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CNA Padova
08Mar

8 marzo, le imprese femminili sono aumentate anche durante la crisi

08/03/2022 lucas In evidenza, News 69

Secondo i dati Unioncamere, oltre un quarto dei ruoli imprenditoriali italiani sono coperti da donne: per la precisione, 2,8 milioni in termini assoluti equivalenti al 26,8% del complesso di titolari, amministratori e soci d’impresa del nostro Paese.

Nel 69,7% dei casi le donne non svolgono una funzione ausiliaria ma sono responsabili in prima persona dello sviluppo del progetto imprenditoriale in qualità di titolari (29,2%) e/o di amministratrici (40,5%). Considerato che il numero delle imprese registrate alle Camere di commercio è pari a circa sei milioni ne deriva che le donne operano mediamente in una impresa su due e che rivestono ruoli apicali di titolare e/o di amministratore quasi in un’impresa su tre.

Servizi al femminile

Ma quali sono i settori dove operano principalmente le donne imprenditrici? A prevalere nettamente sono i servizi. E in particolare i servizi alla persona, un aggregato che comprende parrucchieri, centri estetici, tinto-lavanderie, nel quale il tasso di imprenditorialità femminile raggiunge il 52%. Dietro i servizi la presenza femminile è maggiormente rimarchevole nell’ordine in: turismo (35,9%), agricoltura (29,3%), commercio (27,2%) e, fanalino di coda, manifatturiero (16,9%). Non nell’intero comparto manifatturiero, però, il ruolo giocato dalle donne è residuale: la presenza femminile è sicuramente rilevante nell’abbigliamento (nel quale il 44,7% dei ruoli imprenditoriali è ricoperto da donne), nel tessile (32,6%) e nella pelletteria (30%). Beninteso, anche al di fuori della filiera dell’abbigliamento la presenza femminile si fa onore: è il caso del comparto alimentare (29,2%) e di gioielli e accessori (23,6%). Insomma, il Made in Italy si tinge di rosa proprio nelle sue produzioni universalmente riconosciute di alta qualità e di più incisiva attrazione nel mercato globale.

Dove l’impresa è donna

A livello territoriale, i tassi di imprenditorialità femminile più consistenti si registrano nelle regioni del Centro e del Nord-Ovest del nostro Paese. Il peso relativo delle donne a livello regionale è all’apice in Val d’Aosta (30,5%), Umbria (29,7%), Molise (29,5%), Abruzzo (28,9%) e Piemonte (28,7%). All’opposto si situa il Trentino Alto Adige, con una quota del 23,6%.

Il ruolo delle donne ai più alti livelli decisionali è cresciuto proprio nell’ultimo decennio, mentre le crisi di varia natura mordevano più forte l’Italia. Tanto che tra il 2014 e il 2021 i ruoli apicali “in rosa” sono aumentati di circa 63mila unità. Un dato di certo non irrilevante: nel medesimo lasso di tempo gli uomini sono calati di oltre 31mila unità. A livello relativo, tra il 2011 e il 2021 a fronte dell’incremento pari all’1,6% delle imprenditrici si è rilevato una diminuzione del 3% degli imprenditori. Nel 2021, in particolare, le imprese femminili hanno conseguito un aumento di 11.500 unità rispetto al 2020.

Occupazione in retromarcia

Allargando il raggio dell’azione analitica all’intero mercato del lavoro si rileva che nel 2020 il tasso di occupazione femminile si attestava al 52,1%, quasi venti punti in meno di quello maschile (71,8%). Oltre a risultare il secondo più basso dell’Unione europea (dietro la Grecia), dal 2019 al 2021 il tasso di occupazione femminile in Italia si è anche ulteriormente ridotto in maniera più marcata rispetto a quello maschile: -2% e -1,5%. Una penalizzazione che si spiega tanto con la contrazione di settori lavorativi a maggiore presenza femminile (dal turismo alla moda, dai servizi alla persona allo spettacolo) quanto con il maggior impegno casalingo richiesto alle donne nel periodo del confinamento e in genere della pandemia. Inoltre, non aiuta la differenza di retribuzione ancora diffusa: nel settore privato la retribuzione oraria dei dipendenti uomini supera quella delle donne di 7,2 punti percentuali.

