A PADOVA OLTRE 9.500 IMPRESE STRANIERE, +12,7% IN 5 ANNI
I comparti più consolidati rimangono il commercio (29,5% delle imprese straniere), le costruzioni (24,5%) e le attività manifatturiere (12,3%) ma a crescere di più tra 2019 e 2024 sono le attività finanziarie e assicurative (+69,8%), quelle immobiliari (+58,2%) e le attività professionali/scientifiche/tecniche (+47,9%) a conferma di un crescente ingresso in settori a maggiore valore aggiunto. Bene anche i servizi alla persona e attività di servizi vari (+44 e 44,3%).
Le assunzioni nei primi 6 mesi del 2025 sono state 18mila, in leggera flessione (-0,5%) sul primo semestre 2024.
Luca Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “la componente straniera, tanto nell’imprenditoria quanto nel lavoro dipendente, si configura come un pilastro fondamentale dell’economia padovana. L’artigianato si dimostra un settore che riesce ad essere un’opportunità di integrazione e crescita”.
Nel 2024 le imprese a conduzione straniera in provincia di Padova sono 9.534, pari all’11,2% del totale delle imprese attive. Si tratta di una quota significativa e in progressiva espansione, come mostra la variazione complessiva +12,7% rispetto al 2019.
I comparti più consolidati in termini di peso relativo rimangono il commercio (29,5% delle imprese straniere), le costruzioni (24,5%) e le attività manifatturiere (12,3%). Particolarmente rilevante anche il tasso di imprenditorialità nelle costruzioni (19,4%), nell’alloggio e ristorazione (22,4%) e nei trasporti e magazzinaggio (17,8%). Si tratta di settori in cui la componente straniera ha un ruolo indispensabile per risposta alla domanda e copertura dei fabbisogni.
La crescita delle imprese straniere non riguarda solo i settori tradizionalmente più attrattivi, ma è distribuita in modo ampio, segno di un progressivo radicamento dell’imprenditoria straniera in numerosi ambiti economici.
Alcuni settori registrano incrementi particolarmente pronunciati: le attività finanziarie e assicurative (+69,8%): pur in valori assoluti contenuti, rappresentano un’espansione eccezionale, indicativa di un avanzamento verso comparti più qualificati. Le attività immobiliari (+58,2%) e professionali/scientifiche/tecniche registrano invece un +47,9%, un dato che conferma un crescente ingresso in settori a maggiore valore aggiunto mentre i servizi alla persona e attività di servizi vari (+44–44,3%) confermano una presenza straniera che è ormai una componente strutturale.
Il quadro complessivo evidenzia dunque un duplice movimento: da un lato il consolidamento nei settori a forte intensità di manodopera, dall’altro un progressivo ampliamento verso professioni autonomamente qualificate, segnale di maturazione del tessuto imprenditoriale straniero.
Nel primo semestre del 2025 le assunzioni di lavoratori stranieri in provincia di Padova sono state oltre 18.000, pari al 28,6% del totale delle assunzioni. La quota è in aumento rispetto agli anni precedenti e indica che più di un’assunzione su quattro riguarda cittadini stranieri. Anche le cessazioni pesano in modo proporzionale (27%), ma il saldo è positivo: il tasso di sviluppo del mercato del lavoro straniero risulta infatti pari a 32,7 per mille stranieri, segno di una crescita occupazionale netta.
La dinamica varia considerevolmente tra territori. I valori più elevati del tasso di sviluppo si trovano nei CPI di Monselice (74,3 per mille), Este (54,1), Conselve (52,9).
Queste aree mostrano forte domanda di manodopera e una particolare dipendenza dalla componente straniera per sostenere la crescita. Anche Cittadella e Padova registrano saldi positivi, sebbene più contenuti.
