Secondo un’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati il 4,8% degli imprenditori ha dichiarato di voler smettere o ridurre il proprio impegno entro 2 anni, il 16,7% entro 5 anni. Nessuno degli intervistati vorrebbe chiudere i battenti ma il 38,1% ancora non ha idea di come muoversi. L’11,9% vorrebbe passare il testimone ad un familiare, il 16,7% spera nell’intervento di un dipendente.
Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Abbiamo attivato una serie di servizi per garantire la continuità d’impresa e a favorire il passaggio generazionale ma le istituzioni devono supportare le imprese nei passaggi più critici e nello sviluppo a medio termine. Altrimenti andiamo verso la desertificazione economico-produttiva”
Più di un imprenditore artigiano su cinque nel Padovano, sta valutando di smettere entro i prossimi 5 anni.
Il dato emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo su di un ampio campione di imprese associate.
Alla domanda “Tra quanti anni pensa di smettere di lavorare o ridurre molto il tuo impegno in azienda?” il 4,80% degli imprenditori ha risposto “tra meno di 2 anni”, il 16,7% tra 2 e 5 anni, il 14,3% tra 5 e 10 anni. Chi invece non ci ha mai pensato è comunque il 64,3% del totale dei rispondenti.
E se la voglia di fare impresa rimane forte, i segnali di stanchezza non possono che allarmare, tanto più in un contesto in cui, anche in un Padovano che rimane uno dei territori più vitali della Regione, il numero delle sedi d’impresa attive, al 31 dicembre 2025, si è fermato a quota 83.575 (dato che non considera le unità dipendenti, ma solo le sedi legali). Una cifra che ha registrato, a seguito dei controlli degli uffici della Camera di Commercio che periodicamente eliminano le posizioni di imprese che hanno cessato la propria attività senza dichiararlo, una variazione negativa del -1,4%.
Un trend che si registra ormai da anni, quello della riduzione del numero delle imprese attive che non è sfuggito a Cna Padova e Rovigo, impegnata da tempo in percorsi volti a garantire la continuità d’impresa e a favorire il passaggio generazionale nelle imprese. Una scelta che mira non solo a garantire la salubrità del tessuto economico locale ma anche al mantenimento sul territorio di know how strategici.
Proprio a proposito delle strategie che gli imprenditori pensano di mettere in campo per assicurare un futuro alla propria impresa l’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo ha scelto di interrogare gli artigiani. Al netto di chi non si è ancora posto la questione di un proprio ritiro (il 33,3% dei rispondenti), solo l’11,9% del campione vorrebbe passare l’azienda ad un familiare mentre il 16,7% spera di poterla cedere a qualcuno fuori dalla famiglia. Nessuno (lo 0% del campione) ha dichiarato di volere semplicemente chiudere i battenti ma il 38,1% ancora non ha idea di come muoversi.
“Per venire incontro ai nostri associati e per dare risposte concrete sia in termini di continuità aziendale che di passaggio generazionale – spiega Luca Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo – già da tempo Cna Padova e Rovigo ha messo in campo una serie di attività e di servizi di informazione e sensibilizzazione per le imprese. Stiamo implementando servizi di networking e di incontro tra imprenditori e imprese dello stesso settore per favorire il dialogo, condividere esperienze e favorire progetti eventuali di aggregazione. Nel frattempo abbiamo istituito servizi dedicati all’accompagnamento delle imprese nei passaggi necessari alle varie forme di passaggio generazionale, sia interne all’ambito familiare sia esterne (con l’eventuale coinvolgimento dei dipendenti), e forniamo servizi di supporto alla valutazione delle imprese e dei loro asset. Si tratta di un sistema di servizi che riteniamo strategico per supportare uno sviluppo del territorio ma il nostro impegno, da solo, non è sufficiente. Le istituzioni devono supportare il tessuto imprenditoriale così da permettere ai giovani (anche a quelli che lavorano in azienda) di trovare una motivazione concreta nel passaggio da dipendente a imprenditore. Ci vogliono scelte coraggiose che garantiscano un adeguato accompagnamento finanziario, semplificazione dei processi e delle procedure. A questo si deve integrare un sistema adeguato di supporto allo sviluppo di cui possano beneficiare tutte le imprese: un supporto fatto di sburocratizzazione, accesso facilitato ai finanziamenti, defiscalizzazioni, incentivi agli investimenti e così via. Il rischio altrimenti è quello di un impoverimento progressivo dei nostri territori e delle nostre comunità che può portare alla desertificazione economico-produttiva”.
