Buone notizie dal commercio estero Extra UE: +21% rispetto al 1° trimestre 2021
A marzo 2022, secondo i dati Istat, l’export verso i paesi extra Ue si conferma in aumento su base mensile, trainato in particolare dalle vendite di beni di consumo non durevoli e strumentali.
Nella media del primo trimestre dell’anno, la dinamica congiunturale è ampiamente positiva. Su base annua, la crescita dell’export accelera ulteriormente (+22,1%, era +21,1% a febbraio) ed è spiegata per oltre un terzo dalle maggiori vendite di beni di consumo non durevoli.

Gli acquisti di prodotti energetici – soprattutto da Russia e paesi OPEC – contribuiscono per 36 punti percentuali al marcato aumento tendenziale delle importazioni italiane dai paesi extra Ue.

Su base annua, si rilevano aumenti dell’export verso quasi tutti i principali paesi partner extra Ue27; i più ampi riguardano Stati Uniti (+40,1%), Giappone (+40,0%) e paesi OPEC (+38,9%). Le vendite verso la Russia risultano in forte calo (-50,9%).
Il deficit energetico si amplia notevolmente ma il saldo nell’interscambio di prodotti non energetici è ampiamente positivo e in contenuto aumento rispetto a un anno prima.
Nella sezione “Documenti” di Panel Data CNA è possibile scaricare il report completo
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La guerra in Ucraina aumenta i rischi al ribasso per l’attività e al rialzo per l’inflazione
Nel Bollettino della Banca d’Italia di aprile 2022 sono descritti tre scenari illustrativi relativi agli effetti della guerra su PIL e inflazione in Italia.
Le possibili conseguenze macroeconomiche della guerra in Ucraina sono esaminate sulla base di ipotesi sull’andamento dei prezzi delle materie prime, del commercio internazionale, dell’incertezza e della fiducia di consumatori e imprese, nonché delle forniture di gas naturale.
Nello scenario più favorevole, che ipotizza una rapida risoluzione del conflitto e un significativo ridimensionamento delle tensioni a esso associate, la crescita del PIL sarebbe di circa il 3 per cento nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si porterebbe, rispettivamente, al 4,0 e all’1,8 per cento.
Nello scenario intermedio, formulato supponendo una prosecuzione delle ostilità, il PIL aumenterebbe attorno al 2 per cento in entrambi gli anni; l’inflazione sarebbe pari al 5,6 e al 2,2 per cento.
Nello scenario più severo – che presuppone anche un’interruzione dei flussi di gas russo solo in parte compensata da altre fonti – il PIL diminuirebbe di quasi mezzo punto percentuale nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si avvicinerebbe all’8 per cento nel 2022 e scenderebbe al 2,3 l’anno successivo.
Questo ampio ventaglio di stime non tiene conto di possibili nuove risposte delle politiche economiche che saranno essenziali per contrastare le spinte recessive e le pressioni sui prezzi derivanti dal conflitto.
Nella sezione “Documenti” di Panel Data CNA è possibile scaricare il Bollettino completo
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Approvato il Def 2022, la crescita al 3,1%
Il Documento di Economia e Finanza del 2022 tiene conto del peggioramento del quadro economico determinato da diversi fattori, in particolare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’aumento dei prezzi dell’energia, degli alimentari e delle materie prime, l’andamento dei tassi d’interesse e la minor crescita dei mercati di esportazione dell’Italia. Tali fattori sono oggi tutti meno favorevoli di quanto fossero in occasione della pubblicazione della Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) nello scorso settembre.
In tale scenario, la previsione tendenziale di crescita del prodotto interno lordo (PIL) per il 2022 scende dal 4,7% programmatico della NADEF al 2,9%, quella per il 2023 dal 2,8% al 2,3%.
“Il Governo predisporrà un nuovo decreto-legge per integrare le risorse destinate a compensare l’aumento del costo delle opere pubbliche a fronte della dinamica del prezzo dell’energia e delle materie prime, intervenire ancora per contenere il costo dei carburanti e dell’energia. Si appronteranno inoltre strumenti per sostenere le imprese più danneggiate dalle sanzioni nei confronti della Russia e a tale scopo si rifinanzierà anche il fondo di garanzia per le PMI. Infine, ulteriori risorse saranno messe a disposizione per fornire assistenza ai profughi ucraini”, scrive il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, nella premessa al Documento.
Per effetto di questi interventi, la crescita programmatica sarà lievemente più elevata di quella tendenziale, soprattutto nel 2022 e nel 2023 (3,1% e del 2,4%), con riflessi positivi sull’andamento dell’occupazione. Il rapporto debito/PIL nello scenario programmatico diminuirà quest’anno al 147,0%, dal 150,8% del 2021, per calare poi progressivamente fino al 141,4% nel 2025.
Nella sezione “Documenti” di Panel Data CNA è possibile scaricare la relazione al Parlamento del MEF
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Positiva la demografia d’impresa padovana nel quarto trimestre 2021
Il 2022, secondo i dati Infocamere aggiornati al 31 dicembre, si chiude con un bilancio positivo della demografia d’impresa nella provincia di Padova.
A fine dicembre 2021, lo stock di imprese attive ha raggiunto quota 108.105 in crescita di +1.459 unità (+1,4%) rispetto allo stesso periodo del 2020 e in netto sorpasso rispetto alla consistenza accertata a fine settembre 2019, periodo pre-pandemico (erano 106.970 sedi d’impresa attive, +1,1%).
La crescita del numero di imprese attive su base annua è trainata dall’ampio comparto degli altri servizi alle imprese (+655 sedi d’impresa pari a +3,2% e +99 unità locali pari a +1,8%), che rappresenta da solo più del 24% del tessuto imprenditoriale padovano, e dal settore delle costruzioni (+284 sedi d’impresa pari a +2,3% e +67 unità locali pari a +5,2%). In aumento, ma meno marcato, il numero di sedi d’impresa nei comparti servizi alla persona (+40 sedi d’impresa pari a +0,7%) e manifatturiero (+66 sedi d’impresa pari a +0,7%).
I comparti che hanno invece evidenziato una flessione del numero di sedi d’impresa sono il commercio (-43 sedi d’impresa pari a -0,2%) e l’alloggio e ristorazione (-10 sedi d’impresa pari a -0,2%) che hanno segnato anche una crescita più debole delle unità locali dipendenti (rispettivamente +1,5% e +2,4%) rispetto agli altri settori, e l’agricoltura e pesca (-117 sedi d’impresa pari a -1% e +23 unità locali +4,6%).

