A Padova le imprese individuali lavorano per il fisco fino al 6 luglio
Secondo la settima edizione dell’Osservatorio sul fisco di CNA dal titolo “Comune che vai fisco che trovi” Padova è in 36esima posizione su 114 capoluoghi monitorati per la minore pressione fiscale: in città un’azienda con ricavi per 431mila euro e un reddito d’impresa di 50mila paga il 51,3% di tasse. Rispetto al 2023 (51,8% di total tax rate) si registra comunque un miglioramento dello 0,5%.
Luca Montagnin, Presidente CNA Padova e Rovigo: “il lieve calo del total tax rate è un segnale positivo ma insufficiente: la pressione fiscale sulle imprese resta ancora molto alta e rappresenta un ostacolo allo sviluppo. C’è bisogno di un sistema tributario più leggero, lineare ed equo”.
Padova, 14 settembre 2025 – A Padova le imprese individuali lavorano fino al 6 luglio per pagare le tasse locali e nazionali. Solo dopo quella data gli imprenditori iniziano a guadagnare per sé stessi, per i propri collaboratori, per saldare le bollette e così via.
Nella classifica redatta dell’Osservatorio sul fisco di CNA dal titolo “Comune che vai fisco che trovi” giunto alla settima edizione, una classifica che vede prima Bolzano con una tassazione al 46,3% e ultima Agrigento con una pressione fiscale complessiva del 57,4%, Padova si colloca al 39° posto sui 114 monitorati dal centro Studi di Cna.
Il rapporto riguarda un’impresa tipo. Nello specifico un’impresa individuale che utilizza un laboratorio artigiano di 350 mq e un negozio di proprietà destinato alla vendita di 175 mq con valori immobiliari di 500mila euro in tutti i comuni, ricavi per 431mila euro e un reddito d’impresa di 50mila.
Le differenze territoriali riflettono in particolare le addizionali regionali e comunali sul reddito, l’Imu e l’imposizione per raccolta e gestione rifiuti. Il rapporto inoltre rileva che il livello di tassazione è più elevato nelle province dove in genere è minore l’efficienza della gestione e della qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. In media nell’Italia settentrionale la pressione fiscale è più lieve rispetto al Sud.
Per Padova il total tax rate individuato dal rapporto per il 2024 è addirittura migliorato di un -0,5% portando la tassazione complessiva di una partita iva che lavora in città a pagare il 51,3% di tasse, contro il 51,8% del 2023.
A guardare la classifica regionale dei capoluoghi più virtuosi è Belluno, senza alcun dubbio, la regina del global tax rate più basso: il capoluogo più a nord del Veneto è addirittura in sesta posizione (49,4% di pressione fiscale totale). A seguire è Vicenza, decima in classifica nazionale con un global tax rate del 49,8%. In terza posizione Rovigo, 28esima con un 50,9% di tassazione globale. Quarta è invece Treviso (36esima posizione nazionale e un global tax rate del 51,2%). Padova è quinta di misura con la 38esima posizione nazionale e una tassazione globale del 51,3%. Sesta e settima sono invece Venezia (43esima posizione con un 51,4% di tasse) e Verona (53esima con un 51,8%).
A voler guardare il bicchiere mezzo pieno questa percentuale è comunque inferiore, e non di poco, ad una media nazionale anch’essa in calo al 52,3% nel 2024 contro il 52,8% del 2023. Un successo che in effetti non risulta attribuibile a scelte di politica fiscale nazionale, anzi: secondo i dati Istat la pressione fiscale nel nostro Paese è cresciuta tra il 2005 e il 2013, passando dal 39,1% al 43,4% facendo registrare una lieve flessione fino al 2023 (41,4%) e una risalita nel 2024 che ha portato il
rapporto al 42,6%. Ma a queste cifre si deve aggiungere una tassazione locale molto variabile da Comune a Comune, da Provincia a Provincia da Regione a Regione. Un fenomeno, quest’ultimo, che si deve in parte significativa alla spinta verso il federalismo fiscale, avvenuta tra il 2009 ed il 2014.
“ll rapporto dell’Osservatorio CNA registra un lieve calo del total tax rate – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Un segnale positivo, ma insufficiente: la pressione fiscale sulle imprese resta ancora molto alta e rappresenta un ostacolo allo sviluppo. Da più parti si sottolinea l’esigenza di un sistema tributario più leggero, lineare ed equo. È necessario avviare processi di semplificazione burocratico-amministrativa che consentano alle imprese di gestire con maggiore facilità le incombenze legate alla fiscalità. Allo stesso tempo, vanno introdotte corsie di detassazione preferenziale, in particolare a favore dei giovani o di quei dipendenti che decidono e di rilevare un’impresa artigiana. Solo così sarà possibile garantire continuità al nostro settore, valorizzando anche l’importanza del passaggio generazionale”.