Secondo un’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati il 4,8% degli imprenditori ha dichiarato di voler smettere o ridurre il proprio impegno entro 2 anni, il 16,7% entro 5 anni. Nessuno degli intervistati vorrebbe chiudere i battenti ma il 38,1% ancora non ha idea di come muoversi. L’11,9% vorrebbe passare il testimone ad un familiare, il 16,7% spera nell’intervento di un dipendente.
Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Abbiamo attivato una serie di servizi per garantire la continuità d’impresa e a favorire il passaggio generazionale ma le istituzioni devono supportare le imprese nei passaggi più critici e nello sviluppo a medio termine. Altrimenti andiamo verso la desertificazione economico-produttiva”
Più di un imprenditore artigiano su cinque nel Rodigino, sta valutando di smettere entro i prossimi 5 anni.
Il dato emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo su di un ampio campione di imprese associate.
Alla domanda “Tra quanti anni pensa di smettere di lavorare o ridurre molto il tuo impegno in azienda?” il 4,80% degli imprenditori ha risposto “tra meno di 2 anni”, il 16,7% tra 2 e 5 anni, il 14,3% tra 5 e 10 anni. Chi invece non ci ha mai pensato è comunque il 64,3% del totale dei rispondenti.
E se la voglia di fare impresa rimane forte, i segnali di stanchezza non possono che allarmare, tanto più in un contesto in cui, nel Rodigino, il numero delle localizzazioni d’impresa attive (27.267 secondo dati di Unioncamere e Ministero del Lavoro), sono risultate in calo di ben il 2,2% nell’arco di soli 12 mesi, tra il terzo trimestre 2025 e il terzo trimestre 2024.
Un trend che si registra ormai da anni, quello della riduzione del numero delle imprese attive che non è sfuggito a Cna Padova e Rovigo, impegnata da tempo in percorsi volti a garantire la continuità d’impresa e a favorire il passaggio generazionale nelle imprese. Una scelta che mira non solo a garantire la salubrità del tessuto economico locale ma anche al mantenimento sul territorio di know how strategici.
Proprio a proposito delle strategie che gli imprenditori pensano di mettere in campo per assicurare un futuro alla propria impresa l’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo ha scelto di interrogare gli artigiani. Al netto di chi non si è ancora posto la questione di un proprio ritiro (il 33,3% dei rispondenti), solo l’11,9% del campione vorrebbe passare l’azienda ad un familiare mentre il 16,7% spera di poterla cedere a qualcuno fuori dalla famiglia. Nessuno (lo 0% del campione) ha dichiarato di volere semplicemente chiudere i battenti ma il 38,1% ancora non ha idea di come muoversi.
“Per venire incontro ai nostri associati e per dare risposte concrete sia in termini di continuità aziendale che di passaggio generazionale – spiega Luca Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo – già da tempo Cna Padova e Rovigo ha messo in campo una serie di attività e di servizi di informazione e sensibilizzazione per le imprese. Stiamo implementando servizi di networking e di incontro tra imprenditori e imprese dello stesso settore per favorire il dialogo, condividere esperienze e favorire progetti eventuali di aggregazione. Nel frattempo abbiamo istituito servizi dedicati all’accompagnamento delle imprese nei passaggi necessari alle varie forme di passaggio generazionale, sia interne all’ambito familiare sia esterne (con l’eventuale coinvolgimento dei dipendenti), e forniamo servizi di supporto alla valutazione delle imprese e dei loro asset. Si tratta di un sistema di servizi che riteniamo strategico per supportare uno sviluppo del territorio ma il nostro impegno, da solo, non è sufficiente. Le istituzioni devono supportare il tessuto imprenditoriale così da permettere ai giovani (anche a quelli che lavorano in azienda) di trovare una motivazione concreta nel passaggio da dipendente a imprenditore. Ci vogliono scelte coraggiose che garantiscano un adeguato accompagnamento finanziario, semplificazione dei processi e delle procedure. A questo si deve integrare un sistema adeguato di supporto allo sviluppo di cui possano beneficiare tutte le imprese: un supporto fatto di sburocratizzazione, accesso facilitato ai finanziamenti, defiscalizzazioni, incentivi agli investimenti e così via. Il rischio altrimenti è quello di un impoverimento progressivo dei nostri territori e delle nostre comunità che può portare alla desertificazione economico-produttiva”.