Ar.Co. Archeologia e conservazione
Angeli custodi del nostro passato
Tra frammenti di coppe, manufatti, vasi, anfore, preziosi, oggetti votivi, astrolabi, mosaici, ritratti in tele… si muovono le menti e le abili mani dei maestri restauratori. Anche e soprattutto a Padova…
*Ce la faremo a difendere il rigore della scienza, della ricerca e della competenza storica sulla leggerezza imperante di questi tempi?Ar.Co sta per Archeologia e Conservazione ed è una società di restauro artistico a Padova, l’arco tra il presente e un passato molto lontano. Quello nascosto sotto metri di terra e di esistenze passate. Sembrano mani di angeli quelle di Giuseppe Silvestri e Silvia De Fecondo che forgiano oggetti fragilissimi, ma di un’esistenza perdurante. Manufatti antichissimi che potrebbero sgretolarsi solo con lo sguardo…
E’ dal 1991 che i maestri restauratori con le loro abili mani, ma soprattutto grazie a un’esperienza di anni di studio e ricerca, operano in Padova per riportare in auge la bellezza e a volte la sacralità di oggetti rinvenuti da scavi, da sberci di muri di case antichissime o rinvenimenti di pavimenti preziosi. Lavori che partono dall’analisi preliminare alla progettazione del restauro lapideo, museale, archeologico e architettonico.
Giuseppe Silvestri è il fondatore di Ar. Co. insieme a Giuliano Serafini (presenza viva, ma dietro le quinte, in quanto ha raggiunto l’età della pensione) e porta avanti l’attività con la solare giovinezza di Silvia De Fecondo che dal 2007 è entrata in società.
Abbiamo rivolto anche a loro la domanda di apertura di questa storia.
“C’è un risveglio della sensibilità nei confronti dell’archeologia, anche se oggi è difficile che un giovane parta appositamente per andare a visitare un museo archeologico. Da piccoli, e lo vediamo con i corsi che abbiamo tenuto, sono affascinati da questa materia, dal mistero che avvolge ogni pezzo raccontato, ma poi si perdono”, precisa De Fecondo.
L’azienda di restauro si occupa della conservazione dei beni per lo più su indicazioni del Ministero dei beni culturali (MiBAC, ministero per i beni e le attività culturali).
Occuparsi di un restauro conservativo è come dar vita a un oggetto scoperto per caso e ricollocarlo in una parte precisa del tempo.
Si parte dalla documentazione fotografica e dai disegni stratigrafici dello scavo. Si studiano le condizioni storiche, si raccolgono informazioni sul sito archeologico; a volte lo si recupera andando di persona sui luoghi dello scavo stesso.
Un restauro deve essere reversibile ovvero ritoccabile, perché in futuro potrà essere ripristinato senza danneggiare la parte originale, con materiali innovativi.
“In questo settore si lavora per lo più con il pubblico. Però si stanno muovendo le azioni di mecenatismo da parte di privati che per sensibilità finanziano le operazioni di restauro. Questo anche grazie agli sgravi fiscali introdotti per chi finanzia il restauro di un bene storico”, precisa Silvestri.
Ar.Co oggi, per proteggere il nostro passato, si avvale della tecnologia per ottenere risultati di restauri migliori.
“La stampante 3D per noi è di grandissima utilità. Ci permette di ricostruire parti intere oppure di creare la contro forma di un oggetto per poi ricostruirlo perfettamente nel materiale del reperto da recuperare. Il futuro anche del restauro conservativo, deve andare nella direzione dell’evoluzione tecnologica”, prosegue Silvestri.
Quello del restauro conservativo è un mondo per lo più femminile. Ci sono molti giovani che si approcciano a questo lavoro, ma poi lo abbandonano, perché prima di arrivare a una dignitosa autonomia, ci vuole molto tempo.
“Accettare di fare questo mestiere per vivere è difficile. Personalmente senza il restauro non so cosa potrei fare. Ho avuto momenti in cui volevo mollare, ma poi la passione ha vinto”, aggiunge De Fecondo.
“Ognuno deve seguire i propri desideri. Ai giovani dico di tener duro, perché comunque questo è un lavoro che ha in sé implicazioni sociali che con il tempo gratificano.
Basta pensare a cosa deve provare un maestro restauratore quando vede in un museo un oggetto che ha trovato una sua collocazione prestigiosa grazie al suo lavoro. E’ una specie di miracolo contemporaneo. Una sensazione bellissima e di grande impatto emotivo.
Fare il restauratore oggi significa spaziare dalla ricerca storica a quella dei materiali sui prodotti che potrebbero essere utilizzati, alle nuove tecniche di restauro sempre più performanti.
*Noi siamo convinti di sì e per questo siamo andati a trovare chi con il lavoro artigiano porta in luce la bellezza preziosa delle cose del nostro passato.
APPROFONDIAMO
Restaurare mosaici è un’impresa eroica
Il restauro dei mosaici dà “filo da torcere” ai tecnici del restauro. Il risultato però sotto i nostri occhi, è strepitoso. Le foto del lavoro concluso e consegnato al Museo archeologico di Verona della “biga romana con auriga”, (vedi foto) sono eloquenti.
Erano lacerti di mosaici montati su un blocco di cemento armato. Si è proceduto con la rimozione della struttura, proteggendo la posizione originaria delle tessere con una malta di sabbia e calce, composizione molto antica così come si faceva nel II sec. D.C.
Il percorso formativo per diventare Tecnico del restauro?
Si deve frequentare la scuola di alta formazione come l’Opificio delle pietre dure di Firenze o l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma. Poi ci sono i corsi universitari per restauratori.
Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
ufficiostampa@pd.cna.it




