IL VALORE DELLE DONNE
Vedo, prevedo, stravedo per Il mondo che non vedo
Una libreria indipendente, ma anche un bar accogliente. Un progetto culturale ad ampio respiro che due ragazze intraprendenti e decise hanno saputo gestire con grande capacità imprenditoriale.
Ci sono cose che spesso non riusciamo a vedere perché si facciamo travolgere dai ritmi frenetici delle nostre corse quotidiane. C’è però un’isola felice in via Beato Pellegrino a Padova, nel cuore del futuro polo universitario e vicino alle facoltà umanistiche riconosciuta sotto il nome di Il mondo che non vedo, visibilissima. Una libreria indipendente che è anche bar e centro culturale.
Sono due splendide ragazze a gestirla, Michela Mancarella e Erika Guzzo. Due donne che due anni e mezzo fa, hanno deciso di lasciare il lavoro dipendente per avviare un’attività imprenditoriale sotto l’egida di CNA Padova. Sono tanti eventi, raccolti in una parete della libreria che fa da spalto ad alcuni scaffali ormai completamente ricoperta dalle locandine degli eventi, piene di nomi famosi e di colori…
La libreria “Il mondo che non vedo”, non la possiamo definire un’operazione commerciale, bensì un progetto culturale ad ampio respiro.
“Qui i docenti dell’università tengono lezioni per i clienti. Tutti i lunedì sera teniamo degli audio forum proponendo dischi in vinile e raccontando la musica che si ascolta. E la libreria si riempie”, precisa Erika.
Un’alchimia di belle sensazioni, un luogo particolare che ha il potere di essere accogliente e nello stesso tempo confidenziale.
Perché questa scelta imprenditoriale?
“Perché venivamo entrambe da un’esperienza professionale da lavoro dipendete pesante e perché una sera davanti a uno spritz… abbiamo deciso di fare un giro per vedere a Padova dove si poteva creare qualcosa che non c’era”, prosegue Michela.
Così con una strategia, un businessplan, con la giusta dose di rischio che appartiene a tutti coloro che vogliono intraprendere un’esperienza imprenditoriale e con quel ‘sapore’ di incoscienza necessaria, è nata la libreria “Il mondo che non vedo”.
Più amore per i libri o per l’accoglienza?
“Sicuramente per i libri! Inizialmente avevamo puntato solo sulla libreria poi abbiamo unito il servizio bar anche se nessuna delle due aveva mai fatto un cappuccino!”, continuano le ragazze.
Oggi l’attività va bene. La libreria indipendente è anche libreria universitaria e ospita libri della microeditoria che sono assai apprezzati dai clienti. Non solo giovani studenti universitari, ma persone che si sono affezionate agli eventi che ogni settimana (con una media di due incontri la settimana) per tutto l’arco dell’anno, la libreria propone.
“Abbiamo capito che il nostro pubblico si affeziona agli eventi che organizziamo e per questo ritorna, vuoi per usufruire solo del bar, vuoi per l’acquisto e l’ordinazione di un libro”, concludono Michela ed Erika.
La libreria il mondo che non vedo è un esempio di come un progetto culturale ad ampio respiro può essere un’allettante esperienza di lavoro. Ciò che più invoglia a entrare, è il sorriso, l’eleganza, la simpatia che si trovano lì, sempre a disposizione, a servire un caffè un panino, a consigliare un testo, a raccontare una storia, a leggere una poesia.
Il bello del lavoro custodito dalla passione.
Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
ufficiostampa@pd.cna.it