Piccole imprese, nessuna discriminazione

Va messo in risalto, però, che se nelle grandi imprese la retribuzione maschile è in media superiore di 17,2 punti a quella femminile, nelle piccole imprese il divario quasi si annulla calando all’1,8%. Lo stesso vale per la presenza di donne lavoratrici dipendenti. Rispetto a una media di occupazione “rosa” pari al 40,5% nell’intero sistema produttivo, nelle micro-imprese fino a nove dipendenti la quota di posti di lavoro occupati da donne supera il 47%.

Le richieste alla politica

Dai dati elaborati dalla CNA emergono quindi delle indicazioni precise. In primo luogo, l’imprenditoria permette alle donne di raggiungere una piena realizzazione personale e di ricoprire ruoli di responsabilità, spesso difficilmente accessibili in altri ambiti lavorativi. Essa è un vero e proprio ascensore sociale in grado di consentire alle donne di esprimere al meglio il loro potenziale, conciliando il lavoro con la vita privata.

Le donne imprenditrici dimostrano, inoltre, di essere più inclusive nei confronti delle lavoratrici dipendenti che, specie nelle imprese più piccole, vedono riconosciuti merito, impegno e qualità alla pari dei colleghi maschi.

Ovviamente vi è ancora un trade-off tra la maggiore libertà, offerta dalla scelta di essere imprenditrici, e le minori tutele rispetto a quelle garantite dal lavoro dipendente. È per questo che il percorso che porta alla piena parità di genere, e alla completa partecipazione delle donne al mercato del lavoro, non può dirsi ancora completato. Per promuovere l’auto-imprenditorialità rosa sono necessari interventi ben calibrati: l’assegno unico universale per i figli a carico e le misure previste dal Pnrr sono un primo importante passo per l’eliminazione di qualsivoglia disparità di genere.

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02Mar

Sportello donna impresa a Padova

02/03/2022 lucas In evidenza, News 57

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Camera di Commercio di Padova presenta il servizio che offre supporto alle PMI guidate da donne per favorire la nascita di nuove imprese e il loro sviluppo, l’accesso ai finanziamenti e ai bandi e attività di formazione e informazione.

PROGRAMMA

12.00
Saluti e introduzione ai lavori.
Prossime iniziative del Comitato imprenditoria femminile
Elena Morello, presidente Comitato Imprenditoria Femminile Camera di Padova

12.10
Saluti e intervento
Laura Gucci Frati, presidente onorario FCEM

12.15
Presentazione nuovo servizio ‘Sportello Donna Impresa’.
La Camera di Commercio al servizio delle imprese e delle professioniste.
I bandi Invitalia esistenti e in arrivo.

Nicola Berti, responsabile Sportello Donna Impresa Camera di Padova

12.40
Le associazioni di categoria padovane e le domande di partecipazione alle misure Invitalia

13.00
Chiusura dei lavori

Scarica la locandinaIscriviti all’evento

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01Mar

Internet veloce: operativo il Piano voucher per le imprese

01/03/2022 lucas 1) Bandi e Contributi Attivi, In evidenza 81

A partire da oggi, martedì 1 marzo, alle ore 12:00 le imprese potranno richiedere un contributo, da un minimo di 300 euro ad un massimo di 2.500 euro, per servizi di connettività a banda ultralarga da 30 Mbit/s ad oltre 1 Gbit/s.
Il voucher va richiesto direttamente agli operatori di telecomunicazioni che si saranno accreditati sul portale dedicato all’incentivo, attivato da Infratel Italia che gestisce la misura per conto del Ministero dello sviluppo economico.

“Per l’erogazione del voucher – specifica il sito del MISE – e l’attivazione dei servizi a banda ultralarga, i beneficiari dovranno utilizzare i consueti canali di vendita degli operatori. Le risorse destinate alla misura, volta alla digitalizzazione delle imprese, sono pari complessivamente a 608.238.104 euro. Si tratta di un intervento che rientra nell’ambito della Strategia italiana per la banda ultra larga ed è anche tra le priorità indicate nel PNRR“.

Il Piano Voucher per le imprese avrà durata fino a esaurimento delle risorse stanziate e, comunque, fino al 15 dicembre 2022. La durata della misura potrà essere prorogata per un ulteriore anno.

