Nel Padovano le imprese under 35 calano a 6.060 unità nel 2025 (- 2,8% sul 2019 e -1,8% rispetto al 2024) ma le differenze tra territori sono evidenti: la migliore è l’area dei Colli Euganei (+9,4% sul 2019), segue l’Alta Padovana (+3,5%). In negativo rispetto al 2019 la Bassa Padovana (-12,3%), il Piovese (-5,9%) e l’area centrale del capoluogo che, pure rappresentando quella con il maggior numero di imprese giovanili (2.379), segna una flessione del -2,0% .
Montagnin, Cna Padova e Rovigo: “Per garantire un futuro al nostro territorio non bastano interventi “una tantum” ma strumenti che possano garantire stabilità e continuità nel tempo. Interventi che non sono costi aggiuntivi ma investimenti per il benessere del nostro tessuto economico”.
Padova, 11 aprile 2026 – Sono 6.060 le imprese giovanili attive in provincia di Padova. L’area può contare a tutt’oggi su di un tasso medio di imprenditorialità del 7,3%, superiore a quello osservato in contesti più periferici.
E tuttavia, tra il 2015 e il 2025, le imprese giovanili sono diminuite del 17,8%, un calo comunque rilevante. Rispetto al 2019 la flessione è limitata al -2,8%, mentre tra 2024 e 2025 si registra un calo molto lieve (-1,8%), sostanzialmente in linea con quello delle imprese totali. Numeri che, secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo su dati della Camera di Commercio di Padova, suggeriscono una certa capacità di tenuta del sistema imprenditoriale giovanile, probabilmente favorita da un contesto economico più diversificato e attrattivo.
La distribuzione settoriale mostra valori assoluti elevati nei comparti del commercio (1.364 imprese) e delle costruzioni (820), ma emergono con particolare evidenza, dal punto di vista della concentrazione relativa, i servizi: le attività amministrative e di supporto raggiungono il valore più elevato (12,0%), seguite da altre attività di servizi (11,1%) e dai servizi di alloggio e ristorazione e dalle attività artistiche (entrambe al 10,1%). Significativa è anche la presenza nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (10,5%), segnale di una componente imprenditoriale giovanile orientata verso settori a maggiore contenuto di competenze.
L’analisi territoriale interna conferma una realtà eterogenea. L’Alta Padovana presenta il tasso di imprenditorialità più elevato (8,0%) e una crescita delle imprese giovanili rispetto al 2019 (+3,5%), nonostante una lieve diminuzione della popolazione giovane. Anche l’area dei Colli mostra una dinamica molto positiva (+9,4%), indicando una vivacità imprenditoriale significativa. Al contrario, la Bassa Padovana evidenzia una contrazione più marcata (-12,3%), mentre il Piovese registra un calo più contenuto (-5,9%). L’area centrale, pur rappresentando quella con il maggior numero di imprese giovanili (2.379), mostra una leggera flessione (-2,0%), a fronte però di una crescita consistente della popolazione giovane (+7,8%).
Nel complesso provinciale, la diminuzione delle imprese giovanili (-2,2% rispetto al 2019) si accompagna a un aumento della popolazione giovane (+3,8%), suggerendo che, pur in presenza di un bacino demografico più ampio, non molti giovani scelgono la via imprenditoriale. Ciò evidenzia l’importanza di politiche che incentivino la creazione d’impresa e riducano le barriere all’ingresso.
“Questi dati, se confrontati con quelli della fuga dei cervelli (che al Veneto costa 1,5 mld di euro l’anno) ci ricordano, tra le altre cose, che ad andare all’estero e a non tornare più non sono solo i futuri giovani lavoratori dipendenti ma anche i futuri imprenditori – spiega Luca Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo. – In passato non ci siamo accorti dell’inverno demografico che ha colpito le nostre imprese quando cercano dipendenti. Ora sarebbe bene evitare di non vedere l’inverno demografico delle nostre imprese che già ora, per lo meno per un terzo, sono guidate da over 65. In questo senso l’attenzione all’imprenditoria giovanile è strategica. Oltre quindi all’iniziativa della Borsa Lavoro è necessario mettere sul tavolo strumenti che sostengano l’imprenditoria giovanile. Strumenti “una tantum” come i bandi attualmente presenti sono positivi ma ci vuole una programmazione che possa garantire stabilità e continuità nel tempo anche a chi decide di avviare un’impresa a prescindere dalle finestre temporali dei bandi: agevolazioni fiscali stabili e supporto all’accesso al credito per gli imprenditori under 35, strumenti come i fondi di rotazione e tanto altro ancora non devono essere visti come costi aggiuntivi ma come investimenti per il futuro del nostro tessuto economico. Ai giovani bisogna dare un’idea di futuro, e le attività che sono state implementate in aree come l’Alta Padovana e l’area dei Colli Euganei hanno prodotto una fiducia che muove la voglia d’impresa dei giovani. Una condizione necessaria se si vuole pensare al futuro dei territori in una chiave positiva”.