Nella sezione “Documenti” di Panel Data CNA è possibile scaricare il report completo di Unioncamere del Veneto
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Indice di fiducia delle imprese in discesa a marzo
A marzo 2022 l’indice composito del clima di fiducia delle imprese dell’Istat registra una flessione, passando da 107,9 a 105,4, più contenuta rispetto alla decisa diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori, che passa da 112,4 a 100,8.
Solo il comparto delle costruzioni fa eccezione, che sale leggermente da 159,7 a 160,1. Più in dettaglio, l’indice di fiducia diminuisce nel comparto manifatturiero (da 112,9 a 110,3), nei servizi di mercato (da 100,4 a 99,0) e nel commercio al dettaglio (da 104,5 a 99,9). .
Nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione in presenza di una stabilità delle scorte di magazzino; per quanto attiene le costruzioni, migliorano i giudizi sugli ordini mentre si registra un peggioramento per le attese sull’occupazione. Infine, nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio tutte le componenti si deteriorano ad eccezione dei giudizi sulle scorte nel commercio.
Aumentano le imprese che segnalano ostacoli all’attività di esportazione, dal 44,5% del quarto trimestre 2021 a 53,5%.
Nella sezione “Documenti” di Panel Data CNA è possibile scaricare il report completo Istat.
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