Per maggiori informazioni:

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01Mar

Giovani e lavoro, a Padova è boom di richieste

01/03/2022 lucas Comunicati stampa, In evidenza 70

Il presidente di CNA Padova Luca Montagnin: «In questo momento di ripresa delle attività economiche si sente molto forte l’emergenza della mancanza di figure qualificate, di giovani preparati per affrontare con competenze adeguate le nuove sfide. Fondamentale il ruolo degli ITS».

Padova, 18 febbraio 2022 – A gennaio 2022 le imprese padovane sono alla ricerca di circa 9.300 collaboratori, in crescita di oltre il 50% rispetto allo stesso mese del 2021 (erano infatti poco più di 6 mila). Tra le professionalità più richieste ci sono conduttori di mezzi di trasporto (+74% sul 2021), cuochi e camerieri (più del doppio rispetto ad un anno fa), operai metalmeccanici specializzati (un terzo in più), lavoratori nelle imprese di pulizia. Molte dei profili richiesti sono rivolti a giovani: per quasi un posto di lavoro su 4 le aziende preferirebbero infatti inserire Under 30, con punte di oltre il 40% nelle professioni turistiche e nella grande distribuzione. Per venire incontro a queste esigenze Cna Padova sta avviando un percorso di approfondimento con le imprese per capire le necessità che vanno oltre la semplice definizione delle mansioni, anche attraverso un confronto con le scuole in termini di percorsi formativi e affinamento delle competenze di base.

«In questo momento di ripresa delle attività economiche si sente molto forte l’emergenza della mancanza di figure qualificate, di giovani preparati per affrontare con competenze adeguate le nuove sfide – commenta il presidente di CNA Padova Luca Montagnin – Quello che dobbiamo far capire è che l’impresa artigiana di oggi non è più quella di una volta. Ci sono tante potenzialità legate ai temi dell’innovazione, del digitale, delle nuove tecnologie. Ai giovani diciamo che le imprese cercano persone creative soprattutto, non solo tecnici, e che ci sono tante possibilità per intraprendere carriere ricche di soddisfazioni. In questo senso per noi è fondamentale il ruolo degli ITS, che sono il luogo in cui si avvicina scuola e mondo del lavoro. E poi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro va mantenuto un legame con il territorio. E quindi potenziare la rete territoriale dei centri per l’impiego, su cui bisogna investire con il PNRR, e puntare su un ruolo centrale delle amministrazioni locali».

Gian Domenico Gasparin è titolare di un’azienda di abbigliamento a San Martino di Lupari fondata nel 1979, che produce capi sportivi per l’equitazione e il golf. «Nel nostro settore non c’è offerta di lavoro, si trovano soprattutto persone dai 40 anni in su che per qualche motivo sono usciti da altre aziende e cercano di ricollocarsi» spiega Gasparin. «I giovani di 18-20 anni hanno magari studiato da modellisti, ma non si trova personale per tagliare o lavorare in macchina. I giovani hanno una marcia in più, hanno lo sguardo rivolto al futuro e capacità utili nel mondo attuale, si sanno muovere meglio con internet, con i social, conoscono il mercato giovane e possono immaginare prodotti nuovi e alternativi. Nella nostra azienda facciamo prototipia, campionario e rifiniture, le persone che lavorano qui lo fanno volentieri perché ci sono anche soddisfazioni economiche: per quanto ci riguarda abbiamo avuto una crescita costante, anche in questi due anni di difficoltà, anche se in questi ultimi mesi i costi di energia e trasporti si stanno moltiplicando e le difficoltà aumentano».

Matthew Nicoletto, 30 anni, è titolare di un’attività di autoriparazione a Brugine (Pd) e delegato padovano del gruppo giovani imprenditori di CNA Veneto. «Ci sono ragazzi che frequentano gli stage estivi nel nostro settore convinti che quello di autoriparatore sia un lavoro sporco e stancante, che si potrebbe guadagnare di più e più facilmente magari diventando influencer sui social» commenta Nicoletto. «Ma che crescita personale può dare un’attività di quel tipo? Che futuro può garantire? Eppure non si può solo criticare i giovani, dobbiamo toglierci dal piedistallo, bisogna capire che la società è cambiata, bisogna convincere i ragazzi che la realtà non è quella virtuale in cui sono cresciuti, che c’è molto altro. Dobbiamo anche sfatare l’idea che fare il meccanico sia un ripiego per chi non ha studiato. Non è vero. A me non piaceva andare a scuola, ma per assurdo studio di più ora, perché questa attività necessita di una formazione continua per stare al passo con il concentrato di tecnologia presente sulle automobili. Questo va spiegato ai giovani, che possono così trovare nuove strade in linea con i loro interessi e le loro passioni».

