il progetto
ammesso all’agevolazione deve essere concluso ed operativo entro il 16 dicembre 2024.

Fondi disponibili
2.000.000 euro.

Periodo di apertura e modalità operative
La domanda di sostegno deve essere compilata e presentata esclusivamente per via telematica, attraverso il Sistema Informativo Unificato della Programmazione Unitaria (SIU) della Regione, firmata digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa (o da un procuratore munito di procura speciale).
La domanda può essere presentata a partire dalle ore 10.00 di martedì 5 marzo 2024, fino alle ore 12.00 di
martedì 19 marzo 2024.

Gli interventi sono selezionati con procedura valutativa a graduatoria (non ha alcun valore la data e ora di presentazione) con l’attribuzione di un punteggio basato sui criteri di priorità:
 Età del titolare o età media dei componenti dell’organo direttivo o dei rappresentanti legali dell’impresa
 Numero di soci giovani (età < 36 anni) presenti nella compagine societaria
 Imprese che hanno preso parte alle attività formative finanziate nell’ambito dell’iniziativa “Alleniamoci al futuro. Nuove competenze per il lavoro che cambia”, DGR n. 497 del 20 aprile 2021
 Imprese operanti in settori di rilevanza strategica in rapporto alle produzioni regionali e/o caratterizzati da elevato tasso di importazione di materie prime e componenti necessarie al processo produttivo
 Imprese a forte consumo di energia
 Possesso del “rating di legalità”
 Intervento localizzato in uno dei Comuni rientranti nella Zona Logistica Semplificata Porto di Venezia – Rodigino.
 Imprese in possesso di specifiche certificazioni.

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19Feb

SUPERBONUS, CNA: A PADOVA 450 CANTIERI INCOMPIUTI E 273 MLN DI EURO DI CONTRATTI A RISCHIO, 3.700 FAMIGLIE COINVOLTE

19/02/2024 Nicolo Ruffin Costruzioni, In evidenza, News 83

Biancato, Costruzioni Cna Padova e Rovigo: “Contenziosi potenzialmente molto elevati e il blocco dei cantieri pongono un’ipoteca sul sistema casa”.

Cna ha organizzato a Padova per il 22 febbraio e a Rovigo per il 28 febbraio due convegni per affrontare questa situazione e per ragionare del futuro del settore

La mancata proroga del Superbonus edilizio per il 2024 ha lasciato incompiuti, solo nel Padovano, 450 cantieri mettendo a rischio contratti per circa 273 milioni di euro.

Sono queste alcune delle cifre che il centro Studi di Cna Padova e Rovigo ha elaborato su dati Enea, Istat e Cna aggiornati al 31 dicembre 2023 attorno al tema della mancata proroga del Superbonus Edilizio nato con il secondo Governo Conte. Una scelta che rischia di mettere in ginocchio migliaia di imprese e di famiglie padovane.  

 

Secondo le stime di Cna infatti la repentina cancellazione del Superbonus per il 2024 mette un’ipoteca sul futuro di una parte importante delle circa 14 mila imprese del sistema casa che hanno sede nel Padovano. Imprese che danno lavoro a oltre 36 mila persone e che si trovano a dover fare i conti con mancati introiti per circa 128 milioni di euro.

 

Ma anche dal lato dei consumatori, senza una proroga più volte richiesta dall’associazione degli artigiani come pure dalle altre categorie economiche coinvolte, le cose non vanno bene: secondo il centro studi di Cna Padova e Rovigo circa 3.700 famiglie padovane rischiano di dover sborsare di tasca propria quasi 35 mila euro ciascuna per vedere conclusi i lavori relativi a questi interventi senza alcuna possibilità né ottenere il credito fiscale inizialmente previsto né tanto meno di poterlo cedere a terzi. 

 

«Il persistente blocco delle cessioni, l’assenza di soluzioni per i crediti incagliati e la mancanza di una proroga per i condomini hanno creato sconforto tra cittadini ed imprese» spiega il presidente di Cna Padova e Rovigo Costruzioni Fabrizio Biancato. «La prospettiva molto concreta è quella di assistere non solo ad un elevato contenzioso tra committenti e appaltatori di cui è difficile prevedere gli effetti, ma di fatto anche del blocco dei cantieri, con effetti che potrebbero essere critici per molte imprese esposte su questa misura».

