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CNA Padova
11Apr

Contributi per la rottamazione di veicoli aziendali inquinanti ed acquisto di mezzi a basso impatto ambientale di nuova immatricolazione

11/04/2024 Michele Pasqualotto 1) Bandi e Contributi Attivi, Agroalimentare, Eventi Agroalimentare, In Evidenza 149
Il fondo ha una dotazione di 6.908.080 euro suddivisi in:
  • Linea A (acquisto veicoli N1) – 4.000.000 euro
  • Linea B (acquisto veicoli M1) – 2.908.080 euro.
Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

PMI con sede legale e operativa attiva in Veneto e iscritti al Registro delle Imprese in possesso dei seguenti requisiti:
1) essere micro o piccola o media impresa;
2) essere iscritte e attive al Registro Imprese;
3) non rientrare nel campo di esclusione di cui all’art.1 del Reg. (UE) 2023/2831 (de minimis);
4) non trovarsi in stato di procedura di insolvenza di tipo liquidatorio secondo la normativa vigente.
Sono escluse:

  • imprese operanti nei settori della pesca, dell’acquacoltura e nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli (codici Ateco 01, 02, 03), anche come attività secondaria.
  • imprese attive nel commercio/intermediazione di veicoli individuate da almeno uno dei seguenti codici ATECO (anche solo come attività secondaria): 45.11.01 – Commercio all’ingrosso e al dettaglio di autovetture e di autoveicoli leggeri; 45.11.02 – Intermediari del commercio di autovetture e di autoveicoli leggeri.
Contributo

Clicca qui per visualizzare la tabella del contributo per veicoli N1

Clicca qui per visualizzare la tabella del contributo per veicoli M1

1° fase – Manifestazione d’interesse
A PARTIRE DALLE ORE 10:00 DEL 15/04/2024 fino alle ore 12:00 del 14/06/2024 tramite piattaforma RESTART INFOCAMERE accessibile solamente tramite identità digitale del legale rappresentante dell’impresa (SPID, CEI, CNS).

Formazione della graduatoria delle manifestazioni di interesse
Sarà attribuito un punteggio in funzione del veicolo da sostituire, della tipologia di impresa e della sede legale ed operativa. A parità di punteggio, si terrà conto dell’ordine cronologico di arrivo della manifestazione d’interesse. La graduatoria verrà approvata entro il 30/07/20024.

2° fase – Richiesta di contributo
La domanda di contributo deve essere presentata mediante piattaforma dalle ore 10:00 del primo giorno lavorativo successivo alla pubblicazione della graduatoria e fino alle ore 12:00 del 13/01/2025 inserendo la documentazione di rendicontazione prevista.

RIVOLGITI ALLO SPORTELLO PUNTO BANDI PER RICEVERE ASSISTENZA:
  • nell’ammissibilità dell’impresa e delle spese al contributo
  • nell’accesso e caricamento della documentazione per la manifestazione d’interesse
  • nel successivo invio della documentazione di rendicontazione.

bandi@pd.cna.it – 049 8062209

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07Feb

SOGLIA ELEVATA E PERIODO MOBILE: CAMBIA IL REGOLAMENTO “DE MINIMIS”

07/02/2024 Nicolo Ruffin 1) Bandi e Contributi Attivi, Agroalimentare, Eventi Agroalimentare 104

Gli aiuti concessi in “De Minimis” sono un’eccezione alla regola generale del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che esclude per gli stati membri la possibilità di concedere agevolazioni alle imprese che siano considerati aiuti di stato.

Una delle eccezioni a questo principio generale sono proprio gli aiuti concessi in “De Minimis”.

Si tratta cioè di aiuti considerati di importanza minore poiché di importo limitato e quindi non in grado di alterare la concorrenza.

DEFINIZIONE DEL DE MINIMIS

L’articolo 3 del REGOLAMENTO (UE) N. 2023/2831 prevede che:

1. Le misure di aiuto che soddisfano le condizioni di cui al presente regolamento sono considerate misure che non soddisfano tutti i criteri di cui all’articolo 107, paragrafo 1, del trattato e pertanto non sono soggette all’obbligo di notifica di cui all’articolo 108, paragrafo 3, del trattato

2. L’importo complessivo degli aiuti «de minimis» concessi da uno Stato membro a un’impresa unica non supera 300 000 EUR nell’arco di tre anni.