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01Mar

Emergenza Ucraina – Dona al 45525

01/03/2022 lucas In evidenza, News 66

Le tre organizzazioni umanitarie, da tempo operative in Ucraina e nei Paesi limitrofi, hanno deciso di unire gli sforzi per raccogliere fondi necessari per la sopravvivenza delle persone colpite e in fuga dalle ostilità e garantire loro una rapida ed efficace assistenza umanitaria. L’escalation delle violenze in corso in Ucraina sta provocando sofferenze immani.

I fondi raccolti con questa campagna verranno utilizzati per garantire alle famiglie e ai bambini dell’Ucraina protezione, rifugi, coperte, cure mediche, acqua potabile, kit per l’igiene personale e supporto psicologico.

La popolazione civile ha bisogno di assistenza immediata e potrà essere sostenuta chiamando da rete fissa o inviando un SMS al numero solidale 45525.

Chi vuole, può donare da domenica 27 febbraio a domenica 6 marzo 2022.2 euro al 45525
con SMS inviato da cellulare WINDTRE, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali5 e 10 euro al 45525
con chiamata da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali

5 euro al 45525
con chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile
Numero Solidale

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28Feb

Accesso della professione nel settore edile, serve una legge di regolamentazione

28/02/2022 lucas Costruzioni, In evidenza 79

Secondo i numeri forniti dalla Guardia di finanza, in Veneto negli ultimi due anni segnati dalla pandemia sono nate circa 7.000 nuove aziende nel settore dell’edilizia; tra gli imprenditori interessati, 5.834 sono soggetti con problemi di ordine giuridico e 150 hanno precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’incentivo fiscale del Superbonus, se da un lato ha dato impulso concreto per la ripartenza dell’economia regionale particolarmente legata al comparto casa, dall’altro sembra in qualche modo aver favorito il proliferare di nuove imprese che pur di non perdere questo treno, si sono dimostrate disinvolte e poco trasparenti nella gestione.

Un fenomeno che indigna e che preoccupa dinanzi al quale CNA Veneto torna a far sentire la propria voce, in difesa dei tantissimi professionisti che con onestà e correttezza stanno utilizzando questo strumento fiscale.

«Già dal 2011 – chiarisce Moreno De Col Presidente CNA Veneto – la nostra confederazione aveva portato alla Camera una proposta di legge – approvata quasi all’unanimità con 437 voti  a favore, 15 astenuti ed un solo contrario – sulla disciplina dell’attività di costruttore edile e delle attività di completamento e finitura edilizia. Proposta di legge che tuttavia per il susseguirsi di cambi governativi, non ha poi potuto proseguire il suo iter. Il settore delle costruzioni,  infatti, è complesso, ricco di implicazioni e responsabilità civili e penali, delicato sul piano della sicurezza sul lavoro e purtroppo debole dal punto di vista dell’aggressione da parte di organizzazioni criminali; necessita, ora più che mai, di una regolamentazione certa ed efficace così da scoraggiare qualsiasi iniziativa di non chiaro intento, e qualificare gli imprenditori che dirigono le imprese. Per questo a gran voce CNA Veneto chiede che si intervenga subito con una legge che regoli l’accesso alla professione nel comparto edile, da molto tempo richiesta al Governo, così da scoraggiare qualsiasi tentativo di infiltrazione.»

CNA si batte da tempo e oggi più che mai a fronte di tutte queste nuove imprese che si costituiscono per accedere ai Bonus che sono concentrati e limitati nel tempo, e che dovrebbero essere quanto meno di medio termine per sortire un effetto di programmazione, sia per le imprese che per i committenti.