 

Proprio per dare una risposta alle imprese coinvolte, per ragionare sulle modalità migliori chiudere i cantieri attualmente congelati anche in assenza di un aiuto dallo Stato e per affrontare il futuro di un settore che dovrà comunque guardare alla sostenibilità e alla riqualificazione e energetica degli edifici come ad un obiettivo di breve e medio termine Cna Padova e Rovigo ha scelto di organizzare 2 seminari gemelli dal titolo “Oltre il Superbonus: gli incentivi per il sistema casa dalla legge di bilancio e le opportunità del mercato”.

 

 

Il primo è previsto per il prossimo 22 febbraio 2024 a Padova nella sede della Cna di Padova di Via della Croce Rossa n 56, a partire dalle 19:00.

 

Il secondo è previsto per il prossimo 28 febbraio 2024 a Rovigo nella sede della Cna di Rovigo di Via Combattenti Alleati d’ Europa n 9, sempre a partire dalle ore 19:00.

 

«Ormai esaurito il Superbonus» conclude il presidente di Cna Padova e Rovigo Costruzioni «è importante che imprese e cittadini siano consapevoli che ci sono ancora molte opportunità di lavoro da una parte e di risparmio dall’altra grazie agli incentivi per il sistema casa che sono stati confermati per tutto il 2024, ed alcuni anche per il 2025. La riqualificazione energetica fino al 65% di credito d’imposta, il bonus casa al 50%, il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche al 75% sono solo alcuni esempi. In un momento in cui i prezzi dei materiali sono ancora elevati per le situazioni geopolitiche che stiamo vivendo, i bonus rappresentano il vero strumento con cui mantenere vivo un comparto di attività che da sempre è volano per l’intera economia».

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12Feb

Concordato Preventivo, Cna: buona notizia per le oltre 95mila partite iva in provincia di Padova e Rovigo

12/02/2024 Nicolo Ruffin In evidenza, News 70

Montagnin: uno strumento di collaborazione fra imprese e fisco che va nella direzione della semplificazione e della pianificazione fiscale. In alcuni casi ci sarà un margine di risparmioSono oltre 78mila in provincia di Padova e 17mila in provincia di Rovigo le partite iva che potranno beneficiare del “concordato preventivo” approvato lo scorso 25 gennaio dal Consiglio dei Ministri. Il decreto dà ufficialmente il via libera ad un nuovo strumento di collaborazione tra professionisti, imprese e fisco, che permetterà di semplificare la pianificazione fiscale e, in alcuni casi, anche di pagare effettivamente meno tasse.

Padova: Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Cna Padova e Rovigo su dati MEF Dipartimento delle Finanze – Dichiarazioni e statistiche fiscali 2021, nel padovano potranno valutare di accedere alla misura sperimentale circa 28.500 professionisti in regime forfettario, a cui si aggiungono più di 26 mila persona fisiche con partita iva soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA, gli ex studi di settore) ma anche oltre 11mila società di persone e quasi 12.600 società di capitali (vedi tabella a fine comunicato). Una platea vasta di soggetti i cui ricavi variano in maniera significativa a seconda delle tipologie ma che si aggiravano, nel 2021, mediamente intorno ai 227 mila euro per ciascuna impresa.

Rovigo: Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Cna Padova e Rovigo su dati MEF Dipartimento delle Finanze – Dichiarazioni e statistiche fiscali 2021, nel rodigino potranno valutare di accedere alla misura sperimentale circa 6.700 professionisti in regime forfettario, a cui si aggiungono circa 5.900 persone fisiche con partita iva soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA, gli ex studi di settore) ma anche oltre 2000 società di persone e oltre 2.250 società di capitali (vedi tabella a fine
comunicato). Una platea vasta di soggetti i cui ricavi variano in maniera significativa a seconda delle tipologie ma che si aggiravano, nel 2021, mediamente intorno ai 183 mila euro per ciascuna impresa.
Il concordato preventivo biennale si configura di fatto come un accordo tra i titolari di partita iva e l’Agenzia delle Entrate che, basandosi sui dati a sua disposizione, potranno definire le imposte dovute nei successivi due anni. In altre parole, il contribuente (libero professionista o imprenditore) potrà concordare in anticipo le tasse da pagare.
Una vera e propria scommessa sulla capacità del singolo imprenditore di produrre reddito: se le entrate dovessero superare la stima pattuita, come già detto, non ci saranno comunque variazioni e l’imprenditore otterrà un risparmio sulle tasse, in caso contrario la cifra da pagare sarà comunque quella concordata.
“Questa sperimentazione crediamo possa rappresentare una buona notizia per gli artigiani – commenta il presidente di Cna di Padova e Rovigo, Luca Montagnin – perché permetterà loro di sapere in anticipo quale sarà il peso delle imposte, in modo da organizzarsi al meglio ed evitare spiacevoli sorprese. Anche qualora il reddito effettivo dovesse superare la previsione dell’Agenzia delle Entrate, infatti, la normativa prevede che ‘non saranno previste modifiche sul fronte del calcolo delle imposte e dei contributi dovuti’. Il fatto di poter concordare preventivamente le imposte dovute potrebbe essere anche uno strumento utile per ridurre l’evasione fiscale, che come tutti sappiamo nel nostro Paese è una pesante spina nel fianco”.

