Gli artigiani sono attivi negli investimenti digitali ma la connettività è un presupposto strategico: secondo dati Istat in Veneto, come a Padova e Rovigo, il 55,3% delle imprese con più di 10 dipendenti ha già ora una connettività in fibra a 100Mbps e oltre il 90,4% a 30 Mbps mentre secondo i dati aggiornati al 5 dicembre 2024 dalla Regione Veneto il piano di Open Fiber per le aree a fallimento di mercato copre attualmente 448 Comuni con fibra fissa oltre i 100Mbps sui 579 interessati.
Boniolo, Terziario avanzato Cna Padova e Rovigo: “c’è ancora tanto da fare ma i rischi di sicurezza, privacy e competitività legati a Starlink sono tali da farci dire: anche no, grazie!”
Gli artigiani di Padova e Rovigo sono sensibili alle nuove tecnologie e la connettività, vero e proprio elemento strategico di successo imprenditoriale: secondo una recente rilevazione di Cna Padova e Rovigo sui propri iscritti l’82% degli intervistati, nel primo semestre del 2024, ha investito in innovazione. Nel dettaglio, il 54% dei rispondenti dice di aver investito in tecnologie e il 28% in formazione. E tra chi è pronto ad investire sono i sistemi robotizzati e l’automazione industriale il target principale, seguiti dai sensori nei macchinari per la raccolta di dati, dai sistemi MES (Manufacturing Execution System, cioè strumenti digitali per la gestione della produzione) e dai software per la progettazione.
Si tratta in tutti i casi di elementi tecnologici propedeutici ad un ingresso massiccio dell’Intelligenza Artificiale in azienda, una tecnologia che 2 artigiani su 3 valutano positiva (44%, principalmente perché ottimizza la produzione) o molto positiva (21% perché migliora l’efficienza e la qualità dei prodotti).
Ma per sfruttare al meglio questi strumenti una connessione performativa diventa strategica.
Sebbene ancora ci sia molto da fare, a partire proprio dalle aree bianche, quelle cioè dove è necessario un intervento pubblico per garantire la posa della infrastruttura in fibra ottica necessaria per una connessione per lo meno da 100 Mbps, il piano della Regione Veneto e del ministero dello Sviluppo Economico vede, al 5 dicembre scorso, 448 progetti definitivi approvati sui 579 Comuni interessati con tecnologia FTTH – fiber to the home – ad almeno 100 mbps (progettazione definitiva FTTH conclusa), di cui 447 con cantieri aperti (ordine di esecuzione emesso); 373 interventi ultimati con tecnologia FTTH – fiber to the home – ad almeno 100 mbps (posa di fibra ottica ultimata); 327 Comuni con certificato di collaudo FTTH, ad almeno 100 mbps, emesso; 106 Comuni con solo intervento con tecnologia FWA – fixed wireless access – ad almeno 30 mbps, di cui 105 con intervento in fase di realizzazione; 25 Comuni ad alta copertura non oggetto di intervento del Piano “aree bianche”.
Secondo i più recenti dati Istat il 55,3% delle imprese del Veneto, di Padova e di Rovigo, può contare su una connessione in banda ultralarga a performance elevate. Percentuale che arriva al 90,4% se si considerano anche le connessioni fino a 30 mbps.
“Completare il piano di copertura in fibra ottica è fondamentale per lo sviluppo delle nostre imprese e dei servizi che queste possono offrire sul mercato – spiega Matteo Rettore, segretario della Cna di Padova e Rovigo. – E quando la connessione arriva la soddisfazione è altissima. Con tutte le difficoltà del caso, l’infrastrutturazione del territorio sta procedendo e non siamo convinti che l’intervento di una tecnologia satellitare come quella della Starlink di Elon Musk, che pure è una tecnologia interessante, possa portare più vantaggi che svantaggi al nostro sistema. Per questo mi viene da dire: anche no, grazie”.
Ancora più netto il no di Cédric Boniolo, imprenditore e presidente della categoria Terziario avanzato di CNA Padova e Rovigo.
“Il no delle nostre imprese a Starlink viene da una serie di considerazioni molto pratiche – spiega Boniolo. – Per prima cosa c’è un tema di sovranità digitale: usare Starlink significa mettere dati, aziende e persone nelle mani di data center che possono non risiedere in Ue e questo potrebbe configurare un problema di sicurezza in termini di concorrenza, proprietà intellettuale, valore stesso del dato del cliente e delle imprese. Questioni che sono dirimenti tanto più per un sistema economico, il nostro, la cui competitività si regge spesso su di un livello di competenze e di know how molto elevato.
C’è poi un secondo aspetto. Quando noi imprese ci approcciamo a un bando pubblico ci dobbiamo dotare di una serie di documenti: informazioni sulla nostra solvibilità, sulla correttezza gestione dei dipendenti, sulla gestione dei dati in termini di privacy e gdpr, e così via. A quanto pare invece la partita tra Starlink e il Governo sembra esulare da tutto ciò, prefigurando una sorta di corsia preferenziale che proprio non si spiega.
Diverso sarebbe il discorso se la società di Musk volesse partecipare a una gara pubblica confrontando i suoi servizi e i suoi costi con altri partecipanti e pari condizioni e requisiti, come previsto dalla legislazione italiana ed europea. Ad oggi tuttavia non mi pare che queste siano le basi della, pure ipotetica, trattativa tra il Governo italiano e il magnate sudafricano. Stante questi elementi non posso che dire: anche no, grazie!”.