Nel Rodigino le imprese under 35 calano a 1.476 unità nel 2025 (- 25,3% sul 2019 e -4,9% rispetto al 2024) ma le differenze tra territori sono evidenti: il migliore è il Basso Polesine (-9,3% sul 2019), segue l’Alto Polesine (-15,7%). Peggio della media della provincia il Medio Polesine (-29,7%) .
Montagnin, Cna Padova e Rovigo: “Per garantire un futuro al nostro territorio non bastano interventi “una tantum” ma strumenti che possano garantire stabilità e continuità nel tempo. Interventi che non sono costi aggiuntivi ma investimenti per il benessere del nostro tessuto economico”.
Rovigo, 11 aprile 2026 – L’imprenditoria giovanile del Rodigino registra una drastica caduta, sia rispetto al 2015 che rispetto al pre Covid (2019). A dirlo un’analisi dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo elaborata sulla base dei dati della Camera di Commercio di Venezia Rovigo.
Al 31 dicembre 2025 le imprese giovanili attive nel Rodigino sono complessivamente 1.476, con un tasso medio di imprenditorialità del 6,8%. Rispetto al 2015 la diminuzione è del 39%, un calo molto più marcato rispetto a quello delle imprese totali (-15,1%). Anche nel confronto con il 2019 (-25,3%) e con il 2024 (-4,9%) si conferma una tendenza negativa più intensa per la componente giovanile. Tutto ciò a fronte di una sostanziale stabilità della popolazione giovane (-1,7% rispetto al 2019), suggerendo che il problema non sia solo demografico ma anche legato al contesto economico e alle condizioni per fare impresa.
Tra le cause individuate della progressiva difficoltà dei giovani ad avviare o mantenere attività imprenditoriali, si evidenziano un mix di fattori strutturali come accesso al credito, instabilità economica, cambiamenti demografici e attrattività limitata del territorio.
E tuttavia il confronto tra le diverse aree della provincia mette in luce alcune differenze. Il Basso Polesine si distingue per il tasso più elevato di imprenditorialità giovanile (7,9%) e una propensione particolarmente alta (57,4 imprese ogni 1.000 giovani), segnale di un contesto in cui, pur a fronte di una riduzione della popolazione giovanile (-9,3%), chi resta tende maggiormente a intraprendere. Al contrario, nel Medio Polesine si registra il calo più marcato di imprese giovanili (-29,7%), nonostante una lieve crescita della popolazione giovane (+1,1%), evidenziando un possibile disallineamento tra presenza di giovani e opportunità imprenditoriali. L’Alto Polesine mostra una situazione intermedia, con una diminuzione più contenuta delle imprese (-15,7%) e una leggera crescita demografica giovanile.
Anche dal punto di vista settoriale, emergono alcune specializzazioni interessanti: i livelli più elevati del tasso di imprenditorialità (il numero di giovani in relazione al numero di imprese giovanili) si registrano nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (10,5%) e nei servizi amministrativi e di supporto (10,1%), seguiti da altri servizi (9,3%) e dal settore dell’alloggio e ristorazione (8,9%). Questi dati suggeriscono una certa propensione dei giovani verso attività a maggiore contenuto di servizio e, in parte, di conoscenza, anche se rimane significativa la presenza nei settori tradizionali come agricoltura (371 imprese) e commercio (286 imprese), che rappresentano ancora pilastri dell’economia locale.
“Questi dati, se confrontati con quelli della fuga dei cervelli (che al Veneto costa 1,5 mld di euro l’anno) ci ricordano, tra le altre cose, che ad andare all’estero e a non tornare più non sono solo i futuri giovani lavoratori dipendenti ma anche i futuri imprenditori – spiega Luca Montagnin, Presidente di Cna Padova e Rovigo. – In passato non ci siamo accorti dell’inverno demografico che ha colpito le nostre imprese quando cercano dipendenti. Ora sarebbe bene evitare di non vedere l’inverno demografico delle nostre imprese che già ora, per lo meno per un terzo, sono guidate da over 65. In questo senso l’attenzione all’imprenditoria giovanile è strategica. Oltre quindi all’iniziativa della Borsa Lavoro è necessario mettere sul tavolo strumenti che sostengano l’imprenditoria giovanile. Strumenti “una tantum” come i bandi attualmente presenti sono positivi ma ci vuole una programmazione che possa garantire stabilità e continuità nel tempo anche a chi decide di avviare un’impresa a prescindere dalle finestre temporali dei bandi: agevolazioni fiscali stabili e supporto all’accesso al credito per gli imprenditori under 35, strumenti come i fondi di rotazione e tanto altro ancora non devono essere visti come costi aggiuntivi ma come investimenti per il futuro del nostro tessuto economico. Ai giovani bisogna dare un’idea di futuro, e le attività che per esempio sono state implementate in aree come ad esempio quella del Delta del Po e del Basso Polesine, hanno creato un clima di fiducia che muove la voglia d’impresa dei giovani. Una condizione necessaria se si vuole pensare al futuro dei territori in una chiave positiva”.