Per agevolare il processo, l’Agenzia mette a disposizione dei contribuenti dei programmi per acquisire i dati necessari all’elaborazione della proposta, con una scadenza fissata, per il 2024, al 15 giugno. Mentre gli uffici fiscali di Cna sono già pronti per dare le prime risposte alle decine di migliaia di imprenditori padovani, piccoli e medi, interessati alla misura “L’utilità del concordato preventivo – conclude Montagnin – è evidente: da un lato semplifica le procedure e dall’altro offre all’imprenditore una prospettiva chiara sui suoi obblighi fiscali, riducendo l’incertezza e promuovendo l’adempimento spontaneo. Inoltre, l’esenzione fiscale sul reddito aggiuntivo incassato incentiva la partecipazione al programma, con la possibilità di ulteriori rinnovi in base ai dati successivi”.

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07Feb

SOGLIA ELEVATA E PERIODO MOBILE: CAMBIA IL REGOLAMENTO “DE MINIMIS”

07/02/2024 Nicolo Ruffin 1) Bandi e Contributi Attivi, Agroalimentare, Eventi Agroalimentare 110

Gli aiuti concessi in “De Minimis” sono un’eccezione alla regola generale del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che esclude per gli stati membri la possibilità di concedere agevolazioni alle imprese che siano considerati aiuti di stato.

Una delle eccezioni a questo principio generale sono proprio gli aiuti concessi in “De Minimis”.

Si tratta cioè di aiuti considerati di importanza minore poiché di importo limitato e quindi non in grado di alterare la concorrenza.

DEFINIZIONE DEL DE MINIMIS

L’articolo 3 del REGOLAMENTO (UE) N. 2023/2831 prevede che:

1. Le misure di aiuto che soddisfano le condizioni di cui al presente regolamento sono considerate misure che non soddisfano tutti i criteri di cui all’articolo 107, paragrafo 1, del trattato e pertanto non sono soggette all’obbligo di notifica di cui all’articolo 108, paragrafo 3, del trattato

2. L’importo complessivo degli aiuti «de minimis» concessi da uno Stato membro a un’impresa unica non supera 300 000 EUR nell’arco di tre anni.

3. Gli aiuti «de minimis» sono considerati concessi nel momento in cui all’impresa è accordato, a norma del regime giuridico nazionale applicabile, il diritto di ricevere gli aiuti, indipendentemente dalla data di erogazione degli aiuti «de minimis» all’impresa

Con il nuovo regolamento, a partire al 01/01/2024 non c’è più il limite di 100.000 euro per il settore del trasporto di merci su strada

Esistono poi specifici regolamenti per il settore Pesca Reg. 717/2014 e Agricoltura Reg. 1408/2013.

PERIODO DI RIFERIMENTO DEL DE MINIMIS

La norma prevede che l’importo complessivo degli aiuti «de minimis» non debba essere superato nell’arco di tre esercizi finanziari che con il nuovo Reg. 2023/2831 diventeranno invece 3 anni. (…nell’arco di 3 anni)

Non c’è al momento chiarezza di come funzioni questo limite e se faccia riferimento all’anno solare o all’anno civile.

In pratica il riferimento è all’esercizio fiscale in corso (che può non coincidere con l’anno solare) e i due esercizi precedenti.

C’è dunque uno scorrimento temporale di tipo annuale non rilevando il momento preciso in cui l’aiuto viene deliberato ma esclusivamente l’anno fiscale.

La data di rifermento che va considerata è la data di concessione dell’aiuto. Gli aiuti erogabili in più quote sono attualizzati al loro valore al momento della concessione

NON TUTTI I CONTRIBUTI RIENTRANO NEL DE MINIMIS

Non tutti i contributi che un’azienda può ricevere rientrano necessariamente nel de minimis.
Occorre innanzitutto verificare se si tratta o meno di aiuti di stato (qui trovi un approfondimento).
Se non sono aiuti di stato, non sono da considerare ai fini del de mimimis.
Se invece sono aiuti di stato, occorre verificare se rientrano in uno dei regimi di esenzione alternativi al de minimis.