3. Gli aiuti «de minimis» sono considerati concessi nel momento in cui all’impresa è accordato, a norma del regime giuridico nazionale applicabile, il diritto di ricevere gli aiuti, indipendentemente dalla data di erogazione degli aiuti «de minimis» all’impresa

Con il nuovo regolamento, a partire al 01/01/2024 non c’è più il limite di 100.000 euro per il settore del trasporto di merci su strada

Esistono poi specifici regolamenti per il settore Pesca Reg. 717/2014 e Agricoltura Reg. 1408/2013.

PERIODO DI RIFERIMENTO DEL DE MINIMIS

La norma prevede che l’importo complessivo degli aiuti «de minimis» non debba essere superato nell’arco di tre esercizi finanziari che con il nuovo Reg. 2023/2831 diventeranno invece 3 anni. (…nell’arco di 3 anni)

Non c’è al momento chiarezza di come funzioni questo limite e se faccia riferimento all’anno solare o all’anno civile.

In pratica il riferimento è all’esercizio fiscale in corso (che può non coincidere con l’anno solare) e i due esercizi precedenti.

C’è dunque uno scorrimento temporale di tipo annuale non rilevando il momento preciso in cui l’aiuto viene deliberato ma esclusivamente l’anno fiscale.

La data di rifermento che va considerata è la data di concessione dell’aiuto. Gli aiuti erogabili in più quote sono attualizzati al loro valore al momento della concessione

NON TUTTI I CONTRIBUTI RIENTRANO NEL DE MINIMIS

Non tutti i contributi che un’azienda può ricevere rientrano necessariamente nel de minimis.
Occorre innanzitutto verificare se si tratta o meno di aiuti di stato (qui trovi un approfondimento).
Se non sono aiuti di stato, non sono da considerare ai fini del de mimimis.
Se invece sono aiuti di stato, occorre verificare se rientrano in uno dei regimi di esenzione alternativi al de minimis.

  • Aiuti esenti dall’obbligo di notifica
  • Aiuti notificati per i quali è stata approvata l’esenzione

Per capire se si tratti di contributi che rientrano in queste definizioni occorre verificarlo nel testo della norma e nelle relazioni di accompagnamento.

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24Gen

Fondo per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell’agroalimentare italiano: Riapre il 1 ottobre lo sportello “giovani diplomati” che assegna contributi per apprendisti nei settori della ristorazione e della pasticceria

24/01/2024 Nicolo Ruffin 1) Bandi e Contributi Attivi, Agroalimentare, Eventi Agroalimentare 99

AGGIORNAMENTO 20 SETTEMBRE 2024

Riapre il 1 ottobre lo sportello “giovani diplomati” che assegna contributi per apprendisti nei settori della ristorazione e della pasticceria

Sono ancora disponibili oltre 9 milioni di euro del Fondo per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell’agroalimentare italiano, che finanzia i contratti di apprendistato tra le imprese e i giovani diplomati nei servizi della ristorazione e della pasticceria.
  • destinato ad imprese della ristorazione con somministrazione (ATECO 56.10.11), gelaterie e pasticcerie (ATECO 56.10.30) , produzione di pasticceria fresca (ATECO 10.71.20);
  • attive da almeno 10 anni o che nel 2022 abbiano acquistato almeno il 25% del totale di prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI, SQNZ e prodotti biologici.
Previsto un contributo a fondo perduto (massimo 30 mila euro), fino a coprire il 70% delle spese totali degli apprendisti.
Non possono partecipare le imprese che hanno già presentato domanda nel precedente sportello.

