Innovazione: c’è un tour per gli imprenditori
Taxi introvabili in città. “È arrivato il momento di aumentare le licenze.”
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Settore bellezza: “Prezzi aumentati dopo i rincari”
Convegno: la norma UNI 7129
Benessere, meccanica, legno-arredo e moda: CNA Padova premia 30 Maestri Artigiani
Pneumatici fuori uso (PFU): istruzioni per le officine (e non solo)
Come sappiamo, i consorzi preposti alla raccolta (Ecopneus, Ecotyre, Innovando, ecc.) dichiarano, sovente, il raggiungimento anzitempo delle quote di pneumatici fuori uso da ritirare di propria competenza.
Tale attività è sostenuta mediante il contributo ambientale che viene applicato su ciascun pneumatico venduto o importato legalmente in Italia.
Naturalmente tutto ciò che non è tracciato (importazioni illegali, immissione di prodotti “in nero” sul mercato ecc.) provocherà un divario tra i PFU ritirati (corrispondenti ai contributi incassati) e ciò che rimane fuori da ritirare. I gommisti sono le vittime di tale squilibrio e, spesso, si trovano a dover gestire consistenti quantità di PFU che i Consorzi non ritirano. A volte un eccesso di PFU sul piazzale può creare problemi in materia di stoccaggio e, cosa ancor più grave, di prevenzione incendi
Nel merito, a tale stato di fatto concorrono:
- la condotta di taluni privati;
- lo svolgimento abusivo da parte di pseudo imprese operanti in regime di “total black” che si servono di canali di acquisto illegali;
- e infine di imprese vere e proprie ma non abilitate all’attività di gommista.
Ricordiamo che, per poter svolgere questa attività, è necessaria l’iscrizione in Camera di commercio, visibile in visura con codice Ateco: 45.20.40 e la presenza ovviamente di un responsabile tecnico in possesso dei requisiti professionali previsti dalla legge n. 122/1992 per ogni sede.
Le imprese abilitate poi si iscriveranno ad uno o più Consorzi di raccolta PFU per richiedere gratuitamente il ritiro presso l’officina attraverso procedura on line (non telefonica in quanto non attesta l’avvenuta richiesta).
I Consorzi verificheranno che tali imprese siano regolarmente iscritte alla camera di Commercio con il codice Ateco 45.20.40. Inoltre sottolineiamo di porre la massima attenzione sulla compilazione e sottoscrizione dei formulari per lo smaltimento al momento del ritiro.
Il produttore del rifiuto infatti (in questo caso l’officina) è responsabile di quanto dichiarato e pertanto soggetto ad eventuali sanzioni.
In sintesi:
- Verifica il tuo codice ATECO sulla visura camerale;
- Iscriviti almeno ad un Consorzio abilitato al ritiro (puoi iscriverti anche a più Consorzi);
- Procedi alla richiesta ritiro PFU online tramite portale Consorzio;
- È sconsigliato procedere a richieste di ritiro PFU in via telefonica così come contattare direttamente società di trasporto o autisti;
- Ricorda che il ritiro del PFU è gratuito. Non sono previsti oneri per la raccolta o lo stoccaggio, anche temporaneo, dei PFU;
- Verifica la correttezza dei pesi indicati sul formulario che sottoscrivi.
Carrozzerie: nuovo obbligo formativo per la manipolazione di prodotti contenenti diisocianati
Il principale rischio associato alla loro esposizione è l’asma.
Cosa prevede la norma
A partire dal 24 agosto 2023 non sarà più consentito il loro utilizzo, a meno che:
- La concentrazione di diisocianati sia inferiore allo 0,1% in peso (controllare etichetta o imballo del prodotto);
- Per il loro utilizzo il datore di lavoro abbia provveduto alla formazione dei lavoratori prima del loro uso.
Pertanto, entro il 24 agosto 2023, gli utilizzatori professionali (lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi) devono aver svolto con esito positivo un corso di formazione sull’uso sicuro dei diisocianati per poter continuare a manipolarli.
La formazione obbligatoria:
Sono previsti 3 livelli di formazione in base alle attività lavorative svolte dal personale con maggior approfondimento degli argomenti.
CNA attraverso l’Ente di formazione TeCNA sta provvedendo ad organizzare i corsi.
Per informazioni inviare una mail a formazione@tecnapadova.it o messaggio WhatsApp al numero 3332169560.