  • Aiuti esenti dall’obbligo di notifica
  • Aiuti notificati per i quali è stata approvata l’esenzione

Per capire se si tratti di contributi che rientrano in queste definizioni occorre verificarlo nel testo della norma e nelle relazioni di accompagnamento.

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06Feb

CNA INCONTRA I VERTICI DI INTERPORTO PADOVA

06/02/2024 Nicolo Ruffin In evidenza, News 78
Trasporti: Montagnin, con crisi Suez l’efficienza Interporto è vantaggio per il settore ma servono più servizi 
Marigo Cna Trasporto Merci, “aree di parcheggio combinato Motrice-Auto nei pressi della struttura sono importanti per aumentare servizi e fruibilità”  
Una delegazione di Cna Padova e Rovigo e dei vertici della categoria dei Trasporto (la più rappresentativa del settore sul territorio) è stata nel pomeriggio di ieri in visita ai vertici di Interporto di Padova per capire la situazione della struttura nel contesto delle crisi geopolitiche in corso e più nello specifico della crisi del Mar Rosso e della rotta Asia, Suez, Mediterraneo da dove transita circa il 12% del commercio mondiale.
I dati del cruscotto digitale in tempo reale di Interporto raccontano di un gennaio 2024 con una crescita del +6% dei container marittimi e del +15% per le merci movimentate in Teu. 
“Un risultato per nulla scontato in una situazione difficile come quella che il sistema sta vivendo in questo momento – ha spiegato il presidente di Interporto Franco Pasqualetti – che si deve agli oltre 100 milioni di euro di investimenti realizzati in questi ultimi 10 anni e a un grado di avanzamento tecnologico e di efficienza che non ha eguali in tutto il Paese”.
I numeri, estremamente positivi di interporto per il mese di gennaio, hanno conquistato gli esperti della categoria Trasporto Merci di Cna Padova e Rovigo.
“Ancora più dei numeri, per altro molto positivi – spiega Luca Montagnin presidente di Cna Padova e Rovigo – è il grado di efficienza raggiunto dalla struttura e da servizi sempre più avanzati e competitivi ad averci colpiti. Avere una piattaforma logistica strategica per l’intero continente (Interporto e Hub Logistico Core della Ue), nella zona industriale di Padova garantisce un vantaggio competitivo per le imprese del territorio e fra queste spiccano quelle del settore del Trasporto Merci che, come Cna Padova e Rovigo, siamo orgogliosi di rappresentare come categoria la più rappresentativa del settore sul nostro territorio”.
E non è mancato neppure il confronto sugli obiettivi futuri e sui progetti per perfezionare ulteriormente i servizi al territorio della struttura:
“Per migliorare ulteriormente l’efficienza dell’intero sistema e per poter fruire appieno dei servizi di Interporto – ha detto il presidente di Cna Trasporto Merci Padova. Rovigo Valerio Marigo – credo sia importante ragionare della realizzazione di nuove aree di sosta per le motrici. Questo in una logica di Parcheggio combinato Motrice-Auto. Il trasportatore potrebbe arrivare al suo mezzo direttamente da casa in auto. Potrebbe quindi salire sul sedile del suo posto di lavoro e proseguire la sua giornata sapendo di non dover percorrere strada in più con un mezzo di grandi dimensioni e grandi consumi per accedere alla propria abitazione. Alla fine della giornata di lavoro infatti l’autista avrebbe la possibilità di parcheggiare il camion, recuperare la sua auto e tornare a casa riducendo di molto l’impatto sul traffico e i costi di questa tratta. Un servizio che garantirebbe al sistema nuove efficienze, strategiche in un settore in cui la competitività diventa tanto più importante quando più complesso si fa il quadro geopolitico di riferimento”.
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25Gen

Documentazione progetto Dispositivi medici e stampa 3D

25/01/2024 Nicolo Ruffin Medicale, News 89

Sono disponibili per gli operatori i documenti elaborati nell’ambito del progetto Additive Manufacturing e Dispositivi Medici: evoluzione normativa e affidabilità delle tecnologie

