Il presidente di CNA Padova Luca Montagnin: «Il mercato c’è ed è in ripresa, ma le aziende non sono in grado di sostenerlo a queste condizioni. Serve un intervento pubblico che freni la speculazione in atto e che calmieri i prezzi, anche utilizzando fondi del PNRR»
Padova, 12 marzo 2022 – Prezzi delle materie prime, aumento vertiginoso del costo dei carburanti, forniture che iniziano ad essere contingentate. Il manifatturiero padovano sta facendo i conti con gravi difficoltà di approvvigionamento e con l’aumento dei prezzi di materie prime e componentistica: dal grano e mais, aumentati del 70% rispetto al periodo pre-Covid, ai beni energetici aumentati del 63% in un anno, mentre l’alluminio fa segnare un +56%. Un problema che riguarda tutti i comparti, meccanica ed alimentari in primis, quest’ultimo colpito anche dalle conseguenze della guerra tra Ucraina e Russia, dato che l’importazione di grano da questi paesi rappresenta per l’Italia una risorsa importante.
«Il governo deve intervenire subito – dichiara Luca Montagnin, Presidente di CNA Padova – anche rivedendo i fondi del PNRR che, almeno in parte, devono essere destinati a calmierare l’aumento dei prezzi che le aziende stanno subendo. Il mercato c’è ed è in ripresa, ma le aziende non sono in grado di sostenerlo a queste condizioni. Un intervento pubblico che freni la speculazione in atto e che calmieri i prezzi consentirebbe alle nostre imprese di tornare a lavorare in serenità, con i giusti margini di costo, e permetterebbe al nostro territorio di riprendere il volano di crescita che finalmente si era innescato negli ultimi mesi».
CNA Padova, che sta monitorando l’andamento dei prezzi e il grave impatto che gli aumenti stanno avendo sull’operatività delle imprese, lancia l’allarme: a causa della carenza di materie prime, un grave problema che si sta verificando è l’azzeramento dei listino dei prezzi dei fornitori, che viene aggiornato quotidianamente in base al prezzo di mercato del bene primario. Se oggi le aziende vogliono fare un acquisto di forniture non sanno a quanto lo pagheranno. Un sondaggio realizzato da Cna Padova su alcuni imprenditori che fanno parte del gruppo dei dirigenti della produzione dell’alimentare conferma la gravità del problema: l’aumento delle materie prime è stato avvertito da tutti, indistintamente, e il tema aggrava ulteriormente la tenuta delle imprese, messa già a dura prova dai rincari di gas e energia elettrica.
«Ci stanno arrivando telefonate e mail dai nostri fornitori che ci avvertono che da lunedì 14 il listino non è più valido. Per avere i prodotti bisogna prima fare l’ordine e poi aspettare i prezzi» spiega Giovanni Salvalaggio, presidente del comparto meccanica di Cna Veneto e titolare di un’azienda di macchine alimentari a San Martino di Lupari. «Alcuni fornitori hanno avvisato che non consegneranno i materiali richiesti. Un nostro cliente negli USA ha chiesto di avere quattro ventilatori industriali: per averli ora è necessario attendere un anno e mezzo. È un momento veramente difficile e nessuno sa cosa potrà accadere ancora nel giro di 10-15 giorni».
Prezzi delle materie prime ad inizio anno
Non solo il gas naturale, ma tutte le principali commodities necessarie alla produzione dei beni ed all’erogazione dei servizi sono schizzati in alto tra la fine del 2021 e in particolare nei primi due mesi del 2022. CNA Padova ha esaminato le attuali quotazioni sui mercati internazionali mettendole a confronto con la “ripresa” dopo la fase emergenziale da Covid (febbraio 2021) e con l’ultimo anno di “stabilità” economica pre-Covid (febbraio 2019). Se i beni energetici registrano una crescita del +63% rispetto ad un anno fa e del +67% rispetto al pre-Covid, trascinati in particolare dall’aumento “fuori scala” del gas naturale nell’ultimo anno (+342%, che per intenderci vuol dire pagare la materia prima 4 volte e mezzo rispetto a febbraio 2021), va un po’ meglio per i materiali metalliferi nell’ultimo periodo (+23%) ma solo perché la spinta dei prezzi era stata anticipata al 2019 (+64%). Qui l’aumento dell’ultimo anno è differenziato, con l’allumino a +56%, il rame a +17% e il ferro in diminuzione: va sottolineato che per gli ultimi due beni si tratta in realtà di una stabilizzazione, perché fortissimi aumenti si registravano già prima del 2019.
Incrementi meno importanti si sono verificati per i beni agricoli, interessati mediamente da una crescita di poco inferiore al 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (ma in ogni caso +48% rispetto al 2019); in realtà se si vanno a vedere due dei prodotti più importanti per i prodotti alimentari italiani trattati sui mercati internazionali e ad alta importazione, quali grano e mais, gli aumenti superano abbondantemente il 70% rispetto al pre-Covid, con in particolare il grano salito del 35% in un anno.