Osservando la variazione rispetto al 2024, emerge un quadro misto: nel complesso la variazione delle assunzioni straniere è sostanzialmente stabile (-0,5%), ma in alcuni territori si registra una crescita sostenuta (Piove di Sacco +17,5%, Monselice +14,8%, Este +8,9%), mentre in altri si rilevano contrazioni (Padova -5,5%). Il confronto con gli italiani mostra che la componente straniera tiene meglio dell’occupazione complessiva, che registra variazioni negative più intense.
Questo indica che la manodopera straniera continua a rappresentare un fattore di stabilizzazione per i settori con più alta rotazione o con maggiore difficoltà di reperimento.
La distribuzione settoriale delle assunzioni conferma un quadro molto articolato. Nel 2025 il maggior numero di assunzioni straniere è registrato in: Manifatturiero (15,4%); Agricoltura (14,5%); Commercio e tempo libero (14,7%); Logistica e ingrosso (11,5%); Costruzioni (11,1%).
A livello tendenziale emergono crescite molto forti in costruzioni (+18,3%), agricoltura (+8,8%), servizi alla persona e alcune industrie. Al contrario calano gli ingressi nel made in Italy tradizionale, nel legno-mobilio, nel tessile e in parte nel metalmeccanico.
Dal punto di vista contrattuale, la maggioranza delle assunzioni avviene con contratti a tempo determinato (59,7%), seguiti dalla somministrazione (19,2%). Il tempo indeterminato è ancora minoritario (17,7%) e in calo (-11,9%), a conferma di una collocazione spesso più esposta alla volatilità della domanda.
La composizione per nazionalità evidenzia una forte diversità interna alla forza lavoro straniera. A livello provinciale l’Europa rappresenta il 36,2% delle assunzioni, con la Romania come principale comunità (22,8%); seguono Africa (33%), trainata dal Nordafrica, Asia (27,9%), con una presenza significativa di lavoratori dell’Asia meridionale e della Cina.
I profili di specializzazione mostrano interessanti differenziazioni: i lavoratori provenienti dall’Africa sono molto presenti nei servizi (oltre il 50%) e in agricoltura. I lavoratori dell’Asia orientale trovano grande collocazione nel made in Italy (settore moda), nei servizi e nel commercio. La manodopera romena è distribuita in modo equilibrato tra industria, costruzioni e servizi. I lavoratori dell’Asia meridionale (India, Bangladesh, Pakistan) risultano fondamentali nei servizi, nella logistica e, in parte, nelle costruzioni.
Questi pattern rivelano un processo di progressiva specializzazione e consolidamento delle comunità nazionali nei diversi comparti economici.
“Il quadro generale che emerge dai dati – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – conferma che la componente straniera, tanto nell’imprenditoria quanto nel lavoro dipendente, si configura come un pilastro fondamentale dell’economia padovana. La crescita delle imprese straniere nei settori a maggiore valore aggiunto indica un progressivo avanzamento in termini di autonomia economica e competenze. Parallelamente, nel mercato del lavoro la presenza straniera si rivela indispensabile per sostenere comparti caratterizzati da elevata domanda di manodopera o da forte ciclicità.
Si delinea dunque un sistema economico provinciale che non solo si regge su questa presenza, ma che attraverso di essa sta modificando la propria struttura settoriale, redistribuendo competenze e specializzazioni. Comprendere e valorizzare queste dinamiche sarà fondamentale per sostenere una crescita inclusiva e coerente con i bisogni del territorio. In Cna registriamo una crescita delle imprese associate, nate e-o condotte, da imprenditori stranieri. Anche in questo contesto l’artigianato si dimostra un settore che riesce ad essere un’opportunità di integrazione e crescita anche per quei cittadini stranieri che hanno la voglia e le capacità per creare impresa e lavoro.
Come associazione accogliamo questi imprenditori e i lavoratori presenti nelle nostre imprese con l’orgoglio di chi è consapevole degli sforzi di queste donne e questi uomini e con la consapevolezza del ruolo positivo che questi artigiani hanno, e avranno in futuro, nella crescita economica del nostro territorio”.
