Male costruzioni (-523 imprese, pari a -38,9%), commercio (-683 imprese, -33,4%) e manifatturiero (-239 imprese, -37,6%). Bene attività professionali, scientifiche e tecniche (+38,2%), servizi di supporto (+29,4%) e attività finanziarie, assicurative e immobiliari (+17,6%). Tra le Startup e le Pmi innovative la presenza di giovani è al 34,1%.
Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Bene la crescita dei giovani nelle attività innovative ma preoccupa la crisi dell’imprenditoria nei settori tradizionali. Come Cna accompagniamo i giovani ma ci vuole attenzione da parte delle istituzioni”
Negli ultimi 10 anni le imprese giovanili attive nella provincia di Padova sono calate complessivamente da 7.355 a 6.060 unità. Nel periodo sono andate perse -1.295 imprese pari ad una flessione del 17,6%, più marcata rispetto al calo del totale delle imprese, pari al 7,0%.
Il fenomeno riguarda soprattutto i settori più tradizionali. Le diminuzioni più consistenti delle imprese giovanili infatti si registrano nelle costruzioni (-523 imprese, pari a -38,9%), nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (-683 imprese, -33,4%) e nelle attività manifatturiere (-239 imprese, -37,6%).
In questi comparti la flessione delle imprese giovanili è nettamente superiore a quella delle imprese totali, segnalando una difficoltà specifica nel ricambio generazionale. Particolarmente significativo è il caso del tessile, sia nell’ambito della produzione che del commercio ambiti nei quali il calo della presenza giovanile rischia di indebolire filiere storicamente radicate nel territorio.
E tuttavia accanto a questa dinamica negativa, emergono segnali di vitalità nei settori più innovativi, tecnici e consulenziali. Crescono le imprese giovanili nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (+38,2%), nelle attività amministrative e di servizi di supporto (+29,4%), nelle attività finanziarie, assicurative e immobiliari (+17,6%). In questi ambiti la componente giovanile sembra intercettare meglio le trasformazioni del mercato, orientandosi verso servizi avanzati, competenze digitali, consulenza, progettazione e attività a maggiore contenuto immateriale.
Anche il quadro delle start up e Pmi innovative conferma il ruolo centrale di Padova nell’ecosistema regionale dell’innovazione: la provincia conta 176 start up innovative, pari al 30,1% del totale veneto, e 50 Pmi innovative, pari al 28,4%. Nel complesso, le start up e Pmi innovative padovane sono 226, concentrate soprattutto nella produzione di software e consulenza informatica (107 imprese, 47,3%), nella ricerca scientifica e sviluppo (24 imprese, 10,6%) e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. La presenza giovanile è significativa e conferma il ruolo delle “nuove leve” imprenditoriali nell’evoluzione tecnologica dell’economia: il 15,9% ha una presenza giovanile esclusiva, il 6,2% prevalente e l’11,9% partecipata, per un totale di circa un terzo delle imprese innovative. Considerando che nel complesso delle imprese il tasso di imprenditorialità giovanile si attesta al 7,3% con punte massime del 11 – 12% nei settore tech, è evidente come nelle imprese innovative la componente giovanile rappresenta un motore importante.
“Il sistema imprenditoriale giovanile padovano sta cambiando pelle – spiega Cédric Boniolo, presidente del Terziario Avanzato e Comunicazione di Cna Padova e Rovigo. – Da un lato, è positivo che i giovani trovino spazio nei settori dell’innovazione, del digitale, della consulenza e della ricerca, contribuendo a rinnovare il tessuto produttivo locale. Dall’altro lato, il forte arretramento nei settori tradizionali, in particolare nel manifatturiero, nelle costruzioni, nel commercio, nella ristorazione segnala un rischio concreto: la perdita progressiva di competenze artigiane, produttive e commerciali che hanno rappresentato per anni un patrimonio distintivo del territorio. La sfida, quindi, non è scegliere tra innovazione e tradizione, ma costruire politiche e strumenti capaci di favorire il ricambio generazionale anche nelle filiere storiche, accompagnandole verso nuovi modelli produttivi, digitali e sostenibili. Come Cna Padova e Rovigo, siamo al fianco dei giovani con iniziative che partono dalla formazione e proseguono con il supporto all’autoimprenditorialità, alla gestione aziendale e allo sviluppo. Accompagniamo i giovani imprenditori e chi vuole tentare la strada, tanto difficile quanto gratificante, di diventare imprenditore artigiano, nell’individuazione e nella partecipazione ai bandi pubblici di supporto. Nel contempo interagiamo con le istituzioni perché il sistema di supporto alle imprese, a partire dai bandi per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale, possa rispondere in modo puntuale e adeguato alle esigenze di chi vuole mettere le proprie competenze e la propria dedizione nella crescita del proprio territorio”.
