Matteo Rettore (CNA Padova e Rovigo): «Impossibile applicare parametri ultra standardizzati ad un periodo storico del tutto fuori dall’ordinario. Eppure gli imprenditori continuano a ricevere avvisi per pendenze che, a seconda della dimensione della ditta, toccano cifre come 50,60 ma anche 100 o 200mila euro. Questo atteggiamento rischia di minare il rapporto di fiducia con il fisco»
Continua l’invio, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle lettere di compliance agli artigiani e piccoli imprenditori padovani: circa dodicimila, secondo le stime di Cna Padova e Rovigo, i documenti in arrivo nel Padovano, a fronte di oltre tre milioni di lettere inviate in tutto il territorio nazionale.
Si tratta di controlli induttivi, basati quindi su dati medi e ipotesi, che rilevano presunte anomalie fiscali non sempre suffragate da contestazioni analitiche. Le lettere, infatti, si concentrano su discrepanze tra dichiarazioni fiscali e parametri settoriali, imponendo al contribuente l’onere di dimostrare la propria correttezza.
La questione ha sollevato numerose polemiche anche a livello nazionale, con categorie economiche e commercialisti che hanno già denunciato a gran voce che l’utilizzo di dati medi o presunti può compromettere gravemente il rapporto di fiducia tra contribuenti e amministrazione.
E lo stesso sostiene Cna, che in questi mesi sta sostenendo e affiancando gli associati nel far valere i propri diritti. “Uno degli aspetti che più ci ha colpito – dichiara Matteo Rettore, segretario CNA Padova e Rovigo – riguarda gli accertamenti relativi al periodo 2020-2021, ovvero gli anni della pandemia da Covid-19. In questi accertamenti, purtroppo, non si tiene conto delle difficoltà assolutamente fuori dall’ordinario che le imprese hanno affrontato in quel periodo”.
Tra le categorie più penalizzate ci sono ad esempio gli autoriparatori, che stanno ricevendo ora contestazioni rispetto al reddito dichiarato. Le motivazioni si basano su diversi parametri: tra questi un calcolo medio del tempo impiegato per servire ogni cliente, rapportato al numero di dipendenti. Secondo questa logica, è possibile determinare il reddito giornaliero di un’officina semplicemente in base al numero delle persone che ci lavorano.
Questa valutazione, però, non tiene conto di un elemento fondamentale: “Nel 2020 e nel 2021 – sottolinea Rettore – le officine hanno dovuto adottare procedure straordinarie a causa della pandemia. I meccanici entravano in veicoli potenzialmente infetti, dovevano igienizzare gli ambienti di lavoro e utilizzare strumenti specifici per garantire la sicurezza sanitaria. Tutte queste precauzioni hanno inevitabilmente allungato i tempi di lavoro, gonfiato le spese e ridotto la produttività, rendendo il confronto con periodi normali del tutto inadeguato”.
In questi mesi Cna Padova e Rovigo sta affiancando i propri associati nell’affrontare le verifiche dell’Ade. “Mettiamoci nei panni di chi ha un’impresa – spiega ancora il segretario di Cna – e si vede imputare pendenze con il fisco che arrivano a 50, 60, 100mila euro. Nel mentre ci sono spese da sostenere, collaboratori da pagare e via dicendo. Accettare l’accordo spesso significa dimezzare l’importo. Andare in contenzioso significa perdere molto più tempo senza nessuna certezza rispetto all’esito delle verifiche successive: anche chi sa di avere ragione è portato ad accettare perché ci si vede costretto. Tuttavia – conclude Rettore – questa modalità di gestione va rivista, altrimenti rischia di minare ulteriormente la fiducia degli imprenditori verso il sistema fiscale. È necessario un approccio più equo e realistico, che tenga conto delle reali condizioni vissute dalle imprese, in particolare con riferimento agli anni del covid”.