Legno che ancora produce lavoro
C’è la MAP di Casale di Scodosia che non ha subito battute d’arresto con la crisi e che continua a sviluppare nuovo lavoro
Casale di Scodosia non è solo l'emblema della sofferenza dell'ormai decaduto distretto del mobile. C'è ancora chi lavora e lo fa con passione. Il legno può ancora dare lavoro. Pietro Mussolin e la sua azienda di tornitura, ne è la prova. Ha capito come fare per non subire gli attacchi della crisi. C'è riuscito, non ha dovuto licenziare nessuno. E continua a proporre componenti nuovi, a creare linee nuovi di prodotti e a collaborare con altre realtà... La rete e la collaborazione, l'apertura e la voglia di innovarsi ripagano sempre... In quella categoria, forse lo capiscono in pochi.
Una sirena irrompe nel silenzio della zona industriale del casalese fatta quasi esclusivamente di mobilifici. Ha preservato molto delle origini contadine di quest’area… E’ il campanello della MAP… “Altrimenti non sentiamo chi suona!”. Del resto sono così grandi gli spazi dei capannoni. il silenzio della campagna amplificato dal caldo tropicale di un’estate avanzata prematuramente.
Questa azienda di sub fornitura di semilavorati in legno realizzati per lo più al tornio, esporta in tutto il mondo. Trentacinque anni di storia, ha aperto i battenti nell’82 e fino al ‘97, è stata gestita dal padre Mario e dal figlio Pietro. Oggi ha otto dipendenti.
“Non abbiamo licenziato nessuno con la crisi. A mio modo di vedere quello che stiamo ancora vivendo non è un momento di crisi, bensì un cambio epocale. Lo abbiamo capito tardi. I colleghi di quello che è stato il distretto del legno più importante d’Italia negli anni ottanta/novanta, non hanno capito in tempo la loro giusta collocazione. Per questo hanno paura di rischiare e se ne stanno con i gomiti sulla finestra ad aspettare. Questo atteggiamento è “un darsi da fare al limite della sopravvivenza”. In Romania vent’anni fa mi hanno detto che si doveva smettere di lavorare materia prima povera e iniziare a creare un prodotto pregiato, se volevamo sopravvivere. Non è accaduto, non è stato possibile creare una brend identity che ci distinguesse”, precisa Pietro Mussolin, presidente della Cna di Montagnana.
La Bassa si è sempre lamentata che la paralisi economica e la crisi di cui è investita, fosse da imputare all’annoso problema della viabilità.
“Non si può imputare ai ritardi delle trasformazioni viarie la colpa della disfatta economica di quest’area. Sì, la politica non ci ha aiutato né ci aiuta. Dovevamo disporre di 240 milioni di euro per la SR 10 in realtà ce ne sono solo 40 milioni. La colpa è nostra, inutile scaricare barili. Ma se partiamo adesso, possiamo ancora ottenere qualcosa e ritrovare un’unica identità.
Altrimenti di imporranno cosa fare e con chi dovremmo allearci. i finanziamenti li perderemo tutti” prosegue Mussolin.
Quest’uomo che è nato in Francia e che ci ha vissuto per più di dieci anni, che parla ancora un francese fluente, quando nel ‘74 se ne tornò in Italia, ricorda ancora il trauma del passaggio da un mondo a un altro diametralmente opposto.
Sicuramente crescere in un paese straniero e più emancipato ha certamente influito nello sviluppo di una cultura imprenditoriale che ha permesso a Mussolin di non conoscere crisi in un settore che è stato stroncato dalla crisi!
“Il problema della classe imprenditoriale di questo territorio è che si lavora troppo alla giornata senza programmare e investire per il futuro. L’unica lotta “tra poveri” è rubare il lavoro agli altri e approfittarne quando si può. Chi semina vento raccoglie tempesta”, chiude Mussolin.
Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
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