Montagnin (Presidente CNA Padova e Rovigo): “Preoccupa un saldo generazionale gravemente negativo che sta già avendo conseguenze sociali ed economiche. Serve una strategia per valorizzare chi investe nel territorio con servizi mirati, formazione e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”
In un contesto demografico che vede la popolazione padovana in calo e con un indice di vecchiaia salito da 149 a 203 in dieci anni, è l’imprenditoria giovanile e straniera a rappresentare una delle leve più dinamiche dell’economia locale. Lo confermano i dati dell’Osservatorio CNA Padova e Rovigo, elaborati su fonti Istat, Urbistat e Camera di Commercio.
Secondo i dati aggiornati al 2024, nel solo Comune di Padova si contano 3.500 imprese guidate da stranieri, di cui 2.900 da extracomunitari. Un comparto che negli ultimi dieci anni ha registrato un aumento del +6%, a fronte di una popolazione residente straniera sostanzialmente stabile attorno al 10,5%. Gli stranieri residenti, infatti, sono erano 98mila nel 2024 e 95mila nel 2014. Le nazionalità più rappresentate sono Romania (33%), Marocco (9%), Cina (9%), Moldavia (11%). Seguono Nigeria, Algeria, Ucraina, Albania e Pakistan.
Il dato più rilevante, per quanto concerne le imprese, riguarda la componente giovanile: tra gli imprenditori stranieri extracomunitari, il 13% ha meno di 35 anni, a fronte del 6% tra gli italiani. Non solo: il 27% delle imprese straniere extra UE è guidato da donne, contro il 22% delle italiane (indagine Camera di Commercio di Padova, 2025).
Sempre secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Padova, le imprese guidate da cittadini extracomunitari si distinguono per una maggiore “giovinezza” anagrafica e imprenditoriale. Oltre l’85% di queste attività è stato avviato dopo il 2010, segno di una presenza recente ma in rapida espansione. A livello organizzativo, il panorama è composto prevalentemente da imprese individuali (73%), spesso di piccole dimensioni: nel 70% dei casi il numero di addetti non supera l’unità. Quanto alle nazionalità, i gruppi più numerosi sono quelli di origine cinese (25%) e nigeriana (23%), seguiti a distanza dai moldavi, che rappresentano comunque un significativo 8% del totale.
Sul piano settoriale, le attività si concentrano principalmente in tre ambiti: il commercio, che raccoglie una realtà su due (con oltre 1.400 insediamenti), i servizi alla persona (14%) e il comparto alberghiero e della ristorazione (13%). Questi tre settori coprono complessivamente oltre il 75% delle imprese straniere. Restano invece marginali le presenze nell’agricoltura (0,67%) e nell’industria (3%), a conferma di una distribuzione ancora sbilanciata su comparti tradizionalmente più accessibili per l’autoimprenditorialità.
La dinamica si inserisce all’interno di un contesto demografico ben noto: la popolazione giovane si sta riducendo drasticamente, mentre cresce il numero di over 65. A preoccupare è soprattutto il saldo negativo nella fascia 0–14, che perde oltre il 15% in dieci anni. Un gap che pareggia il saldo con la popolazione anziana, che cresce in identica misura. Questo squilibrio mette a rischio il ricambio generazionale del sistema produttivo, con ricadute non solo sociali ma anche economiche.
“Sono dati che non possono passare inosservati – commenta Luca Montagnin, presidente CNA Padova –. In un sistema che invecchia e fatica a trovare ricambio generazionale, i giovani e gli stranieri che decidono di aprire un’impresa portano una scossa di vitalità. Innovano, rischiano, resistono. Ma spesso restano soli, con scarse competenze amministrative e difficoltà nell’accesso al credito. È su questi nodi che dobbiamo lavorare, con servizi mirati, formazione, e un sistema fiscale che non penalizzi chi parte da condizioni di svantaggio”.
Il quadro padovano ricalca quello nazionale. Secondo il report CNA 2024, in Italia sono oltre 660.000 le imprese a guida straniera, pari all’11% del totale. Anche qui, la spinta arriva da giovani e donne, con una presenza importante nel commercio, nei servizi e nella ristorazione. “I numeri del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2024 elaborato da CNA – continua Montagnin – parlano chiaro: l’imprenditoria straniera non è una realtà marginale, ma una leva strategica dell’economia italiana. Queste attività non solo generano occupazione, ma contribuiscono anche a rafforzare la coesione sociale, intervenendo in settori e territori spesso colpiti da vuoti demografici e produttivi. A livello nazionale come locale – conclude Montagnin – serve una politica di sistema che metta l’imprenditoria straniera e giovanile al centro. Non per assistenzialismo, ma perché rappresenta una risposta concreta alla crisi demografica e alla stagnazione del ricambio generazionale”.