Montagnin: “Per un artigiano che ha sei-sette furgoni il caro gasolio costa a fine mese fino a 2.000 euro in più. La situazione non può andare avanti così”. Donà: “Basta tagli temporanei, servono interventi strutturali”
Il caro gasolio continua a mettere sotto pressione le imprese artigiane del territorio, in particolare quelle per cui gli spostamenti rappresentano una componente essenziale dell’attività quotidiana. Idraulici, elettricisti, manutentori, impiantisti, falegnami e serramentisti ogni giorno percorrono chilometri per raggiungere clienti e cantieri, sostenendo costi del carburante sempre più difficili da assorbire.
Una situazione che preoccupa CNA Padova e Rovigo, soprattutto in vista dei prossimi mesi. Nel solo Padovano sono oltre 17 mila le imprese artigiane attive nei principali settori nei quali il mezzo di lavoro rappresenta parte integrante dell’attività: circa 1.350 imprese dei trasporti, merci e persone, oltre 2.500 dell’impiantistica, circa 2.500 nelle costruzioni, 1.800 nel legno-arredo e 1.300 nella meccanica.
Per molte di queste realtà il furgone non è semplicemente un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio strumento di lavoro. Agli aumenti del carburante si sommano inoltre quelli di materiali, attrezzature e degli altri costi necessari allo svolgimento dell’attività.
“Per un artigiano che ha sei-sette furgoni il caro gasolio costa a fine mese fino a 2.000 euro in più – sottolinea Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo –. Abbiamo provato con i mezzi a Gpl, ma la manutenzione e il collaudo delle bombole sono carissimi, il gioco non vale la candela”.
Una pressione che rischia inevitabilmente di ripercuotersi sull’intera attività delle piccole imprese. “Gli artigiani impiegano più tempo per raggiungere il cliente e spendono sempre più in carburante. La situazione non può andare avanti così”, prosegue Montagnin.
CNA ritiene quindi necessario superare la logica degli interventi temporanei e lavorare a misure capaci di dare maggiore stabilità alle imprese. Una richiesta che riguarda sia il costo dei carburanti sia la possibilità, per micro e piccole aziende, di accedere concretamente agli strumenti per la transizione energetica e il rinnovo dei mezzi.
“Sarebbe bello aprire un tavolo e dialogare – conclude Montagnin –. Gli incentivi devono essere realmente accessibili anche alle micro e piccole imprese, con flotte al piccolo artigiano che vuole sostituire il proprio furgone, installare il fotovoltaico o dotarsi di un sistema di accumulo. Dobbiamo smettere di rincorrere una crisi dopo l’altra. Le accise servono per affrontare l’oggi; una vera politica energetica deve metterci nelle condizioni di affrontare il domani”.
Sulla necessità di un intervento strutturale insiste anche Daniele Donà, presidente degli impiantisti di CNA Padova. Per chi lavora quotidianamente presso abitazioni e imprese, gli spostamenti sono parte integrante del servizio e il rincaro alla pompa si traduce direttamente in un aumento dei costi aziendali.
“Basta tagli temporanei. Ci aspettiamo interventi strutturali del Governo anche dopo il 5 settembre. Le accise vanno mozzate in modo importante e definitivo – afferma Donà –. Le tessere sconto carburante fanno scena, ma non risolvono il problema: è necessario intervenire all’origine, anche perché i conti non tornano”.
Per un’impresa di impiantistica l’impatto è concreto: “Per un pieno, che facciamo ogni 10 giorni-due settimane in base al giro dei clienti, adesso paghiamo circa 150 euro, prima dell’ennesima crisi spendevamo al massimo 120-130 euro. Purtroppo i rincari si ripercuotono sui clienti”, spiega Donà.
“Il Governo deve cambiare strategia. Ci sono le guerre, ci sono tante spese, lo capisco, però serve qualcosa di più strutturale o ne rimetterà il mercato in modo importante”, conclude il presidente degli impiantisti CNA.