  1. Dispositivi medici & stampa 3D – Documento di orientamento / Position Paper sulla regolamentazione dei dispositivi medici realizzati in stampa additiva, sulla sicurezza e l’efficacia del dispositivo;
  2. Ricerca sui materiali per la stampa additiva dei DM: caratteristiche di sicurezza e proprietà funzionali dei materiali;
  3. Guida per valutare l’affidabilità della tecnologia additiva nella produzione di dispositivi medici personalizzati – proposta di Round Robin Study applicato al processo di produzione in ambito biomedicale
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24Gen

PUBBLICATO IL DECRETO SULLE COMUNITA’ ENERGETICHE RINNOVABILI

24/01/2024 Nicolo Ruffin In evidenza, News 78

Dopo lunghi mesi di attesa è stato firmato il decreto attuativo che permette finalmente alle Comunità Energetiche di prendere il via. Leggi le domande più frequenti, per scoprire cosa sono e in che modo possono essere utili alla tua impresa!Le Comunità Energetiche Rinnovabili – “FAQ”

1. Cosa è una Comunità Energetica Rinnovabile (CER)?
Una CER è un insieme di cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, le cooperative, gli enti di ricerca, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti nella disponibilità di uno o più soggetti associatisi alla comunità.
In una CER l’energia elettrica rinnovabile può esser condivisa tra i diversi soggetti produttori e consumatori, localizzati all’interno di uno medesimo perimetro geografico, grazie all’impiego della rete nazionale di distribuzione di energia elettrica, che rende possibile la condivisione virtuale di tale energia.
2. Quale è l’obiettivo di una CER?
L’obiettivo principale di una CER è quello di fornire benefici ambientali, economici e sociali ai propri membri o soci e alle aree locali in cui opera, attraverso l’autoconsumo di energia rinnovabile.
3. Quali sono gli ulteriori vantaggi per il Paese della diffusione delle CER?
Le CER sono uno strumento in grado di contribuire in modo significativo alla diffusione di impianti a fonti rinnovabili, alla riduzione dell’emissione di gas serra e all’indipendenza energetica del Paese.
4. Come si costituisce una CER?
Per prima cosa è necessario individuare le aree dove realizzare gli impianti alimentati da fonti rinnovabili e gli utenti con cui associarsi e condividere l’energia elettrica.
È poi necessario costituire legalmente la CER, sotto forma di associazione, ente del terzo settore, cooperativa, cooperativa benefit, consorzio, organizzazione senza scopo di lucro etc, ossia dotare la CER di una propria autonomia giuridica attraverso una qualsiasi forma che ne garantisca la conformità con i principali obiettivi costitutivi. Ogni CER è, pertanto, caratterizzata da un atto costitutivo e uno statuto.
L’adesione alla CER di un consumatore di energia o di un produttore di energia rinnovabile può avvenire nella fase di costituzione legale della CER, ovvero in una fase successiva, secondo le modalità previste negli atti e negli statuti delle stesse CER.
5. Le grandi imprese possono far parte di una CER?
No, le grandi imprese non possono essere membri di una CER ma possono far parte di un gruppo di autoconsumatori rinnovabili .
6. Chi aderisce alla CER ha dei vincoli sulla fornitura di energia elettrica?
Tutti i partecipanti alla CER – che siano consumatori finali di energia elettrica o autoconsumatori (ossia consumatori che possiedono un impianto di produzione da fonte rinnovabile e che producono energia per sé stessi e per i componenti della CER) – mantengono i loro diritti di clienti finali, compreso quello della scelta del fornitore di energia elettrica e hanno la facoltà di uscire dalla Comunità quando lo desiderano, secondo le regole e le indicazioni contenuti nello statuto. Le stesse facoltà di ingresso e di uscita sono altresì garantite ai produttori da fonte rinnovabile.
7. Chi può far parte di una CER?
Una CER è una comunità che aggrega produttori da fonti rinnovabili e consumatori di energia. È quindi possibile partecipare alla CER in qualità di:
a) produttore di energia rinnovabile, soggetto che realizza un impianto fotovoltaico (o di altra tipologia, si veda il successivo punto xx);
b) autoconsumatore di energia rinnovabile, soggetto che possiede un impianto di produzione da fonte rinnovabile e che produce energia per soddisfare i propri consumi e condividere con il resto della comunità l’energia in eccesso;
c) consumatore di energia elettrica, soggetto che non possiede alcun impianto di produzione di energia, ma che ha una propria utenza elettrica, i cui consumi possono essere in parte coperti dall’energia elettrica rinnovabile prodotta dagli altri membri della comunità. Rientrano in tale casistica anche i clienti cosiddetti “Vulnerabili” e le famiglie a basso reddito.
8. Quali tipologie di impianti FER possono far parte di una CER? Solo gli
impianti fotovoltaici?
Tutti gli impianti alimentati da fonti rinnovabili possono essere inseriti in una CER come unità di produzione. Sono quindi inclusi gli impianti fotovoltaici, ma può essere inserito nelle CER qualunque tipo di impianto rinnovabile, a titolo esemplificativo e non esaustivo, idroelettrico, eolico, biogas, biomasse solide ecc.
9. Quali sono i principali requisiti degli impianti di produzione che possono accedere alle CER?
Per poter accedere agli incentivi previsti per le CER gli impianti di produzione da fonte rinnovabile devono avere potenza non superiore a 1 MW. Tali impianti sono generalmente di nuova costruzione, anche se possono far parte di una CER impianti già realizzati, purché entrati in esercizio successivamente alla data del 16 dicembre 2021 (data di entrata in vigore del D.lgs. 199/2021) e comunque successivamente alla regolare costituzione della CER. Inoltre, ai fini dell’accesso ai benefici previsti dal Decreto di incentivazione, gli impianti non devono beneficiare di altri
incentivi sulla produzione di energia elettrica.
10. Esiste un vincolo relativamente alla posizione geografica dei produttori e dei consumatori membri della stessa CER ai fini dell’accesso agli incentivi?
Si, esiste un vincolo geografico. Tutti i consumatori e tutti i produttori devono essere ubicati nell’area geografica i cui punti di connessione alla rete elettrica nazionale (POD) sono sottesi alla medesima cabina elettrica primaria.