A ROVIGO OLTRE 2.350 IMPRESE STRANIERE, -0,2% IN 5 ANNI
La variazione complessiva (-0,2% tra 2019 e 2024), si deve al boom dell’agricoltura, che registra un incremento del +75,3%, portando il settore a rappresentare quasi il 12% di tutte le imprese straniere. Significativi gli arretramenti in settori storicamente caratterizzati come le attività manifatturiere (-15,5%); il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (-13,5%) e il commercio (-10,9%). Crescono ma con numeri assoluti limitati (vedi Tab) le attività finanziarie, assicurative e immobiliari (+65,9%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+27,3%), le altre attività di servizi (+40,3%).
Le assunzioni di lavoratori stranieri nel primo semestre 2025 sono 7.195 (-2,4% sul primo semestre 2024) e rappresentano il 36% del totale delle assunzioni, una quota molto alta e superiore alla media regionale. Forte polarizzazione tra territori
Luca Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Questi numeri segnalano le criticità strutturali del tessuto produttivo rodigino e un possibile spostamento della piccola imprenditoria straniera verso attività più resilienti o verso territori vicini con mercati più dinamici. Ma l’artigianato rappresenta anche qui un settore che riesce ad essere un’opportunità di integrazione e crescita”.
Nel 2024 si contano 2.352 imprese straniere in provincia di Rovigo, pari al 10,6% del totale. Una quota in linea con la media regionale, ma la dinamica rispetto al 2019 evidenzia un quadro bifronte: La variazione complessiva (-0,2% di sostanziale stabilità), si deve al boom dell’agricoltura, che registra un incremento del +75,3%, portando il settore a rappresentare quasi il 12% di tutte le imprese straniere. È un dato che riflette la strutturale dipendenza del comparto dalla presenza straniera, non solo come manodopera ma sempre più anche come imprenditorialità.
Tra i settori che vedono un incremento ci sono le attività finanziarie, assicurative e immobiliari (+65,9%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+27,3%), le altre attività di servizi (+40,3%), pur su numeri assoluti limitati, indicano un graduale ingresso in settori qualificati o ad elevata autonomia professionale.
Dall’altro lato si osservano significativi arretramenti in settori storicamente caratterizzati da forte presenza straniera: attività manifatturiere (-15,5%); noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (-13,5%); Commercio (-10,9%).
Questi numeri segnalano criticità strutturali del tessuto produttivo rodigino e un possibile spostamento della piccola imprenditoria straniera verso attività più resilienti o verso territori vicini con mercati più dinamici.
Nel primo semestre 2025 le assunzioni di lavoratori stranieri sono 7.195, pari al 36% del totale delle assunzioni. È una quota molto alta, superiore alla media regionale, e rivela quanto il mercato del lavoro rodigino dipenda dalla componente straniera. Le cessazioni sono 6.655 (38%), e il tasso di sviluppo risulta +31,6 per mille, segnalando un saldo ancora positivo, ma con divari territoriali molto marcati.
Adria presenta un saldo fortemente positivo (71,5%), segnale di forte domanda e ampliamento dell’occupazione straniera. Rovigo registra un valore positivo più moderato (35,4%). Badia Polesine mostra invece un segno negativo (–2,9%), unica area in cui le cessazioni superano le assunzioni.
Questa polarizzazione evidenzia come la domanda di lavoro straniero sia fortemente concentrata in alcune aree, mentre altre vivono una fase di contrazione.
Rispetto al 2024, le assunzioni straniere calano del -2,4%, mentre quelle italiane diminuiscono molto di più (-9,6%). Le cessazioni straniere, invece, crescono considerevolmente (+17,3%), a fronte di un calo marcato per gli italiani.
