Ma che bel mestiere fare il panettiere!
C’era una volta Farino, un fornaio che sapeva fare il pane così bene che dall’alba alle prime ore del mattino, tutto il paese di Ucronia veniva avvolto da una nuvola di profumo. Passando accanto alla sua bottega, non si poteva che fermarsi, entrare e chiedere una pagnotta di quel pane vero e ricevere un sorriso per iniziare bene la giornata.
Oggi c’è Matteo Talpo, fornaio che sa fare ancora il pane così bene…. che passando accanto alla sua bottega di Ospedaletto Euganeo si sente il profumo irradiarsi in tutto il centro del paese.
Entriamo nella panetteria Talpo. Matteo è con la moglie Verena che ci sta aspettando. Insieme mandano avanti la bottega.
Subito dopo di noi entra un signore distinto. Vede la telecamera, osserva Matteo che parla, aspetta che finisca di rispondere alla domanda.
“Mi chiamo Mario Mantovani, sono cliente da sempre di questo panificio, certifico e sottoscrivo l’eccellenza del pane che si produce qui”. Basta questa testimonianza per capire dove siamo capitati…
Matteo Talpo è testimone di terza generazione. Ha imparato il mestiere dal nonno e dal padre. Ha due dipendenti che con lui lavorano di notte per impastare e produrre il pane.
“Bisogna lavorare bene, con passione, acquisendo sempre nuove informazioni sulle materie prime da utilizzare, (soprattutto le farine in questo caso) per offrire una gamma di prodotti di qualità sempre nuova”, esordisce Matteo Talpo.
Il pane qui si fa ancora con il metodo della biga, ovvero con un impasto speciale che va preparato per tempo e che consente una lievitazione particolare, lenta ma efficace. Un po’ di questo impasto speciale va aggiunto in proporzione, a quello normale.
“Il fornaio è uno di quei mestieri che non si può imparare e basta… si acquisisce lavorando. Si deve crescere e ‘lievitare’ insieme al pane… perché fare il pane da artigiani, è un’arte”, prosegue Talpo.
Scopriamo che Matteo ha una cultura sconfinata sulle diverse tipologie di farine. Quelle che usa lui sono per lo più biologiche, alcune sono macinate a pietra secondo i metodi di una volta.
E il kamut? “Il kamut, è soltanto un brend aziendale, una delle più riuscite invenzioni di marketing degli ultimi vent’anni. Si tratta in realtà di un grano duro della varietà khorasan, originario delle pianure dell’Iran, ma si produce anche in Italia…”, continua.
“Non è impossibile fare questo mestiere e mi spiace che sia considerato un lavoro umile e poco apprezzato dai giovani. E’ che, come tutti i lavori, se ci metti creatività e passione può diventare molto gratificante”, chiude Matteo Talpo.
Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
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