11. Come posso verificare il suddetto vincolo geografico della medesima cabina primaria di appartenenza?
Sul sito istituzionale del GSE è presente un portale con la mappa interattiva delle cabine primarie presenti sul territorio nazionale. Su tale sito è possibile:
a) avere una informazione grafica, basata su geolocalizzazione, dell’area sottesa ad una medesima cabina primaria;
b) verificare il codice della cabina primaria di una determinata posizione geografica individuata dall’indirizzo e CAP.

E’ possibile consultare il portale GSE al seguente link https://www.gse.it/servizi-per-te/autoconsumo/mappa-
interattiva-delle-cabine-primarie – link in fase di aggiornamento

12. Quali sono gli incentivi statali previsti per la costituzione delle CER?
Per tutte le CER sono previsti incentivi sull’energia autoconsumata sotto due diverse forme:
1) Una tariffa incentivante sull’energia prodotta da FER e autoconsumata virtualmente dai membri della CER. Tale tariffa è riconosciuta dal GSE – che si occupa anche del calcolo dell’energia autoconsumata virtualmente – per un periodo di per 20 anni dalla data di entrata in esercizio di ciascun impianto FER. La tariffa è compresa tra 60 €/MWh e 120€/MWh, in funzione della taglia dell’impianto e del valore di mercato dell’energia. Per gli impianti fotovoltaici è prevista una ulteriore maggiorazione fino a 10 €/MWh in funzione della localizzazione geografica. (Per informazioni dettagliate sulla valorizzazione economica della tariffa incentivante si rimanda al successivo punto
12);
2) Un corrispettivo di valorizzazione per l’energia autoconsumata, definito dall’ARERA – Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente. Tale corrispettivo vale circa 8 €/MWh (Per informazioni dettagliate sulla valorizzazione economica di tale corrispettivo si rimanda al successivo punto 13).
Inoltre, tutta l’energia elettrica rinnovabile prodotta ma non autoconsumata resta nella disponibilità dei produttori ed è valorizzata a condizioni di mercato. Per tale energia è possibile richiedere al GSE l’accesso alle condizioni economiche del ritiro dedicato.
Infine, per le sole CER i cui impianti di produzione sono ubicati in Comuni con una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, è previsto un contributo in conto capitale, pari al 40% del costo dell’investimento, a valere sulle risorse del PNRR. (Per informazioni dettagliate su tale contributo in conto capitale si rimanda al successivo punto 15).
13. Quanto vale la tariffa incentivante riconosciuta dal GSE?
La tariffa incentivante riconosciuta dal GSE, sulla quantità di energia elettrica autoconsumata da una CER, è costituita da una parte fissa ed una variabile.
• Tariffa incentivante = Parte fissa + Parte variabile. La parte fissa varia in funzione della taglia dell’impianto, la parte variabile in funzione del prezzo di mercato dell’energia. La tariffa incentivante si riduce nella parte fissa all’aumentare della potenza degli impianti, mentre la parte variabile oscilla tra 0 e 40€/MWh in funzione del prezzo dell’energia (al diminuire del prezzo di mercato dell’energia la parte variabile aumenta fino ad arrivare al massimo a 40€/MWh).
Inoltre, al fine di tener conto della minor producibilità degli impianti fotovoltaici installati nelle Regioni centro settentrionali rispetto a quelli posizionati nel Regioni del Sud Italia, sono previste le seguenti maggiorazioni tariffarie:
• +4 €/MWh, per le regioni del centro Italia (Lazio, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo);
• +10 €/MWh per le regioni del nord Italia (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto).
14. A quanto ammonta il corrispettivo di valorizzazione ARERA per l’energia condivisa?
