Negli ultimi dieci anni scomparse quasi 600 aziende del settore tessile e abbigliamento e 370 nel settore mobile e legno.
Montagnin: «Le imprese si stanno strutturando e questo porta a una crescita degli addetti, ma al contempo vi è una forte difficoltà a reperire manodopera qualificata. A frenare i giovani c’è anche una diffusa diffidenza nei confronti dei mestieri artigiani, ma oggi questo mondo è completamente cambiato: si lavora su misura, con macchinari sofisticati e digitalizzati. E non mancano le possibilità di crescita e soddisfazione professionale e personale».
Se da un lato il numero delle imprese è in calo, dall’altro cresce il numero degli addetti, segno che le aziende stanno diventando sempre più strutturate. Tuttavia, il fenomeno del calo demografico e la difficoltà a reperire manodopera specializzata rischiano di frenare questa evoluzione.
Questa la significativa trasformazione che il panorama produttivo della provincia di Padova sta vivendo ormai da qualche anno. Nel dettaglio, secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi CNA Padova e Rovigo su fonte CCIAA Padova, la dinamica delle imprese della produzione nel Padovano appare decisamente più negativa del complesso economico provinciale: rispetto allo scorso anno sono scomparse oltre mille imprese (-0,9%) mentre il totale delle imprese di tutti i settori è sostanzialmente stabile (-0,1%). E se allarghiamo il confronto a dieci anni fa (2015) notiamo che la flessione è davvero importante, toccando quasi l’8% (7,8).
I settori più colpiti dalla riduzione del numero di imprese sono tessile e abbigliamento (-2,5% su base annua, -22,3% rispetto al 2015), mobile e legno (-0,6% annuo, -20,6% rispetto al 2015) e la carta e stampa (-2,9% annuo, -13,9% rispetto al 2015). Anche la metalmeccanica, che rappresenta oltre il 40% della produzione padovana, dopo un decennio di crescita mostra segnali di difficoltà, con una riduzione del numero di imprese.
Secondo Luca Montagnin,
presidente di Cna Padova e Rovigo, la situazione è trasversale: «La difficoltà a reperire lavoratori e giovani in particolare è ormai comune a tutti i settori. In questo scenario l’artigianato paga la spiccata manualità di alcuni mestieri e il retaggio che la accompagna.
Alcune professioni spariscono perché si esaurisce la loro funzione o per l’innovazione tecnologica che spinge a modificare i sistemi produttivi. Va detto che alcuni mestieri artigiani stanno riscoprendo una seconda giovinezza grazie al su misura, che oggi garantisce margini importanti. Serve da un lato una comunicazione più positiva e che riscriva la reputazione del lavoro manuale.
Soprattutto serve un sostegno per chi vuole partire: credito, burocrazia e conoscenza del mercato sono scalini da smussare con strumenti ad hoc, altrimenti i giovani devono contare solo sulla loro passione».