Il calo è uniforme in tutti i settori, fatta eccezione per le attività professionali, scientifiche e tecniche, che crescono di 33 imprese (+66,0%). Nel manifatturiero la flessione è del -61,3%, nei servizi di alloggio e ristorazione -52,5%, nelle costruzioni, -51,3%, nel commercio -45,0%. Anche l’agricoltura, settore rilevante per l’economia polesana, perde 168 imprese giovanili, pari al -31,2%.
Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo: “Senza un supporto deciso da parte delle istituzioni locali e nazionali il rischio è la desertificazione del territorio”
Nell’ultimo decennio le imprese giovanili attive scendono complessivamente a 1.476 unità, con una riduzione di 942 imprese, pari al -39,0%. Si tratta di una contrazione molto più intensa rispetto a quella registrata dal totale delle imprese, che nello stesso periodo cala del 14,7%. Un dato che segnala una difficoltà strutturale nel ricambio generazionale: la componente under 35 arretra quasi ovunque e in misura decisamente più marcata rispetto al sistema imprenditoriale complessivo.
Il confronto settoriale conferma questa fragilità. Le imprese giovanili diminuiscono in tutti i settori tranne uno: l’unica eccezione è rappresentata dalle attività professionali, scientifiche e tecniche, che crescono di 33 imprese, pari al +66,0%.
Per il resto, il quadro è uniformemente negativo. Le flessioni più pesanti riguardano le attività manifatturiere (-136 imprese, -61,3%), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-134 imprese, -52,5%), le costruzioni (-177 imprese, -51,3%) e il commercio all’ingrosso e al dettaglio (-234 imprese, -45,0%). Anche l’agricoltura, settore rilevante per l’economia polesana, perde 168 imprese giovanili, pari al -31,2%.
Il dato più preoccupante è che in molti comparti la riduzione giovanile è molto più accentuata rispetto alla contrazione delle imprese totali. Nel manifatturiero, ad esempio, le imprese giovanili calano del 61,3%, mentre il totale delle imprese diminuisce del 24,8%; nelle costruzioni il divario è tra -51,3% e -19,7%; nella ristorazione tra -52,5% e -10,8%; nel commercio tra -45,0% e -21,5%. Questo scarto indica che non si è di fronte soltanto a una riduzione generale del numero di imprese, ma a una perdita specifica di presenza giovanile nei settori tradizionali e di prossimità.
A differenza di altre aree regionali, dove i settori innovativi mostrano una capacità più ampia di attrarre giovani imprenditori, a Rovigo il segnale positivo resta concentrato in un solo ambito, quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche. È un’indicazione importante, perché mostra che anche nel territorio polesano esiste uno spazio per competenze consulenziali, tecniche e ad alto contenuto professionale. Tuttavia, questa crescita non è sufficiente a compensare il forte arretramento registrato nel resto del sistema produttivo.
Anche il quadro delle start up e PMI innovative conferma la debole incisività dell’innovazione nel tessuto imprenditoriale provinciale. Rovigo conta appena 14 start up innovative, pari al 2,4% del totale veneto, e nessuna PMI innovativa. La presenza giovanile all’interno di queste realtà è limitata: solo 1 impresa presenta una componente giovanile esclusiva mentre altre 2 imprese hanno una presenza di partecipazione. Nel complesso, quindi, nel 78,6% dei casi la presenza giovanile è nulla. Anche dal punto di vista settoriale, il sistema appare molto concentrato: 11 start up su 14 operano nella produzione di software e consulenza informatica.
“L’imprenditoria giovanile polesana mostra una situazione più fragile e meno articolata – spiega il presidente di CNA Padova e Rovigo Luca Montagnin. – Da un lato, la crescita nelle attività professionali, scientifiche e tecniche indica una possibile traiettoria di rinnovamento verso competenze più innovative e consulenziali. Dall’altro lato, però, il calo diffuso in quasi tutti i settori, unito alla scarsa diffusione delle start up innovative e alla limitata presenza giovanile al loro interno, segnala un rischio rilevante: non solo la perdita di competenze tradizionali nei comparti produttivi, commerciali, agricoli e dei servizi, ma anche una debole capacità del territorio di sostituirle con nuove iniziative imprenditoriali innovative. La sfida per Rovigo è quindi duplice: sostenere il ricambio generazionale nei settori storici e, allo stesso tempo, rafforzare un ecosistema dell’innovazione oggi ancora troppo limitato per incidere realmente sul futuro dell’economia provinciale. Come Cna Padova e Rovigo, siamo al fianco dei giovani con iniziative che partono dalla formazione e proseguono con il supporto all’autoimprenditorialità, alla gestione aziendale e allo sviluppo. Accompagniamo i giovani imprenditori nell’individuazione e nella partecipazione ai bandi pubblici di supporto ma quello che facciamo qui non è sufficiente: ci vuole maggiore attenzione da parte delle istituzioni locali e nazionali per invertire una tendenza che rischia di desertificare il territorio lasciandolo scoperto a nuovi fenomeni di disgregazione economica nel giro di pochi decenni”.