Il GSE, per ciascuna CER, sulla base della quantità di energia elettrica autoconsumata, determina il corrispettivo di valorizzazione ARERA da riconoscere a ciascuna CER. Tale corrispettivo varia ogni anno in funzione dei corrispettivi determinati da ARERA per l’energia elettrica condivisa (nel 2023 era pari a 8,48
€/MWh).
15. Cosa si intende per energia autoconsumata virtualmente?
La tariffa incentivante e il contributo ARERA sono riconosciuti esclusivamente sull’energia elettrica autoconsumata dalla CER. Tale quantità di energia è pari a quella virtualmente condivisa, in ciascuna ora, tra i produttori e i consumatori membri della CER, ubicati nella porzione della rete di distribuzione sottesa alla stessa Cabina Primaria.
L’energia elettrica autoconsumata è determinata dal GSE, quindi senza nessun onere per i membri della comunità, sulla base delle misure trasmesse automaticamente dai distributori di energia al GSE.
Per ciascuna ora il GSE verificherà a quanto ammonta l’energia prodotta da tutti gli impianti facenti parte di una medesima CER e a quanto ammonta l’energia prelevata da ciascun consumatore della CER. L’energia autoconsumata sarà quindi pari al minor valore tra questi due somme di energia.
16. Quali sono le modalità di richiesta di accesso alla tariffa incentivante e al contributo ARERA?
La richiesta di accesso alla tariffa incentivante e al contributo ARERA deve essere presentata utilizzando il Portale informatico messo a disposizione dal medesimo GSE previa registrazione al link disponibile all’indirizzo internet https://areaclienti.gse.it.

17. Chi può beneficiare del contributo in conto capitale del PNRR?
Il soggetto beneficiario del contributo PNRR è colui che sostiene l’investimento per la realizzazione dell’impianto di produzione a fonte rinnovabile di potenza fino a 1 MW, inserito in CER, ubicato in Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

18. A quanto ammonta il contributo PNRR?
Il contributo in conto capitale del PNRR è pari al 40% delle spese sostenute per la realizzazione di impianti FER, nei limiti delle spese ammissibili e dei seguenti costi di investimento massimi in funzione della taglia di potenza:
• 1.500 €/kW, per impianti fino a 20 kW;
• 1.200 €/kW, per impianti di potenza superiore a 20 kW e fino a 200 kW;
• 1.100 €/kW per potenza superiore a 200 kW e fino a 600 kW;
• 1.050 €/kW, per impianti di potenza superiore a 600 kW e fino a 1.000 kW.
L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non è ammissibile alle agevolazioni, salvo il caso in cui non sia recuperabile ai sensi della legislazione sull’IVA.
19. Quali sono le modalità di richiesta di accesso al contributo PNRR?
Il soggetto beneficiario potrà presentare la richiesta di accesso al contributo PNRR a seguito dell’apertura dello sportello da parte del GSE, utilizzando il Portale informatico messo a disposizione dal medesimo GSE. È necessario preliminarmente registrarsi al Portale attraverso il link disponibile all’indirizzo internet https://areaclienti.gse.it.

20. Quali sono le spese ammissibili per il calcolo del contributo PNRR?
Sono ammissibili le seguenti spese:
• realizzazione di impianti a fonti rinnovabili
• fornitura e posa in opera dei sistemi di accumulo
• acquisto e installazione macchinari, impianti e attrezzature hardware e software
• opere edili strettamente necessarie alla realizzazione dell’intervento
• connessione alla rete elettrica nazionale
• studi di prefattibilità e spese necessarie per attività preliminari
• progettazioni, indagini geologiche e geotecniche
• direzione lavori e sicurezza
• collaudi tecnici e/o tecnico-amministrativi, consulenze e/o supporto tecnico-amministrativo essenziali all’attuazione del progetto
Le ultime quattro voci di spese di cui sopra sono finanziabili in misura non superiore al 10% dell’importo ammesso a finanziamento.