Contattaci a bandi@pd.cna.it o al 0498062209

24 GENNAIO 2024
Il fondo ha una dotazione di 20 milioni di euro in favore dei giovani diplomati nei servizi dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera e di 56 milioni di euro per l’acquisto di macchinari professionali e di altri beni strumentali durevoli.
Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese in possesso dei seguenti requisiti:
a) se operanti nel settore identificato dal codice ATECO 56.10.11 («Ristorazione con somministrazione»): essere regolarmente costituite ed iscritte come attive nel Registro delle imprese da almeno dieci anni o, alternativamente, aver acquistato, nei dodici mesi precedenti la data di pubblicazione del presente decreto, prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI, SQNZ e prodotti biologici per almeno il 25% del totale dei prodotti alimentari acquistati nello stesso periodo;
b) se operanti nel settore identificato dal codice ATECO 56.10.30 («Gelaterie e pasticcerie») e dal codice ATECO 10.71.20 («Produzione di pasticceria fresca»), che avevamo chiesto di inserire a sostegno anche delle pasticcerie di sola produzione: essere regolarmente costituite ed iscritte come attive nel Registro delle imprese da almeno dieci anni o, alternativamente, aver acquistato, nei dodici mesi precedenti la data di pubblicazione del presente decreto, prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI e prodotti biologici per almeno il 5% del totale dei prodotti alimentari acquistati nello stesso periodo.
Il fondo interviene
  • con un contributo a fondo perduto per un importo non superiore a 30 mila euro e fino al 70% delle spese per l’acquisto di macchinari professionali e di beni strumentali all’attività dell’impresa , in regime de minimis (sese interamente sostenute e pagate dall’impresa dopo la presentazione della domanda ed entro 8 mesi dalla data di concessione delle agevolazioni).
  • con un contributo a fondo perduto per un importo non superiore a 30 mila euro e fino al 70% delle spese riferite alla remunerazione lorda per l’inserimento, con contratto di apprendistato, di uno o più giovani diplomati. (in regime de minimis). I giovani diplomati devono avere un diploma di istruzione secondaria superiore presso un Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera (IPSEOA) da non oltre 5 anni, e non devono aver compiuto, alla data di sottoscrizione delcontratto di apprendistato, i 30 anni di età.
Domande a partire dal 01/03/2024 sulla piattaforma informatica Invitalia, con valutazione in ordine cronologico di presentazione delle domande.
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16Nov

Panificazione artigiana, le Associazioni si coalizzano contro la crisi

16/11/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 80

Di fronte ai gravi rincari e alla frammentazione delle proteste le Associazioni dei panificatori maggiormente rappresentative a livello nazionale (CNA Dolciari e Panificatori, Assipan Confcommercio, Assopanificatori Fiesa Confesercenti e Confartigianato Panificatori) si sono riunite in un Coordinamento nazionale per dare più forza e sintesi alle richieste della categoria, alle prese con uno dei momenti più difficili della propria storia recente.

“Le imprese di panificazione producono beni di prima necessità la cui distribuzione non può essere messa a repentaglio, pena il rischio di gravi ripercussioni sulla tenuta sociale; per questa ragione chiedono interventi specifici per far fronte ai rincari di farina, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari. Sono 26mila le imprese, con oltre 100mila addetti, che da oltre due anni stanno affrontando una situazione di fortissima instabilità che ha messo a dura prova la tenuta delle produzioni e a rischio la qualità delle produzioni alimentari, simbolo del nostro Made in Italy. Senza interventi mirati e immediati il pane artigianale, bene primario per eccellenza, potrebbe presto venire a mancare dalle tavole degli Italiani”. È quanto i quattro presidenti delle Associazioni hanno rappresentato al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, unitamente a una richiesta di incontro in cui discutere una serie di proposte mirate. Tra le principali rientrano:

  1. L’incremento del credito di imposta previsto per le imprese ad alta intensità energetica, che per i panificatori artigiani dovrebbe essere elevato al 50%, con estensione a tutto il 1° quadrimestre 2023 e applicazione dell’obbligo per i fornitori di uno sconto immediato in bolletta “ove richiesto” pari al credito d’imposta spettante a fronte di una automatica cessione dello stesso
  2. L’intervento sulle norme relative al distacco delle forniture, individuando una moratoria che salvaguardi la continuità della produzione, stabilendo che il pagamento di almeno il 20% della fattura inibisca il distacco
  3. L’intervento sul trattamento fiscale del lavoro notturno, caratteristico nelle imprese di panificazione artigiana, al fine di contenere il costo del lavoro e contestualmente la capacità produttiva di pane fresco
  4. Il riconoscimento alle imprese del settore della qualifica di operatori svolgenti lavoro usurante.

