Patrizio Marcato, presidente categoria medicale di CNA Padova: «Vengono penalizzate imprese del territorio che hanno contribuito all’economia regionale, investendo, creando opportunità di lavoro e crescita professionale. Il prezzo di tutto questo rischia di essere pagato in termini di salute dei cittadini, tutti»
Padova, 2 febbraio 2023 – Il meccanismo del cosiddetto payback sanitario mette a rischio la tenuta delle piccole e medie imprese del settore biomedicale e potrebbe creare un problema di approvvigionamento di dispositivi medici per gli ospedali, compromettendo il funzionamento della sanità pubblica. Secondo una stima dell’Ufficio Studi di CNA Padova sono circa 150 le imprese localizzate nella provincia di Padova che dovranno restituire alla Regione Veneto almeno 10mila euro a testa, per una somma complessiva di oltre 18 milioni, numeri che mettono la provincia patavina al terzo posto tra le più penalizzate. È quanto prevede la norma del 2015, resa attuativa la scorsa estate, che addebita ai fornitori l’eccesso di spesa delle aziende del servizio sanitario nazionale, per gli anni dal 2015 al 2018. Il governo, con un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 gennaio scorso ha confermato il payback posticipando la scadenza, inizialmente prevista per il 15 gennaio, al 30 aprile 2023. Ma sono già decine le imprese del padovano che hanno deciso di fare ricorso contro una norma ritenuta “incostituzionale”.
«Il Payback sui dispositivi medici è inaccettabile, soprattutto a partire dalla retroattività delle disposizioni. È un meccanismo che va superato, il rinvio della scadenza dei pagamenti al 30 aprile è una decisione che non risolve il problema» dichiara il presidente della categoria medicale di CNA Padova Patrizio Marcato. «È inaccettabile chiedere alle imprese di concorrere a ripianare i passivi sanitari delle Regioni. Vengono penalizzate imprese del territorio che hanno contribuito all’economia regionale, investendo, creando opportunità di lavoro e crescita professionale. Il prezzo di tutto questo rischia di essere pagato in termini di salute dei cittadini, tutti».
Sono circa 1.700 le aziende fornitrici di dispositivi medici chiamate a ripianare lo sforamento del tetto di spesa sanitario della Regione Veneto, per un totale di oltre 226 milioni. Tra quelle che dovranno restituire alla Regione almeno 10 mila euro a testa, che costituiscono poco più della metà delle imprese interessate dal provvedimento ma cumulativamente oltre il 99% della somma complessiva, quelle localizzate in provincia di Padova sono circa 150, per un totale di oltre 18 milioni di euro, pari all’8,3% totale, collocando il territorio al terzo posto della graduatoria delle province più penalizzate. Al primo posto c’è Milano, con quasi 91 milioni di euro (40% del payback complessivo), seguita da Roma (poco meno di 31 milioni di euro, circa il 14% del totale). Quasi tutte le altre province venete sono poco più in basso: Verona è quinta (13 milioni di euro), Treviso sesta (9,7 milioni), Vicenza e Venezia rispettivamente decima e undicesima (oltre 3 milioni da “restituire” per entrambe). Rovigo e Belluno sono invece verso le ultime posizioni, con importi complessivi molto più contenuti.
Payback sanitario
CNA e le altre associazioni dell’artigianato, in una lettera inviata ai ministri Giorgetti e Schillaci e al presidente della Conferenza delle regioni Fedriga, hanno denunciato le forti criticità del meccanismo che impone alle imprese fornitrici di dispositivi medici la compartecipazione (nella misura del 50%) al ripiano dello sforamento dei tetti di spesa sanitari delle regioni. Nella scorsa estate, il Governo ha dato attuazione ad una norma del 2015 e mai applicata, che addebita ai fornitori l’eccesso di spesa delle aziende del servizio sanitario nazionale, per gli anni dal 2015 al 2018. Vengono addebitati ai fornitori oltre due miliardi di euro a livello nazionale. Somme che, se non versate spontaneamente, verranno compensate con i crediti vantati dai fornitori nei confronti delle aziende del servizio sanitario nazionale, in molti casi bloccando per parecchio tempo i pagamenti attesi.