A Rovigo le imprese individuali lavorano per il fisco fino al 4 luglio
Secondo la settima edizione dell’Osservatorio sul fisco di CNA dal titolo “Comune che vai fisco che trovi” Rovigo è in 28esima posizione su 114 capoluoghi monitorati per la minore pressione fiscale: in città un’azienda con ricavi per 431mila euro e un reddito d’impresa di 50mila paga il 50,9% di tasse. Rispetto al 2023 (51,4% di total tax rate) si registra comunque un miglioramento dello 0,5%.
Luca Montagnin, Presidente CNA Padova e Rovigo: “il lieve calo del total tax rate è un segnale positivo ma insufficiente: la pressione fiscale sulle imprese resta ancora molto alta e rappresenta un ostacolo allo sviluppo. C’è bisogno di un sistema tributario più leggero, lineare ed equo”.
Rovigo, 14 settembre 2025 – A Rovigo le imprese individuali lavorano fino al 4 luglio per pagare le tasse locali e nazionali. Solo dopo quella data gli imprenditori iniziano a guadagnare sé stessi, i propri collaboratori, saldare le bollette e così via.
Nella classifica redatta dell’Osservatorio sul fisco della CNA dal titolo “Comune che vai fisco che trovi” giunto alla settima edizione, una classifica che vede prima Bolzano con una tassazione al 46,3% e ultima Agrigento con una pressione fiscale complessiva del 57,4%, Rovigo si colloca al 28° posto sui 114 monitorati dal centro Studi di Cna.
Il rapporto della CNA riguarda un’impresa tipo. Nello specifico un’impresa individuale che utilizza un laboratorio artigiano di 350 mq e un negozio di proprietà destinato alla vendita di 175 mq con valori immobiliari di 500mila euro in tutti i comuni, ricavi per 431mila euro e un reddito d’impresa di 50mila.
Le differenze territoriali riflettono in particolare le addizionali regionali e comunali sul reddito, l’Imu e l’imposizione per raccolta e gestione rifiuti. Il rapporto inoltre rileva che il livello di tassazione è più elevato nelle province dove in genere è minore l’efficienza della gestione e della qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. In media nell’Italia settentrionale la pressione fiscale è più lieve rispetto al Sud.
Per Rovigo il global tax rate individuato dal rapporto per il 2024 è addirittura migliorato di un -0,5% portando la tassazione complessiva di una partita iva individuale che lavora in città a pagare il 50,9% di tasse, contro il 51,4% del 2023.
A guardare la classifica regionale dei capoluoghi più virtuosi è Belluno, senza alcun dubbio, la regina del global tax rate più basso: il capoluogo più a nord del Veneto è addirittura in sesta posizione (49,4% di pressione fiscale totale). A seguire è Vicenza, decima in classifica nazionale con un global tax rate del 49,8%. In terza posizione Rovigo, 28esima con un 50,9% di tassazione globale. Quarta è invece Treviso (36esima posizione nazionale e un global tax rate del 51,2%). Padova è quinta di misura con la 38esima posizione nazionale e una tassazione globale del 51,3%. Sesta e settima sono invece Venezia (43esima posizione con un 51,4% di tasse) e Verona (53esima con un 51,8%).
A voler guardare il bicchiere mezzo pieno questa percentuale è comunque inferiore, e non di poco, ad una media nazionale anch’essa in calo al 52,3% nel 2024 contro il 52,8% del 2023. Un successo che in effetti non risulta attribuibile a scelte di politica fiscale nazionale, anzi: secondo i dati Istat la pressione fiscale nel nostro Paese è cresciuta tra il 2005 e il 2013, passando dal 39,1% al 43,4% facendo registrare una lieve flessione fino al 2023 (41,4%) e una risalita nel 2024 che ha portato il
rapporto al 42,6%. Ma a queste cifre si deve aggiungere una tassazione locale molto variabile da Comune a Comune, da Provincia a Provincia da Regione a Regione. Un fenomeno, quest’ultimo, che si deve in parte significativa alla spinta verso il federalismo fiscale, avvenuta tra il 2009 ed il 2014.
“ll rapporto dell’Osservatorio CNA registra un lieve calo del total tax rate – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – Un segnale positivo, ma insufficiente: la pressione fiscale sulle imprese resta ancora molto alta e rappresenta un ostacolo allo sviluppo. Da più parti si sottolinea l’esigenza di un sistema tributario più leggero, lineare ed equo. È necessario avviare processi di semplificazione burocratico-amministrativa che consentano alle imprese di gestire con maggiore facilità le incombenze legate alla fiscalità. Allo stesso tempo, vanno introdotte corsie di detassazione preferenziale, in particolare a favore dei giovani o di quei dipendenti che decidono e di rilevare un’impresa artigiana. Solo così sarà possibile garantire continuità al nostro settore, valorizzando anche l’importanza del passaggio generazionale”.