«Va sottolineato – aggiunge il Segretario CNA Veneto Matteo Ribon – che i tempi di durata di questi bonus fiscali – il più delle volte sono emessi per la durata di un anno e si devono attendere i vari decreti di proroga per ottenere un prolungamento della loro validità, superbonus compreso – sono troppo brevi: diventa impossibile la programmazione da parte delle imprese, e l’urgenza di stare nei tempi comporta tutte le distorsioni in corso, dall’aumento delle materie prime alla penuria di materiali, alla mancanza di manodopera e scarsa qualità dei lavori, fino all’’assalto alla diligenza’ di operatori non qualificati per operazioni illecite mordi e fuggi. Riteniamo vitale che si proceda ad una regolamentazione all’accesso delle professioni peculiari del comparto, per impedire incursioni di operatori non qualificati, dare il giusto riconoscimento alle moltissime imprese che lavorano con competenza, e per garantire al committente l’esecuzione dell’intervento richiesto con preparazione e serietà.»

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28Feb

Guerra tra Russia e Ucraina: crisi per l’Agroalimentare veneto

28/02/2022 lucas Agroalimentare, In evidenza 85

Il Veneto ce l’aveva fatta. Tra gennaio e settembre 2021 le esportazioni avevano fatto segnare un +18,7% rispetto ai primi nove mesi del 2020. La Regione, secondo l’Osservatorio Economia e Territorio condotto dal Centro Studi Sintesi, aveva recuperato ampiamente quanto perso nel 2020: infatti, il valore dell’export nei primi tre trimestri del 2021 risultava superiore del 6,3% al dato riferito allo stesso periodo del 2019.

In uno scenario di ritrovato ottimismo anche per l’evolversi della situazione pandemica, la crisi Russia-Ucraina che in questi giorni è sfociata in una vera e propria invasione militare, si ripercuote in maniera molto grave e preoccupante sull’economia Veneta, in particolare per quanto riguarda il comparto agroalimentare.

Ucraina: una crisi importante per import ed export italiano

L’Ucraina è il granaio dell’Europa. Il nostro Paese acquista dall’Ucraina oli grezzi di girasole, mais e frumento tenero. Soprattutto per quanto riguarda il mais, l’Ucraina è il nostro secondo fornitore dopo l’Ungheria, con una quota superiore al 20% sia in volume che in valore. Inoltre, l’Italia, secondo i dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), è il secondo fornitore di prodotti agroalimentari, dopo la Polonia, con una quota del 7% pari a 415 milioni di euro nel 2020.

La situazione preoccupa nel Nordest perché, secondo il Report Istat sulle coltivazioni cerealicole 2021, tra il 2010 e il 2019 le superfici cerealicole rispetto al complesso delle superfici a seminativi scende dal 42,1% al 33,3%. Nello specifico, per quanto riguarda il mais, risultano significative le riduzioni di superficie subito dopo la Lombardia, che nel Veneto che passa da 229 mila ettari nel 2010 a 154 mila ettari nel 2020. In dieci anni, a livello nazionale, il calo della superficie a mais è stato del 35%. Come Paese non siamo autosufficienti e ci allontaniamo sempre di più da questo obiettivo.

Secondo i recenti dati Unioncamere, il Veneto nel 2019 ha esportato verso l’Ucraina per 302,9 milioni di valore totale, lo 0,5% dell’export regionale in crescita del 31,3% rispetto al 2009; mentre 469,3 milioni è il valore delle importazioni dall’Ucraina nel 2019, l’1% dell’import regionale, in crescita del 111,8% rispetto al 2009 (macchinari, elettrodomestici, prodotti chimici). Sempre secondo i dati elaborati dal Centro Studio di Unioncamere del Veneto, l’export del 2021 in Ucraina vale 253 milioni di euro.

Russia e conseguente embargo sono il vero problema

Se i rapporti commerciali del Veneto con l’Ucraina sono importanti, quelli con la Russia sono essenziali: per i rifornimenti di energia e gas; per il turismo; ma anche per l’agroalimentare.

