Un mestiere prezioso

IL MAESTRO BATTILASTRA

Andrea Agnoletto è un grande restauratore di auto d’epoca, ma anche un bravo insegnante. Per non far sparire quei mestieri antichi che oggi valgono molto. In termini di posti di lavoro e di remunerazione


Batti il ferro finché è caldo, ma anche no! Abbiamo conosciuto qualcuno che riesce a modificare una barra d’alluminio o d’acciaio come se dovesse impastare la creta. Si chiama Andrea Agnoletto, ma a noi piace chiamarlo Andrea battilastra.

Un banco da lavoro, un’incudine, tanti martelli, tanti attrezzi strani, qualche pezzo di legno.
E mani che fanno suonare quegli strumenti, che battono su una banale striscia piatta di alluminio o acciaio e la fanno diventare un cerchio, creano intorno delle pieghe piccole…
Ecco come si infrange il confine tra tecnica e arte. Qui c’è molta arte unita alla tecnica.
Tre minuti e la semplice fascia di metallo diritta, diventa un parafango perfetto… solo con incudine, martello, legno e le mani di Agnoletto.

I martelli che il battilamiera utilizza e cambia a seconda della direzione che deve prendere il metallo freddo e rigido, sotto le sue mani diventano flessuosi.
Su quel tavolo ordinato, ci sono pezzi che hanno dai 50 ai 70 anni. Addirittura alcuni non si trovano più in circolazione. Però, per far fare quella curva a quella lamiera che dovrà sostituire un pezzo rotto di un’auto d’epoca, serve solo quel martello.
Agnoletto è uno dei maestri dell’Accademia del restauro CNA Padova, sicuramente il più prezioso. Perché come gira e modifica il ferro lui, non lo sa fare nessuno. Soprattutto non lo ‘insegna’ più nessuno.

“La passione del battilamiera mi è nata negli anni ’70, quando i tuoi genitori ti dicevano o lavori o studi… io non avevo studiato e sono andato a imparare un mestiere.
Ho imparato in una fucina-officina che ha sfornato i più bravi battilamiera di Padova. Era l’officina Lux di via Facciolati, un laboratorio di maestri veri. Ogni ragazzo che andava lì a bottega faceva sei anni di apprendistato affiancato a un maestro.

A 30 anni ho fatto il collaudatore di mezzi militari per l’esercito. Ero un tecnico civile che lavorava per l’esercito. Appartenevo al 15° Cerimant di Padova”, dice Agnoletto.
Il nostro battilamiera ha una dote rara: sa trasferire in modo egregio il suo mestiere.
“L’idea di insegnare è una mia necessità perché voglio dare continuità a questo lavoro. Il mercato ha un grande bisogno di questo tipo di competenze. E’ un lavoro difficile e si deve partire da zero per ricostruire e rendere funzionale un’auto che appartiene al passato.

Il restauro di un veicolo è qualcosa di molto particolare. Se il mezzo è degli anni ’20, andrà restaurato con le modalità e le attrezzature di lavoro degli anni ’20. Solo in questo modo non perderà il suo valore!

Ai ragazzi ai quali insegno dico sempre: se prendiamo un quadro di Giotto e lo restauriamo con una vernice moderna, il risultato sarà sempre un quadro di Giotto, ma rovinato”, prosegue Agnoletto.
Svela tutti i suoi segreti ai suoi allievi?
“Sì certo. Io vi dimostro quello che so fare e che ho appreso dai miei maestri e tutto ciò che di mio, con la mia esperienza sul campo ho acquisito.
Il pacchetto da offrire è molto buono, considerando che non ci sono norme che regolamentano questo mestiere”, continua.

Ecco perché il nostro battilastra crede molto nell’accademia del restauro. E’ convinto che vada sviluppata e rafforzata. Preservare tecniche e manualità che stanno scomparendo, è un investimento che darà valore all’associazione.

“Non esiste il moderno senza l’antico. Per cui se non trasferiamo le competenze antiche, non riusciremo a garantire un futuro che creerà il moderno per i nostri giovani.
I giovani assorbono facilmente. I laboratori fatti all’istituto Bernardi di Padova hanno aperto gli occhi ai ragazzi che si sono trovati immersi in un mondo sconosciuto che li ha affascinati.
Al master a Milano ne ho accompagnato alcuni. Uno di questo ha trovato lavoro nella migliore officina di restauro d’Italia”, chiude Agnoletto.

L’automotive resta un investimento per il futuro come lo è stato nel passato. L’acquisto di una macchina d’epoca che ha un vissuto, ha un valore che non si perde nel tempo, anzi con il tempo acquista valore.

Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
ufficiostampa@pd.cna.it

 
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