Per sostenere le ragioni di tali richieste, le Associazioni dei panificatori chiedono l’apertura di un Tavolo di confronto presso il ministero, anche al fine di avviare un monitoraggio serrato dell’andamento dei costi energetici e delle materie prime, per prevenire situazioni critiche che rischiano di creare notevoli tensioni tra la popolazione.

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11Ott

Pane sempre più salato, aumenta la sofferenza della filiera

11/10/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 78
La ripresa dell’appeal della formazione tecnica e professionale per gli studenti della provincia di Padova ben si coniuga con le esigenze espresse dalle imprese relativamente alle necessità di inserimento di nuovo personale.
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11Ott

Dehors, semplificazioni per pubblici esercizi

11/10/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 80
La ripresa dell’appeal della formazione tecnica e professionale per gli studenti della provincia di Padova ben si coniuga con le esigenze espresse dalle imprese relativamente alle necessità di inserimento di nuovo personale.
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19Set

Il Governo e la politica sostengano le imprese contro Nutriscore

19/09/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 92

CNA ritiene che si debba fornire al consumatore una completa valutazione degli alimenti sulla base degli ingredienti contenuti nel prodotto per promuovere una corretta educazione alimentare.

Il Nutriscore, invece, lancia segnali di allarme attraverso il colore del bollino che per i tipici prodotti dell’alimentazione italiana andrebbero tra l’arancione e il rosso. L’olio extravergine di oliva verrebbe bollinato con il rosso perché il Nutriscore fa riferimento a cento grammi di prodotto. Ma nessuno consuma cento grammi di olio tutti insieme.

Il sistema di etichettatura Nutriscore è ingannevole e incentiva comportamenti falsamenti salutistici.

CNA Agroalimentare chiede al Governo e alle forze politiche di affiancare i produttori italiani, e in particolare gli artigiani e i piccoli imprenditori, nella battaglia sull’etichettatura alimentare che si aprirà nei prossimi mesi in Europa. Ne va della salute dei consumatori e della salvaguardia delle produzioni agroalimentari italiane di qualità”. Lo ha dichiarato Francesca Petrini, presidente di CNA Agroalimentare.

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28Feb

Guerra tra Russia e Ucraina: crisi per l’Agroalimentare veneto

28/02/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 85

Il Veneto ce l’aveva fatta. Tra gennaio e settembre 2021 le esportazioni avevano fatto segnare un +18,7% rispetto ai primi nove mesi del 2020. La Regione, secondo l’Osservatorio Economia e Territorio condotto dal Centro Studi Sintesi, aveva recuperato ampiamente quanto perso nel 2020: infatti, il valore dell’export nei primi tre trimestri del 2021 risultava superiore del 6,3% al dato riferito allo stesso periodo del 2019.

In uno scenario di ritrovato ottimismo anche per l’evolversi della situazione pandemica, la crisi Russia-Ucraina che in questi giorni è sfociata in una vera e propria invasione militare, si ripercuote in maniera molto grave e preoccupante sull’economia Veneta, in particolare per quanto riguarda il comparto agroalimentare.

Ucraina: una crisi importante per import ed export italiano

L’Ucraina è il granaio dell’Europa. Il nostro Paese acquista dall’Ucraina oli grezzi di girasole, mais e frumento tenero. Soprattutto per quanto riguarda il mais, l’Ucraina è il nostro secondo fornitore dopo l’Ungheria, con una quota superiore al 20% sia in volume che in valore. Inoltre, l’Italia, secondo i dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), è il secondo fornitore di prodotti agroalimentari, dopo la Polonia, con una quota del 7% pari a 415 milioni di euro nel 2020.