Sempre secondo i dati Unioncamere, il valore totale delle esportazioni verso la Russia per macchinari, abbigliamento e mobili (Made in Italy) è stata di 1,3 miliardi nel 2019, pari al 2% dell’export regionale, in crescita del 21% rispetto al 2009; mentre il valore delle importazioni nel 2019 è stato di 324 milioni, pari allo 0,7% dell’import regionale, in crescita del 79,6% rispetto al 2009. Il saldo commerciale dell’anno è positivo è pari a 983,6 milioni di euro.

Secondo l’ultima elaborazione Intesa Sanpaolo S.p.A, tra gennaio e settembre 2021, i distretti produttivi veneti hanno trattenuto rapporti commerciali per un valore di 466 milioni di euro con la Federazione russa, dimostrando che la Russia è l’ottavo mercato e in aumento del 12,6 rispetto al 2020.

Il Veneto, è dunque una regione votata all’export: assieme a Lombardia ed Emilia-Romagna alimenta quasi il 60% degli scambi nazionali; i suoi prodotti DOP, con un valore della produzione pari a 3.699 miliardi di euro, la incoronano prima regione per fatturato, con cibo e vino (XIX Rapporto Ismea-Qualivita), gran parte della quale viene esportata. Ed è proprio uno di questi prodotti, il Grana Padano, assieme a tante altre specialità alimentari che sarà penalizzato da ulteriori sanzioni UE e USA alla Russia. Sanzioni che si andranno ad aggiungere a quelle del 2014, quando già l’agroalimentare fu il settore più colpito dalle sanzioni e dall’embargo russo. Tra gennaio e settembre 2014, infatti, l’agroalimentare veneto verso la Russia aveva subìto una flessione del -11% (Unioncamere Veneto 2015). Ad essere colpiti soprattutto formaggi, salumi e ortaggi. Ed è quanto purtroppo andrà ad ripetersi con ogni probabilità in conseguenza alle sanzioni che previste dai Paesi UE.

«La difficile congiuntura economica già molto provata dai due anni di Covid – commenta Moreno De Col Presidente CNA VENETO – aveva già purtroppo provocato aumenti nel costo delle farine e del grano a causa di speculazioni sui mercati internazionali che CNA Veneto sta da tempo attentamente monitorando. A questa situazione, già preoccupante, si aggiunge oggi la questione Russia-Ucraina: condanniamo ogni azione bellica e siamo fortemente allarmati per l’evolversi di questa crisi e per l’impatto sulla situazione umanitaria. Siamo inoltre consapevoli che questa crisi andrà a ripercuotersi sulla nostra economia sia per l’import che per l’export, andando a pregiudicare una ripresa che il Veneto stava già con grande impegno cavalcando. Nell’ultimo anno il costo del frumento duro è aumentato del 9,9% e il prezzo di quello tenero del 17,7%. CNA Veneto prevede fortissime ripercussioni sull’intero comparto e per le filiere collegate che si riverseranno senza dubbio sui lavoratori e sulle famiglie.»

Il frumento: gli aumenti già causati da speculazioni dei mercati e dalla pandemia

Secondo i dati forniti a CNA dall’Ismea, nel mese di dicembre 2021 il frumento tenero nazionale è arrivato a 325,63 euro/t, una quotazione record che non si raggiungeva dal 1993. Il prezzo del frumento duro nazionale salito a 504,51 euro/t a dicembre 2021, costo record degli ultimi 29 anni a causa del crollo della produzione canadese, primo produttore ed esportatore, per la siccità che ha ridotto del -59,6% i raccolti sul 2020 e del -40,2% delle scorte; in calo anche i raccolti e le scorte degli USA che hanno registrato un -40% circa, in entrambi i casi.

«Le conseguenze di queste situazioni internazionali – sottolinea Matteo Ribon, Segretario CNA Veneto – hanno determinato un aumento dei costi dei prodotti tipici del Made in Italy, quali pane e pasta, e le famiglie in media già spenderanno 300 euro in più all’anno. Il problema è che come Paese non siamo autosufficienti. Con la riduzione delle scorte mondiali e le inevitabili conseguenze delle sanzioni che i Paesi UE imporranno alla Russia a causa dei recenti gravissimi avvenimenti, la situazione non potrà che peggiorare. A maggior ragione, dunque, l’Italia può e deve giocare un ruolo fondamentale rilanciando i grani italiani».

