C’è un legno che se anche si spezza non muore
Siamo andati a Ponte nelle Alpi, circa quattro mesi dopo il disastro che ha messo in ginocchio i paesi di Rocca Pietore, Colle Santa Lucia e Selva di Cadore.
Era chiaro perché quei boschi rasi al suolo, fossero una ferita profonda nell’anima del popolo bellunese. Intere foreste di abeti secolari, elementi fondamentali del paesaggio, della vita e dell’economia del territorio, giacevano divelti o franati o sradicati a terra. Quei boschi, patrimonio comune, non sono solo legati alla sfera dei ricordi affettivi, ma rappresentano la prima difesa idrogeologica, la prima barriera contro valanghe e smottamenti. Si è trattato di un vero e proprio disastro ambientale. Nella provincia di Belluno sono andati persi migliaia di ettari di bosco, praticamente il 40% dell’intera superficie boschiva.
Vedere con i nostri occhi quella devastazione, ha condizionato il nostro stato d’animo, perché stavamo proprio andando a raccogliere la storia di Gian Paolo Fontana, titolare della Ivo Fontana legnami, imprenditore del settore mobile, che ha perso anche lui molto del patrimonio boschivo che per due generazioni aveva fatto funzionare e in parte costruire, le macchine dell’azienda paterna e quelle che oggi occupano i capannoni della Ivo Fontana.
Invece, abbiamo trovato Gian Paolo, un imprenditore fiero della sua attività che ci ha travolto con un sacco di progetti nuovi per la sua azienda.
Il legno anche se si spezza non muore mai. Il legno è una materia viva che si recupera e di cui non si butta via niente. E come mio padre Ivo ha trasferito a me la sua esperienza, io la sto passando ai miei figli.
La Ivo Fontana è un’azienda a conduzione familiare con 30 dipendenti che arriva a 60 nei momenti di grande lavoro. Una grande famiglia allargata ai collaboratori. Azienda di filiera “dal bosco al mobile”, dal recepimento del legno direttamente dal bosco alla segheria, al reparto dedicato alla stagionatura a quello per la costruzione dei mobili e infine allo splendido show room.
Mio padre ha iniziato nel 1951, e le macchine di allora sono state costruite in legno (c’è un piccolo museo visitabile all’interno dell’area espositiva. Ndr). Io sono entrato nell’81, finita la naja, ma sono cresciuto a pane e segatura.
Un paesaggio deturpato non può condizionare il nostro modo di lavorare. Il legno si recupera e si riutilizza. Stano nascendo progetti strepitosi nelle stanze segrete dei falegnami di questa valle. Qui abbiamo imparato a capire la natura sin da piccoli. Dai fiumi scende l’acqua che genera energia e noi ci carichiamo di voglia di fare e di passione come l’acqua.
Nonostante il calo delle imprese (da 550 del 2012 sono rimaste 385 aziende nell’area della provincia bellunese), l’attività del settore del legno resiste. Purtroppo si sta assistendo a un fenomeno abbastanza comune di questi tempi: i falegnami invecchiano e i giovani non hanno voglia di lavorare il legno.
Passione e sistema del fare. Il segreto sta in un unico obiettivo: “voglio che chiunque entri in quest’azienda, esca felice”. Qui non esiste il problema della territorialità. “Qui si lavora tutti per tutti! Le nostre aziende non sono in competizione, fanno parte di un sistema di ‘comparazione’ collaborativa”.
Non c’è solo Gian Paolo, ma c’è anche Moira Fontana e i suoi fratelli.
La montagna, il legno, le segherie che raccolgono il legno. Chi vive in montagna, sa come usare il legno e sa raccogliere le nuove idee che nascono di notte.
Mi ritengo enormemente fortunato. La voglia di fare e il lasciare passere in terzo grado i problemi sono stati la mia ricetta di successo. Non guardare il problema come se fosse fondamentale.
Sono sempre stato piccolo di statura, ma ci sono sempre passato sopra.
Passaggio generazionale
Alla Ivo Fontane le cose non sono andate come per la maggior parte delle altre aziende del settore. Il passaggio generazionale qui è già avvenuto ed è un passaggio positivo.
E in questo caso il passaggio è femminile. Lei si chiama Moira, si occupa della parte commerciale e progettuale. Poi c’è Patricia, la creativa che si occupa del design e incarna genio e sregolatezza; Jonny si occupa della divisione legno di produzione e infine Andrea, il piccolo della famiglia che sta cercando la sua strada, ma al bisogno “lui c’è”.
Lavorare in famiglia ti dà il vantaggio di poter parlare con lingua dritta. Sono cresciuta in mezzo al legno, ho passato intere estati a scegliere il legno nel bosco con mio nonno e a vedere poi il mobile finito, creato per il cliente.
Ogni volta che ci troviamo tutti insieme, si finisce sempre col parlare di lavoro. La forza della famiglia resta per noi la forza dell’azienda.
Resta comunque, lo scontro di generazioni diverse: noi abbiamo imparato a integrarlo nell’esperienza del babbo.
L’obiettivo che aveva mio papà, è quello che ho io ed è quello che avranno i miei figli. Chiaro che forse succederanno cose imprevedibili, ma se siamo convinti che i figli potranno trarre da questa azienda un benessere e un vantaggio economico e potranno avere in mano qualcosa che vale e che gratifica ogni giorno quando ti svegli, sono sicura che quest’azienda non morirà mai.
Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
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