La situazione preoccupa nel Nordest perché, secondo il Report Istat sulle coltivazioni cerealicole 2021, tra il 2010 e il 2019 le superfici cerealicole rispetto al complesso delle superfici a seminativi scende dal 42,1% al 33,3%. Nello specifico, per quanto riguarda il mais, risultano significative le riduzioni di superficie subito dopo la Lombardia, che nel Veneto che passa da 229 mila ettari nel 2010 a 154 mila ettari nel 2020. In dieci anni, a livello nazionale, il calo della superficie a mais è stato del 35%. Come Paese non siamo autosufficienti e ci allontaniamo sempre di più da questo obiettivo.

Secondo i recenti dati Unioncamere, il Veneto nel 2019 ha esportato verso l’Ucraina per 302,9 milioni di valore totale, lo 0,5% dell’export regionale in crescita del 31,3% rispetto al 2009; mentre 469,3 milioni è il valore delle importazioni dall’Ucraina nel 2019, l’1% dell’import regionale, in crescita del 111,8% rispetto al 2009 (macchinari, elettrodomestici, prodotti chimici). Sempre secondo i dati elaborati dal Centro Studio di Unioncamere del Veneto, l’export del 2021 in Ucraina vale 253 milioni di euro.

Russia e conseguente embargo sono il vero problema

Se i rapporti commerciali del Veneto con l’Ucraina sono importanti, quelli con la Russia sono essenziali: per i rifornimenti di energia e gas; per il turismo; ma anche per l’agroalimentare.

Sempre secondo i dati Unioncamere, il valore totale delle esportazioni verso la Russia per macchinari, abbigliamento e mobili (Made in Italy) è stata di 1,3 miliardi nel 2019, pari al 2% dell’export regionale, in crescita del 21% rispetto al 2009; mentre il valore delle importazioni nel 2019 è stato di 324 milioni, pari allo 0,7% dell’import regionale, in crescita del 79,6% rispetto al 2009. Il saldo commerciale dell’anno è positivo è pari a 983,6 milioni di euro.

Secondo l’ultima elaborazione Intesa Sanpaolo S.p.A, tra gennaio e settembre 2021, i distretti produttivi veneti hanno trattenuto rapporti commerciali per un valore di 466 milioni di euro con la Federazione russa, dimostrando che la Russia è l’ottavo mercato e in aumento del 12,6 rispetto al 2020.

Il Veneto, è dunque una regione votata all’export: assieme a Lombardia ed Emilia-Romagna alimenta quasi il 60% degli scambi nazionali; i suoi prodotti DOP, con un valore della produzione pari a 3.699 miliardi di euro, la incoronano prima regione per fatturato, con cibo e vino (XIX Rapporto Ismea-Qualivita), gran parte della quale viene esportata. Ed è proprio uno di questi prodotti, il Grana Padano, assieme a tante altre specialità alimentari che sarà penalizzato da ulteriori sanzioni UE e USA alla Russia. Sanzioni che si andranno ad aggiungere a quelle del 2014, quando già l’agroalimentare fu il settore più colpito dalle sanzioni e dall’embargo russo. Tra gennaio e settembre 2014, infatti, l’agroalimentare veneto verso la Russia aveva subìto una flessione del -11% (Unioncamere Veneto 2015). Ad essere colpiti soprattutto formaggi, salumi e ortaggi. Ed è quanto purtroppo andrà ad ripetersi con ogni probabilità in conseguenza alle sanzioni che previste dai Paesi UE.

«La difficile congiuntura economica già molto provata dai due anni di Covid – commenta Moreno De Col Presidente CNA VENETO – aveva già purtroppo provocato aumenti nel costo delle farine e del grano a causa di speculazioni sui mercati internazionali che CNA Veneto sta da tempo attentamente monitorando. A questa situazione, già preoccupante, si aggiunge oggi la questione Russia-Ucraina: condanniamo ogni azione bellica e siamo fortemente allarmati per l’evolversi di questa crisi e per l’impatto sulla situazione umanitaria. Siamo inoltre consapevoli che questa crisi andrà a ripercuotersi sulla nostra economia sia per l’import che per l’export, andando a pregiudicare una ripresa che il Veneto stava già con grande impegno cavalcando. Nell’ultimo anno il costo del frumento duro è aumentato del 9,9% e il prezzo di quello tenero del 17,7%. CNA Veneto prevede fortissime ripercussioni sull’intero comparto e per le filiere collegate che si riverseranno senza dubbio sui lavoratori e sulle famiglie.»