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28Feb

Gli autotrasportatori: o interviene il governo o proclamiamo il fermo

28/02/2022 lucas In evidenza, Trasporto Merci 74

A dichiararlo le principali associazioni di autotrasporto, a partire dalla CNA Fita, riunite in Unatras che ha tenuto il comitato esecutivo.

Domani è previsto l’incontro con la viceministra alle Infrastrutture con delega all’autotrasporto, Teresa Bellanova. Immediatamente dopo i rappresentanti della categoria prenderanno le decisioni del caso.

“Giudichiamo in maniera molto positiva il proseguimento del confronto con la viceministra Bellanova, con l’auspicio che il Governo sia ormai consapevole della grave situazione e che il vertice sia più produttivo rispetto al passato, anche recente”, è la posizione di Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, espressa in una nota.

“Ascolteremo quindi con interesse e senso di responsabilità – prosegue – le proposte che la viceministra porterà sul tavolo domani, ribadendo la necessità di intervenire a livello economico e legislativo”.

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25Feb

Tariffe convenzionate 2022 per musica d’ambiente negli esercizi commerciali

25/02/2022 lucas In evidenza, News 69

Il permesso per musica di sottofondo autorizza l’utilizzo della musica in pubblici esercizi, quali ad esempio bar e ristoranti per la sonorizzazione del locale finalizzata a rendere più gradevole la permanenza. La diffusione può avvenire tramite apparecchi radiofonici, altri apparecchi audio, televisori ecc.

Per la musica di sottofondo il compenso per diritto d’autore si corrisponde tramite abbonamento annuale o periodico. Per la sottoscrizione di nuovi abbonamenti e il pagamento del Diritto d’Autore rivolgersi agli Uffici territoriali oppure accedere al Portale Musica d’ambiente.Per maggiori informazioni:Scarica il tariffario:

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23Feb

CRAAV, Paolo Fantinato confermato Presidente

23/02/2022 lucas CRAAV, In evidenza 86

Rassegna stampaIl gazzettino di PadovaUna realtà da 2.500 autotrasportatori e 50 milioni di fatturato. Con l’adesione al Consorzio vantaggi economici per gli associati grazie alla formula del “Gruppo d’Acquisto”

Padova, 22 febbraio 2022 – Paolo Fantinato è stato confermato presidente del CRAAV, consorzio regionale che ha visto negli ultimi anni una continua espansione e che conta oggi 2.500 autotrasportatori soci e un fatturato di 50 milioni di euro. L’assemblea annuale, che si è tenuta sabato 19 febbraio, ha eletto il nuovo Comitato Direttivo di cui fanno parte, oltre al presidente, altri sei autotrasportatori: Giancarlo Baroni, Graziano Casarolli, Alessandra Moro, Paolo Rizzato, Giacomino Simonetto e Vincenzo Toia.

«Nel 2021 il CRAAV ha restituito ai soci più di 3,5 milioni di euro di sconti autostradali» dichiara il presidente Paolo Fantinato. «Una boccata d’ossigeno in questo periodo in cui il prezzo del carburante è arrivato alle stelle e rischia di favorire l’aumento dei prezzi per i consumatori e una contrazione degli margini per le imprese di autotrasporto».

Il Consorzio, costituito nel 1980 da 7 autotrasportatori, si è sempre contraddistinto, prima a livello regionale e poi a livello nazionale e internazionale, per i numerosi servizi rivolti al settore autotrasporto: dal sistema di telepedaggio, al cronotachigrafo e alle convenzioni inerenti le carte di credito carburante, permettendo alle aziende associate di recuperare un vantaggio economico grazie alla formula del “Gruppo di acquisto”. Con la rielezione del Presidente Fantinato, socio CRAAV sin dal 1994 e con alle spalle un mandato in qualità di Vice Presidente e due mandati nelle vesti di Presidente, viene confermata l’intenzione da parte del Consorzio di perseguire il trend degli ultimi anni: la costante ricerca di soluzioni innovative per semplificare e ottimizzare l’attività delle aziende associate. Non solo: nel nuovo Comitato Direttivo entrano figure operanti in varie categorie di autotrasporto, dal trasporto pesante a quello leggero, al nazionale e internazionale, una scelta che conferma l’impegno a garantire un servizio a 360 gradi in questo settore ormai gravato da numerose difficoltà.

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