Questo doppio movimento (leggera flessione delle assunzioni e forte aumento delle cessazioni) suggerisce: una maggiore volatilità occupazionale per i lavoratori stranieri, un mercato che non riduce la domanda, ma registra un tasso di turnover più elevato, una differenziazione crescente tra territori in espansione e territori in contrazione.
La distribuzione settoriale delle assunzioni evidenzia una peculiarità distintiva della provincia di Rovigo: il peso enorme dell’agricoltura, che raccoglie il 45,1% di tutte le assunzioni straniere (oltre 3.200 ingressi). È una percentuale senza paragoni nel Veneto.
Seguono: Manifatturiero (13,9%), Commercio/tempo libero (9,0%), Altri servizi (7,0%), Costruzioni (7,5%).
L’andamento tendenziale evidenzia: crescite in alimentare, tessile/abbigliamento, legno, costruzioni, logistica; cali molto rilevanti nel metalmeccanico (-28,2%).
L’81,6% delle assunzioni avviene con contratti a tempo determinato, quota ancora superiore a quella già elevata osservata in altre province. Il tempo indeterminato cresce (+4,4%), ma resta marginale (9,8%), mentre l’apprendistato è residuale. La somministrazione crolla (-34,4%).
Il quadro evidenzia un mercato del lavoro che richiede grande flessibilità e si basa su attività stagionali o cicliche.
La struttura per nazionalità delle assunzioni mostra una caratteristica unica nel panorama regionale: il 52,4% delle assunzioni riguarda cittadini africani, mentre l’Europa pesa il 22,4%, e l’Asia il 23,6%.
Particolarmente rilevante è il peso del Nordafrica, che da solo rappresenta oltre il 44% delle assunzioni totali. Il Marocco è la comunità nettamente prevalente (40,9% del totale provinciale), con una concentrazione impressionante in alcuni CPI (oltre il 55% ad Adria).
L’Asia mostra una presenza crescente, soprattutto: Bangladesh, India, Pakistan, molto presenti nell’industria, nel made in Italy e nei servizi.
L’Europa orientale ha invece un peso minore rispetto alle altre province venete, sebbene la Romania rimanga la principale nazionalità UE (13,8%).
Le comunità mostrano chiari pattern di insediamento: i cittadini dell’area del continente africano vedono una fortissima concentrazione in agricoltura (oltre 56%) e servizi, quelli provenienti dall’Asia registrano una presenza molto significativa nel “made in Italy” (soprattutto cinesi), nell’industria e nei servizi. I cittadini dell’Europa dell’Est presentano invece una distribuzione più equilibrata, con buona presenza nell’industria e nei servizi. Chi invece proviene da India e Bangladesh risulta molto presente nell’industria e in parte nei servizi.
“Questi numeri – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – segnalano le criticità strutturali del tessuto produttivo rodigino e un possibile spostamento della piccola imprenditoria straniera verso attività più resilienti o verso territori vicini con mercati più dinamici. E se colpisce il dato relativo alla crescita importante dell’imprenditoria straniera in agricoltura, un dato che riflette la strutturale dipendenza del comparto dalla presenza straniera, non solo come manodopera ma sempre più anche come imprenditorialità, non è da sottovalutare neppure la polarizzazione dell’occupazione straniera in alcune aree del rodigino piuttosto che in altre. Un segnale di una crescente differenziazione tra territori in questo senso.
In Cna registriamo una crescita delle imprese associate, nate e-o condotte, da imprenditori stranieri. Anche in questo contesto l’artigianato si dimostra un settore che riesce ad essere un’opportunità di integrazione e crescita anche per quei cittadini stranieri che hanno la voglia e le capacità per creare impresa e lavoro.
Come associazione accogliamo questi imprenditori e i lavoratori presenti nelle nostre imprese con l’orgoglio di chi è consapevole degli sforzi di queste donne e questi uomini e con la consapevolezza del ruolo positivo che questi artigiani hanno, e avranno in futuro, nella crescita economica del nostro territorio”.