Stile e arte - Quasi l'ultimo vero maestro tappezziere
Passaggio generazionale azzeccato e tutto al femminile
Lincetto Ottorino, grande tappezziere sta passando il testimone alle figlie Barbara e Monica

Divani, poltrone cuscini, chaise longue, dormeuse, letti… tessuti damascati, ricami, fregi, pelli preziose, eleganze
… tutto estremamente pregiato e raffinato. Capolavori di manifattura dove il confine tra arte e mestiere sfumando, crea il successo di un’azienda artigiana.
Torniamo indietro nel tempo, al 1990, l’azienda di Ottorino Lincetto, premiata tappezzeria di Cadoneghe, apparirebbe l’emblema classico del miracolo economico del nord est. Classico capannone, casa-bottega, conduzione familiare, si lavora dall’alba a tramonto inoltrato. Ottorino Lincetto è famoso, ha lasciato i suoi capolavori in giro per il mondo. Tutti in paese lo sanno ed è rispettato e apprezzato per la sua maestria e capacità imprenditoriale.

Casa-bottega e passaggio generazionale in corso. Ancora una volta i codici socio-economici del nord est.

Oggi la pregiata tappezzeria Lincetto è passata sotto la guida di Barbara Lincetto, secondogenita cresciuta in mezzo a stoffe preziose, fili, bottoni e cuscini… sulla macchina da cucire della mamma che lavorava in azienda. Sviluppo prodotto e gestione ordini e un po’ di tutto il resto com’è nel DNA dei nostri artigiani. La parte commerciale è in capo a Monica, la sorella.

Il segreto della Lincetto tappezzeria, 45 anni di storia (Ottorino ha iniziato a lavorare a 12 anni) è avere sempre sposato e difeso la qualità dei loro prodotti.

“Sono convinto che la qualità premia sempre un’azienda. Ci siamo trovati a ridimensionare la strategia dell’impresa con la prima crisi per il nostro settore. L’avvento della grande distribuzione e un marketing violento. OVVIO prima e IKEA dopo. Siamo sempre stati terzisti. Io ci metto la passione, il lavoro e l’esperienza, la qualità… loro ci mettono il marchio. Per me non sono competitor. Non mi hanno mai fatto paura questi colossi industriali. Io faccio l’artigiano, i miei
prodotti non sono in concorrenza con quelli in serie”, precisa il patron Ottorino.

I Lincetto non si sbottonano… si sappia almeno che alcune poltroncine dei magazzini Harolds di Londra che alcuni complementi d’arredo a seduta esposti al Gran Palais di Parigi... portano la sua firma. Sappiate che in Italia a saper fare ilvero capitoneé (tecnica particolare di piegare a mano pelli e tessuti per poi fissarli con i bottoni), sono rimasti in pochi e il maestro Ottorino è uno di questi… Almeno lasciatemi scrivere che c’è stato di mezzo Cavalli, Ferragamo,… una mostra in piazzaetta Leoncino di fianco a San Marco con i loro pezzi d’arte…

I Lincetto hanno varcato importanti croisette soprattutto in Francia, red carpet per i ricevimenti di inaugurazione… e i grandi lo volevano sempre al loro fianco, raccontano le figlie come se fosse una favola. Loro del resto erano piccole…

“Mi piace fare le cose fin dove che rivo” continua Lincetto. Ha scelto di fare l’artista non il produttore. Il core business della sua azienda non è l’ufficio, ma il laboratorio.

Il miracolo del nord est è stato proprio frutto di questa intraprendenza e della mancanza di paura di molti imprenditori. E questo signore che ha le mani consumate dal lavoro, ma che trasmette ancora un’energia strepitosa addosso, ha girato il mondo parlando dialetto veneto.

“Oggi veri tappezzieri non ce ne son o più. I giovani non hanno voglia di fare fatica e imparare, vogliono fare solo lavori di concetto… avvocati, professori e dottori. Per questo c’è difficoltà nel reperire manodopera qualificata… e oggi si aggiunga pure la crisi nel trovare materiale di qualità per continuare a produrre eccellenza. Il lavoro non ci manca e comunque non lo abbiamo mai cercato. Ma ci siamo sempre molto accontentati”, chiude Ottorino.

“Certo ci mancano un po’ i bei tempi del successo di Casa su Misura a Padova….Il giorno che hanno inaugurato l’Ikea, noi eravamo in fiera e abbiamo in un giorno realizzato il fatturato di un mese”, raccontano le figlie.

Se è vero che “se è per tutti non è arte, se è arte non è per tutti”, Ottorino incarna esattamente questo credo. E le due figlie sono all’altezza di un grande artigiano.


Silvia VERONESE
Responsabile progetto CNA STORIE
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