21. Posso richiedere il contributo PNRR per un impianto fotovoltaico oggetto di un contratto di leasing finanziario?
No, non sono considerate come spese ammissibili ai fini del contributo PNRR le spese relative a beni oggetto di un contratto di leasing finanziario.
22. E’ possibile cumulare la tariffa incentivante con il contributo PNRR o altri contributi Regionali/provinciali in conto capitale?
Si, la tariffa incentivante è cumulabile con il contributo PNRR o altri contributi in conto capitale, nella misura massima del 40%, a fronte di una decurtazione della tariffa incentivante del 50% Pertanto, se un produttore ottenesse un contributo in conto capitale di qualunque tipologia superiore al 40% del costo dell’investimento
(calcolato sulla base dei massimali precedentemente illustrati), non è possibile ottenere la tariffa incentivante per l’energia elettrica prodotta dall’impianto in questione.

23. E’ possibile cumulare la tariffa incentivante ed il contributo PNRR con il “Superbonus”? E se invece ho beneficiato delle detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia al 50%?
No. La tariffa incentivante non si applica all’energia elettrica che è stata prodotta da impianti fotovoltaici che hanno avuto accesso al Superbonus. Per tali impianti resta comunque il diritto di ottenere il contributo ARERA per la valorizzazione dell’energia elettrica autoconsumata. È invece possibile ottenere la tariffa incentivante nel caso si sia fruito delle detrazioni fiscali al 50% per ristrutturazioni edilizie (previste dall’articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917). Tali impianti però non
possono accedere ad altri contributi in conto capitale, compreso quello previsto dal PNRR.

24. Nel caso in cui si ottiene il contributo PNRR o altro contributo, è prevista una riduzione della tariffa incentivante?
Si. Nel caso in cui l’impianto risulta beneficiario di un finanziamento in conto capitale, la tariffa incentivante viene ridotta proporzionalmente in funzione della % di cofinanziamento. Nel caso limite del 40% di contributo in conto capitale, la tariffa incentivante viene ridotta del 50%.
25. È possibile inserire in una CER un sistema di accumulo?
Sì, è possibile. L’energia accumulata viene considerata, tramite appositi algoritmi, come energia condivisa all’interno della CER e quindi incentivata.
26. Una colonnina per la ricarica di veicoli elettrici può appartenere a una CER?

Sì, in una CER possono essere presenti anche infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici e l’energia assorbita per la ricarica di autoveicolo, tramite appositi algoritmi, viene considerata dal GSE ai fini del calcolo dell’energia condivisa all’interno della CER.
27. Un soggetto può appartenere a due diverse CER?
No, gli impianti di produzione alimentati da fonti rinnovabili e le singole utenze di consumo di clienti finali possono appartenere ad una sola CER.
È possibile, tuttavia che uno stesso soggetto possa appartenere a due diverse CER con distinte utenze di consumo o impianti di produzione nella propria titolarità.
28. Cosa è un Gruppo di autoconsumatori di energia rinnovabile?
Un gruppo di autoconsumatori di energia rinnovabile è un insieme di almeno due autoconsumatori che si associano per condividere l’energia elettrica prodotta dall’impianto di produzione da fonte rinnovabile e che si trovano nello stesso edificio (ad esempio i condòmini facenti parte di un condominio in cui è installato un impianto fotovoltaico).

29. I centri commerciali possono associarsi come gruppo di autoconsumatori?
Si. I produttori e i clienti finali del centro commerciale possono associarsi come gruppo di autoconsumatori. La richiesta di accesso agli incentivi potrà essere presentata da uno dei soggetti facenti parte della configurazione oppure da soggetti costituiti per la gestione degli spazi e servizi comuni (quale ad esempio consorzi).

30. Cosa è un autoconsumatore individuale a distanza?
Un autoconsumatore individuale “a distanza” è un cliente finale che produce e consuma energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo utilizzando la rete di distribuzione. È costituito da almeno da due punti di connessione di cui uno che alimenti l’utenza di consumo intestata al cliente finale e un altro a cui è collegato
un impianto di produzione.

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