Il frumento: gli aumenti già causati da speculazioni dei mercati e dalla pandemia

Secondo i dati forniti a CNA dall’Ismea, nel mese di dicembre 2021 il frumento tenero nazionale è arrivato a 325,63 euro/t, una quotazione record che non si raggiungeva dal 1993. Il prezzo del frumento duro nazionale salito a 504,51 euro/t a dicembre 2021, costo record degli ultimi 29 anni a causa del crollo della produzione canadese, primo produttore ed esportatore, per la siccità che ha ridotto del -59,6% i raccolti sul 2020 e del -40,2% delle scorte; in calo anche i raccolti e le scorte degli USA che hanno registrato un -40% circa, in entrambi i casi.

«Le conseguenze di queste situazioni internazionali – sottolinea Matteo Ribon, Segretario CNA Veneto – hanno determinato un aumento dei costi dei prodotti tipici del Made in Italy, quali pane e pasta, e le famiglie in media già spenderanno 300 euro in più all’anno. Il problema è che come Paese non siamo autosufficienti. Con la riduzione delle scorte mondiali e le inevitabili conseguenze delle sanzioni che i Paesi UE imporranno alla Russia a causa dei recenti gravissimi avvenimenti, la situazione non potrà che peggiorare. A maggior ragione, dunque, l’Italia può e deve giocare un ruolo fondamentale rilanciando i grani italiani».

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26Gen

Contaminazione da semi di senape nel grano italiano: nota del Ministero della Salute

26/01/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 84

Il Ministero invita le imprese molitorie ad effettuare, prima della macinatura, una prima verifica della presenza di senape nel grano mediante operazioni di vagliatura meccanica.
Inoltre raccomanda, a tutte le imprese del settore alimentare di ricorrere ad avvertenze di etichettatura tipo “può contenere tracce di senape” e di darne risalto anche nel sito aziendale:

  • per gli incarti in giacenza integrando l’etichetta con la frase “può contenere tracce di senape” ;
  • per i prodotti a scaffale mediante avvisi con apposita cartellonistica ed eventualmente con comunicazioni nei canali social e nel sito aziendale.

La senape è considerato un ALLERGENE ai sensi del Regolamento UE n. 1169/2011.

Informazioni e chiarimenti:
Nicola Verdicchio Resp.le Agro-alimentare CNA Padova
telefono 049 806.22.59  fax 049 807.71.85  cell. 333 2169560

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26Gen

Settore alimentare: le novità introdotte con il D.LGS 32/2021

26/01/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 82

In particolare gli operatori che effettuano le attività di cui all’allegato 2, sezione 6, tabella A dovranno:

  • compilare AUTODICHIARAZIONE entro il 31/01/2022
  • inviare il modello, accompagnato da un documento di identità valido, all’Azienda Uls 6 Euganea via pec protocollo.aulss6@pecveneto.it e via mail semplice a sezione6@aulss6.veneto.it
  • Informazioni: Servizio Igiene Alimenti Nutrizione oppure ufficio Conselve da lunedì a venerdì 10-12 049 9598231 sezione6@aulss6.veneto.it.

Restano escluse dalla presentazione della dichiarazione le seguenti attività:

  • Piattaforma di distribuzione alimenti della grande distribuzione organizzata
  • Deposito conto terzi di alimenti
  • Deposito per attività di commercio all’ingrosso di alimenti e bevande
  • Cash & Carry

Successivamente l’Azienda ULSS per i controlli ufficiali agli operatori elencati nell’allegato 2, sezione 6 lettera A del decreto che hanno iniziato una o più attività in data antecedente al 1° luglio 2021 e che commercializzano all’ingrosso (ad altri operatori o stabilimenti) una quantità superiore al 50% della propria merce applicherà le tariffe forfettarie indicate in tabella.

Informazioni e chiarimenti:
Nicola Verdicchio Resp.le Agro-alimentare Cna Padova
telefono 049 806.22.59  fax 049 807.71.85  cell. 333 2169560

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Confederazione Nazionale dell’artigianato
e delle Piccole imprese

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35129 Padova

t. +39 049 8062211
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